Dopo l’ultima edizione che ha avuto luogo nel 2023 in Italia, e più precisamente a Massenzatico (RE), tocca ora alla Grecia ospitare il tredicesimo congresso dell’Internazionale di Federazioni Anarchiche (IFA) che si terrà dal 3 al 5 aprile 2026 ad Atene presso la sede della federazione ellenica aderente all’Internazionale, la Organizzazione Politica Anarchica (Αναρχική Πολιτική Οργάνωση – APO).
Da quando l’IFA è stata fondata, nel famoso Congresso di Carrara del 1968, il Congresso è il momento principale di incontro, organizzazione e presa di decisioni dell’Internazionale anarchica. Va dapprima sottolineata l’importanza della sede, perché è la prima volta che questo incontro si tiene in Grecia, decisione che fa seguito a una tendenza che si è evidenziata negli ultimi anni, in cui l’IFA ha registrato un’espansione al di fuori dei Paesi che sono stati tradizionalmente le “culle” delle sue prime attività, nella fattispecie l’area italiana, quella francofona e quella iberica.
Negli ultimi anni, infatti, l’area balcanica è stata tra le regioni che hanno visto alcune delle attività internazionali più vibranti (una tra tutte la Balkan Anarchist Bookfair), mentre l’IFA conta attualmente federazioni fuori dall’Europa, in particolare nell’area latinoamericana, progetti associati quali un forum anarchico transnazionale di lingua curda e vari contatti con realtà extraeuropee, da Cuba al Sudan.
L’ordine del giorno è particolarmente ricco di temi legati alle sfide globali che il nostro movimento deve affrontare in questo difficile periodo, che saranno sviluppati in plenarie e in seminari tematici. Al primo posto ci sarà immancabilmente la guerra. Negli ultimi anni le nostre federazioni sono state particolarmente impegnate a costruire un’opposizione sociale e di classe che facesse propria una risposta antimilitarista intransigente ai tanti conflitti in corso nel mondo: dalle lotte contro il genocidio del popolo palestinese al sostegno agli obiettori e disertori di tutti i conflitti a partire da quello russo-ucraino, alle campagne contro le spese militari, le produzioni di morte e la propaganda militarista sempre più pervasiva.
Una parte della discussione sarà dedicata all’analisi dei vari movimenti di rivolta e opposizione sociale attivi nel mondo e a come favorirne lo sviluppo in senso orizzontale, al di fuori dello stato, sviluppando etiche e pratiche di solidarietà internazionalista e di classe, concetti purtroppo non scontati in tempi di nazionalismi e odi etnici e religiosi, sempre più efficaci nel dividere le classi sfruttate. Uno dei principali problemi che è stato individuato in questo senso, e a cui sarà dedicato uno specifico punto, è la crescita globale dell’estrema destra, che sotto diverse forme continua non solo a minacciare le prospettive di trasformazione sociale, ma anche ad accompagnare svolte reazionarie di vario genere e a vari livelli, ad esempio nella riduzione degli spazi di libertà, compreso quello di manifestare, e nella recrudescenza delle politiche repressive (lungi dall’essere un monopolio della destra, peraltro).
Un altro tema centrale saranno le lotte contro il patriarcato e la violenza di genere, su cui si confronteranno vari approcci e la FAI porterà le posizioni espresse nei nostri ultimi convegni sulla necessità di adottare una prospettiva transfemminista che decostruisca i generi e lavori in maniera inclusiva sulle alleanze tra tuttƏ coloro che subiscono i diversi “assi” del dominio.
Tra le altre tematiche si discuterà di pedagogia libertaria e lotte contro la ristrutturazione privatistica dei sistemi educativi, di saccheggio e distruzione dell’ambiente, di approcci anarchici agli strumenti digitali e di proposte quali l’organizzazione di un meeting anarchico del Mediterraneo, oltre evidentemente alla parte organizzativa.
Quest’ultima ci ricorda come la scommessa dell’internazionalizzazione non sia scontata. Da una parte, l’anarchismo nasce internazionalista e ha una formidabile tradizione in termini di pratiche transnazionali, a partire da quelle generazioni di militanti che per motivi di persecuzione politica o di migrazione economica hanno dovuto spostarsi tra più paesi e continenti, affrontando situazioni caratterizzate da lingue e culture differenti. Queste situazioni migranti hanno permesso la circolazione di idee e pratiche libertarie e solidariste attraverso frontiere materiali e immateriali, nonché un arricchimento del nostro patrimonio ideale attraverso il contatto con altre tradizioni di lotta. È stato il caso ad esempio dell’incontro tra l’anarchismo e i secoli di esperienze di resistenza delle popolazioni indigene e afrodiscendenti della cosiddetta America Latina, un aggettivo quest’ultimo che la critica decoloniale considera improprio visto che identifica solo il lato europeo di un’area che ha avuto una storia molto più ricca e complessa.
Dall’altro lato, vediamo giorno dopo giorno che praticare l’internazionalismo comporta delle sfide. Sfide che sono dovute in primo luogo alle frontiere che il sistema degli stati-nazione ci impone e che non sempre consentono il viaggio e l’incontro, dal momento che nel mondo ci sono passaporti che permettono di andare ovunque e passaporti che non permettono di andare da nessuna parte. Esistono poi barriere linguistiche che implicano uno sforzo di traduzione che non è solo tecnico, ma anche concettuale, perché ci sono termini che possono essere intesi diversamente nel contesto di questo o quel Paese, il che implica da parte di tuttƏ il massimo della disponibilità all’ascolto e alla comprensione dei differenti contesti locali.
Esistono poi i condizionamenti che derivano dal fatto di vivere in un mondo dominato dagli stati-nazione e dalle loro frontiere, che implica lo sforzo di saper pensare un mondo diverso, da prefigurare a partire dalle nostre pratiche. Per cominciare a fare questo, molte delle nostre federazioni sono organizzate secondo un assetto territoriale che non corrisponde a quello dei rispettivi stati, essendo costitutivamente transnazionali, come ad esempio la federazione francofona e la federazione iberica. Per affrontare tutte queste sfide, ancora una volta l’incontro, la conoscenza diretta tra militanti, le reti di socialità e di solidarietà si rivelano indispensabili: è solo praticando l’internazionalismo che le barriere si possono abbattere. Lo faremo ad Atene, ma dobbiamo farlo tutti i giorni.
F.F.