Libro e moschetto. Militarizzazione delle scuole e reclutamento.

Nei programmi di militarizzazione con cui le forze armate cercano di farsi largo nelle scuole assume particolare rilievo la data del 4 novembre, occasione per ribadire la retorica patriottarda e tutto il ben noto armamentario (è il caso di dirlo) nazionalista. A farsi promotore di queste campagne militar-didattiche in molti casi è l’Istituto geografico militare, la struttura che ha visto alla direzione, sia pure per un breve periodo, quel generale Vannacci recentemente assurto alle cronache per un libraccio omofobo. La proposta inoltrata dall’Ufficio scolastico regionale (nota 0016262 del 20.10.2023) alle scuole della Toscana punta direttamente alle scuole secondarie superiori con una esplicita finalità di reclutamento.

Nella nota si sottolinea infatti che nell’ambito delle celebrazioni connesse con l’anniversario del 4 novembre, giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, saranno organizzate per le classi quinte delle scuole superiori, in modalità online replicabile, “conferenze informative sulle opportunità professionali delle forze armate, con particolare riferimento al nuovo profilo del Volontario in ferma iniziale e Volontario in Ferma Triennale, il cui concorso sarà aperto nei prossimi mesi.”

In modo sempre più lampante le forze armate individuano le scuole come un serbatoio in cui proporre l’arruolamento e le professioni militari. Chiaramente occorre dissodare il terreno su cui impiantare tutto questo. Ecco dunque che la militarizzazione delle scuole procede fino dalle fasi precoci, dai primi livelli di scuola, mettendo in atto iniziative di fidelizzazione rivolte ai più piccoli, calibrate, come dicono le stesse forze armate promotrici degli interventi sul “target anagrafico” fatte di gadget, zaini, materiale scolastico ma anche di adunate a cui i bambini sono convogliati, come sollecitato alle scuole pisane nell’ambito dei festeggiamenti della vergognosa battaglia di El Alamein.

Per i più grandi l’obiettivo esplicito è quello del reclutamento, da attuare propagandando tra gli studenti delle secondarie superiori quello che il panorama militare offre ai giovani, alla luce delle novità introdotte nel settore, che non sono indifferenti.

Partiamo dalla propedeutica, da ciò che ancora professione non è ma piuttosto semplice “apprendistato”. Nei mesi scorsi il presidente del senato La Russa ha predisposto un disegno di legge per rivitalizzare la mininaia, già introdotta da La Russa stesso quando era ministro della Difesa ma non finanziata da anni . Si tratta di una sorta di leva volontaria riservata ai ragazzi e alle ragazze che vogliono sperimentare il servizio militare. Nel nuovo disegno di legge viene abbassata a 16 anni l’età minima per accedere alla mininaia (era 18-25 anni), e viene elevato da tre settimane a 40 giorni il periodo di addestramento, rendendolo di fatto – e non a caso – uguale alla durata di quello che era una volta il CAR, ma soprattutto introducendo incentivi che guarda caso impattano sulle scuole. Nella proposta infatti figura un punteggio aggiuntivo da far valere come credito per gli esami di maturità, nonché un credito specifico (12 CFU equivalenti ad un esame) nel percorso universitario.

Passando poi alle vere e proprie proposte di arruolamento, questo è il panorama offerto alle giovani generazioni in base a quanto introdotto dalle recentissime riforme del reclutamento delle forze armate i cui obiettivi esplicitati sono:

abbassamento dell’età media degli appartenenti alle forze armate

incremento numerico delle unità militari attraverso il reclutamento di circa 6.000 Volontari in Ferma iniziale all’anno. Di questi 6.000 volontari, si prevede che circa 1.700 proseguiranno la carriera accedendo alla ferma triennale; circa 3.000 accederanno alle carriere iniziali delle forze di polizia; circa 1.300 saranno agevolati e supportati nell’inserimento lavorativo civile.

La riforma del reclutamento ha riguardato quindi la revisione della ferma volontaria iniziale e della ferma volontaria triennale. La prima è ovviamente quella che più coinvolge gli studenti

A partire dall’età di 18 anni si può entrare nelle forze armate come volontario in ferma iniziale (VFI). La ferma iniziale consente dopo un anno di partecipare ai concorsi in Polizia e dopo 2 anni di partecipare al concorso per volontario in ferma triennale o di transitare nel servizio permanente delle forze armate. Rispetto al precedente volontario di ferma iniziale si passa dai 960 euro a 1.170 mensili e diventano più appetibili le tutele: è previsto ad esempio il recupero delle festività per il servizio prestato in giornate festive. Il periodo di permanenza in ferma iniziale viene ridotto poiché il limite di età viene abbassato a 24 anni rispetto ai precedenti 25. Attenzione: il titolo di studio sufficiente per accedere è quello di scuola media inferiore.

E’ chiaro che andare a propagandare nelle scuole superiori queste “opportunità occupazionali” significa incentivare l’abbandono scolastico, visto che la scuola superiore è quinquennale e si conclude quando gli studenti, se sono sempre stati promossi, hanno 19 anni. Si lamenta il fenomeno della scarsa scolarizzazione, dell’abbandono scolastico, il così detto “drop out”, e poi si sguinzagliano per le scuole figuri in divisa che propagandano di andare a 18 anni a fare il militare volontario, screditando evidentemente il percorso scolastico e formativo, nonché l’acquisizione di un titolo di studio di scuola superiore. Oggi con la terza media non puoi fare nessun concorso e nemmeno aprire un negozietto, ma puoi fare carriera militare! Perché poi dalla ferma iniziale si può accedere dopo 2 anni a quella triennale e poi volendo a quella permanente.

Quindi puoi abbandonare la scuola e con il diploma di terza media(!) puoi arruolarti a 18 anni, poi da lì comincia un percorso garantito nei ranghi militari. Chi poi non avesse più voglia di vivere in divisa può tornare fra le persone normali con consistenti agevolazioni. Così infatti leggiamo nei bandi di arruolamento/imbonimento:

Ai volontari in ferma iniziale che lasciano le forze armate senza demerito sono riservati il 30% dei posti per le assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, il 20% dei posti nei concorsi per polizia municipale e provinciale, il 50% dei posti a concorso per ruoli civili non dirigenziali del ministero della difesa”. E in effetti purtroppo è così. Da qualche anno, nell’assegnazione di supplenze dobbiamo fare i conti con la riserva di posti a militari volontari congedati. La legge che prevede questa precedenza risale al 2010, ma da un paio d’anni il ministero della difesa vigila sulla rigorosa applicazione di queste disposizioni, come pure sulle quote di assunzione riservate nei pubblici concorsi, da osservare anche qualora il bando concorsuale non le espliciti.

Insomma, nelle scuole i militari ci vengono per reclutare giovani che poi ci potrebbero rientrare (almeno quelli che sono andati oltre la terza media) come insegnanti!

Una vera e propria colonizzazione a cui bisogna opporsi con tutte le nostre energie. Un’operazione a cui non devono abboccare le ragazze e i ragazzi a cui vengono rivolte le “opportunità occupazionali”.

Una volta era molto diffuso uno slogan che iniziava così : la disoccupazione ti ha dato un bel mestiere…

Siamo sicuri che le persone giovani abbiano risorse per capire cosa voler fare della loro vita. Confidiamo nella loro capacità critica, nell’ostilità verso l’autorità, il comando, le pistole e i manganelli, verso il machismo, l’esibizione della forza e del potere; confidiamo nella passione per la disobbedienza, per l’indisciplina, per la libertà.

P.N.

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