Anarchici.he contro l’epidemia

Un articolo apparso durante il confinamento di maggio scorso ha ricostruito l’attivismo di Malatesta e compagni durante l’epidemia di colera che colpì Napoli nel 1884.[1] Non si tratta di un episodio isolato: altre iniziative dello stesso genere furono prese dagli.le anarchici.he in altre occasioni e, tra queste, si distingue quella dei militanti d’Egitto tra il XIX e il XX secolo.

Anarchismo in Egitto

Le epidemie di colera hanno marcato profondamente lo spazio mediterraneo tra il XIX e la prima metà del XX secolo. Il periodo segna un momento decisivo per l’inserimento della regione meridionale e orientale del Mediterraneo, di per sé già ampiamente interconnessa all’interno dello spazio ottomano, all’interno dei circuiti dell’economia capitalistica globale. Sul terreno, questo comportò l’apertura di porti e città alla circolazione e alla condivisione di merci, esseri umani e migranti, ideologie, tecniche, malattie e, ovviamente, misure atte ad arginarle.[2] Tra queste spiccano le iniziative prese da esuli risorgimentali, internazionalisti ed anarchici di origine italiana nella formazione di gruppi volontari di intervento per il soccorso dei malati di colera.

La presenza di esuli e rifugiati politici italiani in Egitto risale all’inizio del XIX secolo[3] e segue le rotte dell’emigrazione economica fino alla fine del secondo conflitto mondiale. Malatesta e alcuni membri della “banda del Beneventano”, Luigi Galleani e decine di altri.e militanti passarono o scelsero di vivere in Egitto per lunghi periodi. Tra le iniziative legate al loro attivismo si annoverano molteplici azioni di protesta e ribellione, la fondazione di leghe operaie e dell’Università Popolare Libera di Alessandria (UPL), la creazione di circoli anarchici e atei, nonché la pubblicazione di giornali e libri.

Patrioti, internazionalisti e anticlericali contro il colera (1865 – 1882)

L’ampiezza e la rapidità delle comunicazioni intercontinentali, allargate dall’apertura dell’Istmo di Suez (1869), ebbero delle conseguenze importanti nella diffusione delle epidemie di colera che colpirono l’Egitto in diverse occasioni lungo tutto il XIX e il XX secolo. Nel 1865 la malattia si diffonde principalmente tra gli operai che lavoravano proprio all’apertura del canale, prima di raggiungere Alessandria e altri centri urbani del paese causando migliaia di vittime. Tra i volontari che si mobilitarono a sostegno dei malati di colera, alcune fonti citano anche un Comitato di Soccorso fondato dal giovane Amilcare Cipriani, all’epoca esule in Egitto.[4]

Anni più tardi, nel 1882, la malattia si propaga nuovamente in tutto il Mediterraneo, Italia compresa. In Egitto la diffusione fu probabilmente accelerata dall’occupazione coloniale britannica e dai tumulti popolari che ne conseguirono. Anche in questa occasione diverse associazioni italiane si mobilitarono a soccorso dei malati, prime fra tutte la Società dei Reduci delle Patrie Battaglie. L’associazione, fondata nel 1877, raccoglieva al suo interno i patrioti di ispirazione garibaldina che avevano partecipato alla liberazione di Roma e più in generale ai moti rinascimentali. A livello ideologico si connotava per uno spiccato anticlericalismo che la spinse a essere tra le promotrici della costruzione di un cimitero civile internazionale al Cairo.[5] Nel 1883, l’associazione fondò inoltre un Comitato di Salvezza. Secondo la storica Eleonora Angella, i volontari avevano formato un soccorso medico d’urgenza ed un servizio di d’ambulanze che si occupavano del trasferimento dei pazienti all’ospedale e dei cadaveri al cimitero.

L’Associazione Internazionale per i Soccorsi Sanitari d’Urgenza ad Alessandria d’Egitto

L’eco di questa esperienza riecheggiò anche in occasione di una nuova forte epidemia di colera che colpì l’Egitto nel 1902. Il 26 luglio, sulle pagine del giornale anarchico L’Operaio viene pubblicata una “Proposta alla Cittadinanza di Alessandria” a firma di Pietro Vasai. Il tipografo anarchico facendo esplicito riferimento ai soccorsi d’urgenza instituiti a Napoli nel 1884, ai quali parteciparono anche gli anarchici, lancia l’idea di costituire “un’associazione di soccorsi d’urgenza e di assistenza pubblica”: (…) senza distinzione di nazionalità, inspirati da sentimento di umanità (…) potremo in men che non si dica, improvvisare le nostre sezioni, stabilire un servizio di assistenza, provvederci di portantine, d’una farmacia, d’una sala di deposito, d’una infermeria, e poi tutto vien da sé”. L’appello venne accolto con entusiasmo nella comunità italiana, da varie associazioni, logge massoniche e privati cittadini che provvidero a finanziarla. Solo un mese più tardi, un rapporto della polizia egiziana scrive: “Ad iniziativa di Vasai, ieri (06/08/1902 N.d.R), ha avuto luogo in una sala dell’UPL di Alessandria una riunione di operai in vista della formazione di una società di soccorsi d’urgenza ai malati”. “Vasai”, continua il rapporto, “sedeva al banco, dopo aver dimostrato lo scopo umanitario dell’associazione, ha inaugurato la costituzione di un comitato provvisorio”. Tra loro anche tre dottori.

Alcune conferenze mediche sulle misure sanitarie da prendere vennero organizzate regolarmente all’UPL i cui locali furono “gentilmente” concessi ai Soccorsi. In settembre, sempre L’Operaio scrive: “Finalmente ad Alessandria, ispirandosi ai sistemi in uso nelle più grandi città d’Europa, ha voluto fondare un’Associazione Internazionale per i Soccorsi Sanitari d’Urgenza”.

La società di soli operai era nata per sopperire alle mancanze della municipalità di Alessandria. Era amministrata in maniera non gerarchica e prevedeva un comitato direttivo composto di due sole cariche: il segretario e il cassiere. I soci contribuenti avrebbero versato un contributo mensile. I soci volontari erano esonerati dal contributo e diventavano “effettivi” dopo aver seguito un corso di formazione dispensato da un dottore. Entrambi i soci potevano partecipare all’assemblea dell’associazione, votare ed essere eletti nel Comitato direttivo. A questi ruoli si aggiungeva la commissione medica, il cui parere era solo consultivo. In pratica si trattava di squadre di volontari che “spingendo il loro carro-lettiga ovunque il telefono li chiami dalla loro vigile sede” recuperavano i feriti, li conducevano in ospedale o li portavano al cimitero.

Sebbene non si abbiano notizie certe a proposito, pare che i Soccorsi internazionali furono sciolti subito dopo la fine della pandemia. La storia successiva dell’associazione diventa complicata e ancora da scrivere. Tuttavia, proprio come già accaduto per l’ULP, l’iniziativa internazionalista fu recuperata dalle istituzioni locali che organizzarono dei soccorsi in occasione di altre pandemie.

Pandemie: storia di una lotta transnazionale.

Prima di impegnarsi a Napoli nel 1884, Errico Malatesta e Galileo Palla, avevano trascorso qualche tempo in Egitto per approfittare della resistenza antibritannica al fine di “provocare, in un modo purchessia, la ribellione all’autorità”. Nel creare i Soccorsi d’Urgenza ad Alessandria, nel 1902, Pietro Vasai fa riferimento proprio all’esperienza napoletana. Lui, che da giovane aveva militato nel circolo “Amilcare Cipriani” di Firenze e che insieme ai compagni de L’Operaio aveva stretti contatti con i gruppi anticlericali d’Egitto. Se virus e malattie travalicano le frontiere, anche il contrasto alle pandemie è necessariamente transnazionale. Il militantismo anarchico ne è un esempio. L’invito è, dunque, a ricostruirne la storia nel passato come nel presente.

Costantino Paonessa

NOTE

[1] https://fr.crimethinc.com/2020/05/26/gli-anarchici-contro-lepidemia-malatesta-e-la-diffusione-del-colera-nel-1884 .

[2] Ilham Khuri-Makdisi, The Eastern Mediterranean and the Making of Global Radicalism, 1860–1914. Berkeley, LA: University of California Press, 2010 .

[3] I.Le cittadini.e italiani.e ed europei.e godevano del privilegio dell’extraterritorialità giuridica che gli permetteva di essere arrestati e senzionati dalle autorità consolari secondo le leggi del proprio stato e non da quelle locali.

[4] Luigi Campolonghi, Amilcare Cipriani. Memorie, 1912, http://bibliotecaborghi.org/wp/wp-content/uploads/2016/03/Campolonghi-Amilcare-Cipriani.pdf .

[5] Costantino Paonessa, L’anticléricalisme dans l’Egypte coloniale. Le cas de la colonie italienne (1860 – 1914), Les Annales islamologiques, 2021 (in corso di pubblicazione).

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