Stefano Rossi, Cocis

Era una montagna, non perché fosse particolarmente alto, quanto per la postura, per la fierezza che emanava, i capelli lunghi e neri, sciolti o legati in una coda, che lo facevano apparire proprio come un guerriero apache: forse per questo si era guadagnato il soprannome di Cocis.

Come molti compagni a Carrara veniva dall’ambiente della tifoseria ultras carrarese degli anni ’70-’80 ed il suo essere anarchico era maturato in quell’ambiente dove l’avversione all’ordine e ai suoi tutori, la solidarietà e l’essere compagni assumono dei significati pratici che sono ben difficili da imparare in un qualche circolo di intellettuali o su facebook.

Certo anche la sua dialettica non era tanto adeguata a un circolo di intellettuali ma era ben capace di esprimersi per chi voleva ascoltarlo, era una persona intelligente e spesso riusciva anche a cogliere degli aspetti che ad altri sfuggivano.

Lo avevo conosciuto durante le mie visite a Carrara, poi quando mi ero trasferito avevamo iniziato a frequentarci di più, a conoscerci meglio: alla morte di Alfonso Nicolazzi era stato tra i primi a venire a dare una mano in tipografia e poi tra i pochi a continuare a farlo nel corso degli anni, ogni mercoledì, puntuale alle 8,30 arrivava e iniziava ad attaccare etichette e timbrare buste per la spedizione di Umanità Nova, settimana dopo settimana, anno dopo anno, almeno fintanto che sono rimasto a Carrara, e sono tante spedizioni, sono tante etichette, è tanta militanza, senza contare le iniziative, le feste, i primi maggio, i lavori vari per il movimento ai quali ha sempre partecipato attivamente.

Il primo maggio la corona del monumento a Meschi era lui a portarla, non tanto perché sia la più importante, quanto perché la più distante e quindi più pesante da portare… chiunque sia venuto a Carrara un primo maggio lo ricorderà. Ultimamente frequentava e teneva aperto il circolo Fiaschi. Cocis se ne è andato il 12 maggio per un tumore.

Stefano era un “buono”, non saprei come altro definirlo, sempre pronto ad ascoltare e ad aiutare gli altri, non l’ho mai sentito lamentarsi; anni fa si era ammalato di ulcera perforante e aveva dovuto smettere di bere e cambiare abitudini alimentari; ero andato a trovarlo in ospedale e subito mi aveva rassicurato. Anche l’ultima volta che l’ho visto, ormai qualche mese fa, già aveva fatto un paio di volte avanti e indietro in ospedale e aveva già metastasi ovunque, mi aveva però voluto rassicurare dicendomi che sì, era stato male, ma che stava già meglio e si sarebbe rimesso presto. Purtroppo già sapevo che non sarebbe andata così… Non l’ho mai sentito lamentarsi. Ciao Ste’.

dielle