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È cambiato l’anno ma non la musica

È cambiato l’anno ma non la musica

La riproposizione da parte del governo Draghi delle stesse misure di lockdown duro di un anno fa dimostra il totale fallimento della gestione disciplinare dell’emergenza sanitaria messa in atto dalle autorità.
Quella del COVID-19 non è una pandemia, ma una sindemia: la diffusione del virus ed i suoi effetti sono aggravati dal contesto sociale ed economico.
L’esposizione alle malattie non trasmissibili (obesità, diabete, malattie cardio-vascolari e respiratoriecancro) è maggiore nelle zone più inquinate e tra le fasce più povere della popolazione. La mancanza di prevenzione, lo stile di vita e l’alimentazione determinati dal basso reddito, la scarsa assistenza sanitaria dovuta alla privatizzazione e ai tagli, sono i fattori che determinano il peggioramento delle condizioni sanitarie dei più poveri. Hanno parlato di “comorbilità” dimenticando che le malattie che aggravavano le conseguenze del COVID-19 hanno tutte un’origine sociale. In tutte le statistiche elaborate in tutto il mondo relative alle condizioni sociali delle vittime del virus, la presenza prevalente è quella dei poveri, delle persone con un basso tasso d’istruzione, degli appartenenti a minoranze.
In questo anno si è scelto di far finta di niente, mettendo toppe nel momento in cui la situazione tendeva a degenerare, sfruttando la sindemia per aumentare i profitti ed annientare qualsiasi forma di opposizione sociale, utilizzando meschinamente la motivazione sanitaria. Abbiamo così visto lavoratori e studenti esposti quotidianamente al virus essere criticati e caricati dalla polizia per assembramenti di protesta.
L’improvvisazione e la leggerezza con cui vengono prese le decisioni in merito a scuole, università, cinema, musei e teatri, dimostrano ancora una volta che cultura e ricerca non rappresentano una priorità per i governi, se non quando si dimostrano funzionali al profitto, all’industria, all’esercito.
Sono state introdotte “misure di sostegno” sessiste e classiste. A un genitore di una coppia con entrambi lavoratori, è riconosciuto il 50% della retribuzione per l’assistenza ai figli minori di 14 anni in DAD. Questo significa che saranno prevalentemente le donne, che percepiscono in media il 10% in meno dello stipendio degli uomini, ad occuparsene. O perlomeno quelle donne che non hanno pagato la crisi con la disoccupazione (il 70% di chi ha perso il lavoro nel 2020 è donna, sono donne il 96% dei licenziati durante la “seconda ondata” nell’ultimo trimestre dell’anno).
Queste misure di certo non aiutano per nulla coloro che sono costrett* alla precarietà, al lavoro nero e non garantito, alle mille forme di sfruttamento legale inventate indifferentemente da tutti i governi, di destra, di sinistra e “tecnici” che si sono succeduti al potere negli anni.
Si è deciso di consentire nuovamente i licenziamenti per le grandi industrie, favorendo le ristrutturazioni e puntando a dividere ulteriormente i lavoratori. Come sempre la ripresa economica si costruisce sulla pelle degli sfruttati e delle sfruttate.
Ci impongono di restare a casa ma non fermano repressione e sgomberi, come dimostrano le attuali vicende che hanno colpito due realtà della nostra città come l’Ex Lavanderia a Santa Maria della Pietà e la storica occupazione abitativa del Flaminio. Questa politica, che ricorda concettualmente le multe ai senzatetto durante il lockdown di un anno fa, si inserisce nel più ampio processo repressivo che va avanti da anni e che si accanisce contro le realtà di solidarietà ed opposizione sociale.
Si è scelto di continuare a foraggiare la sanità privata che già prendeva 40 miliardi di euro l’anno prima della pandemia ma, del resto, la spesa sanitaria è la maggior voce dei bilanci regionali ed è normale che i potentati locali spartiscano le risorse con i signori della salute. Questo modello si è dimostrato inefficace e dannoso, nell’ultimo anno, proprio nella regione con il maggior finanziamento pubblico ai privati: la Lombardia. I padiglioni per le terapie intensive sono stati costruiti in posti improbabili, senza personale sanitario e stanno rimanendo deserti ma, poiché sono stati dati in gestione alla sanità privata, cessata la pandemia, diventeranno cliniche private.
Sono stati regalati dalla Commissione Europea 2,75 miliardi di euro all’industria farmaceutica per finanziare la ricerca sul vaccino in cambio di nulla. Si sono sottoscritti contratti di fornitura senza alcuna garanzia che venissero rispettati e senza alcuna responsabilità per le case farmaceutiche. Si sono lasciati i brevetti dei vaccini, realizzati con i soldi pubblici, di proprietà esclusiva delle case farmaceutiche. I brevetti per i medicinali sono un bene comune e non devono produrre profitti. Invece è proprio quello che sta avvenendo: Pfizer ha, fino ad adesso, realizzato profitti per 15 miliardi di euro dal vaccino ed ha indicato in bilancio un utile netto del 25/30%. AstraZeneca ha fatto utili minori (3.2 miliardi) solo perché, con trial medici assolutamente inadeguati, è partita in ritardo nella fornitura dei vaccini. Persino Sanofi, che non ha realizzato il vaccino ed ha comunque un contratto con l’UE per l’acquisto di 400 milioni di dosi, ha realizzato un utile netto di 7.5 miliardi di euro ed ha deciso di tagliare 1.680 posti di lavoro “per risparmiare”.  Il mercato mondiale dei vaccini anticovid, per il solo 2021, è stimato superiore ai 51 miliardi di dollari.
Questi finanziamenti europei non hanno garantito neanche la disponibilità dei vaccini nei paesi dell’Unione. Ad oggi i vaccini sono disponibili solo per gli stati che hanno una potenza militare di rilievo ed un ruolo imperialista globale o regionale (USA, Gran Bretagna, Cina, Russia, Israele ed EAU). L’eurocrazia è riuscita anche ad annichilire la potenza militare e nucleare francese!
Dell’eurocrazia il massimo esponente italiano è Mario Draghi, Presidente del Consiglio.
L’uomo della provvidenza, universalmente stimato, temuto e riverito, ha deciso di appaltare la presentazione dei progetti del recovery plan a società private, come la McKinsey. È facile prevedere che l’utilizzo dei 196 miliardi attesi sarà a beneficio di poche società, sempre le solite, che punteranno a diventare sempre più ricche sulle spalle dell’impoverimento complessivo di tutt* noi.
Lo stesso governo, ricordiamolo, appoggiato da tutti i partiti tranne la Meloni che si pone come inutile opposizione ma solo per fini elettorali, continua come i precedenti a sostenere il settore militare a discapito degli altri settori della società, anche durante la sindemia. A fronte di decennali tagli su servizi pubblici e sanità, gli unici finanziamenti di stato ad essere in costante crescita (e sottolineamo: anche nel 2020 e nel 2021) sono quelli militari. Cosa si poteva pretendere da chi taglia posti letto e finanzia l’esercito se non una gestione disciplinare e securitaria della pandemia? Come se ciò non bastasse, arrivano puntuali l’affidamento del piano vaccini al generale Figliuolo e la nomina di Cingolani (uomo di Leonardo ex Finmeccanica) a ministro alla transizione ecologica.
Da un anno denunciamo criticità e contraddizioni, da un anno a questa parte nulla è cambiato nel “migliore dei mondi possibili”. Dopo un anno ci volete ancora chiudere in casa, per mettere un’altra toppa, per evitare che nessuno vi disturbi mentre aumentate i vostri profitti e, nel frattempo, promettete il ritorno alla normalità. Abbiamo finalmente capito la vostra idea di “convivenza con il virus”, un’idea che non ha nulla a che fare con la vita. I politici ed i tecnici spendono in continuazione parole come “purtroppo”, parole che sembrano constatare una realtà triste ed inevitabile. Parole che dovrebbe togliersi dalla bocca chi ha posto le premesse dell’attuale strage, contribuendo al disastro ambientale, all’impoverimento dei poveri ed all’arricchimento dei ricchi, allo smantellamento della sanità pubblica, alla mercificazione della salute e della socialità.
Noi non vogliamo il ritorno alla “normalità” perché è proprio la vostra normalità che ci ha portato in questa situazione. Una normalità ingiusta, logorante ed assassina. Noi lottiamo per costruire un mondo libero e diverso in cui non sia il profitto a decidere chi vive e chi muore durante una sindemia.
Gruppo Anarchico “Bakunin” – FAI Roma e Lazio

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