La finestra sul regime. Non solo una recensione.

Ombre dal futuro – viaggio nella letteratura distopica

Marco Sommariva – Edizioni Malamente 696 pagine 24 euro

Come scritto nella prefazione di Domenico Gallo: “Le critiche rivolte alle utopie si distinguono in due filoni, quelle che le ritengono impossibili da realizzarsi (per cui sarebbe inutile qualsiasi sforzo dedicato al cambiamento della società) oppure che mascherano in sé o si evolvono, inevitabilmente, in una negazione della libertà (e quindi sono utopie negative, le distopie)”.

Marco Sommariva ci propone una breve analisi di ogni singolo volume della letteratura distopica inanellando 82 opere in una carrellata che parte dal 1676 per arrivare al 2020. Stralci dai testi originali ci guidano nell’appassionante viaggio in cui troviamo alcuni titoli che rappresentano i classici di questo filone letterario miscelati con diverse sorprese. Il risultato finale è un volume di 696 pagine che, se richiede un certo sforzo muscolare per essere maneggiato, risulta di agevole lettura ed ha il pregio di generare un naturale interesse verso le opere originali. La presentazione dei singoli romanzi si sviluppa in ordine cronologico, ma si possono scegliere diversi approcci di lettura. Ad esempio: scegliendo tra gli autori, lasciandosi catturare dalla curiosità ispirata dai titoli, oppure partendo dai capitoli dedicati a testi che abbiamo già letto piuttosto che da quelli di cui non conoscevamo l’esistenza.

In questa rassegna, in cui la scheda di presentazione di ogni libro apre la via agli estratti, titolati in neretto, con cui l’autore sollecita l’attenzione di chi legge, è facile riconoscere delle situazioni molto simili a quelle che incontriamo nella nostra esperienza quotidiana anche se, all’interno delle opere e delle epoche in cui le stesse sono state scritte, rappresentavano delle visioni immaginifiche. L’invito è a continue riflessioni in un susseguirsi di paragoni tra quanto immaginato e scritto nel passato come proiezione di un futuro che, allora, doveva apparire inverosimile ma, in gran parte, è diventato il nostro presente.

Pagina dopo pagina emergono dei tratti ricorrenti: quelli di un potere che nelle sue varie declinazioni controlla, censura, omologa, divide, punisce. Un’entità sovrastrutturale che, di volta in volta, assume la forma di uno stato, si personifica nelle fattezze di un dittatore o si smaterializza insinuandosi nel cervello grazie alle strategie della persuasione occulta, magari supportata dalla distribuzione massiva di qualche sostanza o dalle nuove tecnologie che garantiscono l’efficacia di un più incisivo livello di disciplinamento.

Anch’io, in questa che non vuol essere solo una recensione, riprenderò dei brevi passaggi dai testi estratti dalle opere originali, che troverete nel libro, per collegarli ad alcune tematiche su cui credo sia necessario mantenere viva la riflessione partendo da una visione libertaria.

Se si vuole abbattere una società liberticida intrisa di disuguaglianze, sfruttamento, ignoranza, consumismo, degrado ambientale…. bisogna anche pensarne un’altra…. Chi vuole conservare il privilegio dei pochi deve quindi cercare di controllare anche il pensiero.

 

Ogni palmo dell’esistenza dell’essere umano, dalla culla alla bara, doveva essere una compravendita fra un lato e l’altro di un bancone di bottega… Da “Hard Times” di Charles Dickens (1854).

Il desiderio di credere che qualche individuo sappia veramente quello che dice di sapere e possa così risparmiarci la pena di pensare con la nostra testa, è talmente radicato nel cuore umano, che ben presto fanatici e sedicenti filosofi divennero più potenti che mai, e riuscirono a poco a poco a inculcare nei loro concittadini tutte le assurde teorie sulla vita. Da “Erewhon”di Samuel Butler (1872)

La condizione del popolo dell’abisso era pietosa La scuola comune non esisteva più; viveva come bestie in grandi e squallidi ghetti operai, marciva nella miseria e nella degradazione. Tutte le antiche libertà erano state abolite. A questi schiavi del lavoro era persino negata la scelta del lavoro.

Da “Il Tallone di ferro” di Jack London (1907)

Ci fosse stata solo un’epidemia, la Cina avrebbe potuto affrontarla. Ma da una dozzina di epidemie nessuna creatura era immune. Chi scappava dal vaiolo cadeva davanti alla scarlattina. Chi era immune dalla febbre gialla veniva portato via dal colera; se era immune anche da quello lo toglieva di mezzo la Morte Nera, la peste bubbonica. Perché erano questi batteri, germi, microbi e bacilli, coltivati nei laboratori dell’Occidente, che erano calati sopra la Cina nella pioggia di vetro (l’attacco batteriologico). Da “Guerra alla Cina. L’inaudita invasione” di Jack London (1910)

…..Da ogni fabbrica usciranno Robot dai colori diversi, con capelli diversi, che parleranno lingue diverse. Che saranno estranei gli uni agli altri…. In modo che fino alla tomba, ogni robot odi per l’eternità e con tutte le sue forze i robot di un’altra marca di produzione… e che poi ci provino a infilargli in zucca le idee di organizzazione, di fratellanza…. Da “R.U.R. Rossum’s Universal Robots” di Karel Capek (1921)

Una donna, disse: Che cosa vogliamo realmente? Lo chiedo solo per il piacere di poter fare una domanda in uno Stato dove agli adulti non è permesso porne, tranne che in tribunale. Perché qui fare domande significa dubitare, e il dubbio aperto nasconde in sé, così si dice, il seme della scissione…

Da “Blocchi” di Ferdinand Bordewijk (1931)

La nuova legge contro la mentalità anti-Stato entrava in vigore il giorno stesso ma con l’espressa condizione che tutte le denunce venissero esaurientemente motivate e firmate con nome controllabile… per evitare una marea di denunce irrilevanti che avrebbe comportato un eccesso di spese a carico dello Stato per l’organizzazione giudiziaria e per la produzione di kallocaina (kallocaina = siero della verità). Il mattino dopo sul giornale apparve un articolo intitolato: I PENSIERI POSSONO ESSERE CONDANNATI. Da “Kallocaina” di Karin Boye (1940)

Chi controlla il passato” diceva lo slogan del Partito “controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato”. Alla lunga una società organizzata su basi gerarchiche era possibile soltanto sul fondamento della povertà e dell’ignoranza. Da “1984” di George Orwell (1947)

“Il laboratorio m’informa … che presto sperimenteremo un sistema capace di proiettare la nostra pubblicità direttamente sulla retina dell’occhio”. Ma la grossa novità è questa: ogni campione di Caffeissimo contiene tre milligrammi di un comune alcaloide. Non è una sostanza nociva, beninteso, ma condiziona in maniera permanente all’uso del prodotto chi la ingerisce. Dopo dieci settimane il consumatore diventa nostro per tutta la vita. Da “I mercanti dello spazio” di Frederik Pohl e Cyril M. Kornbluth (1953)

La gente sa tutto e ha finito col non commuoversi di nulla. Registra ciò che succede e se dovesse preoccuparsi di quanto viene a conoscere, non le basterebbe il tempo per altro.

L’effetto principale di tanti rumori e suoni e visioni che accompagnavano la vita quotidiana, era d’impedire ogni pensiero molesto, ogni ricordo del passato e ogni inquietudine dell’avvenire.

Da “Belmoro” di Corrado Alvaro (1957)

L’ignoranza, il militarismo e la procreazione: ecco i tre mali. E il maggiore di tutti è la procreazione. Altri dieci o quindici anni di procreazione incontrollata, e il mondo intero – dalla Cina al Perù, passando per l’Africa e il Medio Oriente – brulicherà, né più né meno di Grandi Capi, tutti dediti alla soppressione della libertà, tutti armati dalla Russia o dall’America o, meglio ancora, da entrambe le nazioni contemporaneamente, tutti intenti ad agitare bandiere e a pretendere il Lebensraum.

Da “L’isola” di Aldous Huxley (1962) (*Lebensraum in tedesco spazio vitale termine che nella Germania nazista indicava la pretesa necessità per il popolo tedesco di una maggior estensione territoriale).

Il capitolo che introduce a ”L’Epidemia” di Peter Wahloo (1968) ci riporta ad un’esperienza vissuta di recente…. non aggiungo altro se non che lì, si legge di come si arrivi ad abbandonare un sistema sanitario pubblico per uno privato.

A fine luglio le violazioni del segreto telefonico erano diventate la regola più che un’eccezione: ogni europeo che componeva un numero si sentiva in piazza… nessuno era più sicuro che il proprio apparecchio, anche a comunicazione interrotta, non continuasse ad origliare…

…E i bambini li calcolano come si fa coi ponti, cellula per cellula, e si possono fare su misura, alti e forti e intelligenti quanto uno vuole, e anche buoni, coraggiosi e giusti. Da “Vizio di forma” di Primo Levi (1971).

La più grande, di gran lunga la più grande industria di questa nostra nuova civiltà industriale e consumistica sia nelle nazioni occidentali sia in quelle orientali […] è quella delle Forze Armate: solo che questa enorme organizzazione consuma l’80% dei capitali e non produce assolutamente niente: noi cittadini delle nazioni industrializzate, viviamo, lavoriamo, soffriamo e moriamo per alimentare questo mostro. E’ fatale la conclusione: questo mostro, presto o tardi, ci distruggerà.

L’irrazionalità, la mostruosa follia del potere fu questa: che invece che preoccuparsi della sovrappopolazione, dell’inquinamento, della mancanza di energia, e invece di affrontare questo problema come unico inscindibile nei suoi due aspetti contraddittori, l’aspetto della nostra civiltà industriale e l’aspetto delle civiltà dei paesi sottosviluppati, ha concepito soltanto la più rozza delle sintesi: ha preparato, ha voluto la Guerra. Da “Lo smeraldo” di Mario Soldati (1974)

Insegnare a leggere è un crimine. La potrei far rinchiudere in prigione per questo. “Perché?” ho chiesto. .. Non fare domande, rilassati. Ma non me ne importava. Volevo sapere perché era un crimine insegnare a leggere a qualcuno. Da “Futuro in trance” di Walter Tewis (1980).

Ciò che faceva un buon consumatore era la noia. La lettura era scoraggiata, le case non erano una gioia a starci…cos’altro potevano fare delle proprie vite se non consumare?

Da “ Gli antimercanti dello Spazio” di Frederik Pohl (1984)

Gli esseri umani… soffrono… del non essere osservati… non essendo osservati si sentono inutili, per questo tutti si osservano a vicenda, si fotografano e si filmano l’un l’altro, per l’angoscia di fronte al non-senso della propria esistenza… Da “L’incarico” di Friedrich Durrenmatt (1986.)

Il prezzo dell’acqua è salito ancora e oggi ho sentito al notiziario che altri venditori ambulanti di acqua son stati uccisi…. secondo papà, ormai l’acqua costa più della benzina, ma, a parte i ricchi e i piromani, la maggior parte della gente ha rinunciato a comprare benzina.

Con le fiumane di gente diretta a nord in cerca di lavoro, i padroni possono permettersi di fare i loro comodi e di pagare quello che vogliono.

Da “La parabola del seminatore” di Octavia E. Butler (1993)

Quella sbandierata svolta modernista lo lasciava totalmente scettico; un’operazione di puro lifting politico per coprire la radicalità della nuova bonifica umana in atto: un controllo sociale diffuso, realizzato con un coinvolgimento mediatico di massa mai raggiunto nel passato. Uomini, donne, e persino bambini, con cellulari o microcamere da ogni parte della città trasmettevano in tempo reale immagini di movimenti e individui sospetti al General Security Center.

Da “Il condominio di Via della Notte” di Maria Attanasio (2013).

Man mano che la cronologia delle opere distopiche si avvicina all’oggi la realtà romanzata e quella reale si confondono in maniera impressionante e preoccupante.

Addirittura, qualcuno potrebbe pensare ai volumi della letteratura distopica come a delle finestre a cui affacciarsi per, attraverso la loro lettura, sviluppare quella ginnastica mentale utile a riconoscere i regimi quando ancora muovono i primi passi.

Più semplicemente, il libro di Marco Sommariva può diventare un’utile guida per selezionare i libri che vorreste leggere in un futuro prossimo… un futuro che appare ricco di ombre rispetto al quale non è bene farsi cogliere impreparati.

Lasciatemi concludere con una battuta.

Ne “Le meraviglie del duemila” di Jules Verne (1907), ci sono anche gli anarchici… sono confinati in una colonia polare perché “laggiù non turbino la pace del mondo …. i governi americani ed europei li provvedono di viveri, a patto che non lascino i ghiacci”.

Occhio!

Marco Tafel

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