Basmane

basmaneIzmir, una città della Turchia occidentale con più di quattro milioni di abitanti, ospita oggi quasi 700.000 profughi: la maggioranza di essi sono curdi ed arabi siriani.
Tra i curdi vi sono persone che sono arrivate a Izmir da pochi mesi, provenienti principalmente dal Bakur (sud est della Turchia, Kurdistan settentrionale). Insieme a questi ultimi ve ne sono altre diverse migliaia provenienti dalla Syria, principalmente da Aleppo e da alcuni villaggi del Rojava (Kurdistan occidentale) in fuga dagli attacchi di daesh, della Turchia e di svariati gruppi islamisti appartenenti a quella galassia islamista, principale alleato sul terreno siriano della Repubblica Turca e della coalizione internazionale contro l’ISIS. Tra i siriani, invece, vi sono per lo più persone che sono fuggite da molti anni dalla guerra civile nella Repubblica Araba, molti dei quali hanno già acquisito da anni un “particolare” status di rifugiati in Turchia.
La maggioranza dei migranti residenti ad Izmir, vive da anni in un quartiere del centro della città, chiamato Basmane. Ad oggi si può stimare la cifra dei migranti curdi ed arabi presenti in quest’area , attorno alle 300.000 unità; questi convivono pacificamente con la popolazione locale turca e rom, insediatasi nella zona dai tempi dell’Impero Ottomano, in un contesto di collaborazione reciproca e condivisione delle medesime problematiche di emarginazione sociale, vissute nella quotidianità altamente repressiva della Turchia odierna.
Basmane è difatti da considerarsi una sorta di città nella città di Izmir dove, comunque, grazie al suo patrimonio multiculturale e di solidarietà, molti migranti hanno trovato un rifugio sicuro.
Nonostante ciò, la situazione dei migranti in Turchia, soprattutto dopo gli accordi tra UE e Repubblica Turca, rimane davvero molto complessa.
La difficile situazione legale di molti migranti ed altresì i piani di “rinnovamento urbano” del governo turco nella zona, potrebbero costituire una minaccia per il futuro prossimo del quartiere. Già negli ultimi 3 anni, le autorità turche, hanno provveduto a distruggere una delle aree popolari nei pressi di Basmane, nel quadro d’ un ingente processo gentrificativo atto principalmente a spegnere la miccia esplosiva della radicale estensione della solidarietà sociale nel territorio.
Ad oggi Basmane si presenta come un groviglio di stradine ripide che s’inerpicano su di una collina e vecchie case, in parte colorate e in parte in rovina. La parte superiore del quartiere, ai piedi del castello di Alessandro Magno, si chiama Kadifekale ed è stata costruita abusivamente con case che in lingua turco vengono chiamate “gecekondu” (posate nel giro di una notte). E’ proprio in questa zona che abita la maggioranza della popolazione curda di Izmir; in particolar modo qua si trovano persone che sono provenienti dal sud est dell’Anatolia, area in cui imperversa da svariati anni una violenta campagna militare guidata dall’esercito turco, nella quale bombardamenti ed uccisioni sono all’ordine del giorno: una feroce battaglia contro la popolazione curda ed il laboratorio politico e sociale di gestione autonoma dei territori da essa abitati.
All’interno di Basmane, esiste un importantissimo punto di riferimento e di libero incontro per tutto il quartiere: lo spazio sociale KapIlar (porte), aperto da un anno da un gruppo di militanti della sinistra rivoluzionaria turca, provenienti da varie esperienze politiche in Turchia.
Lo spazio sociale, rappresenta a tutti gli effetti uno dei luoghi di libertà più conosciuti dell’intera città di Izmir. Un punto d’incontro dove poter condividere idee, svolgere assemblee ed organizzare iniziative culturali e politiche nelle quali le principali parole d’ordine sono antifascismo, antisessismo, ecologia sociale, solidarietà e rifiuto totale di qualsiasi forma di razzismo. KapIlar non è solamente questo. Nello spazio esiste da poco anche un collettivo politico, chiamato “Iniziativ”, politicamente eterogeneo e composto principalmente da anarchici e marxisti di varia estrazione, tra i quali alcuni sono stati i fondatori dello stesso centro. Il collettivo politico è nato recentemente sotto la necessità condivisa di tali soggettività del centro, di creare un esperienza politica comune sotto l’egida dell’esperimento d’apertura di KapIlar.
La palazzina nel quale sorge il centro è suddivisa in due piani. Al piano terra si trova il centro stesso mentre
al piano superiore , un uomo di origine afro-turche si occupa di raccogliere materiali (vesiti principalmente), da distribuire alla popolazione del quartiere, in maggioranza migranti. Tutto ciò avviene con l’aiuto attivo di molti dei frequentatori di KapIlar; molti di essi tendono comunque spesso a sottolineare che lo spazio sociale non è un luogo nel quale l’attività principale è la solidarietà con i migranti del quartiere e soprattutto che l’attività svolta dall’uomo di origini afro-turche è svolta indipendentemente da KapIlar stesso, sotto comunque una comunione di idee e d’intenti con lo spazio. Viene spesso ripetuto che le attività di solidarietà che vengono svolte all’interno dello spazio sono gestite in maniera completamente autonoma da gruppi differenti che usufruiscono del luogo, senza nessuna direttiva da parte del collettivo di KapIlar. Ciò rende unico l’esempio di coogestione di KapIlar, nel quale ogni forma di gerarchia o predominio di un gruppo sugli altri è abolita. KapIlar sembra quindi esistere principalmente come centro di quartiere completamente aperto alla città, oltre a rappresentare un’evidente punto d’incontro reso disponibile per diverse esperienze politiche organizzate della sinistra rivoluzionaria in città.
All’interno dello spazio, si riuniscono infatti ogni settimana diversi gruppi, tra i quali ovviamente, quelli che si occupano principalmente di solidarietà attiva con i migranti che arrivano in città. A Kaplar, questi ultimi, usufruiscono liberamente dello spazio per le loro assemblee, organizzando progetti di supporto pratico ed aiuto attivo ai migranti presenti in città.
Non mi è noto sapere se esista un’assemblea tra vari gruppi che utilizzano KapIlar. So comunque per certo che il gruppo di persone che lo ha fondato, con la collaborazione del nuovo collettivo “Initiativ”, oltre ad avere avviato svariati corsi di lingua curda, turca ed araba, ha in programma la creazione di nuovi workshop sull’ecologismo sociale e serate di approfondimento politico sulla situazione in Turchia.
KapIlar, all’interno dell’esperienza del quartiere multiculturale di Basmane, è la rappresentazione positiva di un laboratorio sociale scevro da autoritarismi e gerarchie imposte, dal quale prendere spunto per modelli di cooperazione tra gruppi e attività di solidarietà pratica nelle nostre città.
Giacomo Sini
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E’ possibile vedere le foto del reportage pubblicato su varie testate internazionali nel mio sito a questo link:
http://www.giacomosini.com/Inside-Basmane/

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