Franco Serantini vive nelle lotte di oggi

Sabato 7 maggio a Pisa numerose iniziative hanno segnato i cinquant’anni dalla morte di Franco Serantini. La mattina, con una prima iniziativa commemorativa, si è tenuto un corteo canoro organizzato dalla BFS che ha reso un omaggio nei luoghi simbolici della vicenda. Nel pomeriggio si è tenuta una manifestazione che ha attraversato le strade del centro con striscioni, slogan e interventi, organizzata dal Circolo Anarchico di Pisa per riconfermare l’attualità delle idee e delle pratiche che animavano Franco, contro il fascismo e contro la guerra. La giornata si è conclusa al Cantiere Sanbernardo con una partecipatissima serata di musica, canzoni e performance con Alessio Lega e numerosi altri artisti.
Anarchico del Gruppo “Giuseppe Pinelli” di Pisa, Franco era sceso in piazza il 5 maggio 1972 per opporsi al comizio elettorale del fascista Giuseppe Niccolai del MSI. Viene preso sul Lungarno Gambacorti dalla celere, che lo massacra di colpi con i manganelli, gli stivali e i calci dei fucili. Viene portato al carcere Don Bosco di Pisa, dove non riceve alcuna cura e muore per le conseguenze del pestaggio il 7 maggio, mentre si aprivano i seggi per le elezioni politiche. Per ricostruire il clima politico in cui fu assassinato Franco, riportiamo una parte del documento scritto nelle scorse settimane dalla Federazione Anarchica Livornese:
“I governi dell’epoca prima vollero fermare le lotte operaie con la strategia della tensione e con la strage di Piazza Fontana, a Milano, il 12 dicembre del 1969, poi vollero mettere a tacere le proteste per l’assassinio di Pinelli e l’ingiusta detenzione degli anarchici impedendo manifestazioni di piazza nell’anniversario della strage, nel 1970 (assassinio di Saverio Saltarelli) e nel 1971. In quegli anni il fascismo era dilagante: la Spagna era sotto il tallone di Franco dal 1939, in Grecia un colpo di Stato favorito dalla NATO aveva portato al governo la sanguinaria giunta dei colonnelli, mentre un’altra dittatura militare appoggiata sempre dalla NATO opprimeva la Turchia. Anche in Francia il gollismo era ancora al potere, conquistato con un colpo di Stato nel 1958. In Italia il presidente della Repubblica era stato eletto col voto dei fascisti.
L’11 marzo del 1972, in occasione di una manifestazione della cosiddetta ‘Maggioranza Silenziosa’, organizzata da caporioni fascisti implicati nelle trame nere, molte forze politiche che avevano dato vita alla campagna di controinformazione sulla Strage di Stato decisero di riprendersi la piazza a Milano ad ogni costo. La concentrazione antifascista sarà ripetutamente aggredita dalla polizia e dai carabinieri, ma difenderà fino a sera il proprio diritto di manifestare.
Quella giornata spinse alcuni gruppi extraparlamentari e alcuni gruppi e individualità del movimento anarchico ad approfittare della campagna elettorale in corso per contestare i comizi fascisti e denunciare le connivenze tra fascisti ed apparato statale. I Gruppi Anarchici Toscani, struttura unitaria costituitasi nell’autunno del 1971, decisero di partecipare a queste manifestazioni, per dare uno sbocco operativo alla campagna di controinformazione sulla Strage di Stato, per trasformare la lotta antifascista in lotta insurrezionale. Franco Serantini e il Gruppo ‘Pinelli’ di Pisa avevano partecipato all’elaborazione di quella linea e alla sua applicazione pratica.
Fu così che a Viareggio, a Livorno, a Firenze, a Pistoia, in ogni località della Toscana e in tutta Italia, i comizi fascisti venivano accolti da manifestazioni di protesta, spesso duramente represse da polizia e carabinieri. La risposta dello Stato alle proteste si fece sempre più violenta, fino a culminare il 5 maggio nelle violenze poliziesche che porteranno all’assassinio di Franco Serantini.
Le elezioni del 1972 videro un aumento dei voti fascisti e in generale uno spostamento a destra del Parlamento. Ma più dei voti, a lungo andare pesarono le proteste di piazza: le mobilitazioni della primavera del 1972 dimostrarono che c’era tanta gente che non credeva alle bugie di Stato, e che era pronta a combattere per la verità la giustizia e la libertà. Nel novembre di quell’anno il governo, vista inutile le repressione, con una legge apposita scarcerò gli anarchici accusati ingiustamente, sperando così di porre fine alla crescente delegittimazione.
Franco Serantini è stato assassinato per le sue scelte politiche, per il suo impegno, per il suo essere parte di un movimento più ampio, per la sua militanza rivoluzionaria nel Movimento Anarchico. L’assassinio di Franco Serantini ha avuto a che vedere con la violenza che lo Stato esercita attraverso i suoi apparati e i suoi servi, una violenza iniziata ben prima del maggio del 1972 e che ancora non è finita.”
/Quello che mai potran fermare è ciò per cui lottiamo/ dice una delle tante canzoni dedicate a Franco. Oggi avrebbe poco più di 70anni e se non fosse stato ucciso dalla feroce repressione di piazza scatenata in quel periodo contro gli antifascisti, sarebbe in mezzo a noi nelle manifestazioni contro la guerra, a sostenere gli scioperi, a contrastare le provocazioni fasciste. Per questo, convinti che i motivi per cui lottiamo siano vivi e urgenti, abbiamo deciso di organizzare una manifestazione che segnasse chiaramente l’attualità della prospettiva anarchica, che potesse unire la rivendicazione delle lotte dei decenni passati alle campagne che ci trovano oggi impegnati con grande energia.
Nel 2012 avevamo organizzato come Anarchici Toscani una manifestazione per i 40 anni dalla morte di Franco. In un contesto sociale diverso, ancora segnato dai movimenti studenteschi, dalle mobilitazioni contro la crisi e il governo, dalle lotte contro le grandi opere, in cui l’anarchismo ha avuto un proprio spazio, la partecipazione fu molto larga e vivace. Assieme al ricordo di Franco Serantini la manifestazione pose al centro la questione della repressione e del controllo sociale in un momento che vedeva una prima crescita dell’autoritarismo su più livelli della società nel contesto della crisi.
Oggi, con la guerra sempre più vicina, con lo sprofondamento delle condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone, con la stretta autoritaria garantita da quasi un decennio di governi di unità nazionale, e al contempo la difficoltà di costruire ampie istanze di movimento nonostante i tentativi organizzativi che si vedono da più parti, ricordare i nostri compagni potrebbe quasi sembrare fuori dalla realtà, o quantomeno una cosa meno importante rispetto alle altre che ci chiamano alla lotta quotidiana.
Invece, ancora una volta, molt* compagn* hanno risposto positivamente all’appello, circa duecento persone si sono ritrovate nel pomeriggio per una manifestazione che ricordasse Franco e le sue idee nella loro attualità e che al contempo si opponesse alla guerra, al fascismo e al militarismo montanti. Il corteo era aperto dallo striscione “Con Franco, per l’anarchia per un mondo di liber* e di eguali” e il Circolo Anarchico di Pisa che aveva organizzato la manifestazione portava un chiaro striscione “No a Putin, No alla NATO, No alla guerra”.
Erano presenti per la FAI la Federazione Anarchica Livornese, il Gruppo Germinal di Carrara, la Federazione Anarchica Empolese e Valdelsa, singol* compagn* da varie parti della Toscana, e delegazioni da Torino, Milano, Reggio Emilia e Trieste. Erano in corteo inoltre il Collettivo Anarchico Libertario di Livorno,Alternativa Libertaria, e tante individualità anarchiche e libertarie. C’era una parte della città di Pisa che vuole mantenere vivo il nome di Franco, tra cui anche realtà universitarie come l’Aula R che negli anni ha organizzato iniziative in occasione dell’anniversario, come la stessa BFS e lo Spazio Antagonista Newroz. C’erano alcun* di coloro che erano in piazza con Franco il 5 maggio del 1972 e c’erano molt* che hanno condiviso quella stagione di lotte, nel Movimento Anarchico o in formazioni della sinistra extraparlamentare come Lotta Continua. C’erano anche molt* giovan* che oggi provano a tessere i fili delle lotte per la liberazione sociale.
Il corteo è partito verso le 16 da Piazza XX Settembre, sotto la sede del comune, dopo interventi che hanno ripercorsola storia di Franco e il contesto di quel periodo, e che hanno ribadito l’opposizione al militarismo e alla guerra, contro ogni forma di imperialismo, che abbia il volto della Russia, della NATO o dell’UE. È stato quindi rilanciato lo sciopero generale del 20 maggio e sono stati anche raccontati i fatti del giorno prima a Torino, dove una contestazione antifascista è stata violentemente caricata dalla polizia e una compagna è finita in ospedale. La manifestazione ha fattouna prima sosta nel punto di Lungarno Gambacorti dove Franco fu colpito e arrestato, con interventi che hanno ripercorso la vicenda. Dopo aver attraversato Ponte di Mezzo ed aver compiuto una nuova sosta in Piazza Garibaldi per alcuni interventi, la manifestazione ha seguito i lungarni scandendo, al passaggio sotto la Prefettura, slogan contro le basi militari, per ribadire l’opposizione al progetto di costruzione di una nuova megacaserma militare del Tuscania a Coltano, alle porte di Pisa. Giunti in Piazza Serantini, ancora chiamata dalle autorità Piazza San Silvestro, di fronte al monumento che lo ricorda ci sono stati gli ultimi più vivaci interventi,
e la manifestazione si è conclusa con alcune performances e canti insieme ad Alessio Lega e alla Stazione Rossa.
Una giornata per ricordare e continuare a lottare, che ha unito generazioni diverse e percorsi politici diversi, e che conferma l’urgenza di una prospettiva anarchica nella società attuale, e di un ruolo del movimento anarchico nelle lotte di oggi a partire dallo sciopero generale del 20 maggio e dalla lotta contro la nuova base militare a Coltano. Ci vediamo in piazza.

Dario Antonelli

 

Qui un’intervista a Dario su radio blackout

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