SNOWPIERCER: GRAPHIC NOVEL, FILM, SERIE TV

Snowpiercer graphic novel, 1984-1999-2000[1]

Snowpiercer film, 2013[2]

Snowpiercer serie tv[3]

Capita di rado che nel passaggio dal testo originale (libro o fumetto che sia) alla rappresentazione audiovisiva la valenza politico-sociale dell’originale si mantenga intatta: si pensi ad esempio a V per Vendetta dove, nella trasposizione dal fumetto originale[4] al film[5] si perde in gran parte l’esplicita personalità politica del supereroe anarchico. Non tanto nella trama in sé e per sé che, a nostro giudizio è resa abbastanza fedelmente nel film, quanto per l’ammorbidimento dei dialoghi di V che, da espliciti comizi anarchici, diventano genericamente “leftist”. Il contrario pare invece avvenire per Snowpiercer che, nel triplo passaggio dalla graphic novel al film alla serie tv, ha gradatamente accentuato sempre più i caratteri politico-sociali dello scontro di classe che nella graphic novel originale, pur presenti, restavano abbastanza sullo sfondo.

Partiamo allora dalla graphic novel, anche per introdurre lo sfondo generale comune ai tre media narrativi. In un mondo apocalittico, dove la vita è scomparsa a causa di un cambiamento climatico che ha ridotto il pianeta ad un’immensa distesa di neve e ghiaccio, gli ultimi sopravvissuti vivono a bordo di un treno[6] che, per permettere la sopravvivenza contro il mondo gelido, deve correre senza sosta. Il treno è stato fatto costruire da un gruppo di uomini estremamente ricchi, guidati da un “Presidente”, in modo sia da sviluppare col suo stesso moto il calore necessario alla vita sia da essere una unità autosufficiente per ciò che concerne tutte le altre necessità produttive. Dalla testa alla coda si snodano letteralmente le differenze sociali fino a giungere ai vagoni di coda, dove sono confinati i viaggiatori di umili origini che sono “abusivamente” saliti sul treno e che vengono tenuti sotto un feroce controllo dalle forze di polizia al servizio delle classi/carrozze medie e, soprattutto, di quelli delle classi/carrozze di testa.

Nella graphic novel, però, gli abitanti degli ultimi vagoni, i reietti della società del lungo treno, hanno un ruolo del tutto secondario, anzi non vengono quasi mai mostrati: le loro miserabili condizioni di vita sono più alluse che esplicitamente tematizzate. La narrazione si svolge intorno a singoli personaggi, Proloff prima, Puig poi soprattutto, che cercano sostanzialmente di risalire, letteralmente, la scala sociale: un possibile riscatto sociale generalizzato appare del tutto impossibile e, come nel romanzo Il Signore delle Mosche,[7] pur cogliendosi chiaramente la ferocia del sistema gerarchico e rappresentandosi chiaramente le dinamiche che animano un potere interessato solo ai propri privilegi ed alla propria conservazione, non si vede una via d’uscita nel senso di un superamento in senso egualitario della situazione. Anzi, gli umili risultano pedine del tutto sacrificabili in vista del raggiungimento della “terra promessa”. Com’è stato fatto notare

Il parallelo con lo Universe di Robert Heinlein (in qualche modo citato tramite l’esistenza della setta dei Cosmoniani, che predicano il treno essere in realtà un’astronave) propone un’interessante differenza di orizzonte: nello scrittore statunitense la scoperta della vera natura del mondo apre gli orizzonti a nuove speranze e testimonia la grandezza delle capacità umane, esaltate dalla tecnologia. Nella trilogia francese, la tecnologia consente solo una finzione di vita, di fatto senza scopo, senza obiettivi e destinata alla sconfitta. Mentre i viaggiatori del racconto di Heinlein scoprono di avere a disposizione l’universo, quelli di Legrand scoprono che non c’è nulla al di fuori delle loro paratie stagne.”[8]

Come dicevamo, la ripresa del fumetto come spunto per il film del 2013 cambia notevolmente le cose: non solo gli abitanti delle ultime carrozze del treno da semplici sfondi dell’azione diventano i protagonisti corali della narrazione ma il tema di una rivoluzione sociale a carattere egualitario comincia a diventare centrale. In generale, le azioni dei protagonisti non sono più dettate da una logica puramente individuale bensì guidate da un’esplicita ideologia rivoluzionaria che non viene mai meno. Lo sfruttamento delle classi della coda del treno è anch’esso uno dei tempi centrali del film, rappresentato con toni assai crudi, così come la loro rivolta. Chi non vuole spoiler salti questa parte e passi al paragrafo successivo: alla fine della storia, i protagonisti giungono alla conclusione che l’unico modo per porre fine all’oppressione dei più poveri è, dato il contesto, la scelta radicale di fermare il treno, fidandosi dell’analisi di uno di loro, per cui fuori dal treno l’era glaciale sta terminando e, in effetti, i sopravvissuti scoprono che la teoria riguardo all’inizio della fine dell’era glaciale era valida: usciti all’aperto incontrano un orso bianco che li guarda da lontano.

Giungiamo così alla serie televisiva, specificando che quanto diremo ora è di necessità viziato dal fatto che al momento in cui scriviamo queste righe ci sono state solo due puntate sulle dieci previste. In ogni caso, già solo dall’inizio il tema della lotta di classe sembra addirittura ancora più accentuato che nel film, al punto tale che la serie stessa ha come sottotitolo “Guerra di Classe” – chissà cosa ne avrebbe pensato il nostro Camillo Berneri! Nel film gli eventi che abbiamo sommariamente descritto si svolgevano quindici anni dopo l’apocalisse; la serie TV invece mostra gli eventi in un arco temporale precedente, sette anni dopo la glaciazione. Mentre il film è da action movie qui il taglio decisamente è più crime, in quanto il protagonista è un ex poliziotto, Layton, che viene costretto a tornare al vecchio lavoro da parte dei potenti che vorrebbero fargli seguire una pista dello spaccio di droga e medicinali, i quali potrebbero essere alla base di alcuni omicidi che, per motivi non perfettamente chiari, si vogliono risolvere. Nel far ciò Layton prende vari prende appunti per una futura rivoluzione e, di fronte all’offerta di avanzare di classe/carrozze in questo enorme treno (viene detto esplicitamente che è composto da ben mille ed uno vagoni), dichiara esplicitamente di voler tornare, alla fine del compito impostogli, dai suoi compagni del “fondo”. Di fronte poi all’accusa rivolta ai “fondaschi” di essere degli ingrati nei confronti dei potenti che, mantenendo l’ordine con la loro feroce repressione, garantiscono la loro stessa esistenza, viene ricordato che i pretesi benigni salvatori sono, in realtà, quelli che hanno creato la catastrofe climatica. Dalla visione delle prime due puntate, insomma, sembrerebbe che il tema dominante potrebbe essere la formazione dell’ideologia rivoluzionaria di stampo egualitario che darà vita, otto anni dopo, agli eventi narrati dal film. Si vedrà.

Enrico Voccia

NOTE

[1] Snowpiercer graphic novel, Jacques Lob (poi Benjamin Legrand) e Jean Marc Rochette Edizione Integrale Italiana, Bologna, Cosmo, 2015.

[2] Snowpiercer film, diretto da Bong Joon-ho, 2013.

[3] Snowpiercer serie tv, Netflix, 2020.

[4] V per Vendetta graphic novel (1982-1985), Alan Moore e David Loyd, Edizione Integrale Italiana Milano, De Agostini, 2008.

[5] V per Vendetta film, diretto da James McTeigue, 2005.

[6] In realtà nella graphic novel i treni sono più di uno (nella versione originale del 1984 lo Snowpiercer – anzi, per essere precisi, il Transperceneige – nei sequel del 1999 e 2000 il Wintercracker).

[7] GOLDING, William, Il Signore delle Mosche, Milano, Mondadori, 2016.

[8] https://www.lospaziobianco.it/snowpiercer-fumetto-sopravvissuti-catastrofe-ambientale/