Il sadismo del potere

Sadismo sociale e sadismo individuale

Premessa

Da un po’ di tempo mi sto interessando al fenomeno dei serial killer da un punto di vista particolare e pressoché per nulla studiato: le loro ideologie ed appartenenze politiche. Ho terminato da pochissimo questo studio – dove ho analizzato quasi duecento casi – ed è risultato evidente che abbiamo una correlazione statisticamente fortemente significativa tra l’essere un soggetto dedito all’omicidio e, spesso, alla precedente tortura seriale ed il riconoscersi in ideologie politiche e sociali di autoritarismo radicale destroidi. L’ipotesi causale sviluppata è stata la seguente: in generale queste ideologie enfatizzano il dominio dell’uomo sull’uomo e, in particolare, nella maggioranza delle persone di destra radicale è presente un discorso “giustificazionista” più o meno marcato verso i serial/spree killer1 che agiscono inquadrati in gruppi tipo “squadroni della morte”, forze dell’ordine violente, ecc. Abbiamo allora ipotizzato che in personaggi che soffrono di una qualche sociopatia che impedisce loro di “fare gruppo”, tali idee politiche possano funzionare come incubatore per le loro azioni: il racconto di stupri, torture ed uccisioni da parte di squadroni della morte ed affini, che alla maggioranza delle persone suscita orrore, in loro può assumere invece la valenza di un racconto erotico sadiano e, dove questo sentimento è particolarmente forte ma sono incapaci di stabilire forti legami sociali con loro consimili “istituzionalizzati”, i soggetti passano all’azione individuale.

Il problema che ci poniamo ora è il seguente: le ideologie autoritarie radicali destrorse sono un bubbone delle società attuali o, invece, trovano in esse, in qualche modo, un fondamento? Il fatto che esse trovino una legittimità di fatto in tutte le nazioni , da quelle maggiormente ricche di diritti civili a quelle maggiormente autoritarie dove sono giunte al potere, è un primo, notevole, indizio in questa direzione (il caso dell’Italia è eclatante: pur essendo tra le pochissime nazioni che addirittura rendono illegali costituzionalmente queste organizzazioni, di fatto esse sono state ampiamente tollerate al punto da giungere in più di un’occasione – come anche ora in cui scrivo queste righe “febbraio 2024” – al potere). Poiché andremo ad analizzare in questa ricognizione anche quelle che chiamo politiche di “macelleria sociale” occorre però tenere conto di una cosa.

Il disturbo semantico-pragmatico

Una simile analisi ha tenuto conto del fatto che esiste un disturbo psicologico particolare che si chiama disturbo semantico-pragmatico (DSP), che presenta alcune somiglianze con l’autismo, ma non è considerato parte dello spettro autistico e può presentarsi autonomamente. Si caratterizza con difficoltà nella comprensione e nell’uso del linguaggio in modo appropriato al contesto, da problemi nell’interpretare i segnali sociali, le metafore, l’ironia, l’umorismo e le sfumature emotive del discorso. Le persone con DSP tendono perciò ad interpretare le parole in modo letterale. Presente solitamente nei bambini, se non si riesce a modificarlo può proseguire nell’età adulta: in questo caso spesso si parla di “asimbolia”.

Si tratta di disturbi che sono stati invocati per spiegare determinate forme, particolarmente “folli”, di quel fenomeno variegato che si suole chiamare genericamente “complottismo”. Il potere, si dice, si comporta in maniera “mostruosa” e il complottismo rettiliano sostiene che alcune persone al potere siano in realtà degli alieni mutaforma; il potere, si dice, “succhia il sangue” alla povera gente e QAnon sostiene che il mondo sia governato da una congrega di celebrità di Hollywood, miliardari e democratici satanisti, che avrebbero messo in piedi un traffico di bambini e stanno cercando di allungarsi la vita usando un composto chimico preso dal sangue dei bambini vittime di abusi. Nella mia analisi ho tenuto conto di questi possibili effetti distorcenti.

La “crudeltà” del potere politico

Da circa 5.000 anni l’umanità ha iniziato ad organizzarsi gerarchicamente: in altri termini e fondamentalmente, una minoranza comanda ed una maggioranza obbedisce agli ordini di tale minoranza e, se non lo fa, se supera il livello di subordinazione culturale che la minoranza storicamente le ha inculcato, questa ha dalla sua un qualche monopolio della forza armata con cui può costringerla ai suoi voleri – il concetto di governo, di potere politico, di là delle sue varianti storiche, è sostanzialmente questo. Sempre nella sostanza, la storia dei governi è fatta, salvo rare eccezioni momentanee, di massacri e torture efferate, che comprende in sé quella degli squadroni della morte ufficialmente “illegali” di tutti i tempi. In ogni caso anche senza di questi, in questi 5.000 anni ed ancora oggi, i governi sono stati di gran lunga la principale causa di morte anticipata rispetto al tempo biologico – e di una morte efferata – per gli esseri umani.

È un dato di fatto che non può essere ignorato e che, necessariamente, condiziona la mentalità di chi vive in queste società; inoltre, dal punto di vista culturale, i potenti politici creano intorno a sé, in maniera diretta e/o indiretta, personale e/o relativa al ruolo svolto, quello che potremmo definire un “culto della personalità”. Come già evidenziato da Albert Camus ne L’Uomo in Rivolta tali soggetti vengono spesso presi a modelli da imitare, a punto di riferimento positivo per l’intera società: chi detiene, alla fine, il diritto di vita o di morte sugli altri è considerato dalla maggioranza delle persone, salvo i momenti di rottura rivoluzionaria, un “grande uomo”.

La “crudeltà” del potere economico

Tra le norme che il potere politico impone al resto della società ci sono quelle che garantiscono il diritto di proprietà privata dei mezzi di produzione materiale dell’esistenza. “Privata” nel senso effettivo che di essa viene privata la maggior parte dell’umanità e se ne concede l’usufrutto esclusivo ad una minoranza – salvo il diritto di esproprio che il potere politico si riserva sempre e comunque. La maggioranza, di conseguenza, pur essendo lei a produrre di fatto i beni indispensabili alla sopravvivenza della intera specie umana, essendole stata sottratto il controllo dei mezzi di produzione, si trova sotto il dominio della minoranza proprietaria.

Da 5.000 anni a questa parte, quindi, l’umanità oltre che politicamente si è organizzata anche economicamente in modo gerarchico: le modalità di una tale organizzazione sono state molteplici nella storia della specie umana ma, tutte, basate sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e sulla subordinazione cui si costringe i “senza proprietà” – per parafrasare un po’ liberamente il titolo originale dello stupendo romanzo di Ursula K. Le Guin: The Dispossessed: an Ambigous Utopia (il termine, in realtà, fa capo ad un gioco di parole:“possessed” può stare anche per “posseduto”, dunque “dispossessed” può anche avere il senso de “i liberati” oltre che “i diseredati”). Spesso, poi, ancor più che verso i potentati politici, l’ammirazione di molti sudditi si rivolge verso i grandi magnati dell’industria e della finanza – cioè verso coloro che sono i principali responsabili della loro vita fatta di stenti e di umiliazioni. Se poi i sottoposti si ribellano, la minoranza proprietaria fa capo al fondamento del suo potere: il diritto di vita e di morte della minoranza governante.

Un paradossale finale ottimistico

Insomma, le forme “crudeli” della gerarchia sociale producono processi di comunicazione sociale e formazione delle personalità che sono un perfetto incubatore delle ideologie autoritarie. Allo stesso tempo, però, potremmo concludere che, nonostante questa notevole pressione ambientale, c’è davvero di che stupirsi se serial e spree killer siano un fenomeno eccezionale e, per crearli, occorrono a quanto pare un concorso di circostanze altrettanto eccezionali – in particolare, introiettare al massimo grado la crudeltà del sistema gerarchico al punto da ritenerlo altamente desiderabile nella sua forma più estrema. Anzi, a ben vedere, anche il fenomeno degli “squadroni della morte” è un fenomeno minoritario e, più in generale, persino la presenza nelle forze armate di vario genere non appare affatto la prima scelta, almeno per la maggioranza degli individui che, di solito, la considerano solo quando ogni altra carriera appare difficile da perseguire. La maggioranza degli esseri umani, a quanto pare, resiste a questa tentazione di essere un carnefice dei propri simili: c’è solo da augurarsi che si sviluppi in essa il desiderio di non essere nemmeno una vittima. Né vittime né carnefici, avrebbe detto ancora una volta Albert Camus.

Enrico Voccia

1Per “serial killer” si intende un pluriomicida di natura compulsiva, che uccide persone di solito sconosciute ma spesso con tratti comuni quali l’età o il sesso o la professione o con specifiche preferenze verso bambine o bambini, donne o uomini, con o senza regolarità temporale e spesso con un modus operandi caratteristico; per “spree killer” si intende invece un assassino i cui omicidi avvengono in un’esplosione di violenza che uccide molte persone in una volta sola. In effetti, a mio modo di vedere, non c’è vera differenza tra le due figure: alla seconda manca la serialità della prima solo per il fatto che l’omicidio di massa richiede dinamiche che quasi sempre fanno immediatamente catturare, uccidere o portare al suicidio l’assassino. A riprova di ciò, si veda il caso di Breivik che ha ucciso 77 persone in due tempi diversi, anche se ravvicinati, quello di “Unabomber” che ha tentato di essere sia l’una sia l’altra cosa, avendo messo in atto anche un tentativo di strage – fortunatamente fallito ma non per sua volontà – con dell’esplosivo piazzato su di un aereo di linea e quello del soldato dell’esercito thailandese Jakrapanth Thomma, che ha ucciso 30 persone in quattro diverse occasioni. In base a queste considerazioni, nel mio lavoro si analizzano entrambe le figure senza particolari distinzioni.

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