Governo gialloverde e Confindustria

La retorica del governo del cambiamento, del governo dei deboli e del contrasto alla povertà, del contrasto ai poteri forti ecc. ad un’analisi più attenta non regge. La sfiducia della gente comune verso le istituzioni ha toccato punte altissime dopo la crisi economica, attraverso un aumento dell’astensione al voto ed una perdita di fiducia nelle prospettive future.

Per i cosiddetti “poteri forti”, rappresentati in ultima analisi dal potere economico, questo governo, di là delle retoriche zingarettiane “antipopuliste”, del mediattivismo demagogico dell’alleato di governo, rappresenta in realtà un elemento di stabilità. “Senza di me il diluvio, l’anarchia” diceva più o meno Beppe Grillo quando lo si accusava di fomentare odio. Guardiamo allora prima di tutto ai numeri.

Secondo l’analisi della Banca d’Italia, a fronte di una congiuntura economica internazionale di bassa crescita (rallentamento della crescita cinese, brexit, recessione tendenziale della Germania, ecc.), “la proiezione centrale della crescita del PIL è pari allo 0,6 per cento nel 2019 e allo 0,9 e all’1,0 per cento nel 2020 e nel 2021, rispettivamente”, quindi una tendenza al miglioramento trainata soprattutto da un lato dalla crescita delle esportazioni che si preannunciano in crescita del 3,4% nel periodo 2020 – 2021 e dall’altro grazie alle misure sociali (RDC e quota 100): “I consumi delle famiglie si espanderebbero in linea con il prodotto e il reddito disponibile, beneficiando delle misure di sostegno incluse nella manovra di bilancio.”[1]

L’effetto moltiplicatore dovrebbe essere prossimo ad 1 se si manterranno le promesse sugli investimenti pubblici. Viceversa il basso livello di spesa nei consumi privati dovuto ad un deficit di fiducia dei consumatori non inciderebbe sul moltiplicatore se non per un 0,5, a meno che il RdC non venga erogato a “quei nuclei familiari soggetti a stringenti vincoli di liquidità”.

Non ci sarà però da temere alcun verosimile risparmio poiché questo sarà eroso dall’impatto sul reddito reale, a causa dell’aumento delle aliquote IVA (dal 10 al 13% quella agevolata e dal 22 al 25,2% quella ordinaria, che salirà ulteriormente al 26,5% nel 2021). Eppure secondo Confindustria non ci sarebbero alternative all’aumento dell’IVA o si correrebbe il rischio di sforare il rapporto debito/pil oltre il fatidico 3%.[2]

La tanto sbandierata abolizione della legge Fornero diventa prima “superamento”, poi si trasforma in “opzione alternativa” (la famosa quota 100) valida solo per una precisa platea di lavoratori, quantificabile potenzialmente in 437.000 persone secondo l’ufficio parlamentare di bilancio: minimo 38 anni di contributi e 62 anni d’età, con una penalizzazione sul trattamento pensionistico finale fino al 25%. Tutto ciò in un contesto dove il turnover nella pubblica amministrazione è bloccato fino a novembre 2019 e non si prospettano, fino a prova contraria, nuove consistenti assunzioni.

Un provvedimento anticiclico, quello del Reddito Di Cittadinanza (che in questa fase dovrebbe cioè favorire la crescita economica) combinato con altri due invece pro-ciclici (che riducono cioè il potere d’acquisto dei lavoratori e contribuiscono ad una contrazione dei consumi) come l’aumento IVA e quota 100:[3] una sorta di manovra keynesiana a scartamento ridotto… D’altronde un po’ di crisi fa sempre bene: crisi “che vuol dire anche opportunità” ci continuano a raccontare padroni e imprenditori vari – dal loro punto di vista ovviamente.

Da notare come le previsioni del documento di programmazione economica del MEF governativo[4] non siano per nulla differenti da quelle dei poteri forti, anzi l’analisi di bankitalia risulta persino lievemente più “ottimistica” come si vede dalle tavole e dai grafici del bollettino economico del primo trimestre 2019.[5]

I padroni dell’economia industriale e finanziaria come possiamo vedere strizzano l’occhio al governo, come del resto si evince dalle dichiarazioni del presidente di Confindustria in un’intervista al Financial Times quando afferma che “Questo Governo ha esagerato con il linguaggio nel suo primo anno, ma oggi Luigi Di Maio è completamente diverso, più consapevole, più maturo, come un uomo di Governo”.[6]

Da un lato quindi un governo che , tutt’altro che sprovveduto, a fronte di una crisi di consenso politica che investe l’arco parlamentare, istituzionale e partitico, garantisce quella stabilità necessaria richiesta proprio da quei “poteri forti” che il Movimento 5 stelle ed i suoi consimili alleati di governo promettevano un tempo, demagogicamente, di contrastare.

L’illusione che un governo statale possa essere espressione dei deboli o abbia come programma l’abolizione della povertà è una pia illusione (meglio ripeterlo una volta in più); pensare inoltre di poter affidarsi, per il riscatto dei più deboli, alle aule di un parlamento, ci ricorda che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Gli uomini liberi, gli spiriti del pensiero libero, sanno che finché non prendono in mano il proprio destino senza lasciarsi guidare e influenzare da un leader e dalle sue inevitabili ascese e cadute repentine dettate dal mercato capitalista non saranno mai veramente liberi, potranno solo scegliere da chi farsi affamare e chi può disporre (temporaneamente ) in maniera più o meno illuminata delle loro vite.

Flavio Figliuolo

NOTE

[1] http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/proiezioni-macroeconomiche/2019/estratto-boleco-1-2019.pdf (rif. pag. 44 dell’estratto – tav. 10 e fig. 42)

[2] https://www.confindustria.it/home/centro-studi/temi-di-ricerca/congiuntura-e-previsioni/tutti/dettaglio/rapporto-previsione-economia-italiana-scenari-geoeconomici-primavera-2019

[3] Di là del piacere che proviamo nel vedere lavoratori andare finalmente in pensione dopo almeno 38 anni di lavoro, magari usurante, questi, come si è detto, vedranno il loro reddito e, conseguentemente, la loro capacità di spesa ridotta e difficilmente questo gap verrà compensato da nuove assunzioni.

[4] http://www.dt.tesoro.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2019/01_-_PdS_2019.pdf (rif. pagina 7- tavola 1.2)

[5] http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/proiezioni-macroeconomiche/2019/estratto-boleco-1-2019.pdf (rif. pag. 44 dell’estratto – tav. 10 e fig. 42)

[6] https://www.huffingtonpost.it/2019/04/29/la-carezza-degli-industriali-a-luigi-di-maio-vincenzo-boccia-al-ft-oggi-e-piu-maturo-e-consapevole_a_23718688/

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