La società vincerà!

CONTRO LA PANDEMIA E IL CRIMINE DI STATO E CAPITALISTA IN CORSO

Da alcune settimane ormai stiamo affrontando tutti gli aspetti della mortale pandemia del virus COVID-19. Un virus che mette in pericolo soprattutto i gruppi più vulnerabili della popolazione. La maggior parte della società, anche come classe, sta affrontando la malattia e centinaia di migliaia di persone della nostra classe sociale stanno morendo in tutto il mondo, private dei mezzi necessari per la loro protezione.

Oggi si rivela nel modo più tragico la natura antisociale e omicida dello Stato e del sistema capitalistico che non è orientato a soddisfare i bisogni della maggioranza sociale, ma, soprattutto in tempo di crisi, a limitare e privare di tutte le risorse necessarie la base sociale e di classe, espandendo su di essa la sua esistenza parassitaria, commettendo un altro crimine contro di essa.

Questo è rivelato in modo evidente dall’appropriazione da parte delle élites economiche e politiche della ricchezza socialmente prodotta e delle risorse disponibili, dall’eccessiva concentrazione della popolazione nelle grandi città, nelle moderne “galere” di lavoro, nelle carceri e nei campi di concentramento per migranti e rifugiati, dal continuo degrado del sistema sanitario, mentre le élites economiche e politiche hanno ancora la capacità di ricevere la migliore assistenza sanitaria possibile. Lo Stato e il sistema capitalista, che già condanna a morte milioni di persone per fame, malattie e guerra, non sta dando battaglia contro la pandemia in continua evoluzione ma per la conservazione dei privilegi e delle posizioni di potere dei padroni politici ed economici.

Lo confermano i quotidiani annunci di guerra del governo che mirano a ricordare gli enormi danni che l’intera crisi causerà all’economia per assicurare il consenso sulla ristrutturazione sociale che si sta preparando e che sarà imposta nei prossimi tempi per sostenere i capitalisti a causa del calo del loro profitto. In occasione della pandemia in evoluzione si sta preparando un nuovo attacco contro i lavoratori e la società. Saremo chiamati a pagare quelli che oggi vengono presentati come “bonus di solidarietà” alla base sociale, con un costo enorme per la vita di milioni di persone che usciranno già ferite dalla battaglia impari.

Perché in realtà la battaglia contro la pandemia in evoluzione è data dalla base sociale e di classe, nonostante le condizioni avverse che i nostri oppressori ci hanno imposto. La battaglia contro la pandemia è data da tutti coloro che prendono tutte le misure necessarie di protezione personale e collettiva perché comprendono il rischio per i nostri simili, pagandoli di tasca propria mentre dovrebbero essere a disposizione di tutta la popolazione. È data dai medici e dal personale medico, che con abnegazione e grande stanchezza personale, ammalandosi, mettono tutte le loro energie per salvare vite umane. La danno tutti coloro che sono costretti ad andare al lavoro ogni giorno, nei servizi di corriere, nei negozi da asporto, nei trasporti pubblici, nei supermercati che forniscono alla società i generi alimentari necessari mettendo a rischio la propria salute, i contadini e gli operatori sanitari.

È la base sociale e di classe che, in condizioni difficili, sta mostrando il suo enorme potenziale, lottando per resistere alla pandemia in un contesto di povertà e miseria generalizzata. Sono lo Stato e il capitale che continuano a riprodursi, che sono l’ostacolo nell’affrontare la pandemia, non la soluzione. Privare di cibo e di materiale medico, tutte le risorse possibili per questa battaglia, dare un prezzo alle vite umane e speculare sulla morte. Sono loro che non hanno altro da “promettere” che la militarizzazione totale della società, la repressione di chi sopravvive.

Sono loro che stanno già preparando i prossimi massacri, l’imposizione di una distopia, finanziando eserciti invece di ospedali, poliziotti invece di medici. Sono loro che promuovono gli interessi delle imprese e dei padroni, mentre allo stesso tempo saccheggiano i diritti dei lavoratori, con gli abusi e l’irresponsabilità dei padroni che durante la pandemia, attraverso licenziamenti, aumentano il lavoro nero e intensificano lo sfruttamento. Sono loro che ancora oggi continuano gli attacchi repressivi contro la popolazione che lotta, cacciando gli immigrati dalle loro case, picchiando e ferendo gravemente gli antifascisti come è successo recentemente a Rethymno.

Sono gli stessi che per anni hanno cercato di distruggere le strutture sanitarie pubbliche tagliando i loro bilanci, licenziando, chiudendo gli ospedali, con il risultato di avere meno unità di terapia intensiva disponibili di quelle realmente necessarie. I medici e gli infermieri stanno facendo una grande lotta e noi siamo solidali con loro, sostenendo tutte le loro richieste. Chiediamo l’immediato e incondizionato reclutamento di massa (invece della beffa dei contratti a breve termine e del volontariato) di medici e infermieri, e la messa a disposizione di tutte le risorse e i mezzi necessari per coprire le esigenze sanitarie della popolazione, la copertura assicurativa aggiuntiva e l’assistenza a tutti coloro che lavorano nel settore sanitario, per evitare che arrivino all’esaurimento e che possano correre gravi pericoli per la loro salute.

Sono gli stessi che hanno intrappolato decine di migliaia di persone in condizioni estremamente pericolose. La loro salute è ancora maggiormente a rischio a causa del loro confinamento in condizioni indegne e non tollereremo che vengano trattate come popolazione sacrificabile. Chiediamo sostegno immediato per tutti coloro che sono imprigionati, e il decongestionamento delle carceri. Chiediamo il rilascio dei rifugiati e degli immigrati dai campi di concentramento e la requisizione degli alberghi vuoti per la loro protezione dalla pandemia, così come la creazione di strutture sanitarie speciali per tutti.

Sono gli stessi che hanno impoverito i lavoratori e i disoccupati che ora rischiano la fame. Chiediamo il pagamento immediato di tutte le persone, a prescindere dallo status dei loro datori di lavoro e il sostegno speciale per i poveri e i senzatetto. La requisizione di ogni risorsa disponibile della ricchezza sociale rubata, accumulata dalle élites politiche ed economiche, per i bisogni della società è imperativa.

Ogni tentativo dello Stato di continuare la sua campagna repressiva contro il popolo e le strutture di lotta, in questo contesto, sarà un crimine di guerra e sarà trattato come tale. Qualsiasi arresto condotto come se non stesse accadendo niente da parte della feccia del Ministero della Protezione Civile [Ministero degli Interni, ndt] significa che non esitano a mettere in pericolo la vita e la salute della gente in lotta, e della società in generale, per raggiungere i loro obiettivi.

In questa condizione senza precedenti che mette in pericolo la vita di molte persone, la protezione collettiva e personale non significa in nessun caso una resa ai desideri dello Stato e della dittatura capitalista che intendono imporre condizioni di vita ancora più dure alla maggior parte della società. Rimaniamo a casa per motivi di coscienza sociale, che sono onesti, in contrasto con l’ipocrita interesse dello Stato e dei padroni, che costringono la base sociale e di classe ad andare a lavorare, anche se il loro settore lavorativo non è collegato alle esigenze essenziali della società, mettendo in pericolo la loro vita. Sono gli stessi che mettono in quarantena la popolazione, mentre non fanno alcuno sforzo per migliorare il sistema sanitario, né assumendo nuovo personale, né aprendo nuovi locali di terapia intensiva e fornendo attrezzature mediche. Il custode della coscienza sociale e della solidarietà non è e non sarà mai lo Stato, né la polizia.

Stiamo promuovendo l’organizzazione di speciali gruppi di solidarietà che prenderanno tutti i mezzi di protezione necessari per sostenere coloro che sono estremamente vulnerabili. Le risorse per la protezione della società esistono: noi, i lavoratori, le abbiamo prodotte ma sono nelle mani di una piccola minoranza che ha dimostrato più volte di non tenere conto della vita umana, per il bene della sua autorità e della sua ricchezza. Poiché sappiamo che lo Stato e i padroni sono costretti a fornire le basi solo sotto la pressione sociale, poiché preferiscono preservare il potere e la ricchezza dell’élite piuttosto che la salute e la vita di molte migliaia di persone, ogni volta e ovunque la nostra coscienza lo richieda saremo in strada a lottare per la vita contro la morte, prendendo tutte le precauzioni necessarie per la nostra protezione personale e collettiva contro la pandemia.

La battaglia della base sociale e di classe contro la pandemia è il primo e necessario passo per preservare la vita. Sarà imperativo dare un’altra battaglia contro lo Stato e il sistema capitalista, che hanno imposto quelle condizioni che hanno reso la diffusione del virus più letale, più massiccia, che ora ci sta imponendo il controllo totale.

La solidarietà, l’aiuto reciproco e la lotta non possono essere proibiti o messi in quarantena. La guerra di classe, soprattutto da parte dei padroni, non è stata messa in quarantena e non deve cessare dalla nostra parte. Andremo avanti, come umani e non come “cannibali” in cerca di sé stessi, come persone in lotta e non come terrorizzati e sconfitti, come anarchici, lottando per una società di liberi ed eguali, una società che darà priorità alla protezione dei più vulnerabili, i cui principali e primari interessi saranno i bisogni sociali, una società la cui principale preoccupazione sarà il benessere e il sostegno del popolo e non di una casta potente che porta l’umanità alla distopia della morte, dell’impoverimento e del controllo. Nessuno licenziato, nessuno senza casa, nessuno affamato, nessuno indifeso e abbandonato nella pandemia.

NON UN PASSO INDIETRO RISPETTO ALLE NOSTRE ESIGENZE

TUTTO PER TUTTI: CIBO, TERRA, ALLOGGIO

CONTRO LA DISTOPIA DEL TOTALITARISMO MODERNO, LA BRUTALITÀ DELLO STATO E DEL CAPITALISMO CHE PORTA LA MORTE

SOLIDARIETÀ SOCIALE E AUTO-ORGANIZZAZIONE DI CLASSE

A.P.O. Organizzazione politica anarchica – Federazione dei collettivi (Grecia)

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