Coronadroga

Alla fine dello scorso anno, l’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica di Milano, guidato dal famigerato esperto in “spending review” Carlo Cottarelli. pubblicava un rapporto secondo cui in Italia ci sono circa 306mila agenti di polizia, cioè 453 ogni 100mila abitanti, ben oltre la media europea di 355 agenti ogni 100mila abitanti (con una spesa di 22,6 miliardi di euro all’anno, ossia l’1,3% del Pil, molto al di sopra della media europea dello 0,9%). Tanto per intenderci, nel Regno Unito ci sono 211 agenti ogni 100mila abitanti, in Germania 297, in Francia 320, in Spagna 361, mentre in Norvegia appena 159.

Il rapporto dell’Osservatorio, peraltro, prendeva in considerazione solo gli appartenenti a Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Carabinieri, ma non la Guardia Costiera (11.000 uomini) e gli agenti delle varie polizie locali (stimati al ribasso in circa 60mila uomini, non si sa il numero preciso visto che non esiste una anagrafe ufficiale dei componenti delle Polizie municipali degli oltre 8.000 comuni Italiani) che la legge italiana non classifica come “forze dell’ordine”, pur svolgendo a tutti gli effetti compiti di polizia. Mettendo nel conto anche Guardia Costiera e vigili urbani, come fa l’“European sourcebook of crime and criminal justice statistics” redatto dal Consiglio d’Europa, ci sarebbero addirittura 535 agenti ogni 100mila abitanti, un numero che fa dell’Italia il secondo paese al mondo per quantità di sbirri in rapporto alla popolazione dopo la Russia di Putin, che ha 564 poliziotti attivi ogni 100mila abitanti, mentre al terzo posto la Turchia di Erdogan ne ha “appena” 467. Va detto poi che il rapporto del Consiglio d’Europa prende peraltro in considerazione i soldati impiegati nell’Operazione Strade Sicure avviata in Italia nel 2008 dal Governo Berlusconi e prorogata più volte nel corso degli anni da tutti i governi successivi, che alla fine del 2019 schierava circa 9.000 militari dell’Esercito Italiano.

La potenza di fuoco di questo apparato repressivo la stiamo vedendo bene in questi giorni in cui è stata schierata per le strade per controllare il rispetto delle norme di “distanziamento sociale” determinate dall’emergenza Coronavirus. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero degli Interni, dall’11 marzo al 24 aprile, sono state controllate 10.102.522 persone e 3.981.858 attività commerciali, effettuando più di 300mila multe.

Non c’è da stupirsi che nessuno o quasi si scandalizzi di vivere circondato di poliziotti e militari in armi in un paese dove sono costretti ad andare a scuola e poi a tornare a casa, accompagnati dai loro genitori o dai loro nonni, due milioni e mezzo di bambini delle scuole elementari che invece sarebbero perfettamente in grado di andarci da soli a piedi, in bici o in autobus. Più del 90% degli italiani è infatti convinto di vivere (come rivela un recente sondaggio di Demos/Repubblica) in un paese con un alto tasso di “criminalità” in costante aumento. In realtà in Italia, come sanno i lettori di Umanità Nova e di qualche altra pubblicazione sovversiva, a partire dall’inizio degli anni ’90 tutti i tipi di reati sono in netta diminuzione.

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (il rapporto del Ministero degli Interni del 16/8/2019), che si riferiscono al periodo compreso tra il primo agosto 2018 ed il 31 luglio 2019, rispetto all’anno precedente c’era stata una diminuzione del 14% degli omicidi (in tutto 307, meno della metà dei 621 avvenuti nel 1861 quando il Regno d’Italia aveva 26 milioni d’abitanti), del 16% delle rapine e dell’11% dei furti. Non lo sa quasi nessuno anche perché chi l’avrebbe dovuto rivelare al pubblico era l’allora Ministro degli Interni (ancora per qualche giorno) Matteo Salvini che allora era impegnato nella crisi di governo del Papetee con l’intento di farsi dare da lì a poco “pieni poteri” dagli italiani il quale pensava che, sapendo di vivere in un paese così sicuro, forse a qualcuno sarebbe potuta venire un po’ meno voglia di Uomo Forte.

L’anno prima Salvini (che da lì a qualche mese col sostegno dei suoi allora alleati 5 Stelle avrebbe fatto approvare dal Parlamento la nuova legge sulla legittima difesa, detta anche “del legittimo omicidio”) non aveva potuto sottrarsi ma aveva pensato bene di diffondere il rapporto annuale del Ministero degli Interni, che pure indicava una forte diminuzione dei reati, il 15 agosto che nel 2018 non era solo Ferragosto ma anche il giorno dopo il crollo del Ponte Morandi.

I media mainstream italiani, da parte loro, non sono mai susciti dal loro ruolo di venditori di paura. Nel 2016 l’Unodc, l’Ufficio dell’ONU per il controllo e la prevenzione del crimine aveva pubblicato uno studio che indicava l’Italia (con un tasso di O,6 omicidi ogni 100 mila abitanti) come il paese più sicuro dell’Unione Europea (che aveva un tasso di 0,9/100.000) ed uno dei più sicuri al mondo (tra i paesi con più di 10 milioni di abitanti solo il Giappone aveva un tasso più basso di 0,3/100.000). Il rapporto dell’Unodc occupò allora le prime pagine dei principali quotidiani europei ma sui media italiani venne accuratamente censurato o accompagnato da dotte disquisizioni sul pericolo della cosiddetta “microcriminalità”, che nessuno sa bene cos’è ma che funziona benissimo per giustificare le paure dei pecoroni luogocomunisti.

Per avere tanta “microcriminalità”, cioè tanti poveri disgraziati da perseguitare, c’è un grande classico che non tramonta mai: la “guerra alla droga” che dà sempre grandi soddisfazioni a chi è assetato di sofferenze umane. Dai tempi della Legge Craxi-Iervolino in poi, nella Penisola la War On Drugs non s’è mai fermata: c’è stata solo una piccola fase di break seguita alla sentenza della Corte Costituzionale che all’inizio del 2014 aveva abrogato, dopo un’intensa stagione di mobilitazioni antiproibizioniste, la Legge Fini-Giovanardi che equiparava droghe leggere e droghe pesanti. Il primo a rilanciarla è stato il Pci-Pds-Pd Marco Minniti che, diventato Ministro degli Interni col Governo Gentiloni, proprio alla fine del 2016 (l’anno del rapporto Unodc), aveva inaugurato l’incarico con l’Operazione Scuole Sicure, sguinzagliando cani e poliziotti nelle scuole superiori a caccia di pericolosissimi fumatori di spinelli.

Per non esser da meno poi, nel 2018 il suo successore Salvini aveva lanciato prima l’Operazione Spiaggie Sicure (cani e poliziotti sguinzagliati tra gli ombrelloni ed i bagnasciuga) e poi per la stagione invernale l’Operazione Montagne Sicure (sulle piste da sci sempre alla caccia di fumatori di cannabis). Adesso c’abbiamo la Lamorgese (una ex prefetta ed altissima dirigente del Ministero degli Interni che sta al suo nuovo ruolo come un capo di stato maggiore dell’Esercito potrebbe stare al ruolo di ministro della Difesa) che, per non farsi mancare niente, ha subito confermato le politiche di “controllo del territorio per il contrasto allo spaccio”, cioè di rastrellamento, di Salvini. In un paese dove ci sono dai 3 ai 6 milioni di consumatori di sostanze proibite, dar la caccia ai drogati è d’altra parte un sistema facilissimo per dare da lavorare a tantissimi sbirri.

Durante queste settimane di lockdown, in Gran Bretagna uno dei personaggi più popolari è diventato Outlaw (“fuorilegge”) un simpaticone che va in giro mascherato e che in pochi giorni ha consegnato in giro per Manchester gratuitamente 300 pacchi di carta igienica, quattro once di cannabis (poco più di 110 grammi) e centinaia di tubetti di disinfettante per le mani e varie confezioni di acqua a persone positive al Covid 19 costrette in quarantena che lo avevano contattato dopo aver letto sul suo profilo Instagram il suo motto “il fuorilegge ti protegge. Diffondere positività in questo momento oscuro e incerto è necessario”.

In Olanda i coffee shop rimangono aperti per il take away ed anche i Cannabis Club spagnoli continuano a rifornire i loro soci. In Canada ed in Uruguay i dispensari di cannabis non sono mai stati chiusi e lo stesso sta succedendo in Colorado, in California e negli altri Stati USA dove la marijuana “ad uso ricreativo” è stato legalizzata negli ultimi anni. In Italia, invece, con le strade piene di sbirri i fumatori che non vogliono finire nei guai hanno come unica alternative quella di comprare ai distributori automatici o di ordinare via internet la cannabis light che però contiene una quantità di Thc infinitesimale e quindi non ha effetti psicoattivi.

Dato che il coronavirus si diffonde soprattutto nei posti chiusi, è più che evidente che uno dei luoghi più pericolosi in questo momento sono le carceri. Per questo vi sono state scarcerazioni di massa persino in paesi come l’Iran (che ha liberato 70mila detenuti) e la Turchia (che ne ha liberato 90mila), mentre in quasi tutta l’Europa a partire dalla Francia e dalla Germania sono state silenziosamente sospese le operazioni antidroga proprio per evitare nuovi ingressi in prigione. In Italia, invece, anche quella che dovrebbe essere la parte di opinione pubblica più progressista continua ad essere influenzata da squallidi personaggi come Marco Travaglio che ogni giorno ringhia sul Fatto Kuotidiano che “le carceri sono il posto più sicuro”, confermando così di essere il degno delfino del suo mentore di gioventù, lo stupratore fascista Indro Montanelli.

Dopo le rivolte nelle carceri dell’inizio di marzo costate la vita a 14 detenuti (tutti morti per overdose secondo le versioni ufficiali prese per buone dai media di regime senza neanche aspettare i risultati delle autopsie) solo poche centinaia di detenuti sono riuscite ad ottenere gli arresti domiciliari. Le cronache della quarantena continuano intanto a riempirsi degli arresti di piccoli spacciatori (quasi sempre immigrati irregolari che non possono ottenere sussidi e che per mangiare devono continuare a vendere sostanze proibite) e di consumatori “segnalati” alle Prefetture.

Nelle sovraffollate carceri italiane (dove ci sono circa 60mila detenuti per 45mila posti) ci sono almeno 22mila persone che attualmente sono in carcere per il reato di “violazione delle leggi sugli stupefacenti”. Invece, di consumatori “segnalati” (che, oltre ad aver subito sanzioni amministrative molto dure come il ritiro della patente e del passaporto, avranno i loro nomi inseriti per sempre nei database della polizia) ce ne sono stati un milione e duecentomila solo dal 1991 al 2017 e non ci sono dati più recenti disponibili. Sono le cifre di una persecuzione di massa che continua senza vergogna e che non va in quarantena.

robertino