Il virus del capitalismo

Da ragazzo, in vari romanzi o film di fantascienza, mi affascinava vedere come tramite scanner e macchinari elettronici era possibile curare qualsiasi tipo di malattia, in alcuni casi persino innestare organi nuovi in pochi minuti o spruzzare in aria vapori che debellavano qualsiasi tipo di virus. Oggi quello che doveva essere il futuro pare ci riservi esattamente l’opposto: incontrollabili pandemie che si diffondono in tutto il globo, che mietono decine di migliaia di vittime un po’ ovunque, addirittura per virus che parevano debellati.

Il corona virus Cinese è solo l’ultimo – e nemmeno il più letale – dell’ultima serie di epidemie che colpiscono, guarda caso, paesi dove la disparità di ricchezza ha raggiunto il parossismo. Andiamo però con ordine :

In Congo, Medici senza Frontiere ha lanciato l’allarme ebola che ha contagiato dallo scorso agosto 640 persone con 382 decessi. L’ultima, la peggiore, causò più di 11 mila morti in tre Paesi dell’Africa occidentale tra il 2014 e il 2016.

Ventinove, invece, i casi registrati finora in Argentina dell’hantavirus, malattia potenzialmente mortale che viene dai topi infetti dove il bilancio dei morti è già salito a 11.

La Febbre gialla continua a diffondersi in Nigeria, dove – al momento – si registrano 3902 casi sospetti in ben 36 regioni del paese.

In Giappone nel 2018 sono stati segnalati 2.586 casi di rosolia.

Situazione preoccupante in Ucraina dove, secondo i dati diffusi dal Centro per la sanità pubblica del Ministero della Salute, nel 2018 ci sono stati circa cinquantamila casi di morbillo con 16 morti, ai quali se ne sono aggiunti già cinquemila nei primi 10 giorni del nuovo anno.

Anche il Brasile è alle prese con un’epidemia di Morbillo. Due gli stati più colpiti, Amazonas e Roraima, dove a oggi i casi sono 10.274, per lo più importati dal vicino Venezuela.

Il corona virus cinese (secondo gli esperti meno letale della sars, dal cui ceppo esso deriva) ha già fatto più di 50 morti con oltre 64 milioni di persone in quarantena. Intere regioni isolate e deserte.

Torniamo a noi: cosa c’entra tutto ciò con la critica all’attuale società globale iperliberista? Apparentemente nulla, in realtà c’entra eccome. La lista delle epidemie e dei decessi causati da questi a livello globale ci restituisce un quadro desolante, dove per la maggior parte dei casi, sembrano essere maggiormente colpiti paesi poveri e devastati dalle conseguenze di uno sfruttamento perenne

Inoltre i tassi di crescita dell’economia cinese ci disegnano un quadro dove in alcuni settori, specie quello primario e zootecnico, il livello di ammodernamento tecnologico è a macchia di leopardo ed in certi casi volutamente arretrato per aumentare i margini di profitto in una economia di scala. Non dimentichiamo che è contemporaneamente presente in Cina anche la peste suina che, pur non colpendo l’essere umano, ha sterminato interi allevamenti di maiali.

Oggi ancora il 40% della popolazione cinese vive nelle campagne, contro forse il 10% dei paesi cosiddetti sviluppati. Gli incentivi agli agricoltori sugli incrementi di produttività hanno spinto ad una intensificata ed incontrollata produzione tagliando oltretutto i costi del controllo igienico sanitario.

Inoltre una rapida urbanizzazione ed un drammatico aumento della migrazione interna hanno fatto sì che eventi epidemici di malattia accadano, nelle regioni del Pacifico occidentale, secondo una dichiarazione dell’OMS in media ogni settimana.

Il Virus del capitalismo si manifesta così con un’incontrollata pandemia che minaccia di far arretrare gli indici economici che, secondo l’ottica dei governanti, questi sistemi misti dovrebbero contribuire a far sviluppare.

L’impatto sull’economia cinese e sui mercati finanziari anche internazionali viaggia insieme alle restrizioni al trasporto pubblico ed alle persone. Pare sia la prima volta che la Borsa di Shanghai, prima del Capodanno lunare, finisse con un cedimento del 2,8% e che i titoli delle compagnie aeree (non solo asiatiche) e di altre società legate al settore viaggi e consumi abbiano registrato un fine settimana nero.

Tra l’altro è comico come in una documento di analisi del comitato centrale del partito comunista cinese del 2016 , si promette un ‘marcato progresso’ in agricoltura entro il 2020 al fine di garantire la prosperità per la società. Sostiene un concetto di sviluppo aperto e condiviso, verde, innovativo e coordinato che prevede una più rapida trasformazione dei modelli agricoli.” Ancora: “In particolare, l’industria di trasformazione dovrebbe ammodernare le proprie attrezzature mentre le imprese di trasformazione ormai obsolete devono essere eliminate. Deve essere creato un mercato per i prodotti agricoli unificato, aperto, competitivo, moderno, per promuovere i prodotti agricoli cinesi”. (https://www.agcnews.eu/cina-agricoltura-obiettivi/).

Intanto con la velocità di una bolla speculativa il virus viaggia velocemente in tutto il mondo, con livelli di allarmismo (spesso immotivati) che toccano punte da panico collettivo. La realtà è che il virus capitalista neoliberale più si diffonde più crea diseguaglianze, guerre e malattie.

Il futuro dei viaggi interstellari e del teletrasporto e della assenza di malattie è ancora da venire e continueremo a sognarlo nei libri di fantascienza? La critica ad una crescita capitalista senza controllo, dove il profitto è l’unica variabile in campo, che crea scie di morti al suo passare, sarà sempre quella che dovremmo mettere in campo per migliorare la qualità della vita di ogni essere vivente.

Flavio Figliuolo