Crisi delle banche e crisi del sistema

La crisi bancaria in corso ci dice molte cose sulle contraddizioni dell’economia capitalistica e sul ruolo dei governi.

Molti economisti di grido accusano la politica monetaria restrittiva delle banche centrali di essere la causa della crisi bancaria, sia negli Stati Uniti che in Europa. Bisogna però capire che cosa guida gli aumenti dei tassi di interesse decisi dalla Federal Reserve e dalla Banca Centrale Europea; da questo punto di vista l’azione dei governi è decisiva.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti è bene ricordare che essi escono da 15 anni di quantitative easing, decisi dall’amministrazione Obama. Nonostante Obama avesse promesso, in campagna elettorale, che avrebbe tutelato i mutuatari consentendo la riduzione del valore dei mutui, la sua amministrazione ha preferito salvare le banche. Con il quantitative easing sono aumentati i prezzi dei titoli usati come garanzia dei prestiti da parte delle banche; questo è successo sia negli Stati Uniti che nell’Eurozona. Il risultato è stato un’inflazione dei prezzi delle azioni e delle obbligazioni, che a sua volta ha generato un aumento delle diseguaglianze sociali, perché titoli e obbligazioni sono posseduti dal 10% più ricco della popolazione. Per chi invece faceva parte del restante 90 %, il reddito continuava a diminuire, perché una parte maggiore di esso era destinata al pagamento di affitti, interessi su mutui e prestiti e al pagamento delle assicurazioni.

Una volta finita l’emergenza COVID e di fronte al rischio di aumenti salariali, le banche centrali hanno aumentato i tassi per ridurre l’occupazione e indebolire la classe operaia. D’altra parte i grandi gruppi monopolistici hanno approfittato delle strozzature nelle catene di approvvigionamento e delle sanzioni imposte alla Russia per l’aggressione all’Ucraina per imporre l’aumento generalizzato dei prezzi. L’aumento della disoccupazione dovrebbe consentire, grazie al contenimento degli aumenti salariali, una ripresa dei profitti industriali, rendendo più appetibili gli investimenti produttivi.

Questa operazione, però, ha provocato dei contraccolpi sul mercato obbligazionario e su quello dei titoli di Stato. Mentre con la politica dei tassi d’interesse attorno allo zero i titoli mantenevano il loro valore nominale, con l’aumento dei tassi sono stati emessi nuovi titoli con un tasso d’interesse più alto e questo ha significato, per i vecchi titoli con interessi più bassi, una riduzione del prezzo di mercato ben al di sotto del prezzo nominale, per mantenere l’interesse in linea con quello dei nuovi. Questo comunque non sarebbe stato un grosso problema, perché le banche possono tenere in bilancio i vecchi titoli al valore nominale, senza bisogno di svalutarli.

A questo fenomeno si è aggiunto il ritiro di denaro dai conti correnti. I tassi che le banche pagano sul denaro depositato, sui conti correnti, sono molto bassi, quindi chi ha disponibilità ha preferito ritirare i propri depositi ed investirli in modo più remunerativo. L’aumento dei tassi d’interesse ha fatto sì che la liquidità accumulata nelle banche durante la stagnazione economica provocata dalla pandemia rifluisse verso i titoli di stato, considerati più sicuri e più remunerativi.

La Silicon Valley Bank ha mostrato in piccolo quello che sta accadendo a tutto il sistema bancario, di qua e di là dell’Oceano. La Silicon Valley Bank era anche una banca specializzata nel sostegno ad aziende del settore informatico e biotecnologico, che la banca accompagnava fino al debutto sul mercato azionario. Gran parte dei depositi erano di aziende e di manager legati alle aziende, che si sono affrettati a togliere i propri depositi non appena sono aumentati i tassi d’interesse e li hanno tolti ancora di più appena hanno avuto sentore che la banca era sotto pressione. L’attuale crisi, diversamente dal 2008, non è legata a speculazioni o a truffe, ma deriva dalle contraddizioni dell’economia capitalistica. Ora la Federal Reserve è in un angolo: se allenta la corsa dei tassi, i capitali si riverseranno verso altri prodotti più redditizi, e all’amministrazione verranno meno i soldi necessari agli ambiziosi programmi di riarmo, se continua, l’economia nel suo complesso potrebbe avvitarsi in una serie di clamorosi fallimenti.

Il governo degli Stati Uniti si sta impegnando nel salvataggio di SVB perché i depositanti hanno depositi ben superiori ai 250 mila dollari garantiti dal sistema bancario di assicurazione: sono tutti  potenti operatori di venture capital e private equity, finanziatori di campagne elettorali, quindi ben vicini al cuore e al portafoglio di presidente e Congresso. In questo modo, salvataggio dopo salvataggio, il settore bancario che in teoria è privato, in pratica è diventato un pupillo dello Stato. Quest’ultimo, a sua volta, cerca di frenare il desiderio di azionisti e dirigenti di sfruttare le reti di sicurezza di cui godono. Il risultato è un sistema essenziale per il funzionamento dell’economia di mercato, ma che non opera secondo le sue regole.

La verità è che sia i governi, sia l’industria hanno bisogno del settore bancario, e il settore bancario ha bisogno del governo.

L’industria ha bisogno di ingenti masse di capitali per dare inizio ad un nuovo processo industriale. Per fare un esempio, la ricerca di BioNtech sul vaccino antiCOVID è stata finanziata dalla Commissione europea con un finanziamento di 100 milioni di euro. Si può immaginare un privato in grado di investire una somma simile? Le grandi opere, su cui si gioca il rilancio dell’economia, sono tutte finanziate dalle banche con la garanzia della pubblica amministrazione, basta pensare al PNRR e al Next Generation Plan. D’altra parte, lo stesso finanziamento del piano passa attraverso il mercato obbligazionario gestito dalle banche. Quindi la ripresa economica che è nei piani dei governi europei vede il ruolo da protagonista dei governi e del settore bancario. Il sistema bancario raccoglie risparmi grandi e piccoli, e li trasforma in capitale attraverso prestiti e finanziamenti. Come è possibile che i governi lascino fallire un sistema tanto importante?

L’importanza crescente del settore bancario porta con sé una massa di debito crescente nell’economia e nella società. Ma il debito costa, costa come interessi, e il tasso di interesse, qualsiasi sia il suo livello, si muove secondo una curva esponenziale, mentre il ciclo economico si muove secondo una curva sinusoidale, su e giù. La produzione non riesce a tenere il passo con la crescita degli interessi da pagare. E’ questa la contraddizione di fondo a cui nessun governo può porre rimedio.

Shilock

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