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Un inno per Francisco Ferrer (1859-1909)

Un inno per Francisco Ferrer (1859-1909)


Il 13 ottobre del 1909 era assassinato, mediante fucilazione, nel cortile della fortezza di Montjuich a Barcellona, il pedagogo spagnolo Francisco Ferrer fondatore della Scuola Moderna, con mandante dell’omicidio la chiesa cattolica, che in Spagna gestiva l’educazione scolastica con i gesuiti. La morte di Ferrer scatenò forti reazioni in Europa e anche oltre oceano. Anche in Italia vi furono molte manifestazioni che passarono sotto il nome di moti pro Ferrer: non solo nelle città ma anche in provincia le proteste furono molte, alimentate anche da una forte vena di anticlericalismo.[1] Il martire della ferocia clericale doveva essere ricordato a futura memoria, in molte amministrazioni socialiste vennero modificate l’intestazione delle vie e delle piazze, la memoria e il ricordo di Ferrer doveva essere però più tangibile, doveva essere scolpito nel marmo delle lapidi.
Anche nel Novarese, che all’epoca comprendeva le attuali province di Biella, Vercelli e del Verbano-Cusio-Ossola, vi furono apposizioni di lapidi che ricordavano Ferrer ed il suo insegnamento. La prima lapide nel Novarese fu apposta a Romentino nel Febbraio 1910, seguirono Galliate nel Novembre 1910, Sagliano Micca (luogo nativo di Luigi Granotti il “complice “ di Gaetano Bresci) nel Luglio 1911. Queste lapidi furono apposte sulle facciate del Municipio, a Galliate la posero all’interno della Casa del Popolo; i giornali locali (anche cattolici) riportarono le cronache delle manifestazioni: bandiere, bande musicali e discorsi.
Per l’inaugurazione della lapide che fu posta a Santhià davanti alla scuola comunale, nel Novembre del 1911 si compose anche un inno. La Risaia, giornale socialista del vercellese, sul numero del 24 giugno annunciava che “Santhià per Ferrer [avrebbe scoperto una lapide] (…) inneggiante al martire e maledicente i carnefici (…) [per dimostrare] (…) la riconoscenza nostra e sia incitamento a venturi a compiere l’opera educativa e distruttiva iniziata dal grande maestro e martire (…) [invitando a che] Tutti coloro che desiderano combattere contro l’oscurantismo, inneggiante alla scienza ed al progresso umano ci aiutino in quest’opera (…)” con un contributo in denaro inviato alla sezione socialista del paese.
La Risaia annuncia nel numero del 23 settembre che l’inaugurazione sarà effettuata il 15 ottobre e nel contempo comunica che la sottoscrizione per la lapide aveva raccolto 381,30 Lire. Sulla lapide era incisa la seguente epigrafe: La superstizione/ l’ignoranza la paura/ creano la tirannide/ l’amore del vero del giusto del bello/ che la scienza infonde/ redimerà gli umani dal giogo secolare/ FRANCISO FERRER/ precursore di un’era migliore/ fè sorgere/ LA SCUOLA MODERNA/ ma i nemici della luce/ tramarono nell’ombra della chiesa/ contro il grande educatore/ la tiara la spada/ si unirono ancora una volta in orrido connubio/ ed ei cadde fulminato dal dogma e dal piombo/ perché non sia inane il sacrificio/ a rivendicare la memoria/ a compiere l’opera del maestro/ ne l’agone del pensiero/ scendano nuovi proseliti/ comune e popolo/ Santhià XV Ottobre MCMXI. Su ordine però del Perfetto, che aveva visionato in anticipo la lapide, furono cancellate le parole “nell’ombra della chiesa” e “la tiara e la spada si unirono ancora una volta in orrido connubio”, per cui la lapide fu apposta mancante delle frasi.
La Risaia del 21 novembre riporta che “Tutti fissano ammirando il medaglione che raffigura la testa di Ferrer morto, attorniato da un ramo raffigurante il martirio, in fondo dietro al capo del martire si vede sorgere fiammeggiante il sole con sopra la scritta scuola moderna (…) Il popolo di Santhià saprà difenderla da qualsiasi male intenzionato reazionario. La musica intona un inno composto per l’occasione dal maestro Ferraris di Torino, parole di Angelo Fietti.”[2]
Sono rimaste sole le parole dell’Inno A Francisco Ferrer: lo spartito non è stato reperito. “Splendeva nel ciel del pensiero in alto radiosa una stella, splendeva la luce del Vero di Ferrer nell’anima bella. Di quella gran luce inspirato, Apostolo nuovo e profeta, al mondo additava prostrato più bella e più fulgida meta. Ma dalle oscure tenebre, sbucano preti e monaci per farlo trucidar. Ed egli diceva: La gente già troppo si fece ingannare, bisogna irradiare la mente e templi alla Scienza innalzare. Diceva: lontano dal clero i giovani cuori tenete, che sol con la Scienza ed il Vero l’Emancipazione otterrete. Ma dalle oscure tenebre, dai freddi e muti altar sbucano preti e monaci per farlo trucidar. Pur egli non domo e sereno la Scuola Moderna innalzava e tutto d’affetto ripieno le leggi del cuore insegnava (…). Ma il prete si univa al guerriero la spada s’univa alla tiara e l’una recava il mistero, e l’altra recava la bara. E dalle oscure tenebre col piombo il dogma orribile lo fece fucilar. Ma il piombo del prete guidato ce il grande cervello colpia rifulge sul mondo angosciato, rischiara qual sol la via (…) Ei vive nel nostro pensiero, nell’opera grande s’eterna, insegna l’amore del Vero, ancor nella Scuola Moderna. E invano dalle tenebre dai freddi e muti altar col piombo il dogma orribile lo fece fucilar.”
Il tenore del testo dell’inno e della lapide (anche se censurata in alcune frasi) sono inequivocabili: i mori pro Ferrer furono all’insegna dell’anticlericalismo che all’epoca andava dagli anarchici (anche se le cronache locali dell’inaugurazione della lapide non riportano la presenza tra gli oratori di anarchici) alla massoneria ed ai circoli liberali. L’anno successivo nell’anniversario del 13 ottobre si tenne una manifestazione a commemorazione della posa della lapide e tra gli oratori ci fu Pasquale Binazzi, “Santhià proletaria ha così ricordato degnamente l’ultima vittima del gesuitismo.”[3] Non a caso tra gli oratori ci fu Binazzi, direttore de Il Libertario che fu in prima fila nella campagna anticlericale che sfociò nei moti pro Ferrer.[4]
Carlo Ottone
NOTE
[1] Cfr. ANTONIOLI, Maurizio (a cura di), Contro la Chiesa. I Moti Pro Ferrer del 1909 in Italia, Pisa, Bfs Edizioni, 2009.
[2] Angelo Fietti (1871-1939), maestro elementare, poeta, fu tra i pionieri del socialismo nel vercellese. Consigliere comunale e provinciale, si dedicò all’organizzazione dei braccianti; perseguitato dal regime fascista dal 1927 al 1929 fu confinato a Lampedusa, Ustica e Ponza. Il 4 Dicembre del 1920 al congresso dei socialisti novaresi propose che tutte le amministrazioni socialiste dovevano togliere i crocefissi dalle aule scolastiche, delibera che in qualità di assessore alla pubblica istruzione al comune di Vercelli fece applicare anche nelle scuole cittadine.
[3] Il Corriere Biellese, 15 ottobre 1912; Il Libertario, 17 ottobre 1912.
[4] Cfr. ANTONIOLI, Maurizio (a cura di), Contro la Chiesa. I Moti Pro Ferrer del 1909 in Italia, op. cit; MAMELI, Antonio (a cura di), Abbattiamo il Vaticano! La protesta anticlericale sulle pagine de Il Libertario (1906-1911), Roma, Fuoco edizioni, 2019.
 

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