Alcune osservazioni sul movimento zapatista

In occasione della Gira degli Zapatisti in Europa abbiamo ospitato una delegazione anche al Laboratorio Anarchico PerlaNera di Alessandria.
La possibilità di poter parlare con alcuni esponenti del movimento Zapatista è stata per noi un occasione ghiotta, per capire meglio cos’è realmente quest’importante esperienza sociale.
Queste poche righe non possono ovviamente colmare le lacune che molti compagni hanno su questo tema, vuoi per scarsa conoscenza, vuoi perché per molto tempo le notizie su quel movimento ci giungevano per lo più viziate da informatori di scuole politica ben lontana dalla nostra, che non avevano certo interesse a porre l’accento su alcuni aspetti per noi importantissimi di quell’esperienza, che possono essere un interessante stimolo per approfondire le informazioni.
Questa scarsa informazione all’interno del nostro movimento è indubbiamente un peccato perché se è vero che non possiamo definire il loro modo di gestire la vita sociale come un modo compiutamente anarchico, intendendo col termine anarchico il risultato di canoni e di dettami tipici del concetto classico dell’anarchismo come si è diffuso in particolare in occidente, è altrettanto vero che il loro è un interessante organizzazione sociale che mette in primo piano l’assemblea popolare e la gestione dal basso. Un esperimento di autogestione che, con tutti i limiti del caso, può essere considerato un interessante esperimento pilota, dal quale analizzare i molti risvolti pratici e prenderne spunti.
Esiste un amplia letteratura sull’esperienza Zapatista e penso che a tale proposito sia un bene documentarsi, cito, solo per fare un esempio, l’interessante libro di Orsetta Bellani: Indios senza re. Conversazioni con gli zapatisti su autonomia e resistenza edizioni La Fiaccola, non pensiamo perciò di dire cose nuove o incredibili ma descrivere quello che loro ci hanno detto.
Per quel che ci riguarda da tempo avevamo letto dell’esperienza Zapatista, della loro lotta, del fatto che loro hanno costruito una società dal basso, dove l’assemblea popolare è l’unico percorso di vita sociale, tutte le loro strutture organizzative hanno come perno il momento assembleare, però la lettura dei loro scritti, delle loro lotte, se pure ci intrigavano parecchio, restava ai nostri occhi, una sorta di astrazione, una società che potevamo solo immaginare, per questo, per noi, incontrarli è stata un’occasione di approfondimento unica e interessantissima.
Ospitarli è stato come fare un viaggio nel loro mondo, se pur solo tramite la loro parole.
Questo non è avvenuto solo attraverso gli incontri pubblici annunciati, ma anche tramite i pochi giorni di vita in comune, fare colazione, pranzo e cena con loro, scambiarsi opinioni e sguardi, confrontare con loro le rispettive esperienze è stato senza dubbio indimenticabile.
Negli incontri pubblici i Compas zapatisti, hanno fatto un’interessantissima descrizione degli avvenimenti che hanno dato vita alla società che loro hanno costruito.
La loro lotta non è partita da concezioni ideologiche ben definite , ma da una risposta alle miserabili condizioni di vita dei nativi ridotti quasi alla schiavitù, questo provocò una rivolta popolare che diventò sollevamento popolare nel 1994, la gestione sociale che si diedero dopo, venne poco per volta, con errori, ripensamenti e modifiche fatte negli anni.
Ascoltando tutti i loro interventi ci siamo resi conto che a loro preme più di tutto, ribadire che il loro è un progetto costruttivo, per fare un esempio anche quando la casa del loro Caracoles era stata abbattuta dagli uomini del potere, non hanno risposto in maniera violenta, ma ricostruendola.
La loro forma sociale incarica con un’elezione assembleare una serie di promotori della vita sociale, che gestiscono a rotazione i vari problemi: l’istruzione, la salute, ecc…ecc…. Questi promotori appartengono a entrambi i sessi in parti uguali, ci sono tanti uomini quante sono le donne.
Per essere eletti non bisogna auto proporsi, non si fa propaganda elettorale, la loro elezione è esclusivamente su richiesta dell’assemblea popolare, quando si è eletti non si riceve stipendio e si gestisce a rotazione i propri incarichi.
Essendo loro per lo più contadini e allevatori, non possono sospendere il lavoro dei campi, quando sono impegnati in incarichi diciamo così burocratici altri zapatisti li sostituiscono temporaneamente nel loro lavoro.
Tutte le proposte di gestione della cosa pubblica partono dall’assemblea popolare, questo modo di organizzare la società è chiamato da loro, “ buon governo” in antagonismo col governo dello stato, chiamato “mal governo”.
Questa struttura si occupa solo di mettere in pratica le proposte nate dall’assemblea.
Ci tengo a precisare questo concetto, tutta la gestione sociale parte esclusivamente dall’assemblea popolare, i promotori ( così li chiamano loro) hanno solo l’incarico di organizzare e mettere in pratica le decisioni prese dall’assemblea.
Il fatto che loro chiamano questo modo di gestire la cosa pubblica “ buon governo” non deve trarci in inganno, la parola governo, come la parola democrazia, vanno inserite nel senso che gli danno loro, noi, possiamo tranquillamente sostituirle con autogestione e democrazia diretta.
La loro organizzazione non è settaria, ma è comunque solidale e pratica il mutuo appoggio. Esistono paesi dove tutti sono Zapatisti, paesi dove ci sono Zapatisti e non Zapatisti ed anche paesi dove c’è solo una famiglia Zapatista, la loro organizzazione comunque garantisce la sopravvivenza a tutti gli Zapatisti.
Quando nell’assemblea fatta ad Alessandria alcuni presenti gli hanno domandato i loro rapporti coi partiti di sinistra, hanno risposto con chiarezza che non hanno rapporti con i partiti, loro criticano le logiche di quelli che chiamano partitisti, perché sono servi del “mal governo”! Propongono un’organizzazione più pratica e concreta, l’autogoverno.
Alle domande sul loro rapporto con le religioni hanno chiarito che indipendentemente dal fatto che la loro vita, la loro tradizione, il loro passato e il loro legame con la madre terra, li pone in armonia con l’ambiente, come lo erano le religioni precolombiane, questo non condiziona in senso religioso il loro progetto, che non è legato a nessun credo religioso, ritengono che sia giusto lasciare tutti liberi di credere o di non credere, come preferiscono, non pochi di loro per esempio sono vicini alla teologia della liberazione, tutti comunque sono contrari al fatto che la religione sia discriminante e dogmatica ed entri nella gestione del sociale.
Nel gruppo ospitato da noi al PerlaNera, c’era anche un promotore di salute, che ci ha spiegato il loro metodo di cura che abbina la medicina naturale a quella diciamo così ufficiale, loro non hanno una scuola di medicina , le cose che sanno le hanno apprese dalla loro tradizione di cura con le erbe e gli unguenti naturali e le conoscenze che hanno appreso da medici e infermieri solidali, ciò non deve farci pensare ad una cura non approfondita, hanno laboratori di analisi e ospedali. In Messico la sanità è a pagamento ma nei loro ospedali tutto è gratuito, indipendentemente dal fatto che se si è o meno Zapatisti.
Un altro aspetto interessante della loro società è il fatto che non hanno un apparato detentivo carcerario, senza un apparato repressivo stipendiato, dopo un indagine in genere le “punizioni” consistono in lavori fatti per la comunità o per la famiglia che hanno danneggiato, fermo restante questo principio ovviamente i casi si gestiscono singolarmente e con una certa autonomia luogo per luogo.
Una cosa che ci ha stupiti piacevolmente è stato il constatare che non hanno la presunzione di portando la verità, si ponevano sempre in maniera aperta, pronti al confronto.
Il loro metodo organizzativo, non è il frutto di una teoria ben definita ma della fusione tra le loro tradizioni e la verifica quotidiana sul campo.
Le cose dette sono state veramente tante, tutte interessantissime e hanno animato molti i dibattiti, ovviamente questo basandosi sul loro racconto, sarebbe interessante andare a verificarle sul territorio, comunque sono stati giorni entusiasmanti ed intensi che resteranno per sempre scolpiti nei nostri cuori.

Arte e creatività come comunicazione rivoluzionaria
tra i Zapatisti

Essendo una delle prerogative del PerlaNera il rapporto tra movimento rivoluzionario e arte, uno dei dibattiti che abbiamo organizzato con loro si occupava proprio di questo tema.
Non volevamo limitarci solo ad confrontare le nostre due esperienze di rapporto con l’arte come movimento di comunicazione rivoluzionaria, abbiamo voluto anche provare a fare qualcosa insieme che rimanesse come un ricordo del loro passaggio, così è nata l’idea di fare un quadro collettivo, su un loro disegno, con i loro soggetti simbolici, che insieme abbiamo colorato, divertendoci anche un mondo.
Nel pomeriggio nel dibattito loro ci hanno parlato dei murales, come strumento di propaganda, della loro forma di teatro, dove non ci si limita alla comunicazione teatrale ma si coinvolge nello spettacolo il pubblico, diventando così momento di partecipazione collettiva, rompendo la barriera tra attori e pubblico.
Un discorso a parte va fatto per la musica: qui agli strumenti precolombiani si sono uniti agli strumenti e alle musiche portati dagli europei, ampliando in questo modo la creatività rivoluzionaria.
Anche la danza è sicuramente sensibile alle esperienze europee e statunitensi, ma qui la tradizione popolare è più forte.
Ciò che più di ogni altra cosa, per noi è stato importante, è la loro poesia, il loro linguaggio, che anche nei comunicati politici, non è il solito proclama al quale siamo abituati in Europa, complice anche la loro antica tradizione popolare, diventa vera e propria poesia.
Attenzione stiamo parlando di un’arte che ha uno scopo ben preciso, combattere il capitalismo e il malgoverno che domina il mondo, per propagandare il progetto sociale che si basa su quello che loro chiamano buon governo, che noi potremmo definire autogestione.

Salvatore Corvaio
Alessandria, 25 ottobre 2021

 

 

 

Related posts