Morti di stato – Cucchi 2

A dieci anni dalla scomparsa, il processo Cucchi si conclude con le condanne degli omicidi. Dieci anni di calunnie, depistaggi e senza verità, in cui la sua famiglia ha dovuto scontrarsi contro un muro che finalmente ha ceduto. Di là della battaglia nelle aule di tribunale, una sfida rimane aperta anche dopo la sentenza, far sì che si ricordi chi era Stefano, come è vissuto e come è morto. La musica in questo si era mossa in anticipo: altri tre brani per mantenere viva la sua memoria.

1 PRIMO & SQUARTA – CANTANO TUTTI

2 LENDERS – 13:12

3 COEZ – COSTOLE ROTTE

1. Primo & Squarta – Cantano Tutti

Primo si affida alle produzioni di dj Squarta per Qui è Selvaggio, la loro terza collaborazione. Rapper e dj sono i due terzi della band capitolina Cor Veleno, band che ha conosciuto largo successo e che ha mantenuto il rispetto della scena underground anche dopo la firma con le major. I contratti con le multinazionali non hanno snaturato il loro suono né la loro “fotta”. In Qui è Selvaggio è presente un brano che denuncia il menefreghismo dell’opinione pubblica riguardo la morte di Cucchi, facendo ricorso al nazional-popolare della canzonetta italica. “Oh, hai fattoo?? / di pigliarmi per il culo con X Factor, / col talento lucidato sopra il piatto / mentre fuori è solo un morto dopo un altro, dopo un altro, dopo un altro”.

Primo è disgustato da come la televisione propina in modo crescente un determinato modo di fare e considerare la musica tramite i talent show, mentre c’è chi di voce non ne ha più. Ehi Ma’, non sai in che cazzo di posto sono finito, / qua per non pensare ai guai cantano ‘sei un mito’, / qua non mi è concesso manco di essere un fallito”. La denuncia del rapper, scomparso prematuramente a soli 39 anni, vuole dare voce a chi è stato azzittito per sempre mentre era tra le braccia dello Stato: “Poi me leggi sul giornale che so’ morto, / proprio quel giornale col suo fare disinvolto, / che insegna come usare una pistola, come caricare un colpo, / canta la Movida in faccia alla Vita che raschia il fondo”.

Negli ultimi anni in TV sono in voga programmi musicali e, se le canzonette sono le sole al centro dell’attenzione quando abusi di potere sono all’ordine del giorno, viene da dire che: “Cantanti brutti, cantano tutti, / be bop a lula l’Italia fa tutti i frutti, / non preoccuparti, cantano tutti, / tranne che Stefano, Stefano Cucchi.” Primo è riuscito a mettere sul quattro quarti la vicenda Cucchi dandole un taglio personale ed anticonvenzionale. Le sevizie, i pestaggi e le irregolarità nelle indagini sono dati per scontati, qui si punta il dito su chi preferisce canticchiare e fischiettare mentre fuori c’è chi muore per mano dei tutori dell’ordine. “Chico non lo so che te sei messo in testa, / ma qui chi lo rinnova muore come Tesla, / bravo, fatti una cantata con tutta l’Orchestra, / e poi diglielo a Stefano e a sua Madre che è festa.” Perché se Stefano è stato ucciso bisogna evitare che muoia una seconda volta venendo dimenticato: “Cantanti brutti, cantano tutti, / be bop a lula l’Italia fa tutti i frutti, / hanno il microfono, cantano tutti, / tranne che Stefano, Stefano Cucchi Cucchi.”

                                                                                                                                                           2. Lenders – 13:12

Da Roma i Lenders spingono un Oi! stradaiolo spiccio e senza fronzoli, ma impeccabile nelle performance live come nelle registrazioni in studio. Una chitarra aggiuntiva alla classica formazione punk-rock gli concede un suono pieno che rende i loro pezzi massici e furiosi. Da che parte stai? è il loro primo album, registrato nell’estate del 2018, che raccoglie anche due cover. La tigre è l’elemento ricorrente nelle grafiche del cd e diventa il loro logo, dato che si ispirano al personaggio di “Holly e Benji” Mark Lenders e al suo celebre “tiro della tigre”. Un arpeggio di chitarra inaugura il brano “13:12” e fa da accompagnamento al roco proclama che anticipa l’agguato sonoro del resto della band. “Per ogni colpo sparato, per le perizie fasulle, ogni indizio insabbiato, ogni morto ammazzato, per chi sbaglia e non paga, per le false promesse e per le vostre tattiche che sono sempre le stesse. A Stefano, Gabriele, Giuseppe e Federico uccisi dall’infamia della violenza in blu”.

La voce tagliente del cantante azzanna verso dopo verso: Ci sono anime strappate dai petti / cacciate fuori a calci dalla violenza in blu / gridano vendetta i tagli ed i lividi / vite spezzate che non scorderai più”. La canzone, come esplicitato in apertura, non è esclusivamente dedicata a Federico ma molti elementi corrispondono a ciò che gli è accaduto. La canzone prosegue agguerrita senza concedersi una sosta: “E allora grido i nomi ad ogni ricorrenza / muovo gli intestini mentre vomito violenza / non è un ritornello fatto per cantare” ed un’improvvisa pausa lascia spazio all’urlo a squarciagola che è monito al ricordo:No non c’è perdono / non voglio dimenticare”. “Lupi pantere manganelli e calci in faccia / e la convinzione che non scapperai più / dalla mia mente nessuno più la scaccia / col cazzo che arretro oggi la paghi tu!”. Nel finale si esplica il significato del titolo del brano, che altro non è che la trasposizione in numeri delle lettere dell’acronimo: “ACAB!”.

3. Coez – Costole Rotte

Coez è un artista che dalla capitale è riuscito a farsi conoscere in tutto il Paese per le sua musica, scalando le classifiche, arrivando ad un doppio disco platino. Nasce e si fa le ossa nella crew hip hop dei Brokenspeakers e parallelamente lavora anche da solista. Dopodiché, quando nello Stivale il rap raggiungeva il suo apice, decide di virare rotta e di orientarsi verso l’universo pop. Una scelta anticonvenzionale che gli ha comunque permesso di creare musica con una propria identità. Egli stesso sostiene di aver mantenuto il coraggio tipico del rap nelle sue nuove canzoni, facendo riferimento anche alla canzone dedicata a Cucchi. Contenuta nell’album Niente che Non Va del 2015, la canzone si presenta come molto semplice musicalmente: Coez canta accompagnato da una chitarra acustica, come si vede nel video del brano. “Costole rotte” segna un vero e proprio ritorno al cantautorato che, a detta dello stesso autore, almeno nei testi, mantiene un filo conduttore con i temi e la rabbia del rap.

Dal 2013 l’artista ha intrapreso una svolta musicale che lo ha accostato all’indie, dedicandosi a raccontare piccoli dettagli del quotidiano, accostandoli in modo inusuale. L’allontanamento dai canoni dell’hip hop gli ha permesso di accentuare il tono malinconico e dedicarsi a tematiche amorose – insomma Coez ha addolcito la pillola dei suoi brani. Ci sono però delle eccezioni e “Costole rotte” è sicuramente una di queste.

Grida un uomo per strada / Venditori di fumo! / Forse ha perso la strada / E non ha una cartina / Vuole fare una bomba / E di certo l’accenderà Gli farà bene, gli farà male / Certo no non esploderà / Eh no, eh no, certo no non esploderà”. La prima strofa fa da preludio alla vicenda che porterà al fermo e poi alla morte di Stefano. Coez gioca col doppio significato della parola “cartina” e poi con quello gergale di “bomba”, che, come dice subito dopo, non allude a una di quelle che scoppiano. Le strofe ripercorrono la vicenda, seguendo sempre uno schema simile che alla fine di ogni tassello narrato ribadisce la contrapposizione tra bene e male, seppur sotto forma di interrogativo. “Esce un uomo in divisa / Forse tornerà presto / Forse quella divisa / Lo divide dal resto / Prenderà la volante / Chissà dove lo porterà / A fare del bene, a fare del male / Ma di certo non volerà / Eh no, eh no, certo no che non volerà”. La strofa conclusiva ci proietta nella disperazione del giovane recluso dopo il pestaggio, abbandonato e inconsapevole di essere lasciato solo a morire. “Mentre cerca gli amici / Mentre cerca i parenti / Non ha più i suoi vestiti / Cerca a terra i suoi denti / Ma la bomba è scoppiata / I pezzi chi li raccoglierà / Se chi dovrebbe pagare non paga / E magari libero volerà / Eh già, eh già, magari libero volerà / Eh già, eh già.” Ogni strofa mantiene un tono più drammatico ed è meno incalzante rispetto al ritornello, dove invece la canzone diventa più trascinante e la soavità del canto si scaglia però con più veemenza.“Costole rotte, bottiglie rotte / Questa notte suonerà / Una sirena della polizia / L’ambulanza tarderà / Come fa caldo in mezzo alle botte / Della centrale di polizia / Qualcuno non dormirà / Qualcun altro andrà via”.

En.Ri-Ot