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In memoria di Claudia

La notte tra il 28 ed il 29 Gennaio ci ha lasciato Claudia Acciarino, compagna ed amica romana. Non è semplice mettere per iscritto queste parole, soprattutto prendendo in considerazione l’età relativamente giovane della persona della quale andiamo a parlare (36 anni). Il dispiacere viene anche pensando alle dinamiche della sua scomparsa, definire le quali “tragiche” è dir poco. Oltre agli impegni di militanza e progetti legati alla musica, lei amava tantissimo la montagna – luogo che, pochi giorni fa, ha deciso di portarla via con sé.

Il tempo speso tra noi è sempre stato pieno di vitalità, iniziative e voglia di fare. La consapevolezza di ciò che fece in passato l’ha accompagnata nel presente. L’eco della sua morte si è avuta in tutta Italia: parole di riconoscenza, di dispiacere, di cordoglio hanno riempito i profili e le pagine dei social per giorni e giorni, sia da un lato di persone che le erano amiche strette sia, dall’altro, di elementi che la conoscevano come personaggio-chiave di una determinata sottocultura musicale.

Anche se era estremamente attaccata al suo luogo di nascita, Roma, Claudia ha portato il suo impegno fuori dalla sua piccola comunità e le parole di cui sopra ne sono la prova. Una commemorazione ha avuto luogo nel quartiere romano Pigneto, zona della città nella quale Claudia ha contribuito ad allestire numerose iniziative di ogni tipo, connotate da una determinata direzione politica. D’altronde sarebbe stato impossibile immaginarsi altro: il quartiere è situato in Roma est, parte della capitale radicalmente ancorata a un determinato underground musicale.

Legata all’ambiente DIY del punk hardcore, i progetti di Claudia erano inquadrati in uno sfondo essenzialmente politico. Limitare però la sua figura a una scena musicale in particolare sarebbe come farle un torto, in quanto era una personalità poliedrica sotto ogni aspetto. Testimoni di ciò sono i suoi copiosi progetti musicali: xCARACOx (Grindcore), Cassandra (Power Electronics), GODOG (Experimental Post hardcore) e ADDIO (emo/post hardcore). Concerti, distro, etichette musicali e letterarie e iniziative politiche erano il suo pane quotidiano.

Anarchica convinta e antifascista radicale, distribuiva nel suo negozio, chiamato “Inferno Store”, Umanità Nova e numerose uscite editoriali legate all’ambiente politico a noi vicino. Ricordo ancora il grande entusiasmo con il quale mi rispose quando le proposi di mettere in negozio il giornale, suggerimento che poi, di volta in volta, si evolvette in una vera e propria abitudine. Il suo operato nella capitale può essere articolato attraverso un discorso dialettico che prenda in considerazione due fucine culturali per la scena romana (e italiana): il “Circolo Dal Verme” e “Inferno Store”. Da non escludere, chiaramente, sono le numerose serate organizzate in squat e posti occupati romani e nazionali. Citando Claudia “non ci si sottrae alla catastrofe”, ma almeno la si combatte sul sentiero della cultura e della politica attraverso ogni mezzo necessario.[1]

Circolo Dal Verme

Situato nel quartiere Pigneto, il Circolo Culturale Dal Verme prendeva nome dalla via nella quale si collocava, al civico 8. Per oltre sette anni è stato simbolo e portavoce delle più eterogenee espressioni musicali: nonostante i pochi anni di attività, continua a essere, oggigiorno, un polo culturale di riferimento – seppur nello spirito della scena che esso rappresentava. Nel Maggio del 2016 la Questura di Roma mise in atto dei procedimenti che portarono alla chiusura del circolo, criminalizzando e censurando de facto i gestori e i frequentatori.[2] In un’intervista rilasciata a Vice, Claudia bollò l’atto come un piano del Comune e della Questura nello sgomberare gli spazi sia occupati a scopo abitativo sia quelli di aggregazione sociale.[3]

Ricordo che questo fu uno shock per chiunque prendesse parte alle serate organizzate presso il circolo. Vennero lanciate accuse di ogni tipo: dai continui schiamazzi a “luogo di malaffare”; accuse infondate e strumentalizzate a scopi repressivi. Queste azioni volute dall’amministrazione comunale servirono per mettere fine alle esperienze di consistente valore culturale, sociale e politico, favorendo un processo di gentrificazione o turistificazione del quartiere – considerato “degradato e luogo di spacciatori” dalla stampa mainstream e dai benpensanti.

All’interno del Dal Verme vi erano festival culturali, musicali, politici, incontri e dibattiti. Si rivelò essere, nel corso degli anni, un luogo nel quale era possibile il confronto mettendo in atto il processo creativo sotto numerose forme di arte e sottoculture. La direzione artistica da parte di Claudia portò alla luce interessanti iniziative come, per esempio, il “Thalassa Festival – Italian Occult Psychedelia Festival” o il “Roma La Drona – Festival di Drone, Noise e Sperimentazioni”. Mentre il primo ebbe il pregio di dare risalto alla nascente scena musicale denominata “Italian Occult Psychedelia”[4] – che osteggiava l’indie rock manieristico e commerciale – il secondo ebbe la capacità di far da vetrina alla piccola e creativa scena Noise e sperimentale nostrana – con evidente riferimento ironico ai manifesti propagandistici della Lega Nord. Insomma, tutto ciò fu lo sforzo di dare adeguato spazio a scene culturali e alternative rivolgendole verso una tipologia adeguata di pubblico. Tale esperimento portato avanti dal circolo, alla fine, ebbe vita breve.

Inferno Store

Claudia, dopo la sconfitta del Dal Verme non si diede per vinta. Il primo movente delle sue azioni fu sempre l’iniziativa culturale: infatti, mossa da tali impulsi, riuscì a rilevare lo storico negozio “Hellnation” – gestito da Robertò,[5] personaggio storico dell’ambiente punk italiano – trasformandolo in quello che oggi è “Inferno Store”. Il locale è in Via Nomentana 113, una zona di Roma dove i gruppi neofascisti e di destra fanno numerosi proseliti.

Coadiuvata dall’amica e compagna Martina Ronca, Claudia tentò nuovamente di mettere in piedi un posto che non fosse solamente un luogo dove si applicavano solamente le effimere logiche di commercio ma, anche, uno spazio di aggregazione culturale e di idee in contrasto a quelle autoritarie e fasciste – come dimostrato dai numerosi dischi, libri, magliette, disegni, riviste e giornali. Numerosi gli eventi allestiti il fine settimana con l’intento di creare un polo di fervore artistico e politico. L’ultima idea in cantiere presso “Inferno Store” è l’allestimento di uno spazio per l’associazione culturale “WOODo”, il cui scopo è fornire un nuovo spazio per la promozione di attività sociali e culturali ed è sostenuto tramite crowdfunding.[6]

La natura poliedrica ed eterogenea di “Inferno Store” rispecchia quello che era Claudia. L’ultimo status su facebook di “Inferno Store” infatti riporta: “Chi ha avuto la fortuna di incontrare Claudia, anche solo per la durata di un concerto in uno squat o nel suo amatissimo DalVerme Circolo, sa bene che non bastano cento di noi per farne una. Ma è necessario provarci, a costruire, portare avanti, metterci in gioco, sporcarci le mani. Anche solo per ritrovare una scintilla di Claudia, della sua energia incontenibile, e tenerla accesa”.

Non dobbiamo ricordare Claudia per come ci ha lasciato ma, piuttosto, per quello che ci ha lasciato: dei progetti ed un luogo come “Inferno Store” da preservare e sostenere. Ciao Clà… Lo spirito continua…

Lorenzetto

NOTE

[1] http://www.drogamagazine.com/2021/02/01/peana-per-claudia/. Si tratta della webzine per la quale scriveva, la quale ha deciso di pubblicare un tributo in onore della sua memoria.

[2] Link: https://www.vice.com/it/article/nege9b/chiusura-dalverme-arci-roma

[3] Di seguito un’intervista a Claudia stessa sulla chiusura del Circolo Dal Verme: https://www.vice.com/it/article/65g4y3/cosa-sta-succedendo-al-circolo-dal-verme-di-roma

[4] Ampio approfondimento sul mensile Blow Up #164 #191 riguardo al genere musicale: “(…) Una situazione che constatammo essere poco addomesticabile dalle effimere liturgie dell’indie rock di maniera che imperversavano e che ancora imperversano in tutta la penisola. Ne venne fuori il ritratto di una scena – anzi, meglio, di una nebulosa – formata da personaggi e gruppi dalle più svariate provenienze geografiche e dalle più eterogenee inclinazioni sonore, a cui faceva da collante un approccio comune. Tale approccio si concretizzava in una serie di musiche che condividevano, pur in forma diversa, il gusto per una psichedelia cupa([…)”, in Blow Up #191 – Antonio Ciarletta)

[5] Da anni nei circuiti del punk, Roberto Gagliardi è stato sempre un punto di riferimento con le sue iniziative e concerti nel territorio romano e non. Robertò può vantare oltre venti anni di attività con la sua etichetta: la Hellnation Records.

[6] Link: https://www.produzionidalbasso.com/project/raccolta-fondi-per-lapertura-dello-spazio-associativo-e-sociale-woodoo-nei-locali-di-inferno-store-roma/