Resistenza digitale. L’esperienza del collettivo Bida

Ho già scritto un articolo su queste pagine (vedi “Jurassic Network” su “Umanità Nova” n.23 del 09/09/2018) che presentava una iniziativa appena lanciata che mi era sembrata interessante anche senza conoscere i compagni e le compagne del Collettivo Bida che l’avevano messa in piedi. Negli anni seguenti poi sono riuscito a incontrare di persona alcun* di loro nel corso di qualche “Hackmeeting”, ho partecipato anche a una delle prime assemblee tenutasi a Bologna poco prima della pandemia e a numerosi incontri via computer che hanno fatto incontrare, con varie modalità, il Collettivo con le utenti e gli utenti della loro istanza mastodon.bida.im.

Sono passati quasi otto anni e quella iniziativa utile e coraggiosa è ancora attiva online e fuori.

Quella che segue è una breve intervista, fatta in forma scritta per risparmiare spazio, che ha lo scopo di presentare a chi legge “Umanità Nova” quello che oggi è uno dei progetti più interessanti nel panorama della comunicazione digitale non commerciale, progetto basato su principi molto affini alle nostre idee.

Ringrazio il Collettivo Bida per aver risposto alle domande ma soprattutto per il loro lavoro volontario che rende possibile il funzionamento di strumenti che sono indispensabili per provare a sfuggire al controllo capillare che caratterizza le piattaforme digitali commerciali. Una trappola nella quale sono cascat* molt* compagn* e dalla quale sembra che non riescano a uscire.

D: Vi volete presentare?

Bida: Bida è un collettivo di hacker sociali con una visione politica orientata all’autonomia, alla solidarietà e alle libertà digitali. Da oltre dodici anni opera nel campo delle tecnologie libere, concependo l’infrastruttura digitale come uno spazio di conflitto, cooperazione e sperimentazione politica, e non come un semplice strumento neutrale.

D: Come è nato il collettivo?

Bida: Il collettivo nasce dall’incontro di attivist* provenienti dal circolo anarchico Camillo Berneri e dall’esperienza del centro sociale XM24, all’interno dell’hacklabbo, a partire dall’esigenza concreta di gestire e sostenere tecnicamente la creazione del meta-opac Rebal.info. Rebal nasce come progetto di messa in rete delle biblioteche e degli archivi anarchici e libertari, con l’obiettivo di facilitare l’accesso ai saperi, valorizzare le pratiche di autoformazione e costruire una comunità attiva attorno alla memoria e alla produzione culturale dei movimenti.

Da quell’esperienza iniziale, Bida sviluppa nel tempo competenze tecniche e politiche sempre più strutturate, orientandosi verso la costruzione e la gestione di infrastrutture digitali autogestite, basate su software libero e su modelli decentralizzati. Nel 2018 il collettivo dà vita a un’importante istanza Mastodon generalista, che negli anni arriva a superare i 20.000 iscritt* e che è tuttora attiva, rappresentando uno dei principali esempi italiani di social network federato, non commerciale e governato da regole comunitarie condivise.

D: Quali altre iniziative portate avanti?

Bida: Parallelamente, Bida ha continuato a sostenere e accompagnare altri collettivi, gruppi informali e realtà politiche affini, offrendo servizi digitali, consulenza tecnica e supporto infrastrutturale. L’attività del collettivo si è sempre concentrata sulla costruzione di spazi digitali liberi dalla sorveglianza, dagli algoritmi proprietari e dalla dipendenza dalle grandi piattaforme tecnologiche, promuovendo pratiche di mutualismo, cooperazione e autodeterminazione tecnologica.

Bida non si limita a “fornire servizi”, ma lavora alla costruzione di reti, comunità e immaginari alternativi, sperimentando forme di organizzazione orizzontali e collettive. Il suo percorso si inserisce in una prospettiva più ampia di critica al capitalismo digitale e di pratica quotidiana di un altro modo di abitare, condividere e costruire il digitale.

D: L’istanza mastodon.bida.im, per come trascorre il tempo su Internet, è quasi storia. Avete in programma di scrivere qualcosa di più lungo di un comunicato per raccontare e fare un bilancio di questa esperienza?

Bida: È un’idea su cui riflettiamo da tempo, anche se non l’abbiamo ancora concretizzata. D’altra parte, la sperimentazione non è conclusa: oggi stiamo aprendo un nuovo capitolo con il lancio di NoBigTech.social, attraverso cui offriamo istanze Mastodon gratuite per continuare a promuovere la decentralizzazione. Anche questa fase farà parte del racconto e di un bilancio più ampio dell’esperienza.

D: Questioni tecniche a parte, qual è stato il problema più grosso, nato nell’istanza, con il quale avete dovuto confrontarvi? Lo avete risolto?

Bida: Al di là degli aspetti tecnici, il problema più grande con cui ci siamo dovuti confrontare è stato quello della moderazione dei contenuti. Sia la difficoltà di gestire pareri differenti all’interno del collettivo, ma sopratutto come poi comunicare le decisioni agli utenti. Nel dibattito tra compagn* esistono temi fortemente polarizzanti che, se non affrontati con gli strumenti e l’attenzione adeguati, possono facilmente degenerare in scontri anche molto difficili da gestire, soprattutto quando manca la capacità di riconoscere e rispettare l’altra persona.

Col tempo ci siamo resi conto che gli argomenti più polarizzanti tendono a ripresentarsi sempre: Israele/Palestina, Russia/Ucraina, vaccini/no-vax. Dietro una tastiera, purtroppo, è particolarmente complicato affrontare questi temi in modo costruttivo.

Quello che abbiamo imparato è che momenti di incontro reale aiutano molto la comprensione reciproca e il confronto. Non a caso, i problemi più gravi li abbiamo vissuti nei periodi in cui la relazione era esclusivamente online: l’isolamento forzato durante la pandemia, in questo senso, è stato un fattore di forte difficoltà.

D: Partendo dalla vostra esperienza e visti i tempi che corrono, quanto deve essere politicamente omogeneo al proprio interno un collettivo che si propone di gestire una istanza simile alla vostra?

Bida: Più che politicamente omogeneo, riteniamo fondamentale che all’interno di un collettivo ci sia un forte rispetto reciproco. Nel nostro caso, ad esempio, non siamo tutt* anarchic*. Tuttavia, il confronto costante, l’incontro e la condivisione di idee e di pratiche ci permettono di costruire una fiducia solida che, anche di fronte alle divergenze, rende possibile affrontare e risolvere i problemi. Questo, per noi, è l’elemento davvero fondamentale.

D: Senza entrare necessariamente nei particolari, avete mai dovuto rapportarvi – direttamente – con le strutture statali addette alla repressione per questioni collegate all’istanza?

Bida: Fortunatamente, al momento no. Siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di alcuni procedimenti in cui siamo stati oggetto di attenzioni o ipotesi di indagine, ma nulla si è mai concretizzato in atti formali o comunicazioni ufficiali. Meglio così.

D: L’obiettivo di “far uscire” i compagni e le compagne dai social commerciali è ancora valido? Oppure oggi ritenete preferibile spendere le energie disponibili per costruire alternative a quei social?

Bida: L’obiettivo di “far uscire” i compagni e le compagne dai social commerciali è ancora pienamente valido, le alternative già esistono. Non a caso, con il progetto NoBigTech.social proponiamo la creazione gratuita di istanze Mastodon: un servizio che, al momento, non è offerto da alcun server radicale (si veda, ad esempio, la lista su riseup.net). Allo stesso modo, promuoviamo

l’installazione di server Matrix come tentativo concreto di arginare l’uso di Telegram, proponiamo anche anche peertube, un’alternativa a youtube.

Allo stesso tempo, negli ultimi anni abbiamo scelto di concentrare parte delle nostre energie anche su altri fronti, come il rafforzamento dell’intera rete Rebal e la ristrutturazione e il miglioramento dei servizi già esistenti.

D: In che modo le lettrici e i lettori di “Umanità Nova” possono sostenere il vostro lavoro?

Bida: Contribuendo alla comunità: utilizzando i servizi bida, tipo mastodon, matrix, peertube e gli altri (https://bida.im/services/) e raccontando alle persone vicine dell’esistenza di questi.

Inoltre è possibile sostenere il nostro lavoro attraverso una donazione, visitando il sito https://bida.im/dona, ma ancora meglio incontrandoci dal vivo!

In genere c’è sempre un nostro banchetto durante gli Hackmeeting, oppure ad altri eventi satellite in continuo aggiornamento su https://hackmeeting.org.

In alternativa, ci si può conoscere e confrontare direttamente al Circolo Berneri, a Bologna, il mercoledì sera.

Pepsy

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