La rivoluzione del Rojava rappresenta uno degli esperimenti più concreti e radicali di trasformazione sociale del nostro tempo. In quei territori, nel pieno della devastazione prodotta da Stati, fondamentalismi religiosi e capitalismo globale, è stata costruita una pratica politica fondata sul confederalismo democratico, sull’autogoverno delle comunità, sulla cooperazione economica, sull’ecologia sociale e sulla convivenza tra popoli diversi. Un progetto che ha tradotto in pratica principi profondamente affini alla tradizione anarchica: l’abbattimento della centralità dello Stato, la costruzione di una società basata su assemblee popolari e strutture federative dal basso, la prospettiva di una terra senza confini imposti e senza autorità gerarchiche.
Elemento centrale e rivoluzionario di questa esperienza è il ruolo delle donne, espresso attraverso la jineoloji, la scienza della liberazione femminile che ha messo in discussione alla radice il patriarcato, i sistemi di dominio e le strutture religiose che per secoli hanno giustificato oppressione e subordinazione. La rivoluzione del Rojava ha dimostrato che non può esistere trasformazione sociale reale senza la liberazione delle donne e senza la distruzione dei dogmi religiosi, in particolare quelli che vengono utilizzati per legittimare controllo sociale, autoritarismo e violenza.
Oggi tutto questo è sotto attacco. Le offensive militari che colpiscono il Rojava non mirano soltanto al controllo territoriale, ma alla distruzione di un modello politico che dimostra, nei fatti, che società fondate su autodeterminazione, mutuo appoggio e libertà collettiva sono possibili.
La nostra partecipazione al corteo di sabato 14 febbraio in piazza Indipendenza – a Roma – dalle ore 14:30, sarà una presenza internazionalista, antiautoritaria e antimilitarista. Non sosteniamo Stati, governi o blocchi geopolitici contrapposti. Sosteniamo le popolazioni che si auto-organizzano e che difendono la propria libertà contro ogni forma di imperialismo, contro ogni esercito e contro ogni ideologia religiosa che pretende di imporre ordine e sottomissione.
Difendere il Rojava significa difendere una rivoluzione che ha dimostrato come sia possibile costruire comunità fondate sulla solidarietà, sulla cooperazione e sulla libertà reale. Significa affermare che la lotta contro lo Stato, contro il patriarcato, contro il capitalismo e contro i fondamentalismi religiosi è una lotta globale che riguarda tutte e tutti noi.
La rivoluzione del Rojava non appartiene solo al popolo curdo: appartiene a chiunque creda nella possibilità di un mondo senza padroni, senza confini e senza autorità: difendere il Rojava significa difendere la rivoluzione sociale!
Gruppo Anarchico Mikhail Bakunin – FAI Roma&Lazio