Sudafrica. O come Omicron

Agli inizi di Novembre, nella provincia sudafricana di Gauteng (in cui vi sono le città di Johannesburg e Pretoria) si è assistito a un aumento dei casi positivi al Sars-CoV-2. Temendo che vi fossero delle varianti del virus (come la “Delta”), i ricercatori e le ricercatrici sudafricani/e hanno cominciato ad analizzare in laboratorio il materiale genetico raccolto. Durante i test di routine della reazione a catena della polimerasi[1] del SARS-CoV-2 presso il Lancet Laboratories di Pretoria, i ricercatori e le ricercatrici non riuscivano a rilevare uno dei tre geni bersaglio – precisamente la proteina Spike[2] del virus. Dai dati raccolti e mandati successivamente al “Network for Genomics Surveillance in South Africa” (NGS-SA), ci si accorse tempestivamente di queste nuove mutazioni del virus.

Tulio de Oliveira, virologo dell’Università di KwaZulu-Natal, direttore del Centre for Epidemic Response&Innovation (CERI), ricercatore del NGS-SA e membro del “Gruppo di consulenza tecnica sull’evoluzione del virus SARS-Cov-2”,[3] ha spiegato, in un’intervista al The New Yorker del 30 Novembre, cosa è successo dopo questa scoperta: “Quando martedì [23 Novembre] ho notato quella variante mutata, ho telefonato al direttore generale della sanità e mi ha detto che avrebbe fissato un incontro con me e il ministro della salute entro trentasei ore. Quindi avevamo trentasei ore per confermare se fosse vero. Allo stesso tempo ho scritto all’Organizzazione mondiale della sanità, perché faccio parte del gruppo di lavoro sull’evoluzione del virus. La mattina dopo abbiamo raccolto più di cento campioni da più di trenta cliniche di Gauteng, abbiamo iniziato la genotipizzazione [virale][4] e abbiamo analizzato la mutazione del virus. (…) Giovedì mattina [25 Novembre] abbiamo recuperato tutti i genomi, ed avevano tutti la stessa variante: circa un centinaio di campioni selezionati a caso, da tutto il Gauteng, in cui lo stesso test fallì. A quel punto ero abbastanza fiducioso da presentare i risultati al nostro ministro della salute e ministro della scienza e dell’innovazione, che ha preso molto sul serio i risultati e mi ha chiesto di parlare con il presidente, Cyril Ramaphosa.

Il 26 novembre, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in una nota, ha designato il virus come “variante preoccupante” e lo ha ribattezzato “Omicron”. Stando a ciò che hanno individuato le prime ricerche,[5] “Omicron” presenta i seguenti aspetti: perdita di 3 amminoacidi nella proteina ORF1a,[6] due mutazioni nel nucleocapside[7] e varie mutazioni nella proteina spike.

La sorpresa di queste mutazioni da parte del personale ricercatore, riportate sia nei giornali mainstream che nelle riviste di settore (come negli editoriali di Nature del 27 Novembre e del British Medical Journal del 29 Novembre), ha dato inizio sia a tutta una serie di teorie in campo medico-sanitario che a livello repressivo e speculativo in campo sociale ed economico. Se nel primo caso vi sono ancora tesi e sperimentazioni da fare (cui seguono tutta una serie di dichiarazioni di prudenza e calma), nel secondo caso assistiamo ai giochi repressivi e di investimento da parte degli stati e del capitale.

Vaccini e gestione governativa sudafricana

Gli ultimi dati del 3 Dicembre in Sudafrica riportano 16mila positivi con un tasso di ricoveri del 95%.[8] Solo il 42% della popolazione adulta sudafricana è vaccinata e la provincia di Gauteng, dove è stata scoperta la variante “Omicron”, ha uno dei tassi di vaccinazione più bassi del paese: circa il 39% della popolazione adulta.[9]

Essendo una variante del Sars-CoV-2, va detto che Omicron è, in sostanza, un virus a RNA mutato. Di base i virus a RNA, senza scendere ulteriormente nel dettaglio a livello biologico, evolvono costantemente attraverso le mutazioni del loro genoma e in modo più veloce rispetto ai virus a DNA. Ciò consente a questo tipo di virus una maggiore capacità di riconoscere le cellule da infettare, aumentando l’aggressività e la velocità di diffusione e diventando, nel lungo termine, resistente alla risposta (che può essere stata sviluppata naturalmente o tramite vaccinazione) del sistema immunitario.[10]

In una situazione in cui vi è un elevato tasso di replicazione virale, con annessa infezione prolungata, il sorgere e dilagare delle varianti è sempre dietro l’angolo. Nel caso sudafricano vi è stato uno scarso utilizzo delle misure di prevenzione (distanziamento, guanti, mascherine, gel igienizzanti, ecc.) e un basso tasso di vaccinazione causato sia della campagna vaccinale partita in ritardo (Maggio-Giugno 2021) che dalle notizie false girate sulle reti internet.

Le mutazioni presenti in Sudafrica sono dei potenziali rischi sia per i/le non vaccinat* sia per chi ha il vaccino o è guarit*: nel primo caso, il rischio è di contrarre velocemente la malattia e finire ospedalizzati; nel secondo, invece, vi possono essere singoli casi in cui avviene un aggiramento delle difese immunitarie acquisite. A questi casi si aggiungono le persone immunodepresse (a causa del virus HIV[11] per esempio) o con un sistema immunitario soppresso: esse sono maggiormente a rischio sia a livello di ospedalizzazione sia di perdere la vita.

Quando le prime varianti sono cominciate a circolare nel paese, l’attuale governo del presidente Ramaphosa ha cercato di mettere delle “toppe” alle falle tramite pubblicità istituzionali e lotterie in cui si mettono in palio due milioni di rand.[12] Un altro paradosso di questa faccenda a livello medico-sanitario è il fatto che nel paese vengono prodotti ed esportati i vaccini di Pfizer e Johnson&Johnson, grazie sia ai bassi costi della manodopera locale sia agli accordi presi in precedenza con l’establishment governativo, garantendo alle due aziende menzionate dei profitti notevoli. Questo, però, spiega parzialmente la non-risposta governativa contro l’epidemia e varianti annesse. Un punto fondamentale, insieme a quello medico sanitario, è la questione socio-economico generale in Sudafrica.

L’aspetto sociale ed economico

La fine dell’apartheid e l’elezione di Mandela a presidente nel 1994 vennero accolte come un grosso cambiamento in Sudafrica e nel resto del mondo. In quasi trent’anni, però, vi è stata una mancata trasformazione strutturale a livello sociale ed economico, mantenendo inalterati i privilegi borghesi.

Il PIL del Sudafrica dal 1994 fino al 2008 ha avuto, generalmente, delle tendenze al rialzo grazie ai nuovi accordi economici e all’incremento (e monopolizzazione) dell’esportazione di minerali (specialmente uranio, diamanti e metalli nobili). Nel 2009 vi fu un tonfo economico a causa della crisi finanziaria globale dell’anno prima. Dal 2010 fino al 2018, il PIL ha avuto tendenze al ribasso fino ad avere una ricaduta nel biennio 2019-2020.[13]

A partire dal 2019, quindi, il paese africano era sprofondato in una recessione economica dovuta ai seguenti fattori: la flessione finanziaria globale dell’anno precedente, il calo dei prezzi delle materie prime, lo smantellamento dell’industria manifatturiera, la corruzione sistemica dell’African National Congress (ANC) del presidente della repubblica Zuma, i tagli di bilancio destinato al sociale, gli investimenti esteri che rallentavano e la fornitura di energia elettrica insufficiente (con conseguenti blackout).

Con l’arrivo della pandemia (2020), Ramaphosa, attuale presidente del Sudafrica, annunciò il 21 Aprile dello scorso anno un pacchetto di aiuti di 500 miliardi di Rand (pari a 26 miliardi di dollari) destinato alle persone lavoratrici, alle imprese e alle famiglie. Un paio di mesi dopo, a Settembre, l’ufficio del Revisore Generale del Sudafrica, Kimi Makwetu, dichiarò che i soldi erano stati destinati in modo improprio. Saltarono fuori degli accordi sotto banco tra personaggi istituzionali legati all’ANC e aziende sanitarie e della distribuzione organizzata. La notizia fece il giro del mondo e Ramaphosa e i suoi furono inondati di critiche a non finire.

A queste informazioni di cronaca e sul PIL, si devono sommare anche i dati legati alla ricchezza, ai salari e alla disoccupazione. Nel “Wealth Databook 2021” del Credit Suisse,[14] viene riportato che la ricchezza del Sudafrica ammonta a 763 miliardi di dollari (dati del 2020). Su una popolazione adulta di circa 37,6 milioni, la ricchezza media per adulto in Sudafrica dovrebbe ammontare complessivamente a circa 20.308 dollari. Tuttavia il 10% della popolazione (in cui si trovano milionari e miliardari) detengono l’80% delle ricchezze del paese, lasciando al 90% il restante 20%.

Questi dati del Credit Suisse sono quasi in linea con il documento del “South African Center for Inequality Studies” e “World Inequality Lab”, “Wealth Inequality in South Africa, 1993-2017”. (Giugno 2021).[15]

L’analisi svolta in quest’ultimo documento parte dalla fine dell’apartheid fino al 2017, stimando la distribuzione della ricchezza personale nel paese combinando i seguenti dati: dichiarazioni dei redditi, indagini sulle famiglie e statistiche sui bilanci. Ciò che è stato trovato è un livello molto alto di concentrazione della ricchezza nel paese africano. Il salario medio in Sudafrica per un lavoratore è di circa 23mila rand (circa 1200 euro); quello minimo, stando al “National Minimum Wage Act” del 2018, è di circa 3300 rand (circa 181 euro) mensili. La disoccupazione, prima della pandemia, era del 29,1% (2019); nel terzo trimestre del 2021 ha raggiunto il 34,9%, il tasso di disoccupazione più alto registrato dall’inizio del QLFS[16] nel 2008.

La protesta e la disaffezione popolare

Tra pandemia, disoccupazione galoppante e divario sociale ed economico sempre più marcato, a metà Luglio di quest’anno sono scoppiate una serie di proteste – con annessi saccheggi e incendi dolosi – in tutto il territorio nazionale. La scintilla è avvenuta a causa dell’arresto di Zuma, ex presidente della Repubblica e accusato di corruzione. Pur essendo stato presentato come un amico degli oppressi e nemico dell’establishment borghese dalla propaganda del suo partito, l’ANC, Zuma non ha fatto altro che mettere i suoi fedelissimi in posti chiave (polizia, ministeri, ecc) e sostenere gli investitori stranieri a danni della popolazione sfruttata.

I supporter di Zuma, temendo di poter perdere pure loro i privilegi acquisiti durante la sua presidenza, hanno iniziato a protestare con tanto di blocchi per chiedere un’amnistia dai fatti di corruzione. Quando però la situazione a costoro è iniziata a sfuggire di mano perché le proteste si sono propagate in tutto il territorio sudafricano (specie per i dati esposti nel paragrafo precedente), i supporter di Zuma si sono ritirati nei loro antri, lasciando le persone rivoltose nelle mani violente dell’esercito e della polizia. Riportata alla normalità una situazione del genere, le persone hanno perso ancor di più la fiducia nei confronti del governo di Ramaphosa.

A mo’ di conclusione

Alla luce di tutto ciò che è stato scritto, non è difficile comprendere perché vi siano ancor oggi delle ritrosie su misure di prevenzione e vaccini nonostante questa nuova variante. A livello mondiale ci sarà da capire nelle prossime settimane come evolverà la questione.

Diversi paesi, tra cui l’Italia, temono che “Omicron” possa danneggiare tutta una serie di settori economici (tra cui quello turistico). L’invocazione di vaccini obbligatori come misura per il benessere pubblico ed economico da parte di gruppi di potere specifico (tipo Confindustria) non è altro che pura ipocrisia di chi, in nome del profitto, passerebbe sopra tutto e tutt*.

Di fronte a ciò, la risposta da dare non è la negazione dei dispositivi di tipo medico-sanitario ma affermarli con, in aggiunta, tanto di critica al capitale e allo stato. Siamo in una guerra e come scrisse Leda Rafanelli nel suo “Abbasso la Guerra” (1915), “vorrei trovare la forza per unire tutte le braccia di noi liberi, di noi consapevoli per respingere indietro il fantasma della morte che minaccia di avvicinarsi. Indietro, indietro! Noi amiamo la vita, noi vogliamo la vita!”

Sofia Bolten

NOTE

[1] In inglese: “polymerase chain reaction” (PCR). È una tecnica che permette di ottenere numerose copie del frammento di acido nucleico (DNA e RNA) in quanto un singolo campione non è sufficiente per le analisi.

[2] La proteina spike consente al virus di infettare le cellule. La composizione di questa proteina è formata principalmente da due subunità proteiche: S1 e S2. Nella prima vi è un meccanismo chiamato “dominio che lega il recettore” (RBD, acronimo inglese di receptor-binding domain); in questo caso il virus si lega all’“enzima 2 convertitore dell’angiotensina umana” (hACE2, acronimo inglese di human-Angiotensin-converting enzyme 2). Questo enzima è presente sulle membrane cellulari delle cellule dei polmoni, delle arterie, del cuore, dei reni e dell’intestino. Nella seconda vi è una piccola regione chiamata “Fusion Peptide” (FP), il cosiddetto “ago” col quale si inocula il virione all’interno della cellula. Il funzionamento che avviene è in tal modo: attraverso il legamento tra subunità 1 e l’enzima citato, la FP viene conficcata nella membrana della cellula, dando inizio all’infezione. Fonte: “Coronavirus membrane fusion mechanism offers a potential target for antiviral development”, Giugno 2020 – Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7194977/

[3] In inglese: “Technical Advisory Group on SARS-CoV-2 Virus Evolution (TAG-VE). Il gruppo è composto da esperti indipendenti che monitorano e valutano periodicamente l’evoluzione del SARS-CoV-2, segnalando all’OMS le varie mutazioni del virus.

[4)ì] È un analisi dove si cerca di individuare una o più mutazioni del virus originario in soggetti infetti.

[5] Link: https://covariants.org/variants/21K.Omicron

[6] Acronimo di “Open Reading Frame” (traduzione: quadro (o cornice di lettura aperta). L’ORF1a è una proteina codificata dall’omonimo gene con funzioni implicate nella replicazione virale. Fonte: “ORF1ab: ORF1a polyprotein;ORF1ab polyprotein” – Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/gene/43740578

[7] Il nucleocapside è composto da un capside che protegge e circonda, con la sua copertura proteica, il genoma virale. Fonte: “Medical Microbiology”, U.S. National Library of Medicine, 1996, Capitolo 41: “Structure and Classification of Viruses”

[8] Link: https://sacoronavirus.co.za/2021/12/03/update-on-covid-19-friday-03-december-2021/

[9] Link: https://sacoronavirus.co.za/latest-vaccine-statistics/

[10] Per un approfondimento sui meccanismi di queste mutazioni virali, si rimanda all’articolo di Rafael Sanjuán e Pilar Domingo-Calap, “Mechanisms of viral mutation”, “Cellular and Molecular Life Sciences”, Vol. 73, Issue 23, Dicembre 2016 – Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5075021/

[11] 7,8 milioni di sudafricani/e sono affetti/e da HIV. Dati del 2020 di UNAIDS. – Link:https://kpatlas.unaids.org/dashboard#/home (cercare voce “South Africa”)

[12] “R2 million in lottery prizes for people who get vaccinated in South Africa”, Businesstech, 29 Novembre 2021.

[13] Link: https://data.worldbank.org/indicator/NY.GDP.MKTP.KD.ZG?locations=ZA

[14] Link: https://www.credit-suisse.com/media/assets/corporate/docs/about-us/research/publications/global-wealth-databook-2021.pdf

[15] Link: https://wid.world/document/wealth-inequality-in-south-africa-wid-world-working-paper-2021-16/

[16] Acronimo di “Quarterly Labour Force Survey” ( “indagine trimestrale della forza lavoro”). Condotto dal Statistics South Africa (Stats-SA), raccoglie i dati dell’occupazione nel mercato del lavoro.

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