Racconto dalle Americhe

Mentre in Italia il movimento di lotta degli insegnanti, come si può notare anche dal tono dei due interventi di Cosimo Scarinzi e Lucio Garofalo, dopo la stagione di lotta contro la “Buona Scuola” è in una fase di stanca, altrove nel mondo invece è decisamente vivace e, talvolta, anche vincente al punto da risultare trainante anche per molte altre componenti del mondo del lavoro, persino per la classe operaia del settore privato. Faremo qui un breve resoconto delle lotte del settore dell’educazione nel continente americano.

Partiamo dagli Stati Uniti, dove l’anno scorso si è svolta la lotta vittoriosa degli insegnanti statunitensi di cui si è dato conto anche su queste pagine – i Teachers’s Strike del 2018. Tra l’altro si è trattato di un movimento radicato soprattutto nei red states: termine che indica, un po’ stranamente per noi europei, gli stati tradizionalmente controllati dai repubblicani e che, nelle ultime elezioni, hanno dato un supporto decisivo alla conquista del potere da parte di Donald Trump. Il che mostra ancora una volta come nella maggioranza degli americani non votanti, i due terzi della popolazione, siano presenti come nel resto del mondo enormi potenzialità di lotta ed energie antisistemiche: gli insegnanti in lotta contro le politiche “neo”liberistiche appartengono a quella middle class bianca che, si dice, dovrebbe essere il fondamento sociale del trumpismo e sempre dalla middle class bianca e dalla working class (anch’essa in analisi frettolose considerata divenuta bacino di voti repubblicani)[1] hanno avuto quel supporto che è stato uno degli elementi della loro vittoria.

Scioperi e manifestazioni sono iniziati il 22 febbraio in West Virginia ed ha coinvolto immediatamente molti altri stati americani – Oklahoma, Kentucky, Arizona, North Carolina, Georgia… – con problematiche simili, dove talvolta il movimento è stato ancora più forte e radicale che nello stesso West Virginia. La lotta è stata contro il taglio dei finanziamenti all’istruzione e, in alcuni stati come l’Oklahoma dove la lotta ha assunto aspetti particolarmente radicali, determinate normative statali che rendevano legislativamente quasi impossibile aumentare fondi alle strutture pubbliche ed anche semplicemente adeguare un minimo gli stipendi dei lavoratori pubblici, costretti per sopravvivere a fare almeno un secondo lavoro. Altro aspetto importante della lotta è stata la copertura assicurativa e pensionistica, divenuta irraggiungibile per i magri stipendi dei lavoratori della scuola, persino di quelli delle scuole superiori.

La lotta, come dicevamo, è stata massiccia ed ha avuto un notevole appoggio popolare, a partire da alunni e genitori che sono riusciti ad uscire dalla logica dei “clienti di un servizio”. Una lotta che nelle forme ha ricordato molto quella dei “Comitati di Base” italiani di fine anni ottanta del secolo scorso, nata spontaneamente dal basso ed agente fuori dai sindacati ufficiali e dai partiti politici, dove però i social media hanno fatto da collante organizzativo assai efficace all’interno e tra i singoli stati; una lotta che ha ottenuto un po’ ovunque delle vittorie importanti dal punto di vista sia sindacale sia politico, dimostrando come negli Stati Uniti (ma non solo…) i grassrots movements [movimenti di base] siano, a partire dall’esperienza di Occupy Wall Street proseguita con Black Lives Matter, MeToo, March For Our Lives, ecc. l’unica reale speranza per un cambiamento nella vita della grande maggioranza delle persone.

La lotta degli insegnanti, inoltre, ha contagiato profondamente il tessuto sociale della working class: si tenga presente che, per la necessità di svolgere un secondo ed anche terzo lavoro per sopravvivere e gli stipendi da fame, gli insegnanti dei red states erano di fatto parte di questa a tutti gli effetti, anche di rappresentazione sociale. La loro lotta ha fatto da punto di riferimento, ad esempio, per molti lavoratori del settore dell’auto che hanno visto nella radicalità e nell’aspetto di grassrot movement degli insegnanti un modello da seguire rispetto alle tradizionali tattiche attendiste dei sindacati. Si è anche, negli ultimi mesi, spostata fuori dai red states, giungendo in California e, qui, la lotta si è andata intrecciando con quella di altri settori del mondo del lavoro, in particolare con quella dei vigili del fuoco.

Gli insegnanti, però, non si stanno mobilitando solo nel Nord America. In Cile un radicale sciopero ad oltranza degli insegnanti contro il governo sta anche qui ottenendo la simpatia della maggioranza della popolazione. Gli insegnanti si mobilitano contro il “debito storico”,[2] il contratto unico nazionale per tutte gli ordini di scuola, una revisione dei carichi di lavoro, l’abolizione della doppia valutazione dei docenti, la progressione di carriera per gli insegnanti ed in generale una nuova legge sull’istruzione pubblica che permetta a tutti gli strati della popolazione di accedervi. Anche qui, timidamente, si comincia a vedere una qualche forma di coordinamento con altri movimenti di base dei lavoratori, particolarmente del commercio. Anche in Brasile si cominciano a vedere i prodromi di un movimento di base degli insegnanti contro il governo Bolsonaro che segue dinamiche simili.

Abbiamo a che fare con dinamiche dello scontro di classe estremamente interessanti, sia perché nei loro aspetti vittoriosi danno nuova speranza all’intera classe lavoratrice del mondo intero, sia perché mostrano l’inizio della presa di coscienza della proletarizzazione di fatto della professione dell’insegnante e della ricerca di alleanze sociali estese al resto del mondo del lavoro – cosa che nel bel paese, purtroppo, manca ancora, segnando da tempo il grande limite dei movimenti di lotta dei lavoratori della scuola.

Redazionale

NOTE

[1] Prendiamo come esempio in Virginia la contea di McDowell, un tempo fiorente città operaia di centomila abitanti e centro nodale dell’industria del carbone oggi ridotta all’ombra di un tempo, portata come esempio paradigmatico di una città industriale dove la classe operaia immiserita era stata travolta dalle lusinghe del trumpismo e gli aveva dato la maggioranza alle primarie. In effetti sì, ma la maggioranza dei votanti – aspetto che avrebbe dovuto essere ben considerato, dato che si sta parlando di 760 voti in tutto, su oltre 20.000 potenziali elettori, i quali poi sono diventati 4.600 all’atto delle elezioni presidenziali, praticamente in perfetta corrispondenza con la storia elettorale filo repubblicana della contea, senza alcun balzo in avanti. Quest’esempio è facilmente generalizzabile: insomma, più che spostarsi a destra e votare Trump, middle e working class, ci dicono le indagini statistiche un minimo accurate, non hanno votato la Clinton proprio perché ritenuta non molto differente dal Chaltrump che, in ogni caso, in termini di voti assoluti, ne ha avuti parecchi meno dell’avversaria democratica. Ovviamente non è che il Partito Democratico sia meglio del Repubblicano: quest’analisi anzi ci fa capire come per capire cosa davvero succeda “nel profondo dell’animo di una nazione” i puri dati elettorali sono fuorvianti, se non si tiene conto del partito di maggioranza relativa e talvolta assoluta: l’astensionismo. Indovinate un po’ da quale contea della Virginia è partito il Teacher’s Strike…

[2] Quando nel 1981 le competenze dell’istruzione sono passate dallo stato ai comuni, questi non hanno pagato loro molti degli aumenti di stipendio verificatisi in questi anni, che si sono così accumulati negli anni.

LINKOGRAFIA

https://umanitanova.org/?p=7805

https://www.internazionale.it/reportage/alessio-marchionna/2018/11/05/stati-uniti-insegnanti-elezioni-midterm

https://lospiegone.com/2018/10/18/teachers-strike-2018-la-vittoria-di-docenti-e-studenti-in-oklahoma/

https://medium.com/@ValerioMoggia/ma-trump-%C3%A8-stato-votato-dai-poveri-b68bff7f00f0

https://jacobinitalia.it/i-lavoratori-dellauto-imparino-dalle-lotte-degli-insegnanti/

https://sicobas.org/2019/01/24/internazionalissmo-los-angeles-i-vigili-del-fuoco-scioperano-insieme-agli-insegnanti-in-lotta/

http://sicobas.org/2019/01/17/internazionalismo-stati-uniti-scuola-insegnanti-in-sciopero-a-los-angeles-a-pochi-mesi-dal-vittorioso-sciopero-delle-insegnanti-in-west-virginia/

http://www.radiondadurto.org/2019/01/15/istruzione-insegnanti-in-lotta-dalla-grecia-agli-usa/

https://www.rivoluzione.red/cile-lo-sciopero-degli-insegnanti-entra-nella-quinta-settimana-la-ministra-cubillos-deve-dimettersi/

https://www.lavocedellelotte.it/2019/02/22/usa-migliaia-di-insegnanti-in-sciopero-a-oakland-california/

http://contropiano.org/news/internazionale-news/2019/06/27/cile-tutti-i-docenti-in-sciopero-0116805

http://www.frontedilottanoausterity.org/11/internazionale/solidarieta-allo-sciopero-delleducazione-in-brasile/