Ostriche e petrolio. La Spezia: ampliamento dell’oleodotto

Anche se si parla tanto di Green economy, il motore di questo maledetto sistema economico è sempre lui: il petrolio, l’oro nero. Per accaparrarsi le riserve petrolifere gli Stati mostrano i muscoli e questi muscoli vanno oliati, come i culturisti, ma in questo caso con il petrolio, perché l’apparato bellico, pur avendo investito soldi nelle nuove tecnologie, ha necessità assoluta di petrolio e in gran quantità. Nell’articolo pubblicato sul n.2/2026 di Umanità Nova dal titolo “Clima di guerra”, si è ben argomentato l’impatto ambientale enorme provocato dall’apparato bellico sia in tempo di pace, sia, in maniera esponenziale, con guerre in corso.

Pensare globale e agire locale: facciamo nostra questa frase per passare da un’analisi sia complessiva sia pure parziale, semplice e modesta ad un agire, monitorare, denunciare quello che avviene nei nostri territori, che troppo spesso vengono usati, stuprati, sottratti per interessi che non riguardano sicuramente le popolazioni che vi vivono. Ne sanno qualcosa gli abitanti di Coltano, di San Piero, di Niscemi, di Pordenone, di La Spezia, e potremmo ahinoi citare ancora molte altre località vittime di queste brutali occupazioni imposte.

Domenica 18 gennaio a Marola (piccolo paese di La Spezia sul mare, ma privato proprio del mare stesso dalla Marina Militare) sì è tenuta, nei locali della storica Società di Mutuo Soccorso, un’assemblea convocata dell’Associazione Murati Vivi, per parlare della base militare e del progetto imminente del suo ampliamento per la necessità di adeguamenti allo scopo di rientrare negli standard Nato: tra questi interventi è compreso l’ampliamento del molo che fornisce carburante alle basi aeree di tutto il nord est Italia. Eccolo il petrolio ritornare, per poi sparire in novecento chilometri di tubazioni e attraversare sei regioni, diciassette province e centotrentasei comuni, partendo da La Spezia per raggiungere le basi di Aviano, Ghedi, Rivolto e Cervia. Inaugurato nel 1960, l’oleodotto non ha mai smesso di pompare, ininterrottamente, fino a un massimo di un milione e seicento mila litri al giorno, record raggiunto durante la guerra in Kosovo. L’intera struttura è sotto il controllo e la gestione del Comando rete POL dell’aeronautica militare con sede a Parma. La sua gestione prevede un costo di circa quattordici milioni di euro l’anno.

La pipeline inizia il suo percorso nel porto ligure, come già detto, attraversa il territorio spezzino nel quale sono presenti due stazioni di stoccaggio (Pianazze 2250 tonnellate di capacità, Vezzano Ligure addirittura 40100). Le richieste di predisporre un piano di sicurezza avanzate nel tempo dalla cittadinanza incalzando i sindaci dei Comuni nello spezzino sono cadute nel dimenticatoio, snobbate dai vari ministri della Difesa. E questo nonostante che vi siano stati due episodi in cui gli sversamenti hanno messo in luce forti criticità per l’ambiente e per la popolazione, che si è vista il petrolio quasi passarle sotto i piedi.

Ora che spirano venti di guerra il progetto di potenziamento dell’oleodotto della Nato, in stand by dal 2012, è riapparso incassando tutte le autorizzazioni per i lavori previsti: per La Spezia inizio a primavera del primo step, ovvero il consolidamento della piattaforma marittima affacciata sul golfo di Ruffino, proprio davanti agli allevamenti di mitili e ostriche, eccellenze del mare spezzino. È prevista la costruzione di un nuovo pontile e due accosti in testata per navi cisterna fino a ottantamila tonnellate di stazza. Il passaggio successivo sarà una maggiorazione del pompaggio del carburante, effettuando un potenziamento della rete delle condutture per rispondere al crescente fabbisogno degli aerei militari in stato di allerta permanente. L’intervento è considerato strategico sul fronte della difesa militare: l’Hub è infatti l’unico punto marino d’ immissione e prelievo carburante aeronautico, un kerosene speciale con additivi che in codice Nato viene indicato con la sigla F35, specifico appunto per i motori dei caccia militari.

Costo previsto al momento dell’opera: trentotto milioni, ma siamo sicuri che aumenterà.

Altro che ostriche e champagne.

Comitato Antimilitarista La Spezia

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