Ricordando Tito Pulsinelli

Il primo marzo, all’età di 74 anni, è deceduto Tito Pulsinelli. Assieme ad altri compagni fu incarcerato e processato con false prove per le bombe del 25 aprile ’69 alla Fiera di Milano, quelle che sono state le prove generali  della strategia della tensione culminata con la strage di Stato in Piazza Fontana il 12 dicembre 1969. Dopo 2 anni furono tutti prosciolti. Al processo, infatti, crollò la montatura orchestrata dal commissario Calabresi e, nel frattempo, erano stati smascherati i veri autori degli attentati (i fascisti Freda e Ventura). Su questi ed altri avvenimenti di quel periodo Paolo Morando ha pubblicato nel 2019 un libro fondamentale (“Prima di Piazza Fontana. La prova generale”), così come Clara Mazzanti, coimputata con Tito, autrice di “Venga con noi”, edito da Colibrì. Negli anni ’70-’80 è stato attivo nel più vasto movimento libertario collaborando a diverse iniziative editoriali. Suo, come oggi viene pubblicamente rivelato dal suo amico e compagno Claudio Albertani, è il clamoroso falso testamento di J. P. Sartre (Sartre, “Il mio testamento politico”, Catania, 1978) nel quale il filosofo francese ammetteva di essersi sbagliato su tutto: in realtà il libello ha ripreso una parte di uno scritto di Joseph Déjacque (A bas les chefs). Numerosi sono stati gli apporti e i suggerimenti  di Tito in campo editoriale: dalla fondazione della rivista “Insurrezione” (1977-80) al suggerimento di pubblicare “Grandezza e decadenza dei seguaci dell’amianto” di Michele Duval, agli articoli sul vulcano sociale pubblicati assieme ad Albertani su “Controinformazione”. Alla fine degli anni ’70 lascia l’Italia stabilendosi in Messico e poi in Venezuela da dove è stato corrispondente per vari siti. Suoi scritti sono stati pubblicati su Carmilla, sul primo numero di Anarchismo, su Cambia il Mondo, su Forum Free ed altri, mentre in Venezuela ha curato il sito selva.org pubblicando articoli sul Sud America, sulla condizione dei nativi e sulle lotte popolari. Tito Pulsinelli era nato a Palena, in provincia di Chieti, nel 1948 e si era trasferito a Milano assieme alla famiglia a metà anni Cinquanta. Tre anni fa è tornato a Milano per curare una grave malattia al fegato che purtroppo lo ha stroncato. I vecchi compagni lo ricordano come persona modesta, di grande umanità, sensibilità e intelligenza. L’ultimo saluto a Tito, comunista-anarchico come amava definirsi, è stato dato prima della cremazione, il 3 marzo scorso.

Anteo

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