Odori di distrazione di massa

Fino a sette/otto anni fa, l’“emergenza rifiuti” nelle zone tra Napoli, Caserta e Salerno aveva portato la questione dello smaltimento dei rifiuti all’attenzione nazionale. Indubbiamente vedere le più grandi città del mezzogiorno e le loro province sommerse da cumuli di rifiuti solidi urbani che giungevano anche ai secondi piani dei palazzi in maniera continuativa e ricorrente – varie “emergenze”/anno per sedici anni di fila – non poteva non tenere banco continuamente nei mezzi di comunicazione di massa, non fosse altro per il fatto che forniva alimento continuo al razzismo antimeridionale. Sedici anni senza soluzione al problema, nonostante un numero sempre maggiore di poteri affidati ai commissari straordinari di governo, che ad un certo punto diventano dei veri e propri dittatori della regione. Poteri che aumentano ad ogni fallimento, conditi da inchieste giudiziarie con l’accusa di corruzione.

Poi questa continua condizione emergenziale è sparita letteralmente da un giorno all’altro: è stata sufficiente un’amministrazione comunale non collusa con il sistema di gestione dei rifiuti che ha bloccato l’andazzo in una città che tutte le altre, piccole e grandi, sono state costrette a seguirla a ruota per non rendere esplicito e plateale il meccanismo artificioso che per sedici anni aveva degradato ed umiliato alcune tra le zone più belle d’Italia, portando però ovviamente ricchezza e potere ai soliti noti. Il tutto senza destare particolare stupore, eppure sarebbe dovuto essere un notevole argomento di riflessione e di inchieste giornalistiche su quelli che, oramai era evidente, dovevano essere stati sedici anni di disastro ambientale urbano scientemente perseguito.[1]

Intendiamoci, non è che oggi a Napoli la situazione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani sia perfetta ma, da un lato, quelle che oggi i media locali chiamano “emergenze” sono un pallido ricordo dei sedici anni d’inferno, dall’altro, l’esplosione turistica della città ha comportato un aumento notevole della produzione di rifiuti solidi urbani a sostanziale parità di mezzi e di impianti. Per il futuro, dati gli enormi interessi in gioco, non si può dire nulla. È vero che una nuova e seria emergenza rifiuti solidi urbani favorirebbe, come nel passato, enormemente le classi dominanti “legali” ed “illegali” della città, per cui la tentazione è forte e questo spiega, ad esempio, l’attacco estivo alle strutture della raccolta differenziata della città. D’altro lato è pure vero che l’esplosione del turismo ed il conseguente reddito di cui beneficiano, per una fortunata connotazione urbanistica della città, le classi medio/inferiori verrebbe fortemente penalizzato da un ritorno in grande stile dell’emergenza rifiuti, il che potrebbe comportare una reazione popolare non indifferente.

Cosa può insegnarci tutto ciò, a livello generale, oggi che in varie parti d’Italia, al sud come al nord, la questione rifiuti sembra ripresentarsi? Direi sostanzialmente tre cose: 1. La necessità di distinguere la questione dei rifiuti solidi urbani da quella dei rifiuti speciali, 2. che non bisogna sopravvalutare il ruolo delle criminalità organizzate, bensì focalizzare l’attenzione maggiormente su di un particolare intreccio tra settori dell’imprenditoria, della politica e delle forze dell’ordine, 3. dimenticarsi l’idea sballata che la questione rifiuti sia cosa di terroni ma anche quella, sia pure un po’ meno peggio, del “è un problema anche del nord”: la questione è mondiale.

Ovviamente, il rifiuto che maggiormente si nota è quello che vediamo sotto casa, il rifiuto solido urbano, composto sostanzialmente da residui alimentari, cartacei, plastiche, vetro, metallo, legno, ecc. con una minima componente di residuo speciale (pile, farmaci, ecc.). Nel 2018 la quantità italica del rifiuto solido urbano ammontava a circa trenta milioni di tonnellate prodotte in un anno. Certamente non è gradevole ritrovarsi i cumuli di spazzatura sotto casa e la questione va certamente affrontata; il problema è che il relativamente poco pericoloso ma molto evidente rifiuto solito urbano fa spesso dimenticare i ben più pericolosi per la salute umana e dell’ecosistema rifiuti speciali prodotti dalle industrie. Sempre nel 2018 nella penisola italica la quantità di rifiuti speciali ammontava a centotrentacinque milioni di tonnellate in un anno. Quasi quattro volte il rifiuto solido urbano e per un po’ più del 7% (9.609.056 milioni di tonnellate) composto da rifiuti definiti “pericolosi” – quasi un terzo esatto del rifiuto solido urbano.[2]

Ora, mentre il grosso dell’attenzione nazionale ed internazionale, sia dei cittadini sia dei media, era rivolto all’evidenza del rifiuto solido urbano sovrabbondante, l’entroterra pianeggiante del territorio campano veniva letteralmente ricoperto, sopra e sotto, da una quantità enorme di rifiuti pericolosi. Non c’è nemmeno bisogno di pensare a particolari strategie: semplicemente, quando l’attenzione è dirottata altrove, verso il rifiuto solido urbano, diventa più facile sversare e sotterrare il rifiuto “tossico”. Di conseguenza, l’azione dei movimenti contro il degrado ambientale, in qualunque parte del mondo, deve fare molta attenzione a questo aspetto della faccenda che, tra l’altro, rimanda in maniera molto più diretta ad una critica al modo di produzione capitalistico in quanto tale.

Passiamo poi alla seconda questione, al “chi c’è dietro” il degrado ambientale: anche qui troviamo un elemento in piena evidenza la cui platealità tende a nascondere altri e più eminenti protagonisti della faccenda. Il ruolo delle criminalità organizzate nella gestione sia del rifiuto solido urbano sia del rifiuto speciale è ben nota ed è giunta anche all’onore dei best seller letterari, dei film e delle serie televisive altrettanto di successo, per cui si è tentati di sopravvalutarne l’importanza di là del livello della manovalanza. In effetti, però, le criminalità organizzate non producono i rifiuti speciali che, invece, sono prodotti da imprenditori di ogni parte del mondo che scientemente, con disprezzo notevole della vita altrui e delle generazioni future, decidono di disfarsi a poco prezzo, senza alcun trattamento, di essi. Un mondo di imprenditori che sa bene come agganciare il mondo della politica e delle forze dell’ordine per non essere disturbato, sia a livello centrale sia a livello periferico, nella loro azione di delega alle criminalità organizzate del “problemino” dello smaltimento dei rifiuti speciali.[3]

Un solo esempio dei tantissimi che si potrebbero fare. Nel cuore dei sedici anni ingloriosi della regione Campania, LegAmbiente calcolò che la quantità di rifiuti speciali, per lo più pericolosi, sversati ed interrati nelle zone tra Napoli, Caserta e Salerno ammontava ad una fila di TIR con rimorchio lunga da Napoli a Milano. Di là dell’aspetto simbolico in effetti il traffico avveniva necessariamente così: alla partenza con grossi camion che dovevano indispensabilmente percorrere autostrade e/o grandi strade statali, per poi dover altrettanto obbligatoriamente cedere il loro carico a mezzi più piccoli che effettuavano il definitivo sversamento e/o interramento nelle campagne cui i mezzi maggiori non avevano accesso. L’unica alternativa era il trasporto via mare in container che arrivassero direttamente nei porti campani, poi però il processo, su scala chilometrica minore, era lo stesso.

Insomma, le vie d’accesso principali dei rifiuti speciali smaltiti illegalmente erano poche e facilmente controllabili: sarebbero bastati un po’ di posti di blocco ed il controllo in tempo reale, di fronte ad una bolla di accompagnamento, dell’effettivo arrivo del materiale nel luogo indicato, fatti quotidianamente per un po’ di tempo, a stroncare il traffico. Nessuna autorità politica o delle forze dell’ordine lo ha mai fatto – altrimenti la criminalità organizzata avrebbe potuto fare ben poco – né lo fa oggi con la “Terra dei Fuochi” in piena attività. I movimenti contro il degrado ambientale dovranno perciò fare davvero attenzione a distinguere la manovalanza dai mandanti e, di questi, portarne alla luce il ruolo dietro le parole, se si vuole impedire l’azione delle criminalità organizzate.

Infine, il potere in ogni sua forma non ha nazione e se ne sbatte altamente della vita della “gente comune”. Il meccanismo perverso che sta dietro le emergenze rifiuti e gli sversamenti/interramenti dei rifiuti speciali si ripropone in tutto il mondo, in particolare ovunque sussista un luogo relativamente pianeggiante, con zone poco frequentate e vicino a grandi arterie stradali. Se qualcuno di voi ha riconosciuto in questa descrizione la pianura padana, allora capirà il senso di tante notizie degli ultimi tempi che, magari, non ha collegato le une alle altre. L’uso negli anni passati dell’“emergenza rifiuti” campana in chiave di razzismo antimeridionale ha nascosto nel bel paese, alla maggioranza degli italiani, la pervasività del fenomeno che non dà scampo a nessuno. In Italia come nel resto del mondo, non escludendo anche i paesi ritenuti “di là di ogni sospetto”.[4]

Anche di questo i movimenti di lotta devono tenere conto e raggiungere la coscienza che la loro non è una situazione isolata: il caso specifico che affrontano sul loro territorio è uno dei tantissimi in cui il potere economico e politico sta avvelenando il pianeta e distrugge le stesse possibilità di vita per noi e le generazioni future. Qui ancora una volta l’intersezionalità delle lotte diventa decisiva.

Enrico Voccia

NOTE

[1] Il lettore sarà magari curioso di sapere in che consisteva il meccanismo artificioso in questione: io – insieme a praticamente tutte/i coloro che hanno militato nei movimenti di opposizione al degrado ambientale in quei sedici anni – lo conosco benissimo ma non posso provarlo e, di conseguenza, metterlo nero su bianco senza procurare grane al compagno che si è assunto la rogna di fare da direttore responsabile.

[2] http://www.isprambiente.gov.it/files2018/pubblicazioni/rapporti/Rapporto_285_2018.pdf . Si tenga poi presente che le stime dell’ISPRA non possono tenere conto delle quantità di rifiuti speciali smaltiti illegalmente e non denunciati, per cui la quantità effettiv di rifiuti speciali pericolosi è probabilmente maggiore.

[3] Per un primo approccio alla questione vedi https://www.youtube.com/watch?v=Y1HhJ_Wq43c . Il link rimanda ad un servizio di Antonio Ruotolo per Fanpage Italian Leaks dedicato ai rapporti della criminalità organizzata dedita allo sversamento/interramento dei rifiuti speciali e pericolosi con i servizi segreti.

[4] Per un primo approccio alla questione vedi https://www.youtube.com/watch?v=8hNYIEDoxV0 . Il link rimanda ad un documentario della TV tedesca ARTE Affari Sporchi della durata di 44 minuti che, un po’ come quest’articolo, parte da Napoli per allargarsi all’intero pianeta: migliore anche di molti documentari “militanti”. I sottotitoli sono in italiano e sono stati fatti dal gruppo FAI di Napoli.