LA SALUTE NON È UN PRIVILEGIO. Lotte per i consultori a Roma

La lotta in difesa del consultorio di Largo delle Sette Chiese a Roma, nel quartiere di Garbatella, ha inizio nel mese di settembre 2023, quando, su un foglio appeso al cancello di entrata, se ne annunciava l’accorpamento ad un altro. La comunicazione non prevedeva alcuna soluzione per gli appuntamenti previsti (rimasti inevasi) ed era scritta solo in lingua italiana, escludendo così dall’informazione tutte le soggettività parlanti altri idiomi. L’azione di cancellazione di tutti i servizi legati ad ostetricia e ginecologia è avvenuta dunque senza preavviso, causando nei mesi seguenti importanti problematiche e disservizi, poiché i consultori familiari pubblici operano in ambito sociale e sanitario laico, a libero accesso, gratuito: si tratta di spazi deputati alla protezione, prevenzione, promozione della salute, consulenza e cura rivolte alle donne e alle libere soggettività, ai minori, alla maternità single, alle famiglie; ne è previsto per legge uno ogni 20.000 abitanti, privilegiando soluzioni logistiche che tutelino la riservatezza, pertanto per accedere non sono richiesti documenti.

L’ostetricia e la ginecologia per l’accoglienza e l’accompagnamento ad una maternità consapevole, l’IVG (interruzione volontaria di gravidanza), gli screening oncologici, la contraccezione, i percorsi di transizione di genere, il supporto psicologico post partum, il supporto menopausa, la Breast Unit, i centri antiviolenza, l’uso del mifepristone (RU486), lo spazio giovani: questi sono alcuni tra i servizi chiave dei consultori.

Istituiti in Italia nel 1975, in seguito a forti rivendicazioni e a mobilitazioni, i consultori sono stati sempre al centro delle lotte per la loro tutela, ma negli ultimi decenni sono tra i bersagli principali da eliminare, tra i numerosi tagli alle spese sociali perpetrate dai vari governi, con politiche che consentono, allo stesso tempo, di eliminare una spesa sociale e di minare contemporaneamente la libertà delle donne e delle libere soggettività.

Nel 2024, con una delibera rafforzata da un emendamento a norme di attuazione del PNRR, si era consentito ai Pro-life (volontari antiabortisti) di accedere ai consultori pubblici. Una situazione di ulteriore peggioramento, poiché la libertà di scelta di IVG era già penalizzata dalla presenza dei medici obiettori di coscienza, che negli ospedali e nei presidi sanitari pubblici possono negare alle donne il loro intervento per interrompere volontariamente la gravidanza. Ciò avviene nel servizio pubblico, ovvero in quei luoghi che dovrebbero tutelare e dare la possibilità a tutta la cittadinanza di poter scegliere in libertà riguardo al proprio corpo, operare per la salute e il benessere universale.

Altro strumento di attacco ai consultori è stato il depotenziamento del personale sanitario e amministrativo; di conseguenza, la mancanza di operatori è una delle cause principali per la quale si stanno negando dei servizi alla comunità a fronte dell’aumento delle richieste da parte della popolazione. Nell’ultimo censimento del 2019 si contavano oltre duecento consultori familiari pubblici in meno in Italia rispetto al 2007. Al momento il numero delle chiusure è arrivato a circa trecento. Lo scenario che si presenta è composto da sportelli fantasma, dall’assenza di operatori telefonici con la mansione di rispondere negli orari previsti al pubblico, da numeri verdi fittizi per gli appuntamenti e così via.

Le amministrazioni sanitarie locali, interpellate su questa situazione desertificata, rispondono che i consultori non sono chiusi, che i servizi sono funzionanti come scritto sui siti web di pertinenza, usando così la realtà digitale/virtuale per negare l’evidenza dei disservizi nella vita reale. Depotenziare, accorpare, annullare, negare, svuotare: tutto questo forse non è l’equivalente di chiudere, smantellare o interrompere un servizio? Risignificare le parole utilizzate, a mio avviso, ci farà comprendere meglio cosa sta avvenendo e, laddove necessario, trovare delle soluzioni che consentano di migliorare.

La modalità dell’hub-spoke (il mozzo e il raggio della ruota) che si sta applicando alla sanità andrà solo ad aggravare la situazione dei consultori, poiché, oltre ai tagli perpetrati per decenni, si andrà ad avere in generale un’ulteriore aziendalizzazione del sistema sanitario, con un ulteriore risparmio sui costi in nome di una presunta gestione cosiddetta “efficiente”. Efficiente per chi e per cosa? L’efficienza della gestione non riguarderà la qualità e la quantità dei servizi erogati alla persona, ma ancor di più riguarderà il risparmio sulle spese, e di conseguenza un maggiore profitto unicamente per le industrie private del settore, visto che in questo sistema purtroppo non è prevista la redistribuzione equa del profitto ricavato tra tutta la popolazione.

La modalità dell’hub-spoke prevede la centralizzazione dei servizi sanitari specialistici, il che significa maggiori carichi di lavoro per il personale, riduzione al minimo delle risorse e delle attività di gestione. Le conseguenze negative di tali modalità stanno già ricadendo sulla salute pubblica, in particolar modo sulle spalle delle persone e dei nuclei a basso reddito, sull’insufficiente personale sanitario che, a quanto pare, non è destinato minimamente ad essere potenziato.

Va anche detto che la locuzione inglese hub-spoke, derivata da ambiti settoriali attinenti alla gestione di reti di telecomunicazione e di trasporti, soprattutto in ambiti di aeronautica e informatica, sta risultando poco comprensibile alla maggior parte della popolazione. Ma se l’espressione è oscura, molto chiara è invece la sostanza dell’operazione. Con la modalità hub-spoke, ovvero con la mutilazione dei presidi sanitari di prossimità, dei pronto soccorso, dei poliambulatori specialistici attrezzati, assisteremo alla loro sostituzione con generiche Case di Comunità, che andrebbero a inglobare anche la gestione dei consultori familiari pubblici.

Un consultorio ogni 20.000 abitanti, come dovrebbe essere per normativa, significa che, di fatto, nel municipio del consultorio di Largo delle Sette Chiese, che comprende Garbatella, S.Paolo, Tormarancia, Ostiense, tutti quartieri popolosi dove si contano circa 130 mila residenti, di consultori pubblici ce ne dovrebbero essere sei; due erano già “depotenziati” rispetto alle necessità reali, poi nel settembre 2023 la disposizione di chiusura.

Da subito nel quartiere si è alzata la voce, gli abitanti si sono opposti, è stata organizzata una petizione, i muri del quartiere si sono riempiti di manifesti dipinti a mano e il presidio nella piazza adiacente al consultorio di Largo delle Sette Chiese è stato il luogo di incontro dell’assemblea. Qui infatti nei mesi successivi alla chiusura sono stati organizzati numerosi incontri all’aperto e nelle scuole; è stato costituito un collettivo, sono stati allestiti mercatini di scambio, sono state attivate le sottoscrizioni di autofinanziamento e le manifestazioni. Si è dato subito spazio alla comunicazione con i volantini, le megafonate, i flash mob, gli spettacoli teatrali, i dossier, le installazioni, i presidi sotto il Ministero della Salute, le feste di quartiere. La lotta locale si è allargata e si è messa in rete con le altre realtà in altri quartieri della città dove, di volta in volta, l’esistenza dei consultori è stata messa a rischio di depotenziamento e chiusura, fino a partecipare con un proprio striscione alle manifestazioni cittadine e nazionali che ci sono state a Roma contro la violenza sulle donne nei mesi di novembre e marzo del 2023, 2024 e 2025.

Dopo mesi di lotta, incontri e proteste sono arrivati i primi risultati.

L’Assemblea delle donne del Consultorio di Largo delle Sette Chiese riaperto ora si riunisce nei locali del consultorio una volta al mese, ogni terza settimana, ed è stato riattivato lo Spazio Giovani. La lotta ha ottenuto dunque dei risultati, seppur ancora parziali rispetto agli obbiettivi proposti. Gli ambulatori di ostetricia e ginecologia intanto sono stati riattivati due giorni alla settimana, ma sono ancora numerose le tappe da attraversare per ripristinare il consultorio e migliorare ciò che era carente anche prima del settembre 2023.

Nell’ultimo mese non sono mancate le sorprese, così nei locali svuotati due anni fa sono stati insediati alcuni ambulatori insieme al loro centro di prenotazioni: si tratta di ambulatori spostati da un altro quartiere perché gli edifici dove erano stati per decenni sono stati chiusi per una ristrutturazione, con data indefinita di chiusura dei lavori. All’accoglienza del consultorio, in barba alla privacy e a qualunque principio di reale accoglienza, ora è stata messa una scrivania con un vigilante armato incaricato di fornire informazioni.

Ho riportato solo alcuni esempi dei numerosi tentativi di svuotamento di significato e di servizi del consultorio, ma la lotta non si è arrestata ed è continuata fino alla partecipatissima mail bombing del mese scorso: in poche ore circa trecento persone  hanno inviato una lettera di denuncia, intasando le caselle di posta elettronica degli uffici di competenza. E la mobilitazione prosegue. L’Assemblea del consultorio, insieme a molte cittadine e cittadini, ha inviato una lettera di denuncia al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e ai vertici della ASL RM2, per denunciare le gravi carenze che stanno minacciando un servizio essenziale. Nella lettera è stato ribadito e chiarito che il consultorio non è un poliambulatorio, ma un presidio di salute pubblica a partecipazione sociale, laico e gratuito, ed è stato denunciato che la mossa dell’accorpamento si inquadra in un più generale approccio di disinvestimento sul welfare. La coabitazione con gli ambulatori trasferiti infatti non fa altro che aggravare una situazione già precaria e intende chiudere ad ogni prospettiva di potenziamento e valorizzazione di un presidio fondamentale di prevenzione, salute e benessere per la popolazione, ma particolarmente per le donne. Inoltre è stata evidenziata la mancanza di strumenti essenziali come l’ecografo, impedendo così l’interruzione farmacologica di gravidanza con RU486 e l’applicazione dello IUD (spirale); analogamente, la carenza di ostetriche ha spazzato via i corsi pre-parto e gli spazi di supporto all’allattamento, lasciando le donne sole in un momento delicatissimo della loro vita.

Svuotare il consultorio di servizi e di utenti vuol dire renderlo inaccessibile per poi giustificarne la chiusura in maniera definitiva. Non ci riusciranno. Essendo un presidio irrinunciabile per la comunità di Garbatella-San Paolo-Ostiense, la mobilitazione continuerà fino al ripristino di tutti i servizi, fino a renderlo un luogo più accogliente e inclusivo, uno spazio capace di rispondere ai bisogni di ascolto, cura e sostegno delle persone che lo attraversano e lo attraverseranno. Perché la salute è un diritto e non un privilegio.

Norma Santi

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