La scoperta della rivolta

Le proteste scoppiate nelle ultime settimane in America Centrale, Caraibica e Meridionale – per non parlare delle rivolte nordafricane ed asiatiche – sono un chiaro sintomo della rabbia delle persone per le cattive condizioni di vita date dalle attuali istituzioni democratiche. In questo articolo ci concentreremo sulla situazioni centro e sudamericane.

La retorica populista e le pratiche neoliberiste

La retorica populista, coniugata con l’illuminismo e la rassicurazione di libertà da parte dei militari, sono concetti cari alle classi politiche nate dalle lotte di Bolivar e dai regimi dittatoriali del Novecento; il culto della personalità e la lotta contro il “nemico esterno” sono state per anni delle costruzioni politiche per avere accesso e/o difendere le strutture di potere sociale ed economico.

In contrasto “apparente” a questa retorica populista, troviamo quella neoliberista che, con lo slogan “democrazia come ricchezza per tutti” e quant’altro di simile caro agli intellettuali del mondo anglosassone ed europeo, sdogana un “sogno americano” in territori storicamente sfruttati e oggetto di interesse del capitale e della amministrazione statunitense.

Cosa accade quando vi è l’abbassamento dei prezzi delle materie prime (in particolare il petrolio)? Le classi politiche che utilizzano la retorica populista e neoliberista convergono nell’applicazione di misure emergenziali militariste e poliziesche e, allo stesso tempo, puntano sui settori economici considerati “vergini” o di “guadagno facile e veloce”. È in questo modo che gli Stati dell’America Centrale e Meridionale puntano sull’estrattivismo minerario, legiferando leggi ad hoc con royalties basse e allettanti per le multinazionali (specie canadesi).

Qual è il risultato di tutto questo? Distruzione dell’ambiente, sfruttamento e disparità economiche. Tutte le leggi – sostanzialmente inapplicate – a difesa delle popolazioni native, dei lavoratori e delle lavoratrici diventano strumenti utili per far sciacquare la coscienza ai rappresentanti delle strutture di potere istituzionale. Il tutto a dimostrazione di come il capitalismo e la democrazia sono due facce della stessa medaglia di privilegi borghesi, burocratici e militari. La ricchezza e la sicurezza tanto ventilata non è altro – nella migliore delle ipotesi – che una cosa effimera, basata sugli andamenti dei mercati e sui giochi geopolitici in corso.

L’effimera o fumosità lotta contro la povertà e le disparità di genere

L’onnipresenza della Chiesa Cattolica all’interno del mondo sociale ed istituzionale dell’America Centrale, Caraibica e Meridionale ha portato all’accettazione/esaltazione delle disparità economiche; queste, in un contesto capitalista, sono essenziali e fondamentali per la creazione, difesa e progresso dei privilegi economici. La povertà, in tale contesto, serve per portare avanti le morali clericali-statali (come la pietà), portando gli individui ad assumere comportamenti passivi e remissivi – e quindi di accettazione dello status quo. La lotta contro la povertà non è altro che una moralizzazione ed esaltazione della pietà di matrice cristiana.

Le disparità di genere rientrano anche nel contesto di moralizzazione cristiana – e quindi in uno schema eteropatriarcale. Come abbiamo visto in questi ultimi anni, vi sono state lotte a favore dell’interruzione volontaria di gravidanza in paesi dove o viene criminalizzata (come in Nicaragua) o viene osteggiata in qualsiasi modo (come per esempio in Venezuela e in Argentina). A queste lotte si è aggiunto un ampio dibattito sulla contraccezione (specie femminile) ed educazione sessuale.

Di fronte a queste forme di resistenze gli Stati e la Chiesa – con i suoi tentacoli economici come l’IOR e la “Compagnia delle Opere”-, hanno bollato il tutto come forme di degenerazione, tuonando slogan contro chi va la natura delle cose vigenti. La voglia della Chiesa di rifarsi allo Ius Naturae o formulazione di una serie di principi eterni e immutabili, inscritti nella natura umana e a cui si dà il nome, per l’appunto, di diritto naturale, è sempre in auge.

Norberto Bobbio, in Giusnaturalismo e Positivismo Giuridico, scriveva: “che cosa significhi per un diritto essere naturale, bisognerebbe prima di tutto mettersi d’accordo sul significato del termine ‘natura’. Purtroppo, ‘natura’ è uno dei termini più ambigui in cui sia dato imbattersi nella storia della filosofia. (…) Bisogna confessare che, se uno degli ideali di una società giuridicamente costituita è la certezza, una convivenza fondata sui princìpi del diritto naturale è quella in cui regna la massima incertezza. Se caratteristica di un regime tirannico è l’arbitrio, quello retto dal diritto naturale è il più tirannico, perché questo gran libro della natura non fornisce criteri generali di valutazione, ma ognuno lo legge a suo modo”.

La “natura” repressiva e autoritaria o, per dirla in termini semplici e nel contesto delle disparità di genere, etero-normata è fondamentale e vitale per le strutture di potere. Allora diciamolo con le parole del manifesto del Laboria Cuboniks sullo Xenofemminismo: una Politica per l’Alienazione: “se la natura è ingiusta, cambiala!”.

Rivoltarsi per non morire

In questi ultimi tempi le classi sfruttate di varie parti del mondo passano all’azione nel momento in cui la retorica populista e le pratiche neoliberiste hanno mostrato il loro vero volto: una strategia di potere per la riduzione in miseria della stragrande maggioranza della popolazione e l’enorme arricchimento di un’infima parte. Il “nuovo che avanza”, alla fine, si è mostrato per quello che da sempre abbiamo detto che era: il “vecchio che ritorna”, la creazione di gerarchie politiche e sociali fondate sulla miseria di fasce enormi di popolazione, con una classe media sempre più ridotta e, per quel che ne rimane, sempre più in fase di proletarizzazione.

Ovviamente le rivolte sono una storia complessa e sicuramente vi si possono trovare un’infinità di tensioni negative: come diceva un antico detto tedesco citato da Hegel “non ci sono eroi per i propri camerieri”, per chi conosce in dettaglio cose e persone. Ovviamente tra le popolazioni in rivolta non è maggioritaria la tendenza ad un superamento della società presente in senso egualitario e libertario. Queste tensioni, anche se minoritarie, però ci sono ed il nostro compito, per dirla ancora una volta con Italo Calvino, “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

Redazionale