È sempre più duro il giro di vite contro il movimento di solidarietà al popolo palestinese.
L’autunno 2025 aveva visto una poderosa protesta popolare contro il genocidio a Gaza, una mobilitazione di massa quale non si vedeva da anni nel nostro paese. L’inverno ha portato con sé una grave ondata repressiva, sfoderando anche tutte le nuove fattispecie di reato introdotte dall’ultimo Decreto Sicurezza. Sgomberi di spazi sociali, denunce a raffica per blocco stradale e ferroviario, fogli di via e DASPO a cui si sono aggiunte anche le sanzioni pecuniarie comminate ai sindacati che avevano indetto lo sciopero generale del 3 ottobre e anche la richiesta del ministro Valditara di “censire” gli studenti palestinesi presenti nei diversi istituti.
Se il tentativo di espellere l’imam di Torino Mohamed Shahin per il momento è stato bloccato, la magistratura sembra sempre più orientata a dar credito alle veline che arrivano dai servizi segreti israeliani, così il militante palestinese Anan Yaeesh è stato condannato a 5 anni e 6 mesi dal tribunale dell’Aquila per atti di resistenza compiuti in Palestina (assolti invece i coimputati Alì e Mansour) e il tribunale del riesame di Genova ha respinto l’istanza di scarcerazione di Mohamed Hannoun e di altri esponenti della comunità palestinese. Documenti militari provenienti da uno Stato sotto processo internazionale per genocidio e che considera terroristica persino l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi vengono considerati credibili per arrestare e condannare rifugiati politici.
La sudditanza dell’Italia nei confronti di Netanyahu è plasticamente rivelata dalle flebili proteste contro l’umiliazione inflitta a due carabinieri in missione diplomatica, bloccati e costretti ad inginocchiarsi da un colono armato.
In precedenti articoli su UN (n. 28 e 29/2025 e 1/2026) avevamo analizzato i diversi disegni di legge presentati in Parlamento col pretesto di combattere l’antisemitismo, ma in realtà con lo scopo di mettere il bavaglio ad ogni critica ad Israele.
Il 27 gennaio, in occasione del “Giorno della Memoria” la maggioranza parlamentare ha deciso infine di adottare come testo base il ddl Romeo, presentato dalla Lega nel gennaio 2024. Oltre ad essere il progetto più vecchio e quello più “semplice” ha il vantaggio di essere condiviso dai renziani (Scalfarotto ne aveva presentato uno identico) e quindi ha la possibilità di apparire come un progetto “bipartisan”.
Il disegno di legge “adotta la definizione operativa di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA) il 26 maggio 2016, ivi inclusi i relativi indicatori” (art. 1). Definizione che, come abbiamo visto nei precedenti articoli, equipara all’antisemitismo ogni forma di critica ad Israele.
Oltre ad attività formative ed educative e all’istituzione di una banca dati sull’antisemitismo il ddl prevede una stretta nell’accesso ai “social” (art. 2 comma b) con relativa rimozione di contenuti “antisemiti”, e la formazione delle forze di polizia “ai fini di una corretta individuazione della natura antisemita di un reato” (art. 2 comma f).
Una formazione che sta già avvenendo, come denunciano alcuni organi di stampa, con corsi in cui si arriva anche a negare la realtà del genocidio a Gaza.
Risulta poi particolarmente grave la possibilità, prevista dal ddl, di proibire manifestazioni “antisemite” “in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge.”(art. 3)
Il fatto che i partiti di governo abbiano concordato un testo base velocizza notevolmente l’iter del provvedimento che probabilmente andrà in aula al Senato ai primi di marzo. Tanto più che le opposizioni parlamentari sono incerte e divise. I renziani plaudono al provvedimento, il piddino Delrio approva facendo convergere il proprio ddl, PD e M5S procedono in ordine sparso presentando proprie proposte.
Tutto questo mentre il governo sta predisponendo nuovi decreti sicurezza: scudo penale alla polizia, norme “anti-maranza”, estensione a dismisura delle “zone rosse” nelle città.
Una torsione securitaria profondamente classista. Da un lato vengono sistematicamente depenalizzati i reati della classe politica, dei grandi evasori, dei colletti bianchi, dei costruttori abusivi, mentre si introducono sempre nuovi reati contro le proteste sociali, i lavoratori, le minoranze emarginate e razzializzate. Un vero e proprio “diritto penale del nemico”.
Mentre le leggi Scelba e Mancino giacciono completamente inapplicate, si crea una pesante divaricazione anche per quanto riguarda il razzismo. Da un lato si incoraggia spudoratamente l’odio nei confronti delle persone immigrate e in particolare di quelle di etnia araba e religione mussulmana, dall’altra si fa dell’antisemitismo un feticcio, l’unica forma di razzismo condannabile.
Si dimenticano del tutto le criminali responsabilità del fascismo italiano nella persecuzione degli ebrei, mentre l’imperativo diventa quello di sostenere sempre e comunque le politica israeliane.
Contro questi disegni occorre tenere la barra dritta nella lotta contro qualsiasi forma di razzismo ed estendere la mobilitazione nelle piazze, consapevoli che solo le proteste popolari (e non le alchimie parlamentari) possono bloccare questa deriva securitaria e repressiva.
Mauro De Agostini