Eccoci di nuovo qui. Riprendiamo le pubblicazioni dopo le consuete settimane di pausa, ma per le lotte non c’è stata sosta nella crescente stretta autoritaria e militarista. Multe, denunce, sgomberi. Questi sono i regali che si sono scambiati governo e padroni insieme a magistrati e partiti d’opposizione. Le multe da 2500 a 20000 euro che hanno colpito le organizzazioni sindacali che hanno convocato lo sciopero generale del 3 ottobre, giudicato illegittimo dalla Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero. Le centinaia di denunce e decreti penali di condanna recapitati da Nord a Sud per la partecipazione al movimento dello scorso autunno in solidarietà alla Global Sumud Flottilla, in particolare per i blocchi nei porti, nelle stazioni ferroviarie e sulle strade. L’operazione repressiva che a partire da Genova ha colpito singoli e associazioni palestinesi con l’accusa di terrorismo, chiaramente orientata a indebolire e criminalizzare le organizzazioni palestinesi in Italia. Lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino e l’annuncio di un attacco repressivo generalizzato contro gli spazi sociali: i media ufficiali hanno parlato di una lista di 200 spazi da sgomberare, mentre Salvini ha annunciato sgomberi a Torino, Milano, Roma e… Livorno.
Provvedimenti repressivi che colpiscono contesti differenti, che hanno i propri limiti e contraddizioni, ma che in modo diverso costituiscono un problema per chi detiene il potere. L’ampia varietà di soggetti colpiti e la diversità dei provvedimenti mostra come l’attacco repressivo sia generalizzato e ponga importanti precedenti che minacciano anche altre situazioni di lotta. Viene colpito lo strumento dello sciopero, verrà condotto a processo per la prima volta un ampio movimento forse applicando le nuove più gravi pene previste per blocchi stradali e ferroviari, vengono colpite strutture di tipo associativo, e – questa non è una novità – si colpiscono le infrastrutture di movimento con la minaccia di chiusura di moltissimi spazi sociali.
È chiaro il significato di questo attacco repressivo. Mentre le tensioni internazionali continuano a crescere, il governo italiano vuol far capire che è disposto anche ad una più vasta repressione per andare avanti sulla strada della guerra per la nuova spartizione del mondo in questa fase di crisi e ridefinizione degli equilibri imperialisti a livello globale. Basti pensare all’attacco statunitense in Nigeria e in Venezuela, come anche alla rapida militarizzazione dell’Europa, che non solo continua ad alimentare la guerra in Ucraina, ma si prepara sempre più alla guerra con la stretta sulla leva in tanti paesi, e con la riorganizzazione di produzione e servizi pubblici in funzione del clima di guerra. La risposta in grado di ribaltare il gioco e di fermare la corsa dei governi verso la guerra e la devastazione sociale dobbiamo costruirla giorno dopo giorno, a partite dalle reti di solidarietà e dall’internazionalismo. Vediamo che all’interno degli stessi USA si riaccende la tensione sociale e politica con la mobilitazione contro l’ICE e l’assassinio di Renee Good da parte degli agenti a Minneapolis. Così come abbiamo visto crescere rapidamente la sollevazione popolare in Iran.
Queste otto pagine ovviamente non bastano per affrontare quanto è successo nel corso delle poche settimane di pausa delle pubblicazioni. Ma grazie ai contributi di diversx compagnx abbiamo cercato di offrire spunti di discussione e strumenti di lotta che possano aiutare ad orientarci in questo momento. Non tanto per provare a indovinare quale sarà la prossima mossa dei padroni del mondo, ma per proseguire insieme sulla strada della liberazione sociale.
La redazione