“L’anarchismo è il viandante”. RICORDANDO CAMILLO BERNERI

QUEL 6 MAGGIO ’37, IN CUI LA BARBARIE UCCISE L’INTELLIGENZA

Sul finire del 1915 a Reggio Emilia, un intellettuale adolescente, sentimentale ed un po’ malaticcio, passava dalla Federazione Giovanile Socialista all’anarchismo. A conquistarlo è la “pacata dialettica” di un tipografo coi baffetti, operaio d’elite, uomo dagli occhi buoni, che 50 anni più tardi, all’età di 75 anni suonati, finirà suicida, amareggiato dai debiti e dalla crudeltà della vita.

Chissà se il tipografo Torquato Gobbi fu subito pienamente consapevole che, in quelle “sere brumose“, sotto i portici di Reggio Emilia, stava dando tanto lustro alla sua carriera di propagandista.
In quel 1915, pur nella drammaticità del momento, nell’anarchismo italiano stavano arrivando a maturazione un insieme di processi virtuosi, che in maniera molto contraddittoria avevano attraversato l’intera età giolittiana.
Il processo di maturazione politica del
movimento anarchico non si interruppe neanche con “la bufera di sangue e di morte” della prima guerra mondiale.
L’anarchismo italiano riuscì, lungo circa un decennio, a sviluppare una capacità di attrazione a ben più ampio spettro che non la mera riproduzione del suo quadro attivo tipico e consolidato.

In quegli anni una nuova leva di militanti, prevalentemente giovani operai, ma in misura minore anche tecnici e intellettuali, si andò affemando accanto alle schiere di veterani.
Camillo Berneri fu una delle più importanti energie intellettuali e militanti, che il movimento anarchico italiano legò a sé in quel periodo di sua grande dinamicità.
Fin dalla sua adesione è sempre stato nel contesto anarchico quello che si dice un “tipo strano”, un “sui generis”, come diceva lui. Il suo profilo intellettuale e la sua forma mentis hanno rappresentato uno dei più interessanti casi di rottura della “tipicità”, nel campo della militanza anarchica italiana dell’epoca.
Lo legò da subito al
movimento anarchico quel livello di compenetrazione tra il politico e l’etico-morale, che solo un movimento volontariamente extra-istituzionale può avere. E poi lo legò quel comune itinerario ideale, che dallo “spirito risorgimentale”, portava al socialismo federalista e libertario di Pisacane, passando dal federalismo radicale di Cattaneo e Ferrari.
Ma nonostante questi legami profondi, la spiccata autonomia culturale dal
movimento fu un tratto connotante la sua intera vicenda politica.

Il giovane Berneri – “focoso puledro proveniente dalla scuderia emiliana
di un altro Camillo, il riformista Prampolini
incrociò ben presto le lame della polemica con una certa tipicità anarchica: con quella tipicità che troppo spesso si affidava alla palingenesi della rivoluzione futura, saltando a piè pari il problema delle “approssimazioni progressive” all’anarchia.
In questo “incrociar di lame”, Berneri non si pose
mai ai margini del movimento, bensì sempre e comunque al centro di esso. Fu negli organismi dell’Unione Anarchica Italiana durante il biennio rosso, fu protagonista di Lotta Umana (testata erede dell’UAI in esilio nel ’27-28), diresse L’Umanità Nova di Puteaux nel ’32, fu il principale animatore del più importante Convegno degli anarchici italiani esiliati in Francia nel 1935, fu il punto di riferimento degli anarchici italiani che combatterono in Spagna durante la rivoluzione del 1936-37.
Lui fu sì coscienza critica dell’anarchismo italiano, ma allo stesso tempo ne fu propulsore politico.

Arrivato al movimento nel gorgo della crescita quantitativa e qualitativa, ha poi consumato la sua esistenza in quelle drammatiche vicende (trionfo del fascismo ed esilio) che hanno scombinato i processi di maturazione dell’anarchismo italiano.
In questo contesto il suo aperto revisionismo ha una miriade di sfaccettature e sfugge a catalogazioni lineari ed univoche. Lineari sono però le attitudini che Camillo portò in dote all’anarchismo del suo tempo: l
o stimolo alla competenza, all’approfondimento delle questioni, al dinamismo ideologico e politico, alla ricchezza culturale, allo “sradicare le idee non pensate“.
Berneri cercò di spostare la riflessione dell’anarchismo, dalla eterna
e paludosa questione dell’organizzazione sì / organinizzazione no / organizzazione quanto, al problema dei problemi, cioè il problema della politica integralmente inteso.

Naturalmente per “politica” qui non si intende l’arte di governare, che oggi viene contrapposta con enfasi allo spauracchio dell’anti-politica; non si intende la politica istituzionale, nell’ambito degli istituti parlamentari centrali o decentrati, che gli anarchici non possono che rifiutare categoricamente, a meno che non decidano di rinunciare a sè stessi.

Si intende piuttosto quella capacità di stare nel gioco delle forze che si muovono nella società; quella capacità di combinare tra loro piani di azione diversi e articolarli, orientandoli verso un fine generale. Si intende la propensione ad incidere sul corso degli eventi storici. Si intende l’attitudine a tradurre le aspirazioni ideali in formule politiche intermedie, che siano allo stesso tempo, coerenti con lo scopo finale, ma anche adeguate alla fase storica specifica. Si intende infine una capacità di stringere alleanze, che permettano di spostare in avanti gli equilibri senza cadere nella subalternità.
In questo quadro va inscritta
anche la vicenda rivoluzionaria spagnola del ’36-’37 dove Camillo trovò la morte per mano delinquenziale dello stalinismo.
In quella vicenda un movimento anarcosindacalista, straordinario per la
sua capacità
, allo stesso tempo, di scontrarsi violentemente con il Potere e di permeare il sociale, di rispondere ai bisogni quotidiani e di costruire il substrato autogestionario di una società comunistalibertaria, si trovò palesemente in difficoltà a gestire il difficilissimo gioco delle forze in campo.
Non si tratta, in quel quadro storico quanto mai difficile, drammatico, complicato e forse già segnato in partenza, di indicare in Berneri colui che aveva capito tutto
.

Ma invece è difficilmente confutabile, che la drammatica questione esistenziale, consumata dall’anarchismo in quel momento così importante della sua storia, abbia strettamente a che fare con le precedenti preoccupazioni berneriane.
Camillo è stato meno solo di quanto si sia a volte scritto e di come lui stesso a tratti si è sentito. Le sue ansie non erano estranee a quella generazione di anarchici, la quale avvertiva in vario modo le questioni che lui poneva.

Se così non fosse stato, non sarebbe stato possibile l’esito “berneriano” del famoso “Convegno d’intesa degli anarchici italiani emigrati in Europa” dell’ottobre del 1935, che rappresenta certamente uno dei punti più alti dell’anarchismo storico in Italia .
E d’altra parte chi cercasse nel pensiero di Camillo Berneri un tutto organico e coerente, in grado di dare l’alfa e l’omega di un possibile neo-anarchismo o post-anarchismo, potrebbe usare centinaia di pagine senza venirne realmente a capo.

La sua opera radicalmente eclettica e talvolta – perché no – contraddittoria, se letta per intero, finisce per non soddisfare nessuno dei tanti e diversi che, in vario modo, lo apprezzano e lo celebrano.

Non si può chiedere a Berneri ciò che Berneri non ha dato o forse (chissà?!), non ha potuto dare, visto che è stato assassinato a pochi giorni dal suo quarantesimo compleanno.
Da quel 6 maggio 1937
, in cui a Barcellona i laidi sicari staliniani spensero la sua intelligenza, sono passati, non “un Mondo”, ma “tanti Mondi”.

Oggi l’anarchismo nel Mondo vive un contesto completamente diverso. Un contesto in cui gli evidenti segni di crisi e di putrescenza del sistema dominante, si accompagnano con l’altrettanto evidente difficoltà anche al solo pensare una alternativa radicale.

Un contesto però, in cui l’anarchismo non solo è sopravvissuto alla catastrofe dei movimenti sovversivi, ma continua a dare, qua e là, inediti segnali di vitalità e dinamismo.

Abbiamo ancora negli occhi le migliaia di giovanissimi anarchici europei affluiti all’incontro internazionale di Saint Imier nel 2012 ed il mare di bandiere anarcosindacaliste della CNT ricomparse in numerose manifestazioni operaie nella Spagna post-zapateriana.

Ci sorregge il cambiamento di immaginario collettivo sulla trasformazione sociale ed un inedito riproporsi di concezioni libertarie nella cultura dei movimenti alternativi contemporanei.

Siamo rincuorati dalla diffusione di gruppi anarchici in realtà storicamente ostiche come i paesi arabi e soprattutto dall’emergere di sperimentazioni “autodemocratiche” e socialisteggianti come quella dei Kurdi di Kobanè.
Questi segnali
sono quanto mai lontani dal dirci che stiamo tornando ad una qualche “estate dell’anarchia”, ma ci dicono però, che dopo tutti questi “Mondi”, siamo ancora quà, con la potenzialità di stare dentro al nostro Tempo, armati di quelle idee che sono ancora in grado di affascinare e conquistare.

In questo contesto la figura di Camillo Berneri, per le sue caratteristiche, ha il pregio intrinseco di stimolare una riflessione complessiva sulla vicenda politica dell’anarchismo in Italia e nel Mondo.
Questo è tanto vero, che a volte ci si dimentica che forse il vero motivo per cui le sue pagine ci piacciono così tanto, è in realtà quel suo felice e singolare scrivere di politica
in stile metaforico, immaginifico e letterario.

<<L’anarchismo è il viandante, che va per le vie della Storia, e lotta con gli uomini quali sono e costruisce con le pietre che gli fornisce la sua epoca.
Egli si sofferma
per adagiarsi all’ombra avvelenata, per dissetarsi alla fontana insidiosa. Egli sa che il destino, che la sua missione è riprendere il cammino, additando alle genti nuove mete. Ma quando il popolo insorto, dai rottami dello Stato fa materiale per costruirsi il libero Comune, e contro la Banca e il Consorzio padronale erge il sindacato, e nella palestra del Consiglio si addestra ad amministrare, l’anarchico comprende che nella storia si agisce sapendo essere popolo per quel tanto che permetta di essere compresi e di agire, additando mete immediate, interpretando reali e generali bisogni, rispondendo a sentimenti vivi e comuni>> (C. Berneri Sovietismo, anarchismo e anarchia”, su L’Adunata dei Refrattari (New York) del 15/10/1932, oggi su “Camillo Berneri. Scritti scelti”, Edizioni Zero in Condotta, Milano, 2013)

Claudio Strambi

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