Repressione a ciclo continuo. Mobilitarsi contro le nuove norme securitarie

Mentre il mondo precipita a grandi passi verso la guerra globale, in Italia prosegue a ritmo serrato la produzione di norme repressive funzionali a uno Stato di guerra interno ed esterno.

Decreti sicurezza
Dopo il pesantissimo Decreto “Sicurezza” dell’anno scorso (DL 48/2025) che ha introdotto numerosi nuovi reati – tra cui il “terrorismo della parola” che colpisce semplici reati di opinione, le norme che consentono di punire anche le proteste pacifiche, pene severe per ogni protesta nelle carceri e nei CPR (ormai completamente equiparati) – il 24 febbraio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è quindi diventato immediatamente esecutivo l’ennesimo provvedimento securitario (DL 23/2026).

ZONE ROSSE: Vengono istituzionalizzate le zone (rinnovabili fino a 18 mesi), da cui è previsto l’allontanamento di una lunga serie di soggetti (anche solo denunciati in passato, senza alcuna condanna).
PERQUISIZIONI: di fatto la polizia può perquisire chi vuole, in occasione di manifestazioni o comunque “in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone”.
FERMO PREVENTIVO: “in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico” la polizia può “accompagnare nei propri uffici” e trattenere per 12 ore persone che, a suo arbitrario giudizio, possano apparire pericolose.
ARRESTO IN FLAGRANZA DIFFERITA: viene ulteriormente esteso “in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico”
SANZIONI PER MANIFESTAZIONI: le sanzioni penali vengono sostituite da pesantissime pene pecuniarie irrogate dal prefetto. Per mancato preavviso di una manifestazione si rischia una sanzione da 1000 a 10.000 euro, che salgono a 12.000 se non si rispettano le prescrizioni dell’autorità (es. deviando il percorso di un corteo). Se non si ottempera all’ordine di scioglimento la pena va da 2.000 a 20.000 euro. Per il “turbamento del pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico” la sanzione va da 500 a 3000 euro. Persino per “grida e manifestazioni sediziose” si rischiano da 400 a 2400 euro. Queste norme rischiano di strozzare completamente la libertà di manifestazione.
DIVIETO DI PARTECIPARE A MANIFESTAZIONI IN LUOGO PUBBLICO: il giudice può disporlo a seguito della condanna per un lungo elenco di reati tra cui “violenza o minaccia ad un corpo politico amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti” (in pratica se avete contestato un assessore comunale durante una manifestazione). Il condannato può essere obbligato a recarsi negli uffici di polizia una o più volte durante le manifestazioni a cui gli è proibito partecipare.
“SCUDO PENALE”: poliziotti (ma anche semplici cittadini) che abbiano commesso un reato per legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità ecc. non vengono iscritti nel previsto registro degli indagati ma in un apposito “modulo separato”. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire l’impunità alle forze dell’ordine, rendendo difficile punire atti come l’omicidio di Rogoredo da parte di un poliziotto.
OPERARE SOTTO COPERTURA: la possibilità viene estesa anche agli agenti di polizia penitenziaria. Ricordiamo che in base al precedente Decreto Sicurezza i servizi segreti hanno ottenuto l’autorizzazione non solo a infiltrarsi in organizzazioni “terroristiche” ma persino a fondarle.
MIGRANTI: introdotto l’obbligo per i cittadini stranieri di cooperare alla propria identificazione e semplificate le procedure di respingimento alla frontiera, espulsione e rimpatrio.
Su questo tema il governo ha anche predisposto un vergognoso disegno di legge finalizzato, tra l’altro, a limitare la possibilità del soccorso in mare da parte delle ONG (il cosiddetto “blocco navale”).

DdL “Antisemitismo”
Mentre Israele prosegue indisturbata nel genocidio dei palestinesi e con l’attacco all’Iran e l’invasione del Libano sta destabilizzando l’intero Medio Oriente (sostenuta dagli USA), la principale preoccupazione della classe politica italiana pare quella di coprire le spalle a Netanyahu.
Mentre neppure una parola viene spesa per contrastare il razzismo dilagante nella società italiana (peraltro programmaticamente fomentato dai partiti di governo) il Senato ha approvato il 4 marzo il testo del disegno di legge “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”. Non deve ingannare il fatto che dal testo (di cui abbiamo parlato ampiamente in precedenti numeri di UN) siano scomparse sia la possibilità di proibire preventivamente le manifestazioni a sospetto di “antisemitismo” (proposta Romeo) sia le sanzioni penali aggravate (proposta Gasparri). Anche se apparentemente edulcorata la legge (che ora passa alla Camera) mantiene tutta la sua carica eversiva e apre la porta alla criminalizzazione delle manifestazioni di solidarietà al popolo palestinese.
Il punto nodale sta nell’adozione della “definizione operativa di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA) il 26 maggio 2016, ivi inclusi i relativi indicatori, necessari ai fini dell’applicazione della legge medesima.” (art. 1). Tale definizione equipara abilmente antisionismo e antisemitismo evidenziando come le manifestazioni antisemite “possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica” e, tra gli indicatori, elenca “Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo.” oppure ” Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”.
Su questa base la legge prevede l’elaborazione di una articolata “Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo” affidata a un “Coordinatore nazionale”. Tale “Strategia” deve prevedere interventi “educativi” e “formativi” nelle scuole, tra docenti, magistrati, prefetti e forze dell’ordine e sui mass media, il monitoraggio delle attività “antisemite” attraverso una apposita banca dati,    “apposite misure per contrastare la diffusione del linguaggio d’odio antisemita sulla rete internet” (ovvero norme bavaglio sui social), l’obbligo per scuole e università di attivare misure “per contrastare i fenomeni di antisemitismo”. Le università “possono individuare al loro interno un soggetto preposto alla verifica e al monitoraggio delle azioni per contrastare i fenomeni di antisemitismo” (una figura di censore già tristemente nota in Germania). Insomma, la legge preferisce adottare un approccio “preventivo” (cioè di censura e sistematico lavaggio del cervello) piuttosto che “repressivo” (già ampiamente previsto dalle altre norme varate).
È degno di nota il fatto che il testo sia stato approvato anche da parte dell’”opposizione” parlamentare (renziani, Calenda, parte del PD) mentre il PD si è astenuto.

Riempire le piazze!
Il decreto legge “Sicurezza” deve essere convertito in legge dal Parlamento entro il 24 aprile, la legge “antisemitismo” andrà a breve alla Camera per il varo definitivo. Già le norme nel testo attuale sono devastanti, il rischio concreto è che vengano ulteriormente peggiorate. Solo una vasta e costante mobilitazione di piazza può bloccare la deriva repressiva. Contro lo Stato di guerra e di polizia, per la libertà di tutte e di tutti. Non facciamoci trovare impreparate/i!

Mauro De Agostini

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