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Viaggio attraverso utopia

Viaggio attraverso utopia

Oscar Wilde scrisse che “una carta del mondo che non includa l’Utopia non è degna neppure di essere guardata, poiché tralascia l’unico paese dove l’umanità finisce sempre coll’approdare. E quando l’umanità vi approda, si guarda intorno e, scorgendo un paese ancora migliore, scioglie di nuovo le vele. Il progresso è la realizzazione delle utopie”. Settant’anni fa fu pubblicato, postumo, di Maria Luisa Berneri (1918-1949) Journey Through Utopia (Londra, Routledge and Kegan Paul, 1950): Viaggio Attraverso Utopia.[1] Una guida, uno studio il “più esauriente e più acuto di quella terra ideale che io abbia trovato in qualsiasi lingua (…) è un libro che solo un’intelligenza audace e una spirito ardente poteva realizzare (…) e Maria Luisa Berneri è la guida migliore per questo altro mondo (…) Coloro che hanno ancora una sana speranza per il futuro troveranno in questo libro nutrimento per la loro fiducia”.[2]

Il libro presenta una raccolta delle pagine più significative degli utopisti antichi e moderni, l’autrice nell’introduzione e nelle pagine di commento presenta la maggiori utopie letterarie commentandole. “Un contributo alla battaglia ideale che i libertari combattono contro tutte le forme di autoritarismo (…) perché gli anarchici dovessero essere presenti ovunque si combattesse delle battaglie per la libertà seminando per il futuro”.[3] Il libro passa in rassegna i più importanti scritti utopistici a partire da Platone e la sua Repubblica attraverso le utopie letterarie nei secoli, esaminando i testi principali. La conclusione cui giunge Berneri è che la maggior parte delle utopie sono di carattere autoritario ed intollerante. In Platone, Plutarco, Campanella, Tommaso Moro, i più antichi, fino a Cabet, Bellamy e altri del secolo diciannovesimo.

M. L. Berneri trova controversa che l’idea di un filosofo, uno statista, un legislatore si ritiene capace di conoscere meglio degli altri il tipo di convivenza sociale che porterebbe gli uomini alla felicità; il più delle volte lo scrittore vede se stesso in veste di fondatore e capo di repubbliche ideali, dove vi è sempre bisogno di regole cui gli individui dovrebbero sottostare per lasciarsi guidare per mano verso la felicità da chi ne sa più di loro. Quasi tutti gli utopisti finiscono con l’idealizzare delle forme di collettivismo autoritario in cui ogni attività umana è regolata e diretta dall’alto. Sono pochi gli autori di utopie in senso libertario in cui l’ideale è l’assenza dello stato, dei controlli, delle leggi, dei vincoli economici.

M. L. Berneri sostiene che in pochi vorrebbero abitare in stati e comunità come li avrebbero voluti Platone, Campanella, Tomaso Moro, Cabet, ecc. e ritiene che le uniche utopie libertarie sono News from Nowhere (1890) di William Morris[4] che l’autrice toglie da un immeritato oblio. “Morris immagina (…) la vita avvenire come una poetica armonia delle facoltà umane indipendenti, ma completantisi, in cui la libertà di ciascuno trova il suo completo adattamento nella libertà di tutti. Nessun organo di coazione, sia politico, sia legislativo, sia esecutivo, sia giudiziario (…) nessun governo, nessuna legge”.[5] Poi Terra incognita Australis (1676) di Gabriel de Foigny in cui descrive una società in cui mancano del tutto proprietà privata e famiglia, leggi e governo centralizzato, capi o classi che governino, schiavi o privilegiati, in campo sociale si ribella contro il dominio dell’uomo sulla donna, contro qualunque cosa possa limitare la libertà dell’essere umano come la religione.[6]

Donatien Alphonse De Sade in un capitolo de La Philosophie dans le Boudoir (1795) “Forse nessun scrittore del XVIII secolo ha espresso più lucidamente (…) l’impossibilità di conciliare la religione e il codice morale vigente con la libertà. Nella Philosophie egli espose i principi che dovrebbero guidare i cittadini di un libero stato. Mentre molte utopie avevano tentato di far convivere le idee di uguaglianza con la fede cristiana, Sade riteneva che non ci potesse essere uguaglianza finché gli individui non si fossero scrollati di dosso i ceppi della religione”.[7] Questi autori furono ritenuti dai loro contemporanei dei sovversivi, dei ribelli, ma spezzarono una lancia in favore della libertà integrale: “utopia rappresenta il bisogno degli uomini alla felicità (…) e non la concezione autoritaria su cui molte utopie vengono edificate e sono assenti da quelle che tendono al raggiungimento della completa libertà (…) quando l’utopia punta ad una vita ideale senza diventare un progetto, cioè una macchina senza vita applicata alla materia vivente, diventa realmente la realizzazione del progresso”.[8]

Nella disamina delle utopie letterarie M. L. Berneri giunge alla conclusione che “seppure i marxisti si sian sempre vantati di essere scientifici in contrapposizione ai socialisti utopistici, le loro effettive sperimentazioni sociali nella pratica han teso ad assumere la struttura generalmente rigida e persino molti dei caratteri istituzionali delle utopie classiche”.[9]8]99]99g Un libro che “credo sia ancora molto bello e uno dei primi a raccogliere tutt’assieme creazioni di autori diversi su un tema comune”[10] che attende una ristampa.

Carlo Ottone

NOTE

[1] BERNERI, Maria Luisa, Viaggio Attraverso Utopia, traduzione di Andrea Chersi. Carrara, edizione a cura del Movimento Anarchico Italiano ed Archivio Berneri, 1981, pagg. 382.

[2] MUMFORD, Lewis. ultima di copertina dell’edizione italiana. Lewis Mumford nel 1922 scrisse Storia dell’Utopia, un saggio seminale sull’argomento.

[3] TAGLIACOZZO, Enzo, Il Viaggio in Utopia, in Il Mondo, settimanale di politica e letteratura, Roma, anno III, numero 20 del 19 maggio 1951, pagg. 7-8, una lunga recensione del lavoro della Berneri. Per quanto riguarda la stampa anarchica cfr. Volontà, R. H., Journey throught utopia, anno V numero 6-7 aprile 1951; BORGHI, Lamberto, Journery throught utopia, Anno VI, numero 6, maggio 1952; R. G., Viaie através de utopia, Anno XVI, numero 7, luglio 1963.

[4] Prima traduzione in italiano di News from Nowhere con il titolo di La terra promessa: romanzo utopistico a cura di Ernestina D’Errico, editore Max Kantorcwiez, Milano, 1895. La Casa Editrice Sociale, di Giuseppe Monanni e Leda Rafanelli, nel 1922 pubblicò una nuova edizione de La terra promessa con prefazione di Luigi Fabbri.

[5] FABBRI, Luigi, Prefazione a La terra Promessa, op. cit. pag. 7. La prefazione di Fabbri riprende e amplia un suo precedente lavoro “William Morris”, apparso in Il Pensiero anno VII, numero 12, giugno 1909.

[6] DE FOIGNY, Gabriel, La Terra Australe. Napoli, Guida editori, 1978.

[7] BERNERI, Maria Luisa, Op. Cit, pag. 210.

[8] BERNERI, Maria Luisa, Op. Cit, pagg. 20/21 e pag. 27.

[9] WOODCOK, George, Presentazione in ERNERI, Maria Luisa, Op. Cit, pag. 14.

[10] CHERSI, Andrea, traduttore del libro della Berneri, comunicazione con l’autore.

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