“L’Anarchia è la sola filosofia che offre all’uomo la consapevolezza di sé; che sostiene che Dio, lo Stato e la società non esistono, che le loro promesse sono nulle e vuote, visto che possono essere mantenute solo dalla subordinazione dell’uomo. L’Anarchia insegna quindi l’unità della vita; non solo nella natura, ma nell’uomo. Non esiste alcun contrasto tra gli istinti individuali e sociali, non più di quanto esista un conflitto tra il cuore e i polmoni. […] L’individuo è il cuore della società, conservando l’essenza della vita sociale; la società è il polmone che distribuisce l’elemento necessario a mantenere l’essenza vitale (cioè l’individuo) pura e forte.” (Anarchia. Cosa significa veramente, 1911. Corsivo mio).
L’anarchia come insegnante dell’unità della vita: questa formula condensa in estrema sintesi il pensiero, la vita e l’azione di Emma Goldman, attivista, scrittrice e teorica dell’anarchismo nata in Lituania nel 1869 e morta in Canada nel 1940 dopo aver trascorso gran parte della sua vita negli Stati Uniti d’America e aver viaggiato per tutto il mondo portando ovunque idee e pratiche anarchiste.
“Unità della vita” significa osservare e prendere consapevolezza dell’interconnessione profonda e pervasiva tra vite, persone e ambiente (naturale e non), un’interconnessione così viscerale da non permettere mezze misure: per essere liberə davvero dobbiamo essere liberə tuttə, insieme. Non basta quindi l’emancipazione degli oppressi e delle oppresse, il pensiero di Goldman va oltre: la liberazione di tuttə e di ciascunə. La libertà, quindi, come base per la piena realizzazione della Vita intesa come energia vitale, affettività ed espressione di sé (riprendendo il vitalismo di Nietzsche e altrə) e come vita pratica, quotidiana e materiale. A questo proposito, l’anarchia per Goldman è portatrice di una triplice liberazione: “la liberazione della mente umana dal controllo della religione; la liberazione del corpo umano dal controllo della proprietà: la liberazione dalle catene e dalle
restrizioni del governo.” (Ibidem).
In questa visione della vita che oggi definiremmo intersezionale risiede l’originalità del pensiero di Goldman, che tuttavia non dimentica di definire l’anarchia anche in senso più tecnico come “La filosofia di un nuovo ordine sociale basato sulla libertà, senza restrizioni provenienti da leggi emanate dall’uomo; la teoria che tutte le forme di governo sono basate sulla violenza, e sono quindi sbagliate e dannose, oltre che inutili.” (Ibidem).
Volendo approfondire la questione dell’intersezionalità (ante litteram) del pensiero di Goldman, riporto una riflessione di Chiara Bottici, relatrice dell’incontro del ciclo Una filosofa al mese dedicato: Goldman ha vissuto tantissimi anni negli USA, dove il femminismo mainstream coincideva con il movimento suffragista, a sua volta praticamente monopolizzato da donne bianche e borghesi che rivendicavano il diritto di voto. In tale contesto, Goldman rifiuta un femminismo che si traduce solo nell’aspirazione di donne privilegiate per classe e “razza”/etnia a inserirsi tra le fila dei privilegiatissimi uomini bianchi e potenti. Goldman voleva di più: voleva tutto. Bottici ha inoltre approfondito la questione del femminismo americano ricordando che le tribù native americane avevano forme di ginocrazia che si concretizzavano in strutture di organizzazione e auto-organizzazione femminile attraverso le quali le donne potevano esprimersi e agire politicamente. Attraverso la tradizione nativo americana, dunque, l’idea che le donne avessero una sovranità su loro stesse e sulla collettività non è mai venuto completamente meno: questa consapevolezza ha superato anche le atrocità della colonizzazione, sopravvivendo nella coscienza collettiva e divenendo una solita base femminista.
A partire da questo punto Bottici ha elaborato una riflessione sui meccanismi di controllo dei corpi e dei generi come elemento imprescindibile per la costruzione e il mantenimento dello Stato sovrano per come lo conosciamo oggi. Innanzitutto, Bottici osserva che nelle tribù native americane la distinzione tra generi era fluida e mutevole e l’assegnazione di genere veniva fatta spesso in base ai sogni e non – come nella prassi odierna – a una sessualizzazione corporea binaria. Tuttavia – argomenta Bottici – queste modalità di distinzione di genere nell’epoca moderna sarebbero impensabili: a partire dal Seicento, infatti, emerge lo stato sovrano come struttura di potere politico ed economico basata sull’accumulo di capitale e mezzi da parte di un’istituzione che comanda e controlla un territorio più o meno vasto in modo omogeneo e capillare, nel senso di diffuso e pervasivo. È un sistema nato in Europa ed esportato con la colonizzazione – Bottici per gli USA individua l’Ottocento come periodo iniziale di sviluppo dello Stato sovrano in senso stretto.
A questo punto, lo Stato sovrano ha necessità di assegnare rigidamente e inderogabilmente le etichette maschile-femminile e, forse soprattutto, i ruoli di genere uomo-donna per costruire la famiglia (e poi la famiglia nucleare) come istituzione che attraverso il matrimonio e la discendenza cosiddetta legittima garantisca la continuità della proprietà privata, condizione necessaria affinché si conservi lo Stato capitalista. Lo Stato sovrano diventa quindi controllore del sesso e strumento del sesso sovrano (e della classe sovrana), sancendo anche a livello giuridico un assetto patriarcale e sessista. Con la modernità, insomma, lo Stato sovrano diventa accentratore di potere capitalistico, ideologico e patriarcale, un potere pervasivo a cui nessun centimetro della Terra sfugge.
Goldman auspica una società fondata sulla libera associazione degli individui e “sulla collaborazione volontaria di gruppi produttivi, comunità e associazioni riuniti in federazioni fluide che con il tempo svilupperanno un comunismo libero attuato in base alla comunanza di interessi.”
L’anarchia come insegnante dell’unità della vita, si diceva.
Una vita che potrà fluire e fiorire quando anche i desideri e i sentimenti individuali, l’affettività e l’amore che legano le persone e armonizzano la comunità potranno sbocciare e crescere rigogliosi – in modo veramente libero e indisciplinato, nel senso più profondo e rivoluzionario del termine. “Libero amore dunque? Come se l’amore potesse mai essere altro che libero!”.
Ar.Se. – Gruppo Germinal Carrara