Domenica 27 settembre ci siamo ritrovati in sede per ricordare i suoi primi 50 anni di vita.
Numerose le presenze, significativa la mostra di locandine e foto d’epoca, nutrito il programma. Dopo un intervento introduttivo che ha illustrato il senso della giornata – non un retorico ricordo del passato, ma uno sprone a guardare avanti e a misurarsi con gli ostacoli e le problematiche del presente – sono intervenuti Federica Ermacora, Lorenzo Pezzica e Alberto ‘Abo’ Di Monte.
Federica Ermacora ha presentato, insieme a Selva Varengo, il suo ultimo lavoro, Contro-immaginari. Municipalismo libertario e femminismo comunitario, edito da Quaderni di Paola, incentrato sul superamento dello Stato/nazione e sulle possibili alternative fondate sull’autogestione e sulla partecipazione attiva. Un intervento sostanzioso che ha preso in esame il comunalismo, il municipalismo libertario e l’esperienza della Comunità di comunità che tesse i territori in reti orizzontali e femministe suggerendo proposte concrete per scardinare le logiche di dominio e ripensare la giustizia sociale ed ecologica.
Dopo una breve pausa ha preso la parola Lorenzo Pezzica che ha parlato di un fatto che non è avvenuto, ma che avrebbe dovuto tenersi: le Olimpiadi Popolari di Barcellona del 19 luglio del 1936. Un evento poco conosciuto, sul quale esistono ancora pochi studi, organizzato in alternativa alle Olimpiadi di Berlino, vetrina del nazismo, e che vide l’arrivo nella città catalana di migliaia di atleti da tutto il mondo. Gli stessi atleti che, proprio il giorno dell’inaugurazione dei giochi, furono sorpresi dal golpe militare e dall’insurrezione popolare. Molti di loro scesero nelle strade al fianco del proletariato in armi, imbracciarono i fucili sulle barricate e alcuni entrarono nella Colonna Durruti. Un’occasione interessante di riflessione, quella sviluppata da Pezzica, anche sul ruolo degli storici nello studiare e nel tramandare gli avvenimenti.
Ha concluso gli interventi Alberto ‘Abo’ Di Monte che, con un ampio intervento, ha illustrato il lascito dell’Olimpiade Impopolare di Milano sia dal punto di vista economico, sia da quello ecologico e sociale, ricordando anche i morti sul lavoro nei cantieri. Sebbene manchino ancora dati certi, quello che appare evidente è l’incremento indefinito dei costi, che vanno a gravare sul pubblico, e l’incertezza sulla conclusione di opere ancora in fase di progettazione; il tutto in un quadro di gestione del territorio milanese che ha mostrato tutta la sua valenza speculativa, a scapito delle infrastrutture sociali (chiusura di spazi, liquidazione di occupazioni storiche, chiusura di molte librerie indipendenti, ecc.).
Dopo la squisita cena, organizzata da Antonio, e le due torte preparate da Rosaria – una per il 50° della sede e l’altra per il compleanno di Alessio – ha preso il via il concerto di Alessio Lega. Partendo dai canti dei Moti di Lunigiana, Alessio ha percorso il lungo filo dell’emigrazione italiana fino all’America degli IWW (Industrial Workers of the World) e ai canti di Joe Hill: un concerto che, nello stile di Alessio, fatto di parole, musica e canzoni, ci ha accompagnato lungo una storia ricca di lotte, sofferenze, vittorie e sconfitte, sempre con il pugno alzato e mai in ginocchio. Una bellissima conclusione per una giornata ricca di presenze, di stimoli, di suggestioni e, soprattutto, di relazioni.
——————————————
Descrivere cos’è la sede della Federazione Anarchica Milanese e dell’Ateneo Libertario in viale Monza 255 significa, in qualche modo, parlare di una parte sostanziosa dell’anarchismo milanese dell’ultimo mezzo secolo.
Per farla breve – ma non tanto – la vita della nostra sede, e quindi della nostra attività attuale (e, si spera, futura) prende respiro da quel gruppo che affonda le proprie radici nei primi anni Settanta, con la costituzione di “Lotta Anarchica”, aderente alla Federazione Anarchica Italiana. Era il 1971 e il collettivo era inizialmente composto da compagne e compagni provenienti dal Gruppo Libertario del Politecnico e dal Movimento Anarcocomunista di Lambrate, che si ritrovavano inizialmente nella mitica Aula F della facoltà di Architettura. Costituito il gruppo, la sua sede divenne prima il Circolo Pinelli di Via Scaldasole, poi uno scantinato in via Mamiani a Crescenzago. Quando, nel 1974, al gruppo venne affidata dal congresso della FAI la redazione di Umanità Nova, esso si trasferì nei locali di via Fratelli Bozzi 29 a San Siro. Alla fine dello stesso anno si costituì, su iniziativa del gruppo, l’Organizzazione Lotta Anarchica (OLA), nata dalla convergenza di gruppi e nuclei operanti nel milanese e strutturata in collettivi di intervento (fabbrica, scuola, territorio, donne). Con una novantina di compagn* attivi e una distribuzione settimanale in città e nell’hinterland di 1200 copie di Umanità Nova, l’OLA rappresentò una presenza significativa dell’anarchismo organizzato in una fase sociale particolarmente conflittuale.
Ricordo in particolare i presidi e le occupazioni in occasione delle mobilitazioni contro la pena di morte di Salvador Puig Antich e quella dei Murray in Irlanda; la grande campagna per la verità sulla strage di Stato e sull’assassinio di Pinelli; quella a sostegno dell’anarchismo spagnolo e portoghese e della resistenza cilena; la partecipazione alle lotte studentesche e operaie e a quella contro il nucleare.
Nel 1976, nell’ambito di una campagna nazionale – attivata dal Circolo Berneri di Bologna – volta a recuperare le sedi anarchiche distrutte o chiuse dal fascismo, ottenemmo in affitto dal Comune una parte di una palazzina in precarie condizioni: l’ex scuola elementare di Precotto, risalente all’inizio del Novecento, in viale Monza 255, insieme ad altre realtà anarchiche (le edizioni Antistato e il gruppo Bandiera Nera dei Gruppi Anarchici Federati, ai quali poi subentrò il Circolo Ponte della Ghisolfa). Risanammo la parte dell’edificio che ci competeva, rendendola agibile e ricavando, grazie all’abbattimento di alcune pareti divisorie, un salone che dedicammo a Pino Pinelli.
In seguito alle trasformazioni sociali e politiche seguite alla sconfitta e alla repressione del movimento del ’77, che incisero profondamente sulla stessa militanza, l’OLA si trasformò in un insieme federale territoriale, assumendo nel 1978 il nome di Federazione Milanese della FAI (a volte abbreviato in Federazione Anarchica Milanese). La Federazione è tuttora operante a livello territoriale, con presidi e manifestazioni, e porta avanti una ben definita proposta e pratica sociale a carattere autogestionario.
Alla fine degli anni Novanta, esattamente nel 1997, dopo aver occupato un’altra parte dello stabile, i sopravvissuti al malefico decennio ’80-’90 hanno dato vita – insieme all’Archivio Proletario Internazionale, ricco di migliaia di volumi, manifesti, riviste, giornali, volantini e altro materiale – all’“Ateneo Libertario”, con l’intenzione esplicita di riprendere e rinnovare la tradizione degli Atenei spagnoli: spazi e organismi presenti soprattutto in Catalogna fin dall’epoca della rivoluzione industriale, quando una parte della classe operaia, ispirandosi alle idee anarchiche, iniziò a inaugurare e animare questi luoghi con l’intento di offrire occasioni di apprendimento, dibattito, cultura e divertimento.
Da allora, nello stesso spirito e aperti alla collaborazione di quant* vogliono confrontarsi e impegnarsi con noi, svolgiamo le nostre iniziative politiche e culturali, oltre a organizzare e partecipare a presidi e manifestazioni, teniamo conferenze e assemblee su argomenti di attualità, presentiamo libri, ospitiamo rappresentazioni teatrali e concerti, allestiamo mostre tematiche e indiciamo momenti di socialità, con feste e cene.
M.V.