La democrazia in azione

A partire dai primi anni ‘80 del ventesimo secolo, la democrazia è stata accolta e inneggiata in America Centrale e Meridionale come una liberazione da dittature o regimi militari-familistici-clientelari. Anni di soprusi e di privazioni sono stati – in apparenza -, spazzati via, favorendo delle sperimentazioni di autogestione e di creazione di gruppi antisistemici.

Simili sperimentazioni e creazioni all’interno di territori dominati da strutture di potere sociali ed economiche – vogliose di riprendere vigore dopo le crisi dittatoriali – non potevano essere tollerate a lungo.

Seguendo la logica gattopardesca riassumibile nella celebre espressione“se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, [1] il dominio burocratico e borghese, riciclatosi come “democratico”, per poter continuare a mantenere i propri privilegi – in modo da sfruttare le risorse agricole, minerarie e petrolifere e arricchirsi grazie ai mercati internazionali – ha adottato delle forme di liberalizzazioni e delle misure welfaristiche atte ad aumentare leggermente il benessere di chi veniva sfruttato.

Al tempo stesso, il dominio si è impegnato ad applicare delle repressioni culturali e poliziesche – benedette dalla Chiesa! – contro l’ “eccessiva” difesa dei diritti lavorativi (ovvero se ledono i guadagni milionari delle classi dominanti), gli esperimenti auto-gestionari delle popolazioni native e la volontà di autodeterminazione delle donne e di soggettività non eterosessuali.

Questa tattica da “carota e bastone” si può definire come il perno vitale e principale su cui si basano non solo le “democrazie” sudamericane ma qualsiasi democrazia esistente in questo mondo.

Scriveva Malatesta in “Democrazia e Anarchia”:

Non v’è dubbio che la peggiore delle democrazie è sempre preferibile, non fosse che dal punto di vista educativo, alla migliore delle dittature. Certo la democrazia, il cosiddetto governo di popolo, è una menzogna, ma la menzogna lega sempre un po’ il mentitore e ne limita l’arbitrio ; certo il « popolo sovrano » è un sovrano da commedia, uno schiavo con corona e scettro di cartapesta, ma il credersi libero anche senza esserlo val sempre meglio che il sapersi schiavo ed accettare la schiavitù come cosa giusta ed inevitabile. La democrazia è menzogna, è oppressione, è in realtà oligarchia, cioè governo di pochi a benefizio di una classe privilegiata […].” [2]

Se la critica alla democrazia è abbastanza chiara – tranne per chi ci crede perché o ha dei privilegi da difendere oppure ha timore del vuoto che si viene a creare -, cosa accade quando la democrazia non riesce più a soddisfare i bisogni di chi viene sfruttat*? I più risponderebbero “si andrebbe verso una svolta autoritaria” o “verso il fascismo”. Queste risposte sono degli errori grossolani perché “non si va verso” un qualcosa; semplicemente il regime democratico, per difendere la sua struttura di poteri e privilegi, estende la violenza di sistema che, fino a quel momento, era rivolta principalmente ad una fetta di popolazione considerata inferiore (popolazioni native, donne e soggettività non eterosessuali) e/o buona per essere sfruttata (lavoratori/lavoratrici).

Quello che accade nell’ultimo mese in America Centrale e Meridionale, quindi, non è fascismo, ne è dovuto all’onnipresenza dell’ “imperialismo yankee”: è la democrazia in azione.

Nicaragua. Somoza e Ortega, nemici giurati ma amici della borghesia

Con l’affermazione di Ortega Saavedra e del Frente Sandinista de Liberación Nacional (FSLN) nelle elezioni del Novembre 1984, il Nicaragua ha avviato un processo di ripresa economica [3] dopo i disastri provocati dalla dittatura dei Somoza.

Gli accordi dei governi democratici nicaraguensi con le multinazionali hanno portato ad un aumento delle esportazioni dell’oro e dei prodotti agro-alimentare (carne bovina, caffè, zucchero di canna e arachidi) [4], oltre a concedere permessi di ricerca petrolifera. [5]

Tra tutti questi prodotti, la dirigenza statale e borghese nicaraguense ha un occhio di riguardo allo sfruttamento dell’oro – in quanto il mercato è in forte rialzo [6] -, favorendo o potenziando aziende come Hemco Mineros Nicaragua S. A. (filiale della colombiana Mineros S.A.), B2Gold e Royal Road Minerals (al cui interno vi è la multinazionale Barrick Gold).

Secondo Victor Campos, ingegnere e direttore del Centro Humboldt, le compagnie minerarie presenti in Nicaragua “hanno decretato che il loro punto di pareggio è di circa 700 dollari per oncia d’oro. E poiché i prezzi internazionali dell’oro attualmente ammontano a $ 1300 per oncia troy, se spendono 700 per estrarre un’oncia e la vendono a 1300, hanno profitti del 100%. Tenendo conto del fatto che in Nicaragua vengono prodotte 300 mila once ogni anno, stiamo parlando di profitti molto importanti,” [7] aggiungendo come le compagnie minerarie, in conformità con l’articolo 71 de la Ley n. 387 o “Ley Especial sobre Exploración y Explotación de Minas” del 2001 [8], diano il 3% di royalties per qualsiasi minerale esportato. [7]

Lo sfruttamento aurifero e agro-alimentare sono agevolati dalla Ley n. 344 “Promoción de inversiones extranjeras” del 2000 [9] e dalla Ley n. 540 “Mediación y Arbitraje” [10]; queste leggi permettono alle aziende nicaraguensi e straniere di poter ottenere protezione e perdite irrisorie o comunque contenute.

Per anni i governi democratici nicaraguensi sono riusciti ad ottenere enormi privilegi e guadagni, contenendo le proteste delle popolazioni native e tenendo al laccio, grazie all’onnipresenza della Chiesa Cattolica, le donne e le soggettività non eterosessuali.

A partire dal 2013, l’Instituto Nicaragüense de Seguridad Social (INSS) – ente che gestisce il sistema pensionistico, l’assistenza sociale e i servizi sanitari -, è entrato in un deficit che è aumentato considerevolmente.

Il governo di Ortega Saavedra, per mantenere i buoni rapporti con il Fondo Monetario Internazionale – che in Nicaragua è rappresentato da Fernando Delgado – ed evitare un crollo economico pericoloso per gli investimenti in corso, ha approvato un pacchetto ad hoc di riforme del sistema previdenziale nell’Aprile del 2018.

A quel punto, gli anni di sopportazioni ed umiliazioni subiti sono scoppiati in una rabbia incontenibile. Per la seconda volta nella sua storia democratica [11], il governo ha dimostrato con i morti e i tentativi maldestri e ignobili nel contenere le proteste come la “democratizzazione della società nicaraguense” fosse una favoletta buona per nascondere la candida faccia della dittatura di classe.

Lo slogan di protesta “Ortega y Somoza son la misma cosa!” centra in pieno la funzione della democrazia nel paese centroamericano.

Cile. Pinochet never die.

La “Transición a la democracia” o “Retorno a la democracia” in Cile tra il 1988 e il 1990 [12] ha portato alla creazione dellla “Comisión Nacional de Verdad y Reconciliación” (CNVR) [13] e della “Corporación Nacional de Reparación y Reconciliación”. [14]

Il tentativo della democrazia cilena – nata dalla crisi dittatoriale militare – nel riconciliare il paese con questi due strumenti è stato fatto, principalmente, per preservare i privilegi borghesi e militari. La dimostrazione si è avuta con i primi interrogatori del CNVR agli ufficiali dell’esercito e dei carabineros: questi, con in testa l’allora comandante in capo dell’esercito, Augusto José Ramón Pinochet Ugarte, spiegarono che il loro operato era stato per salvaguardare la pace del Cile [15] e i tentativi di discredito al personale militare poteva avere effetti tragici [16] – e impedendo de facto la riconciliazione nazionale.

Il “compromesso democratico” ottenuto era – e lo è tuttoggi – una beffa non solo per i/le sopravvissut* alla dittatura militare ma anche per le popolazioni native (in particolare mapuche) e per tutti/e i/le lavoratrici.

Gli arricchimenti delle aziende come, per esempio, la Corporación Nacional del Cobre de Chile (CODELCO) -azienda mineraria che si occupa dello sfruttamento di rame e molibdeno -, la

Empresas Copec S.A e l’AntarChile S.A. – due holding di proprietà del Grupo Angelini -, o l’ENEL sono stati possibili grazie a leggi ad hoc come la Ley n. 18.314 “Determina conductas terroristas y fija su penalidad” [17] e il Decreto Ley n. 600 sugli investimenti [18], senza dimenticare il progetto di legge – in fase di discussione – “sobre modernización laboral para la conciliación, familia e inclusión” del Maggio 2019 [19]

Alla luce di tutto questo, le proteste di questi giorni in Cile sono scoppiate non tanto per un aumento del biglietto dei trasporti ma per delle violenze economiche e sociali che i governi democratici hanno sostenuto apertamente nel corso dei decenni.

E difatti la risposta contro questa serie di cose qual è se non la dichiarazione di uno stato di emergenza atto a confermare il potere borghese e militare presente in Cile?

Pinochet in Cile non è mai morto: lo ritroviamo sia nelle facce dei carabineros che stuprano, torturano e uccidono che nei tanti Scrooge McDuck cileni e stranieri!

LaHyena

Note

[1] Tomasi di Lampedusa Giuseppe, “Il Gattopardo”, Milano, Feltrinelli, 2005. La frase è un estratto dal dialogo di Tancredi al Principe di Salina.

[2] Pensiero e Volontà, numero 6, 15 Marzo 1924. L’articolo è riportato nel terzo volume del libro curato dal Movimento Anarchico Italiano, “Errico Malatesta. Pensiero e volontà. Scritti 3 Volume. Pensiero e volontà e ultimi scritti 1924-1932”, Carrara, 1975, pagg. 45-49

[3] Come dimostrato dal Report del Fondo Monetario Internazionale, il Nicaragua ha avuto un incremento del Prodotto Interno Lordo dal 1985 al 2017 (passando da 3.854 miliardi a 13.814 miliardi di dollari).

Link: https://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2019/01/weodata/weorept.aspx?pr.x=61&pr.y=7&sy=1985&ey=2017&scsm=1&ssd=1&sort=country&ds=.&br=1&c=278&s=NGDP_R%2CNGDPD&grp=0&a=

[4] Dati del Centro de Trámites de las Exportaciones (CeTrEX). Link documento https://mega.nz/#!jE5jBSAb!g_ZOUDtaDQA5YaVTo6crPP0_dnGy4dBEu2jewjc8sLY )

Il CeTrEx è un ente creato con il Decreto Presidenziale 30-94 del 28 giugno 1994. Lo scopo del CeTrEx è quello di monitorare le esportazioni e riportare i dati alla Comisión Nacional de Promoción de Exportaciones (CNPE) – composto da figure istituzionali e imprenditoriali.

[5] Come dimostrato dagli accordi tra il Ministerio de Energía y Minas e la Petronic (azienda petrolifera di Stato nicaraguense) con l’americana Noble Energy, la spagnola Repsol, la norvegese Equinor (ex Statoil) e la canadese Union Oil&Gas Group Corp (UOGG).

[6] Link: https://goldprice.org/it/spot-gold.html

[7] Nicaragua“Con el modelo extractivista crecemos, pero, ¿nos desarrollamos? Y con la minería ni crecemos ni nos desarrollamos”.

Link: https://www.envio.org.ni/articulo/5364

[8] Link: http://legislacion.asamblea.gob.ni/Normaweb.nsf/($All)/7327AE61D5AC25B4062570A100581176?OpenDocument

[9] Link: http://legislacion.asamblea.gob.ni/Normaweb.nsf/($All)/A5C6D6F25A6B2C7C06257213005F7EBC?OpenDocument

[10] Link: http://legislacion.asamblea.gob.ni/Normaweb.nsf/($All)/D0489E6135592D16062570A10058541B?OpenDocument

[11] La “prima volta” fu ai tempi della Junta de Gobierno de Reconstrucción Nacional (1979-1985). Il varo di leggi contro lo sciopero e di potenziamento dell’esercito (grazie ai contributi sovietici e cubani) servirono, ufficialmente, per impedire agli Stati Uniti di Reagan e i suoi alleati Contras di abbattere il governo democratico. In realtà questi leggi servirono per dare linfa vitale alla borghesia, anche a costo di passare sulle popolazioni native e sui/sulle lavoratori/lavoratrici.

[12] Il periodo della transizione avvenne tra la sconfitta del “Plebiscito nacional de Chile” del 1988 e l’elezione a presidente di Patricio Aylwin Azócar della coalizione “Concertación de Partidos por la Democracia” (Demócracia Cristiana (DC), Partido Por la Democracia (PPD), Partido Radical Socialdemócrata (PRSD) y Partido Socialista (PS)) del Gennaio 1989.

[13] Istituita con il Decreto n. 355 del 1990, la Comisión Nacional de Verdad y Reconciliación (chiamata anche “Informe Rettig” (dal nome di Raúl Rettig Guissen, giurista ed ex ambasciatore del governo Allende in Brasile)) aveva il compito di documentare le violazioni dei diritti umani avvenuti durante il regime di Pinochet.

Link: https://www.leychile.cl/Navegar?idNorma=12618&idVersion=1992-07-08

[14] Istituita con la Ley n. 19123 del 1992 , la Corporación Nacional de Reparación y Reconciliación aveva il compito di promuovere, eseguire e coordinare le direttive presentate dalla Comisión Nacional de Verdad y Reconciliación.

Link: https://www.usip.org/sites/default/files/file/resources/collections/commissions/Chile90-ReparationLaw_no19.123.pdf

[15] Vedasi la “Declaraciones de Pinochet”, pagg. 2-8.

Link: http://www.archivospublicos.cl/uploads/r/archivo-institucional-universidad-alberto-hurtado/9/2/a/92a02196dd20675342c0ae51f851db54332c568fe836406921a3a27cb4a87b02/86-1-1.pdf

[16] Documento 007062, “Carta del Comandante en Jefe Augusto Pinochet al Presidente Aylwin”, Archivo Corporación Justicia y Democracia

[17] Promulgata nel 1984, venne modificata diverse volte dai governi democratici fino al 2011; con questa legge, i carabineros hanno potuto commettere diverse violenze contro la popolazione nativa mapuche presenti in Araucanía – territorio dove sono presenti giacimenti di oro, ferro, carbone e alluminio – e contro gli/le studenti universitari e delle scuole superiori.

Link: https://www.leychile.cl/Navegar?idNorma=1026712&idVersion=2011-06-21

[18] Promulgata nel 1974 e abrogata nel 2014, permetteva agli investitori stranieri di poter avere libero accesso al mercato cileno. Link: https://www.leychile.cl/Navegar?idNorma=5590

La Ley n. 20848 “establece marco para la inversiòn extranjera en Chile y crea la institucionalidad respectiva” del 2015 sostituisce il DL 600, garantendo agli investitori stranieri di avere libero acceso ai mercati, investire gli utili in imprese terze e la possibilità di ritiro immediato dei capitali qualora si generino dei profitti. Link: https://www.leychile.cl/Navegar?idNorma=1078789

[19] Con questa legge, Sebastián Piñera vuole stabilire una maggiore flessibilità per la giornata lavorativa; in realtà è una misura che porta alla precarietà e all’aumento del carico di lavoro, portando i/le lavoratori/lavoratrici ad accettare pronamente i diktat padronali.

Link: https://www.camara.cl/pley/pley_detalle.aspx?prmID=13157&prmBoletin=12618-13