Strade digitali alternative

Più aumenta la pressione sociale verso la digitalizzazione di tutti gli aspetti della nostra vita, più è necessario prendere coscienza di quanto sia pericoloso avere un approccio distratto a quello che facciamo quando utilizziamo computer, programmi e reti. Anche una scelta apparentemente banale, come dotarsi di un indirizzo di posta elettronica, comporta delle conseguenze che possono avere dei risvolti inaspettati e poco piacevoli. Se poi queste scelte sono collegate alla nostra attività politica l’attenzione dovrebbe essere ancora maggiore.

Grazie alla enorme pubblicità fatta negli anni dai mass-media tutti conoscono i nomi delle principali multinazionali che forniscono, in apparenza in modo gratuito, servizi e strumenti considerati ormai indispensabili. Di conseguenza, se ci serve un indirizzo e-mail, una lista di discussione o un sito per il nostro gruppo viene quasi naturale rivolgersi ai “soliti noti”. Così come quando vogliamo organizzare una video-conferenza per presentare un libro o fare una delle tante cose possibili usando i computer. Spesso ci si dimentica che scelte del genere si pagano con una moneta invisibile, i nostri dati (e quelli altrui) e le nostre comunicazioni (anche quelle più intime) li regaliamo a chi li userà per il suo profitto. In modo conforme alla legge, in modo illegale, come frequentemente viene scoperto, o in modi che stanno al confine tra i primi due.

Esistono però delle alternative che ci rendono meno dipendenti da logiche commerciali il che, quando si tratta di attività politica, dovrebbe essere indispensabile. Bisogna però tenere sempre presente che all’interno della comunicazione digitale non esiste una totale indipendenza: in un modo o nell’altro tutti siamo costretti a utilizzare servizi o infrastrutture gestiti – direttamente o indirettamente – da aziende e società inserite all’interno della macchina del capitalismo. Nonostante questo limite oggettivo è però possibile trovare trovare soluzioni più compatibili con la nostra etica.

Già prima che venissero fondate le aziende che oggi ingombrano la scena, singoli e gruppi orientati politicamente avevano messo a disposizione dei movimenti sociali strumenti e servizi basati sulle stesse tecnologie usate dal dominio. Nel corso degli anni, gruppi operanti nell’area del cosiddetto “hacktivism” (dall’unione dei termini “hacker” e “activist”) hanno aperto numerosi server dedicati a sostenere chi lotta, allo scopo di dare la possibilità di usare servizi simili a quelli commerciali ma gestiti in modo e con fini completamente diversi. Iniziative piccole e sempre con scarse risorse economiche che sono destinate – se non adeguatamente supportate – a una prematura chiusura, se non addirittura a soccombere ad azioni repressive.

Segnaliamo di seguito, senza alcuna pretesa di completezza, alcune di queste alternative utili per chi fa attività politica oggi. Sebbene la maggior parte delle risorse esistenti forniscano i loro servizi chiedendo sottoscrizioni volontarie ci sono anche alcune che hanno delle strutture simili a quelle di mercato, anche se sono orientate verso altri fini.

Greennet [https://www.greennet.org.uk/] è un buon esempio di questo genere di risorse. Si tratta di un collettivo nato nel 1985 nel Regno Unito che fornisce (a pagamento) una serie di servizi simili a quelli di una qualsiasi azienda commerciale ma lo fa “a sostegno della pace, dell’ambiente e dei diritti umani”. Da notare che, proprio in contrasto con la logica dominante, hanno una pagina nella quale descrivono l’impatto che la loro attività ha a livello ambientale e in che modo cercano di mantenerlo basso.

Un approccio simile ha Pangea [https://pangea.org/], un’associazione catalana che sostiene una rete “etica e solidale”: anche in questo caso vengono forniti a pagamento ai soci servizi di posta elettronica, ospitalità di siti web e altro.

Servizi disponibili a pagamento anche per Koumbit [https://www.koumbit.org/fr] il cui slogan è “per una internet libera e solidale”: una iniziativa che ha base in Canada con una organizzazione del lavoro di tipo autogestito.

Un altro gruppo di risorse, gestite da collettivi politici, chiedono invece il versamento di una quota fissa annua, di solito alquanto bassa, a chi vuole usufruire dei servizi che mettono a disposizione. Tra quelle con una lunga storia va ricordato Nodo50 [https://info.nodo50.org/] gestito da un gruppo spagnolo, presente in rete dal 1994, che è principalmente un sito di informazione che aggrega notizie di movimento ma che fornisce anche servizi web ai propri “abbonati”.

Ci sono poi una serie di progetti, che negli ultimi anni sono andati crescendo e che sono indirizzati a sostenere la creazione di reti di collegamento tra singoli e gruppi impegnati nel sociale fornendo ospitalità e/o programmi dedicati. Tra queste citiamo: Freifunk [https://freifunk.net/en/], Guifi [https://guifi.net/en] e Nadir [https://www.nadir.org/].

Una menzione a parte merita il progetto portato avanti dai francesi di Framasoft [https://framasoft.org/en/] che si autodefinisce una “organizzazione senza scopo di lucro per l’educazione popolare” e, infatti, le risorse che vengono messe gratuitamente a disposizione sono soprattutto programmi collaborativi che funzionano in rete. Strumenti che permettono di condividere testi, fogli di calcolo, questionari, calendari e molto altro. Si tratta di versioni libere e senza i lati “oscuri” che hanno servizi simili forniti dalle grandi aziende.

Di Autistici/Inventati [https://www.autistici.org/] abbiamo già scritto su queste pagine (vedi UN n.9/2021) in occasione del ventennale: qui ricordiamo i servizi disponibili a sottoscrizione volontaria: e-mail, blog (sulla piattaforma https://noblogs.org/), mailing lists e newsletter, siti web (solo “statici”), messaggeria istantanea e chat, videoconferenza e streaming audio-video, servizio di e-mail anonimo.

Il medesimo approccio è quello di Riseup [https://riseup.net/] gestito dal 1999 da un collettivo internazionale con base a Seattle, di chiara impronta libertaria, che fornisce e-mail, mailing list e un servizio di VPN insieme ad altre piccole “utilità” a disposizione anche di chi non è registrato.

Di più recente creazione è Disroot [https://disroot.org/en] un progetto con base in Olanda, gestito da volontari, che ha lo scopo di fornire strumenti aperti, decentralizzati e federati rispettosi della libertà e della riservatezza. La lista dei servizi offerti è ampia, qui segnaliamo tra gli altri: un servizio di Cloud, uno di condivisione temporanea di file protetti da crittografia, la ricerca anonima su diversi “motori” e un server Mumble per la chat vocale. Esiste anche una comoda applicazione per il cellulare che informa in tempo reale sullo stato di funzionamento dei servizi.

Vanno ricordati per finire una serie di server, di solito molto “piccoli”, informaticamente parlando, meno strutturati e complessi, ma che hanno un importante ruolo di resistenza nell’ambito della rete.

Dal server con base in Svizzera di Immerda [https://www.immerda.ch/] che esiste già da molti anni, al più recente Syster Server [https://systerserver.net] riservato alle “sorelle”, da Esiliati [https://www.esiliati.org/] che fornisce sia servizi con registrazione sia liberi, a Systemli [https://www.systemli.org/en/]. Altri se ne possono scoprire seguendo i link presenti su qualcuno dei siti segnalati.

Molti, tra le compagne e i compagni, usano strumenti forniti dalle imprese più note perché non conoscono l’esistenza di alternative, e questo articolo voleva essere un’occasione per presentarle. Altre ed altri ritengono che i servizi messi a disposizione da strutture piccole funzionino meno bene rispetto a quelli commerciali. È vero: un collettivo di poche persone che gestisce un piccolo server non potrà mai competere con aziende che hanno centinaia di migliaia di macchine e di dipendenti; è altrettanto vero, però, che le scelte che facciamo sono politiche, anche se le giustifichiamo come tecniche. Continuare a sostenere direttamente le strutture del dominio anche quando non si è costretti piuttosto che delle alternative non è certo il modo migliore per andare avanti sulla strada della liberazione, anche quando si tratta di una strada digitale.

Pepsy