Nuovi hotspot in tutto il paese. Il governo rinchiude i richiedenti asilo

Il governo per applicare la riforma europea del diritto di asilo vuole rendere “zona di frontiera” praticamente tutta la costa della penisola e della Sicilia. Questo si tradurrà in centri hotspot e privazione di libertà per i richiedenti asilo, in tutto il paese, a cominciare dalle città in cui sono arrivate negli ultimi anni le navi delle Ong che svolgono attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, nel quadro della politica dei porti lontani condotta dal governo. Il nuovo Patto Europeo sulla migrazione e l’asilo prevede il “trattenimento” in frontiera, già in parte previsto dal decreto Salvini del 2018, implementando una nuova e ulteriore forma di detenzione per chi è in attesa di risposta per la propria domanda di asilo.

È importante riuscire a costruire un’opposizione a questi progetti, cercando di coordinare le realtà che più saranno coinvolte nei piani razzisti e repressivi del governo.

Le voci che circolano da tempo nell’ambiente trovano conferma in una circolare del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno datata 9 settembre 2025 indirizzata a numerose prefetture: Agrigento, Ancona, Bari, Brindisi, Catania, Chieti, Genova, Livorno, Massa-Carrara, Milano, Napoli, Ravenna, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Siracusa, Taranto, Trieste, Varese, Vibo Valentia.

La circolare a settembre scorso invitava queste prefetture a individuare nelle province di competenza le aree adeguate alla realizzazione di strutture in cui svolgere operazioni di “screening” e in cui accogliere i richiedenti asilo sottoposti a “procedure di frontiera”. Nel documento si precisa che tali strutture potranno essere allestite in moduli prefabbricati.

Nel documento si indica che tale dipartimento stava conducendo una ricognizione delle strutture già esistenti, sia per le operazioni di identificazione di coloro che entrano nel paese in maniera considerata illegale, sia per accogliere i richiedenti asilo sottoposti a “procedure di frontiera”. Questa iniziativa è legata all’attuazione del nuovo Patto Europeo sulla migrazione e l’asilo, che sarà in esecuzione dal prossimo 12 giugno.

Nella circolare si indica che per ottemperare agli obblighi introdotti dalle nuove regole europee l’Italia dovrà disporre di 8016 posti “in accoglienza” per svolgere le procedure di frontiera. Per raggiungere questa capienza sarebbe stato previsto di utilizzare i CAS esistenti e di creare 2270 posti di cui 270 riservati al “trattenimento”. Questo avverrebbe attraverso una revisione delle “zone di frontiera” e valutando la possibilità di collocare queste strutture anche in aree lontane da “frontiere esterne” e “zone di transito”. Per questo a settembre il Comitato di Coordinamento interministeriale costituito presso il Dipartimento stava valutando di rivedere l’organizzazione delle zone di frontiera. L’ipotesi era di istituire 12 nuove zone proprio guardando a quelle dove sono costretti ad arrivare i migranti naufraghi salvati dalle navi Ong, che si andrebbero ad aggiungere alle già esistenti 17 zone, da cui però il Dipartimento valutava di rimuovere Cosenza, Matera e Sud Sardegna.

Nel momento in cui scriviamo non è ancora disponibile il testo del disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 11 febbraio. Ma sulla base delle nuove norme europee si può capire cosa cambierà. Come in parte già avviene, le persone richiedenti asilo saranno sottoposte a procedure di “screening” approfondito all’arrivo, quindi di identificazione, registrazione dati biometrici e saranno avviate a seconda del paese di provenienza a procedure normali o procedure “accelerate”. A questa seconda procedura sarà indirizzata una parte consistente di richiedenti asilo. Riguarderà infatti sia quelle persone la cui domanda di asilo è ritenuta “infondata”, sia coloro che vengono da paesi considerati “sicuri”. I paesi “sicuri” saranno definiti in base a criteri meramente statistici: sarà destinato alla procedura accelerata, che riduce le garanzie e la possibilità di accesso a informazioni legali, chi proviene da paesi che registrano un tasso di accettazione dell’asilo in UE per i propri cittadini inferiore o uguale al 20%. Chi segue questa procedura sarebbe sottoposto a trattenimento o a limitazioni della libertà, e comunque all’obbligo di soggiornare nella zona di frontiera assegnata fino a tre mesi, termine fissato per l’espletamento della procedura accelerata.

Per capire come saranno questi centri forse possiamo guardare alle strutture che più hanno anticipato queste politiche, i centri sulle isole egee, attivi da ormai cinque anni: i CCAC, i Centri Chiusi ad Accesso Controllato, finanziati profumatamente dalla UE, in cui sono costretti a vivere i richiedenti asilo in attesa che venga processata la loro domanda. Confinati nelle isole a ridosso della Turchia, all’interno di centri con sorveglianza ad alta tecnologia, fatti di moduli prefabbricati, le persone teoricamente possono uscire ma le lunghe file, l’arbitrio delle guardie e i malfunzionamenti della gabbia tecnologica fanno sì che spesso si tratti di una vera e propria detenzione.

Centri come questi con la forma del “trattenimento”, che noi leggiamo come “internamento”, potrebbero non consentire più l’uscita nelle ore diurne alle persone che “ospitano”, trasformandosi in vere e proprie prigioni per richiedenti asilo, con la perdita di quasi ogni garanzia per le persone che saranno costrette a viverci.

È chiaro che queste novità non sono un fulmine a ciel sereno, sono state preparate da decenni di legislazione razzista e repressiva in Italia, e anche il nuovo Patto Europeo è pienamente in linea con le politiche europee degli ultimi anni che hanno fatto dei CCAC greci un modello.

Ma nei prossimi mesi potremmo vedere una accelerazione di questi processi. La frontiera diventerà una realtà anche in città che non hanno mai affrontato direttamente problemi simili, con il rischio di creare attraverso i media una polarizzazione disumanizzante del dibattito pubblico che può far dilagare razzismo e xenofobia, ma soprattutto con la generalizzazione e normalizzazione di forme di detenzione, internamento e confino per richiedenti asilo. Inoltre con leggi che chiudono sempre di più le frontiere aumenterà significativamente la violenza sulle frontiere ora estese a tutto il paese.

Nel giro di un mese, forse poco più, il governo vorrà iniziare a costruire questi centri, è importante che trovi una opposizione ovunque sia possibile. Per questo è importante rilanciare la lotta contro il razzismo di stato, contro ogni forma di detenzione e internamento, per la libertà di movimento di tuttx.

Dario Antonelli

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