Donne sulle barricate. Note Bandite – La Comune di Parigi 1

L’otto marzo, giornata internazionale di libertà per corpi e movimenti, si trova molto vicino sul calendario all’inizio della Comune di Parigi, un avvenimento che per un breve frangente di tempo rivoluzionò equilibri politici, professionali e sociali. Tra gli insorti ci furono molte donne, infrangendo così un’ulteriore oppressione e discriminazione.

La Comune parigina nasce il 18 marzo del 1871 nel vuoto lasciato dal crollo del “carrozzone” imperiale di Napoleone III, sconfitto disastrosamente nella guerra con la Prussia bismarckiana iniziata l’anno precedente. La Parigi operaia e rivoluzionaria dovette resistere all’assedio dei prussiani e osteggiare il Governo di Difesa Nazionale emergenziale dei versagliesi (che aveva sede a Versailles). Il popolo viene armato, per sopperire all’esercito, nella Guardia nazionale, il cui Comitato centrale organizzerà gli insorti. La repressione sarà sanguinosissima: dal 21 al 28 maggio 1871 si conteranno oltre ventimila comunardi fucilati, tra cui donne e bambini, nella cosiddetta “settimana di sangue”.

La Comune è rimasta scolpita in numerose canzoni, basti ricordare L’internazionale e Dimmi bel giovane. Tra di esse ve ne sono alcune focalizzate sulla partecipazione femminile all’insurrezione del 1871, un assaggio di tre canzoni per cantare ricordando.

1 ADRIANA MARTINO – LUISE MICHEL
2 FRANCA RAME – CANZONE DELLE DONNE DELLA COMUNE DI PARIGI
3 SKULLD – LES PETROLEUSES

Adriana Martino – Luise Michel
Luise Michel è una figura simbolo della Comune di Parigi e dell’anarchismo in assoluto. Dedita all’insegnamento fin da giovane, una volta nella capitale francese si avvicina al movimento repubblicano socialista di Blanqui e conosce molte figure che saranno tra gli animatori della Comune. Luise, nella città assediata da truppe prussiane e francesi, combatte come tiratrice, esorta a resistere, soccorre feriti e cerca cibo per i bambini, “…immagine dell’altruismo / non più esiste il suo «io» come tale / ma vive in lei il sol eroismo”. Questi sono alcuni versi della canzone a lei dedicata, interpretata da Adriana Martino, una cantante lirica che negli anni ‘70 si dedicò anche al folk e a incidere canzoni politiche. È questo il caso dell’album doppio “Cosa posso io dirti”, edito nella collana “Folk” della Cetra, una vastissima opera di pubblicazioni su canti sociali, popolari e di lotta, tra cui una dedicata ai canti anarchici del Canzoniere Internazionale. In copertina c’è una vignetta di Scalarini – ancora attuale – dove due signorotti discutono guardando una cartina geografica i cui confini degli stati sono disegnati sulla pelle di un uomo scuoiato, e la didascalia recita: “la pelle del proletariato”.

Con la disfatta dell’insurrezione, Luise viene arrestata e condannata alla deportazione a vita in Nuova Caledonia. Durante la traversata diverrà anarchica, conoscendo e confrontandosi con altri deportati. Anche dall’altra parte del mondo stringe amicizia coi canachi, la popolazione locale sottomessa dai francesi. Quando questi si rivolteranno, Luise Michel starà dallo loro parte contro i colonizzatori, mentre alcuni deportati difenderanno invece le truppe francesi. “Il suo cuore è così amabile / vibra di solidarietà / la sola aria che sia respirabile / è l’amore dell’umanità”. Grazie ad un’amnistia potrà tornare in Francia, dove proseguirà l’attività di organizzazione e agitazione nelle file del movimento anarchico. Il suo nome è rimasto impresso tra le genti della Nuova Caledonia come in quelle francesi.

Franca Rame – Canzone delle donne della Comune di Parigi
La Canzone delle donne della Comune di Parigi viene interpretata da Franca Rame nello spettacolo “Parliamo di donne” andato in scena nel 1976 e trasmesso dalla Rai l’anno successivo. Lo spettacolo è scritto assieme al marito Dario Fo, con cui nel 1957 ha fondato la compagnia Fo-Rame. I loro spettacoli avranno molto successo, non solo di pubblico, ma anche per come i loro contenuti sociali e sbeffeggianti incorreranno in censure e ritorsioni. Al tradizionale ambiente dei teatri preferiscono andare in scena in case del popolo o circoli Arci, raggiungendo un pubblico spesso estraneo a certi circuiti. Negli anni ’70 collaborano con il collettivo teatrale La Comune, con cui firmeranno lo spettacolo per Pinelli “Morte accidentale di un anarchico” e altre opere dai titoli inequivocabili, come “Tutti uniti! Tutti insieme! Ma, scusa, quello non è il padrone?” o “Basta con i fascisti”. La teatrante, inoltre, fonda nel 1970 il Soccorso Rosso, a sostegno dei militanti extra-parlamentari colpiti dalla repressione. Franca Rame è stata sequestrata, seviziata e violentata nel ’73 da cinque neofascisti, – si scoprirà molto dopo – su mandato di alti funzionari dei carabinieri. Anni dopo trasformerà tutto quello che ha subito in un monologo intitolato “Lo stupro”.
Il brano dedicato alle comunarde si inserisce in uno spettacolo di vari monologhi legati da temi femministi. Le parigine ebbero un ruolo importante fin dallo scoppio della guerra con la Prussia: mentre molti uomini erano al fronte crearono club e comitati di quartiere. Consapevoli che disuguaglianze e antagonismo tra i sessi fossero una delle basi del potere, le comunarde lottavano per l’uguaglianza dei salari, per il divorzio e per un’educazione laica.  La Comune di Parigi sancirà inediti traguardi per l’emancipazione femminile, per esempio verrà istituita una scuola professionale femminile, nasceranno asili e verrà abolita la distinzione tra figli legittimi e non. Durante i 72 giorni della Comune sorgerà l’“Unione delle donne per la difesa di Parigi”, che contribuì a organizzare la resistenza dell’insurrezione anche con internazionaliste provenienti da altri paesi europei.

Sì, mi piaci te, / mi piace l’amore con te, / ma incinta non voglio restare. / Oh no, quel figlio non saria per te, / ma per il padrone io lo dovrei fare. / Perché me lo possa adoperare, / di fatica intristire, / come in guerra mandare, solo per lui / lo debbo allattare e allevare”. Così inizia la breve canzone introdotta come “un po’ violenta, a qualcuno farà sicuramente raddrizzare i capelli, ma qualcuno ci rifletterà sopra…”. Il componimento poi ripete la prima strofa quasi uguale, ma questa volta la donna vuole crescere il bambino per il padrone: “Di lotta e di rabbia io lo voglio allattare, / di rosso soltanto vestire, / nel vino e bestemmie bagnare, / con canzoni bastarde lo voglio ninnare, / e armato poi contro il padrone / lo voglio mandare”. Nel testo possiamo vedere una metafora nella metafora: il bambino è figlio di una intera classe di straccioni e oppressi che viene identificata proprio dall’unica cosa che ha, i propri figli. Ecco che la Comune segna l’ingresso del proletariato sulla scena della Storia, un bambino che maturando saprà imparare a prendersi e ottenere ciò di cui ha bisogno nei decenni successivi.

Skulld – Les Petroleuses
La band Skulld fonde death metal con accenti black e crust per dare vigore a liriche ispirate a misticismo esoterico, il tutto guarnito da un attivismo punk. I testi in inglese si snodano tra temi femministi, pagani e libertari, attingendo abbondantemente da antichi culti femminili, cercando in antiche civiltà pre-cristiane contenuti e tendenze liberatori e sovversivi. “Troppo metal per il punk, troppo punk per il metal!” usano definirsi. Il loro immaginario metal-esoterico-antipatriarcale è doppiamente importante, dato che l’ambiente metal risulta fin troppo spesso destrorso, machista e xenofobo. In “The portal is open” del 2024 è contenuto Les petroleuses, un brano che si allontana da occultismo e neopaganesimo per raccontare delle comunarde nella Parigi del 1871. Molte di esse combatterono in trincea, alcune anche con la divisa della Guardia nazionale: “Blood on the streets / corpses in piles / dressed up in black / for their sentence to death / mothers and wives / daughters and maids / pour out this oil / fire it all!”. Nello statuto dell’Unione delle donne era previsto, tra l’altro, l’utilizzo delle armi in caso di necessità, attività di rifornimento ai combattenti delle barricate e l’assistenza ai feriti, oltre all’acquisto di petrolio. Da qui molte comunarde verranno definite come petroleuses. Furono più di mille le donne combattenti in quel frangente ripercorso dall’urlato testo degli Skulld: “They’re ready to die / they’re ready to fight / they’re ready to destroy this all / a week of revolt / our hands are now strong / barricades built / fire it all!”. Durante la “settimana di sangue” vennero distrutte dagli incendi diverse sedi di ministeri e altre istituzioni, oltre a numerose abitazioni. In molti ritengono che spesso la figura delle petroleuses sia stata utilizzata dai reazionari per raccontare questi eventi come orditi da donne “pazze” e scellerate. Il petrolio era da mesi ampiamente utilizzato per ogni uso domestico, in sostituzione del carbone, e molti incendi furono causati anche dai cannoneggiamenti versagliesi.

En.Ri-ot

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