Giochi preziosi. Proteggere le Olimpiadi e reprimere gli scioperi

Non solo un’enorme speculazione e una nuova occasione di scempio ambientale. Le Olimpiadi attaccano anche il diritto di sciopero. All’inizio di dicembre infatti la Commissione di garanzia sugli scioperi ha pubblicato un invito rivolto alle parti sociali, cioè ad alcuni sindacati, a organizzazioni datoriali e ai sindaci di Milano, Cortina e Belluno, chiedendo di sottoscrivere un Protocollo di cosiddetta tregua sociale. Ciò allo scopo di introdurre uno stop agli scioperi in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. I periodi interdetti sarebbero quelli compresi tra il 4 e il 24 febbraio (Olimpiadi) e quelli tra il 4 e il 17 marzo 2026 (Paralimpiadi). Gli scioperi da bloccare dovrebbero riguardare i comprensori di Milano, Cortina e Belluno, ma anche quelli nazionali, qualora vi fossero ricadute sulle località indicate. I settori interessati dalla moratoria sono, innanzitutto, i trasporti (in particolare il settore ferroviario e aereo), le comunicazioni, le telecomunicazioni, l’informazione, la cultura; ma lo stop riguarda anche vari settori di pubblica utilità, come sanità, igiene urbana, energia, vigili urbani e del fuoco.

Il blocco non giunge inaspettato, dal momento che se ne parla da circa un anno, in particolare dal febbraio del 2025, all’indomani di un riuscito sciopero dei trasporti che fece imbufalire Salvini e che sollecitò prontamente l’idea di un piano per mettere al riparo da disservizi dovuti a sciopero i preziosissimi giochi olimpici invernali 2026.

La “tregua sociale” avrebbe d’altra parete illustri precedenti. Già nel 2015, per l’evento Milano Expo, fu istituito un periodo di moratoria che, oltre a fermare gli scioperi, prevedeva anche il rafforzamento dei turni di lavoro e il congelamento delle ferie.

L’antecedente diretto del blocco degli scioperi in periodo di Olimpiadi tuttavia risale al 2006, proprio in occasione dei giochi invernali di allora, quando la moratoria riguardò il periodo compreso fra il 31 gennaio e il 23 marzo. Ma rispetto al 2006, come segnala la CUB in un suo documento, stavolta la Commissione di Garanzia non si è nemmeno preoccupata di convocare le parti sociali, limitandosi semplicemente ad inviare una pec per sottoporre il Protocollo ad un parere, riservandosi di decidere poi in autonomia. L’autoritarismo crescente non è interessato nemmeno a salvare le apparenze, piuttosto si compiace di esibire i propri diktat.

Nel momento in cui scriviamo non risultano ancora pervenute risposte da parte dei sindacati, ma vista la prerogativa di decisione autonoma riservatasi dalla Commissione, ciò potrebbe anche non essere rilevante. E comunque, per tenersi in allenamento, è stato intanto firmato recentemente un accordo fra direzione aziendale ATM e sindacati Cgil, Cisl, Uil, Faisa, Ugl, Orsa e Rsu aziendali che prevede, nel periodo delle Olimpiadi e Paralimpiadi, intensificazione di turni, annullamento della fruizione dei riposi, straordinari retribuiti al 20%, annullamento delle ferie, incentivi e riconoscimento del disagio negati a chi si assenta anche per assistenza 104 e permesso parentale: una caduta generalizzata di qualsiasi tutela e – ciliegina sulla torta – blocco degli scioperi e delle agitazioni sindacali dal 2 febbraio al 15 marzo. Questo l’attacco pesante ai diritti contrattuali e individuali in ATM, ma qualcosa di analogo è stato concordato dai soliti noti anche per Trenord.

Vediamo come andrà a finire, in modo più esteso, per la richiesta avanzata dalla Commissione di Garanzia, ma non c’è certo da essere ottimisti.

Del resto tutto il 2025 appena trascorso è stato un’occasione per comprimere gli scioperi. Un Protocollo sottoscritto in occasione del Giubileo ha infatti sottratto ben cinquanta giornate alla possibilità di scioperare: tra apertura e chiusura delle porte sante, giubileo delle famiglie, degli anziani, dei giovani, degli adolescenti, dei nonni e di varie altre specifiche categorie di fedeli, nel 2015 scioperare è stata una gimcana. Se a questo aggiungiamo i periodi di franchigia elettorale in cui non si può scioperare per non disturbare la concentrazione di chi deve mettere la scheda nell’urna, ma soprattutto i vincoli pesanti e costanti dovuti alla legislazione antisciopero italiana (preavviso, rarefazione etc), possiamo affermare che contro lo sciopero è in atto una vera e propria guerra, a dimostrazione che scioperare è ancora un’arma potente, arma che i padroni vogliono in ogni modo contrastare, soprattutto in un periodo in cui le ragioni di scendere in piazza ci sono tutte. Abbiamo visto, nei mesi scorsi, momenti in cui lo sciopero ha assunto una centralità straordinaria e una espressione di conflittualità non indifferente. La situazione che viviamo è chiara. Uno scenario internazionale disseminato di guerre e violenza, una corsa sfrenata al riarmo e all’accaparramento di risorse che richiede a governo e speculatori di avere le mani libere e la disponibilità di risorse. Le mani libere si ottengono imponendo repressione e politiche securitarie; la disponibilità di risorse imponendo tagli alla spesa sociale e sfruttamento massiccio. Sfruttamento è anche imporre turni massacranti e lavoro straordinario, disattendere la sicurezza, tenere al palo le retribuzioni. Repressione è anche negare i diritti fondamentali, al riposo, alla cura, allo sciopero.

Patrizia Nesti

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