Scuola, tasse, reddito. Riflessioni sparse su due riprese.

La riapertura di quest’anno scolastico e universitario porta con sé delle caratteristiche peculiari. Non solo dovrebbe essere – il condizionale è d’obbligo ma vogliamo essere ottimisti – il primo anno completamente in presenza dopo la fallimentare esperienza della Didattica a Distanza ma, inoltre, dopo la Sanità, è il primo comparto in cui verrà applicata la richiesta dell’esibizione del Green Pass come precondizione per l’entrata dei lavoratori sul posto di lavoro e per gli studenti universitari che vogliono accedere alle lezioni.

L’apertura “in presenza” delle istituzioni educative è quasi unanimemente assai ben vista sia da parte dei lavoratori sia da parte di studenti e famiglie: in questi due anni i limiti enormi della Didattica a Distanza si sono visti tutti e, se confrontati con gli anni scolastici e universitari ordinari, sono risultati essere agli occhi di tutti davvero poco più del “meglio questo che niente”. Detto questo, però, non va affatto tutto bene.

Innanzitutto, gli investimenti nel settore – necessari non solo a causa della pandemia ma in generale per il miglioramento del sistema educativo ridotto allo stremo grazie alle tante riforme “migliorative” che si sono succedute negli ultimi decenni – non si sono pressoché visti. Sarebbero occorse un gran numero di nuove assunzioni e notevoli investimenti nel campo dell’edilizia del settore per eliminare il fenomeno delle “classi pollaio”, riducendo così al tempo stesso le possibilità di contagio e migliorando di gran lunga il processo educativo: di tutto ciò, però, non si vede pressoché nulla. Stessa cosa per ciò che riguarda il settore trasporti, evidenziatosi come un discreto luogo di contagio per la popolazione in generale e quella studentesca in particolare.[1]

Il Green Pass come precondizione per l’accesso dei lavoratori e degli studenti universitari ai luoghi dell’istruzione appare allora come un semplice meccanismo di pura distrazione del corpo sociale dalle inadempienze governative in merito. In tempi non sospetti, molte ricerche scientifiche avevano mostrato come il comparto scuola, durante le poche settimane di apertura dell’autunno scorso, si era mostrato una sorta di “zona protetta”, dove la prassi attuata (mascherine, distanziamento dei banchi, disinfezioni continue, corridoi e orari differenziati di accesso e uscita…) aveva sostanzialmente funzionato. Il tutto con una popolazione frequentante i luoghi del tutto non vaccinata e la situazione dei trasporti che era quella che era (ed è).[2]

Il Green Pass viene ora imposto in un comparto dove ben oltre il 90% dei lavoratori e una fetta consistente degli studenti (tra i 12 e i 19 anni oltre il 50%) è vaccinato[3] – quindi è presumibilissimo che le già efficaci misure di profilassi del passato risulterebbero esserlo ancora di più adesso. Per questo dicevamo che la misura appare decisamente più come un distrattore sociale che come una prassi sanitaria, ferma restando la nostra opinione fortemente favorevole alla prassi vaccinale e fortemente critica verso le “controargomentazioni” che ritroviamo nel mondo No-Vax.

Inoltre, l’utilizzo del Green Pass ha per il governo un ulteriore significato, anche questo ben distante da una logica sanitaria: crearsi un alibi per evitare ulteriori “ristori” a favore delle categorie danneggiate dalle chiusure: cosa volete, noi vi lasciamo aperti, dovete solo chiedere un documentino… E qui passiamo a un’altra apertura d’anno (politico).

Quando vi fu, la primavera scorsa, una timida proposta di una vaga tassazione patrimoniale, l’ineffabile Draghi vi si oppose con tutte le sue forze sostenendo che “Questo non è il momento di prendere i soldi dai cittadini ma di darli”. Ebbene, ora l’esecutivo ha prospettato un vertiginoso aumento delle tasse sulle bollette gas ed elettricità, prospettiva che ha creato comprensibilmente un enorme sentimento di malcontento un po’ in tutte le fasce sociali non benestanti. Di qui un balletto politico e mediatico ancora in svolgimento mentre scriviamo queste righe (Domenica 19 settembre 2021) che, indubbiamente, al momento dà un po’ l’idea della classica presa per i fondelli – della serie: “Ti dovremmo togliere dalle tasche il 30/40% in più ma siamo buoni, ora vediamo di togliertene di meno”.

Come andrà a finire la cosa dipenderà molto dalla reazione delle masse che saranno colpite dall’eventuale provvedimento: al momento purtroppo pare che i distrattori sociali messi in campo dal governo (il prossimo sarà l’estensione del Green Pass) attirino maggiormente l’attenzione di un tema simile o dei licenziamenti di massa che cominciano a vedersi in atto e di cui la vicenda GKN è solo una delle tante in corso al momento e delle tante che si prospettano all’orizzonte.

In ogni caso, la questione tasse è indicativa di chi questa maggioranza ritiene essere “cittadini” di questo paese, degni quindi di non venire “tartassati”: i ricchi. Una maggioranza tra l’altro bulgara, che su temi come questi trova l’appoggio anche della “oppofinzione” – come è stata efficacemente definita – di Fratelli d’Italia. Si pensi infatti alla messa in discussione del Reddito di Cittadinanza, ben supportata da una vergognosa campagna mediatica contro i non certo benestanti percettori di esso, cui si vuol togliere o quanto meno ridurre l’accesso a tale forma di sussidio monetario. In pratica, si dà via libera ai licenziamenti e, al contempo, si riduce fortemente la possibilità per i licenziati vecchi e nuovi di ottenere il Reddito di Cittadinanza. Se non è odio di classe questo non sappiamo dire cosa lo sia.

Licenziamenti, aumento delle tasse che gravano sui ceti popolari, riduzione se non scomparsa dei sussidi. È questo il programma non di questo governo ma pressoché dell’intero arco parlamentare, cui occorre dare una risposta da parte di noi che “cittadini”, evidentemente, per lor signori non siamo. Una risposta che vada oltre i distrattori sociali e si concentri sull’essenziale; lo sciopero dell’11 Ottobre dobbiamo far sì che sia un primo passo in questa direzione.

Enrico Voccia

NOTE

[1] https://www.ilsole24ore.com/art/trasporto-pubblico-e-contagio-cosa-sappiamo-modo-cui-virus-si-trasmette-ADCKxvVB?refresh_ce=1

[2] https://ilbolive.unipd.it/it/news/covid19-scuole-nature-non-sono-hotspot-contagi

[3] I dati di fine agosto per i lavoratori del settore educativo nel loro complesso erano del 90,45% di vaccinati, adesso presumibilmente aumentati, così come gli studenti. Vedi https://www.orizzontescuola.it/vaccinato-il-9045-di-docenti-e-ata-ma-si-teme-ondata-di-congedi-e-permessi-scontro-su-green-pass-tra-anp-e-uil-scuola/ e https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2021/08/26/news/ritorno-a-scuola-quanti-studenti-sono-gia-vaccinati-ecco-le-regioni-piu-virtuose-1.40635862

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