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SUMMARY:Monfalcone: Riot-tobre libertario. Castagnata
DESCRIPTION:lunedì 01 novembre – 17.00 \nCaffè Esperanto \nCASTAGNATA LIBERTARIA \ncon mercatino libri\, chiacchiere\, musiche e progetti per il futuro
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SUMMARY:Roma: corso di fotografia
DESCRIPTION:Corso di fotografia \nLa parola “fotografia” fu inventata nel 1839 da John Herschel che unì i termini greci φῶς (si legge “phôs” e significa “luce”) e γραφή (si legge “graphè” e significa “scrittura” o “disegno”). \nFotografando\, sia dal punto di vista etimologico che da quello artistico\, si raccontano storie utilizzando la luce per creare delle immagini. \nCon la collaborazione dell’Associazione “Vettor Fausto” abbiamo deciso di approfondire questo modo di comunicare realizzando un corso\, dove si affrontano le tecniche fotografiche e si analizzano le modalità espressive di quest’arte visiva\, convinti che ognuno di noi abbia delle storie da raccontare e che sia importante cercare di farlo al meglio. \nIl corso si articolerà in incontri\, tutti i lunedì alle ore 18:00 a partire da lunedì 4 ottobre. Gli incontri si terranno nello Spazio Anarchico “Vettor Fausto” in Via Vettor Fausto 3 (Metro B – Roma Garbatella). \nIl costo di 50 euro per l’intero corso\, è un “prezzo politico” e servirà a coprire le spese e a finanziare future attività di questo tipo. \nIl corso sarà tenuto da due esperti di fotografia: Marco Branchi (uno dei maggiori fotografi naturalisti dell’Italia Centrale) e Roberto Gargamelli (esperto in fotografia scientifica e tecniche fotografiche). \nPer maggiori informazioni scriveteci a: Gruppobakunin@federazioneanarchica.org \n  \nGruppo Anarchico “Bakunin” – FAI Roma e Lazio
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SUMMARY:4-7 novembre: Boicottiamo le forze armate!
DESCRIPTION:In tanti territori sia il 4 novembre che nei giorni successivi vi saranno varie iniziative promosse da varie realtà. Le iniziative sono la prima tappa della campagna antimilitarista lanciata dall’assemblea di Milano del 9 ottobre scorso e che vedrà come seconda tappa il corteo a Torino del 20 novembre. \n4 NOVEMBRE \nTORINO \nFesta degli assassini\nPresidio contro le cerimonie militariste e patriottiche dalle ore 16 in piazza Castello \nAssemblea Antimilitarista – Federazione Anarchica Torinese \ncorso Palermo 46\nRiunioni – aperte agli interessati – ogni mercoledì dalle 20\,30\nContatti: fai_torino@autistici.org – @senzafrontiere.to/ \nLIVORNO \nPresidio itinerante nelle piazze del centro \nOre 17 di fronte alla Prefettura (P. Unità d’Italia)\, ritrovo e inizio. \n– Per il ritiro delle missioni di guerra \n– Contro la politica del governo che con la legge di bilancio taglia reddito pensioni e salari per sostenere le spese militari \n– Contro il militarismo e la retorica della guerra \n– Contro la festa delle Forze Armate che celebra il massacro della prima guerra mondiale \nCoordinamento cittadino per il ritiro immediato delle missioni militari italiane all’estero \nMILANO \nCi troviamo all’Ateneo Libertario per ripercorrere il 4 novembre attraverso le sentenze dei tribunali militari.\nUna lettura delle vicende belliche farà riemergere la repressione contro il “nemico interno”. Contadini e operai chiamati nelle trincee per una guerra che non era la loro\, ma che rispondeva agli interessi dei loro sfruttatori.\nLe pagine scritte dai tribunali militari seppelliscono per sempre la retorica di Vittorio Veneto. Esse anticiparono la repressione nel biennio rosso operata prima dallo stato prima e poi dallo squadrismo fascista.\nPresso Ateneo Libertario Milano alle 21\nViale Monza 255\nFermata Precotto (MM1)\nPorta la mascherina\, igienizzati e rispetta il distanziamento fisico. Autogestiamo la sicurezza.\nFederazione Anarchica-Milano\n\n\nMANTOVA\n\nPresidio dalle h.16 in largo XXIV maggio davanti al Famedio\nCircolo Libertario Mantovano e altre realtà locali\n\n\n6 NOVEMBRE \nTRIESTE \nPresidio antimilitarista dalle 11 alle 13 in campo san giacomo.\nVolantinaggio\, banchetto e intervento del Coro Sociale.\nGruppo Anarchico Germinal \nREGGIO EMILIA\nPresidio antimilitarista ore 15 piazza Prampolini.\nA seguire alle 19 cena sociale al circolo Berneri in via Don Minzoni 1/D\nAssemblea antimilitarista di Reggio Emilia\n\nTORINO\nPresidio Antimilitarista al Balon dalle 10.30\n\n7 NOVEMBRE\n\n\nCARRARA\nProiezione di documentari\, vin brulè\, thè e cioccolata calda a sottoscrizione libera.\nSi potranno prenotare i posti per il pullman per il corteo di torino.\nDalle 15 in piazza duomo presso la sede del Germinal.\nGruppo Anarchico Germinal – FAI\n\n\nNOVARA\nPresidio antimilitarista dalle ore 10 alle ore 12 in piazza Cesare Battisti\nCircolo Zabriskie Point
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SUMMARY:Verona: Dal Veneto al Brasile. Storie di razzismo\, oppressione\, resistenza e libertà
DESCRIPTION:Dal Veneto al Brasile. \nStorie di razzismo\, oppressione\, resistenza e libertà \nGiovedì 4 novembre \nTrofei e prigionieri \nUna foto ricordo della colonizzazione in Brasile. \nIncontro con Piero Brunello\, autore del volume (Cierre 2020) \n> La Sobilla apre alle 19\,30 \n> L’incontro è alle 20.30 \nNel 1904 un missionario vissuto qualche anno a Urussanga\, una colonia fondata da emigrati perlopiù veneti nello Stato di Santa Catarina in Brasile\, pubblicò in un libro una fotografia in cui una decina di uomini bianchi armati di fucile esibiscono archi e frecce assieme a tre bambini di pelle scura\, nudi. La didascalia dice: «Ritorno dalla foresta con tre piccoli selvaggi». Chi sono quegli uomini adulti? Come si chiamano quei bambini\, e che cosa successe loro in seguito? L’indagine su questa foto illumina aspetti della colonizzazione in Brasile che i racconti dell’emigrazione italiana ed europea hanno rimosso e preferiscono tacere: da un lato lo sterminio dei nativi e la distruzione dei loro villaggi\, dall’altro la costruzione di una società più meticcia di quella che viene rappresentata. \n///// Piero Brunello ha insegnato Storia sociale all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si è occupato di migrazioni\, scrittura\, storia urbana\, culture popolari\, musica e anarchismo. \nScheda del libro: https://edizioni.cierrenet.it/volumi/trofei-e-prigionieri/ \n  \n///// Ingresso libero con tessera (3 €) + precauzioni Covid-19 \nLa Sobilla è un laboratorio di idee e di pratiche libero da sponsor istituzionali e commerciali che propone presentazioni di libri\, seminari\, proiezioni\, esposizioni\, e altro ancora. Un nodo nella trama urbana per immaginare una città differente e contaminarne la vita culturale e politica. \nAlla Sobilla ci trovi: \nBiblioteca Giovanni Domaschi \nFuorimercato-Autogestione in movimento \nInfopoint L’ombroso \nRiviste e libri di case editrici indipendenti \nProdotti di Urupia\, comune libertaria del Salento \nProdotti della soc. agricola La folaga rossa\, orticultura ecologica nel Parco dell’Adige \nCaffè delle comunità autonome zapatiste del Chiapas \nProdotti della Rimaflow\, fabbrica recuperata e autogestita di Trezzano sul Naviglio (MI) \nLa salsa di pomodoro Sfruttazero e i prodotti della rete nazionale FuoriMercato \nsobillare\, v. tr. [prob. lat. sibilare\, «fischiare qualcosa negli orecchi a qualcuno»]. – Indurre ad atteggiamenti e manifestazioni di ostilità. In partic.\, istigare\, incitare alla ribellione. \nLa Sobilla · Salita S. Sepolcro\, 6b · Verona\, VR
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SUMMARY:Pisa: reggae benefit per Umanità Nova
DESCRIPTION:Continua Roots And Culture Miniature Edition\, a sostegno del settimanale anarchico Umanità Nova nella minuscola\, ma confortevole sede del Circolo Anarchico in Vicolo del Tidi 20 a Pisa. Il REGGAE più GRANDE nella YARD più PICCOLA \n\nVenerdì 5 novembre dalle 19 ai controlli ci saranno i Roots Militant HiFi e Sheperd Sound (from Lucca) che ci aiuteranno a combattere contro la pandemia psichica a colpi di buone vibes...\n\nTutti i proventi dell’APERIDUB vegetariano verranno versati a sottoscrizione dello storico settimanale anarchico Umanità Nova (CENTOUNO anni di comunicazione libertaria portati benissimo)\n\nsi vaccino! no green pazz!
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SUMMARY:Reggio Emilia: Giornata di studio "Riflessioni sulla guerra civile italiana. Anarchismo e violenza politica"
DESCRIPTION:Giornata di studio \n1921/2021  \nRIFLESSIONI SULLA GUERRA CIVILE ITALIANA  \nANARCHISMO E VIOLENZA POLITICA  \nSabato 6 novembre 2021 \n(ore 9\,40-18\,00) \nPresso Università di Modena e Reggio Emilia  \nAula Magna Manodori\, via Allegri 9\, Reggio Emilia \nLa Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e l’Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa organizzano\, con il patrocinio del Dipartimento di Educazione e Scienze umane dell’Università di Modena e Reggio Emilia\, un convegno di studi dedicato ai temi della guerra civile e della violenza politica in Italia e al loro nesso\, in quanto categorie interpretative\, con le vicende novecentesche dell’anarchismo.  \nL’iniziativa – che suggella un percorso intrapreso dagli stessi organizzatori con la giornata di San Giovanni Valdarno del 20 marzo 2021 (Guerra civile in Toscana. 1921-2021: riflessioni sulla violenza politica) – si colloca all’interno di un ormai maturo dibattito storiografico e individua nel periodo tra la prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo\, ma in particolare nell’anno 1921\, un tournant dirimente e di grande interesse. L’attentato anarchico al teatro Diana di Milano\, insieme alle diffuse insurrezioni popolari antifasciste\, alla costituzione di formazioni armate di difesa proletaria come gli Arditi del Popolo\, alle violente azioni squadriste (assalti ai municipi “rossi” e alle sedi del movimento operaio)\, sono eventi che si addensano in un ristrettissimo arco temporale\, destinati a marcare un forte impatto politico e sociale\, con conseguenze di lunga durata.  \nABSTRACT e RELAZIONI \nFabio Fabbri (Università Roma Tre)  \nLA GUERRA CIVILE ITALIANA \nPoiché la chiave di lettura del nostro Convegno ruota attorno al termine di Guerra Civile\, a me pare opportuno non solo convalidare l’esattezza di questa definizione\, ma essere coscienti che non tutta la storiografia è d’accordo nell’utilizzare con estrema facilità quell’espressione. Per esempio\, gli studiosi delle cosiddette «guerre fratricide» (Ranzato\, 1991 e 1994) – per quanto vi abbiano individuato «molti presupposti» – tendono ad escludere nell’Italia del primo dopoguerra «una vera situazione» di guerra civile. Con estrema cautela essi hanno denunciato «l’uso abusivo del termine» limitandone «i confini concettuali» strettamente al 1943-1945 e individuando taluni precisi «criteri di riconoscibilità» nel «fatto che i contendenti perseguano la meta della conquista dello Stato» o nella «rottura del monopolio statale della violenza» (Pavone\, 1991). Ora se il concetto di monopolio statale della violenza richiama un noto articolo di Gramsci – elaborato fin dall’ottobre del 1920 – secondo cui «il terrorismo vuol passare dal campo privato al campo pubblico»\, noi oggi non possiamo rischiare di espungere il concetto di guerra civile da una visione più ampia e complessiva\, e in particolare dal contesto successivo alla guerra e alla Rivoluzione d’ottobre\, allorché tutti i governi europei\, di fronte al pericolo del bolscevismo dilagante\, non tardarono a prendere posizione a fianco di chi voleva estirpare le radici stesse del socialismo e\, appunto « si identific[arono] con una delle parti belligeranti » (Ranzato\, 1991\, p. 322). È chiaro infatti che solo il riferimento alla categoria della guerra civile\, in relazione ai duri scontri sociali e politici del primo biennio postbellico – una categoria ampiamente in uso sia nel lessico gramsciano che nella pubblicistica fascista del primo dopoguerra – può suggerire un percorso d’indagine e un metodo storiografico che guardino con occhi diversi alle origini del fascismo italiano e\, in particolare\, al periodo compreso tra la fine della guerra e le elezioni del maggio 1921: data epocale che segnò per la prima volta l’ingresso del fascismo nelle istituzioni dello Stato\, alla seduta inaugurale della Camera il 13/6/21\, vero punto di non ritorno della crisi dello stato liberale.  \nEsamineremo nel tempi\, modalità e forme di tale violenze che\, appunto\, definiscono il quadro di quella guerra civile che è un termine non imposto dallo storico\, ma di cui fecero largo uso i contemporanei d’entrambi i fronti: da Nenni a Farinacci\, da Turati alla Kuliscioff\, da Grandi a Matteotti\, da Serrati ad Arpinati\, da Rigola a Cesare M. De Vecchi\, da Mussolini a Gramsci \, da U. Banchelli a P. Togliatti che per «L’Ordine Nuovo»\, 9 marzo 1921\, commentò gli Episodi della guerra civile in Toscana. Una categoria\, quella di guerra civile\, che la pubblicistica coeva usò senza mezzi termini\, resa poi «moneta corrente»\, come s’è detto\, dal lessico politico quotidiano. Insomma noi non crediamo che i contemporanei che parlarono di guerra civile enfatizzarono la realtà\, come sembrano intendere i critici superciliosi convinti che il termine sia appropriato solo per il conflitto interno che scosse il paese tra il 1943 e il 1945. \nFabio Fabbri\, dopo aver insegnato Storia del lavoro presso le Università di Salerno\, di Roma “La Sapienza” e Tor Vergata\, è stato prof. ordinario di Storia contemporanea presso l’Università Roma Tre. Autore di numerosi saggi sulla storia del socialismo italiano\, sulla cooperazione e sulle origini del fascismo\, apparsi nelle principali riviste italiane e straniere\, ha curato un volume su Il movimento cooperativo nella storia d’Italia (Milano\, Feltrinelli\, 1979\, pp.1087) e ha pubblicato\, per la collana del CIRIEC\, Da birocciai a imprenditori. Una strada lunga 80 anni: 1912-1992 (Milano\, Angeli\,1994\, pp.950). Nel 2009 è apparso un ampio volume su Le origini della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo.1918-1921. (Torino\, Utet\, 2009\, pp.715) e nel 2011 L’Italia cooperativa. 1861-2011. Centocinquant’anni di storia e di memoria\, Roma\, Ediesse\, pp.547. Ha curato l’Introduzione all’edizione critica della tesi di laurea di S. Pertini\, La cooperazione\, Genova\, AMES\, 2013. Per le edizioni Castelvecchi ha diretto l’opera Storia del Lavoro in Italia in 6 volumi\, (2015-2018) e ha curato Maria Montessori e la società del suo tempo (2020).  \nGuido Panvini (Alma Mater Studiorum Università di Bologna)  \nTRA RIMOZIONI E ABUSO: LA CATEGORIA GUERRA CIVILE NEL ‘900 ITALIANO \nLa categoria di «guerra civile» ricorre con frequenza sia nel dibattito pubblico che in quello scientifico come filo conduttore della narrazione della storia dell’Italia unita. In essa vengono fatti rientrare diversi episodi e fasi storiche della vicenda nazionale: il “brigantaggio” meridionale dopo l’unificazione\, l’avvento del fascismo\, la guerra di Liberazione del 1943-45\, le dinamiche della guerra fredda negli anni Cinquanta\, gli “anni di piombo” e financo il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica nella prima metà degli anni Novanta. L’ombra della guerra civile sembrò effettivamente stendersi in diversi momenti della storia unitaria\, deflagrando\, però\, solamente in pochi confinati episodi legati a gravi crisi nazionali ed internazionali\, così come accadde in diversi paesi dell’Europa occidentale nel XIX e nel XX secolo. Tuttavia\, il costante ricorrere di tale categoria è sconfinato in un vero e proprio abuso\, tanto da attribuire il ripetersi di “guerre civili” ad un immutato dato antropologico degli italiani. Quanto è lecito l’utilizzo di tale categoria? Che conseguenze ha avuto nella costruzione dell’identità nazionale?  \n Guido Panvini è attualmente ricercatore a tempo determinato di tipo b (senior) presso il Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche della Sapienza Università di Roma. Ha svolto attività di ricerca e di insegnamento presso l’Università degli studi di Bologna\, l’Università della Tuscia\, l’Università degli studi di Macerata\, l’Università Luiss Guido Carli di Roma\, l’Università degli studi di Perugia e l’Università di Sciences Po. È stato postdoctoral fellow presso la Yale University\, visiting scholar presso la Ku Leuven University e Marie Curie Fellow presso il Centre d’Historie dell’Università Sciences Po di Parigi. I suoi interessi di ricerca riguardano la storia dell’Europa contemporanea\, la storia dell’Italia repubblicana\, la violenza politica e i terrorismi\, la storia degli intellettuali\, il rapporto tra religione e politica\, la storia sociale\, le guerre civili del ‘900. \nGiorgio Sacchetti (Università dell’Aquila)  \nANARCHISMO E VIOLENZA: UN PROBLEMA STORIOGRAFICO \nLa storiografia sull’anarchismo italiano – marcando una notevole differenza con l’omologa sulla Francia – ha trattato solo in maniera sporadica o magari indiretta il tema ostico dell’influenza delle suggestioni violente sul movimento. Di rado la questione è stata affrontata in forma strutturata organica\, con analisi di ampio respiro e su un arco temporale prolungato; mentre la stessa bibliografia sull’argomento risulta alquanto scarna. Nella densa biografia politica di Errico Malatesta (1853-1932)\, forse “uno dei più grandi rivoluzionari italiani”\, il nesso anarchismo – violenza costituisce un nodo teorico ricorrente e di notevole rilevanza\, che pervade l’intero suo agire di militante e pensatore libertario nel movimento operaio internazionale a cavallo di due secoli. Per focalizzare efficacemente il tema della violenza e delle sue connessioni con l’azione e i progetti rivoluzionari degli anarchici italiani si sono individuate quattro cesure “malatestiane” che\, per le differenti tipologie rappresentate\, a nostro avviso costituiscono significativi punti di svolta: I) 1884 – stesura del nuovo Programma e organizzazione dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (“…la rivoluzione non si fa in quattro gatti…”\, superamento del metodo cospirativo e opzione per quello insurrezionale di massa); II) 1900 – regicidio di Monza (Cause ed effetti); III) 1914 – la Settimana Rossa (l’ultima insurrezione); IV) 1921 – l’attentato anarchico al Teatro Diana di Milano. In ciascuna di queste fattispecie otto-novecentesche – guerra per bande\, società segrete\, insurrezioni di massa\, tirannicidio\, attentati dinamitardi\, banditismo sociale… – si mettono alla prova dei fatti altrettante strategie e categorie “rivoluzionarie” che hanno attraversato l’anarchismo e il movimento operaio e sindacale. Il nostro excursus\, partendo dalla correlazione tra azione violenta e prassi anarchica nella prima lotta antifascista\, come nel caso dell’arditismo popolare\, prosegue con la partecipazione libertaria alla lunga guerra civile europea\, con la revisione messa in atto dall’anarchismo anglofono e da Maria Luisa Berneri negli anni Quaranta\, fino alle scelte resistenziali e alle proiezioni anarco-insurrezionaliste del secondo Novecento.  \nGiorgio Sacchetti: PhD\, professore associato abilitato in Storia contemporanea\, docente a contratto all’Università dell’Aquila. Ha focalizzato le sue ricerche sulla Labour history e sugli Anarchist studies\, con particolare attenzione alle traiettorie ed ai profili biografici militanti. Fra le sue pubblicazioni più recenti: Eretiche. Il Novecento di Maria Luisa Berneri e Giovanna Caleffi\, Biblion\, Milano 2017; Pugni chiusi. Storia transnazionale di un Sessantotto di periferia\, Aska\, Firenze 2018; Sans frontière. Umberto Marzocchi (1900-1986)\, penseur et acteur de l’anarchisme internationale\, Les Éditions Libertaires\, Paris 2020; Veglia anarchica mensile (1926-1927) diretta da Virgilia D’Andrea\, Nova Delphi Academia\, Roma 2020.  \nElena Papadia (Sapienza Università di Roma)  \n“UN ESAGERATO SENTIMENTO DI SÉ”  \nVIOLENZA E RIVOLUZIONE NELL’ETÀ DEGLI ATTENTATI \nNon credo ci siano dubbi sul fatto che la violenza politica del primo dopoguerra sia pienamente leggibile solo all’interno del suo specifico contesto. Eppure\, rimane il fatto che in Italia la questione della violenza rivoluzionaria ha radici ottocentesche\, e che quelle radici sono importanti per comprendere alcuni aspetti di ciò che sarebbe accaduto dopo; il mio intervento si concentrerà dunque sulla cosiddetta età degli attentati.  \nLa lettura che vede nella torsione terroristica di fine secolo l’effetto di una interpretazione estrema della anarchica “propaganda per il fatto” sottolinea senz’altro un elemento importante\, ma rischia di mettere in ombra la matrice risorgimentale e repubblicana di molti di quegli attentati\, ben visibile non solo nel profilo e nella storia personale di diversi attentatori\, ma anche e soprattutto nella scelta del bersaglio. A dispetto della concezione funzionalista della violenza che sottostà alla dottrina della propaganda per il fatto\, la logica degli attentati di fine secolo è puramente ritorsiva: è una logica di vendetta\, che porta a “uccidere il tiranno” non solo in quanto simbolo e vertice di un ordine ingiusto\, ma per le sue colpe personali. Per alcuni aspetti\, si tratta ancora di Felice Orsini che punisce il traditore della repubblica romana. \nDi qui si diramano le due questioni sulle quali principalmente si articolerà la mia riflessione. La prima è quella relativa alla personalizzazione dell’odio\, che nasce dalla domanda se sia ammissibile e compatibile con la moralità rivoluzionaria l’odio (e la violenza\, in seconda battuta)\, contro le singole persone. Su questo versante\, seguirò un dibattito che si svolse sulle colonne dello “Scamiciato” di Prampolini e che proseguì poi sulle pagine del “Ribelle”. La seconda è il ruolo che nella determinazione degli attentati ebbe una condizione di oggettiva deprivazione personale dell’attentatore (qui c’è la differenza maggiore rispetto agli ambienti della cospirazione risorgimentale\, ma anche rispetto ad altre stagioni a noi più vicine) che lo portava a vendicarsi anche per sé\, per quello che personalmente aveva subìto. Mi soffermerò dunque sulla storia individuale e sul profilo sociale di alcuni dei protagonisti\, per mostrare come – alla luce della propaganda anarchica\, dei giornali letti e delle parole ascoltate – la miseria e la subalternità non potessero più essere considerate una fatalità\, un dato immutabile e in qualche modo naturale\, ma diventassero piuttosto una condizione ingiusta e immeritata contro la quale ribellarsi; è questo senso di elementare giustizia di classe ciò che i custodi dell’ordine e delle gerarchie sociali chiamavano un “esagerato sentimento di sé”. Attraverso l’oggettiva naïveté dell’atto terroristico passava dunque una questione importante\, che aveva a che fare con l’idea\, relativamente nuova\, della modificabilità delle gerarchie sociali e della radice politica della povertà e delle afflizioni. \nElena Papadia è nata a Roma nel 1972\, si è laureata a Pisa nel 1996 e ha conseguito il titolo di dottore in ricerca a Bologna nel 2001. Dal 2008 al 2019 è stata ricercatrice presso la facoltà di Lettere e filosofia della Sapienza\, Università di Roma; attualmente è professoressa associata di storia contemporanea presso il Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale dello stesso Ateneo. I suoi interessi di ricerca vertono principalmente sull’Italia liberale\, nell’ottica di una storia politica aperta agli orizzonti culturalisti\, alla storia dei sentimenti e delle emozioni. Il suo ultimo libro è La forza dei sentimenti. Anarchici e socialisti in Italia\, Bologna\, il Mulino\, 2019. \nEnrico Acciai (Università di Roma Tor Vergata)  \nGLI ANARCHICI ITALIANI E LA SCELTA VOLONTARIA DELLE ARMI:  \nUN STORIA LUNGA \nNella complessa relazione tra anarchici e violenza politica riveste un ruolo centrale il tema della scelta volontaria delle armi. Si tratta di una storia lunga che prende le mosse dalle vicende\, umane e politiche\, dei primi internazionalisti italiani provenienti da una militanza nel campo garibaldino che passa per i tentativi insurrezionali degli anni ’70\, dalla spedizione greca del 1897\, dal contraddittorio nodo del primo conflitto mondiale e arriva fino alla guerra civile spagnola e alle resistenze europee.  \nSoffermandosi su alcune biografie paradigmatiche\, questo intervento non si pone tanto di ricostruire queste vicende nel loro complesso\, quanto piuttosto di riflettere sul ruolo che ha giocato una lunga tradizione di volontarismo in armi nella relazione tra anarchismo\, violenza politica e terrorismo. Siamo convinti\, e in sede di convegno proveremo ad articolare meglio in questa direzione\, che la sopravvivenza di un’anima garibaldina radicale in seno al movimento libertario abbia contribuito a rendere più stretto il vincolo tra anarchismo e violenza politica. \nEnrico Acciai è ricercatore presso l’Università di Roma “Tor Vergata”. Già professore associato presso l’Università di Copenaghen e ricercatore Marie Curie presso l’Università di Leeds si occupa da anni della relazione tra volontariato in armi e radicalismo politico. Il suo ultimo volume è Garibaldi’s Radical Legacy. Traditions of War Volunteering in Southern Europe (1861–1945) (Routledge\, 2020). \nPietro Di Paola (University of Lincoln) \nLA VIOLENZA NELLA STAMPA ANARCHICA \nLa questione dell’uso della violenza all’interno del movimento anarchico è sempre stato una questione altamente controversa e dibattuta\, basti pensare alle polemiche e le divisioni che emersero nell’ultimo decennio del milleottocento esemplificate dal confronto tra Emile Henry ed Errico Malatesta su quale fosse e su come definire il ‘limite’ da adottare nell’uso della forza.  \nLa questione della violenza e dell’uso della forza come momento imprescindibile per lo scoppio della rivoluzione sociale furono un elemento centrale anche durante il biennio rosso e gli anni che seguirono con lo scatenarsi della violenza fascista.  \nLo sfoglio delle principali testate anarchiche di quegli anni (Volontà\, L’Avvenire Anarchico\, Umanità Nova) può permettere di cogliere le trasformazioni e le differenti percezioni sull’uso della violenza che si ebbero in un lasso di tempo particolarmente breve e drammatico. Oltre al dibattito teorico\, questo intervento intende esplorare se e come nella stampa emergano e si possano cogliere anche delle reazioni emotive legate all’uso della violenza. In particolare se e come queste si siano trasformate dal periodo della ‘grande illusione’ (rovesciando il punto di vista della ‘grande paura’ con cui è stato spesso definito ) del biennio rosso e dell’occupazione delle fabbriche a quello della violenza subita con l’emergere dello squadrismo fascista. L’intento è quindi quello di valutare se la stampa possa essere uno strumento di analisi adatto per verificare se alla violenza politica\, come categoria interpretativa\, si possano unire/sovrapporre altre categorie più legate alla sfera ‘emotiva’: la speranza\, la disillusione\, la paura\, la vendetta\, ecc. per valutarne anche il loro possibile impatto in quel periodo.  \nPietro Di Paola è Senior Lecturer all’Università di Lincoln (UK) dove insegna Storia Contemporanea. Si interessa di storia del movimento anarchico\, e in particolare degli anarchici in esilio e delle loro reti di relazioni transnazionali. Tra le altre\, ha pubblicato: The Knights Errant of anarchy: London and the diaspora of Italian anarchists (1880-1917)\,  Liverpool University Press\, 2013; “Die große Illusion”. Eine Emotionsgeschichte des bienno rosso 1919-1920 in Italien” in Ine zweite Revolution? – Das Frühjahr 1919 in Deutschland und Europa. Die Buchmacherei\, Berlin\, 2020. Con Piero Brunello ha edito Errico Malatesta. Autobiografia mai scritta. Ricordi (1853-1932). Spartaco Edizioni\, Caserta 2003.  \nJohn Foot (University of Bristol) \nPROCESSARE IL 1920-1921. FONTI GIUDIZIARIE SULLA GUERRA CIVILE ITALIANA \nQuesto intervento analizza un tema molto trascurato nella storia e nella storiografia sul fascismo italiano: i processi politici farsa svoltisi nel 1922-1925 in relazione alle violenze del 1919-21. La relazione esamina in particolare i processi relativi all’attentato al Diana (1921) e il successivo processo del 1922; il “massacro” di Palazzo d’Accursio (1920) (con il processo nel 1923) e i Fatti di Empoli (1921) con il relativo processo nel 1924. Questi furono tutti eventi sia politici che giudiziari\, che cercarono di cementare l’idea che il fascismo avesse salvato l’Italia dal “terrore rosso” e che socialisti e sindacalisti avessero compiuto atti di violenza sia brutali che preordinati nel 1919-1921\, durante il periodo del cosiddetto “caos rosso”. Furono eventi spettacolari (132 gli imputati al processo di Empoli) ed ebbero ampia risonanza sulla stampa. E videro il coinvolgimento\, in alcuni casi diretto\, dei principali capi fascisti. L’intervento prende in esame le narrazioni poste in essere da questi processi e le evidenti lacune che sono emerse. Esamina anche il motivo per cui essi siano stati raramente (o mai) studiati dagli storici\, nonostante il loro ruolo fondamentale nell’avvento del fascismo. Nell’articolo si sostiene che questi processi\, insieme alla interpretazione storica che implicavano\, furono centrali nel processo di affermazione dell’egemonia fascista e sulle narrazioni che poi si sarebbero sedimentate dopo la presa del potere nel 1922\, che tali rimasero per tutta la durata del regime.  \nJohn Foot è professore di Modern Italian History alla University of Bristol nel Regno Unito. È autore di numerosi volumi sulla storia contemporanea italiana. Il suo libro sul fascismo italiano\, Blood and Power. The rise and fall of Italian Fascism\, sarà pubblicato sia in inglese che in italiano nel 2022. \nIvano Granata (Università di Milano Statale) \nMILANO 1919-1922. SOCIALISMO\, ANARCHISMO\, FASCISMO \nAll’inizio del 1919 Milano era sicuramente la città più socialista d’Italia. L’amministrazione comunale era retta\, dal 1914\, da un sindaco socialista\, la Camera del lavoro era in continua crescita di iscritti\, la locale sezione del Psi aveva nelle sue fila i principali esponenti del partito a livello nazionale e varie istituzioni di prestigio della città erano rette da socialisti. Alle elezioni politiche del novembre 1919 inoltre il Psi sarà la forza politica più votata. In questo contesto il movimento anarchico non era in grado di trovare sul piano politico uno spazio adeguato\, ma nondimeno finì per esercitare una certa influenza sul movimento operaio. Guidati da dirigenti che portavano avanti una politica sindacale di stampo riformista\, gli operai facevano tuttavia riferimento politicamente al massimalismo della sezione socialista e ai concetti di rivoluzione da attuarsi rapidamente. Ciò portò durante alcuni scioperi all’uso della violenza che presentava una matrice di origine anarchica e che portò a un dibattito interno nel mondo socialista milanese. Nato a Milano\, il fascismo per tutto il 1919-1920 fu un fenomeno trascurabile\, che tuttavia dimostrò subito la propria capacità di usare la violenza con la distruzione\, da parte degli arditi e dei futuristi\, dell’“Avanti!” nell’aprile 1919. Solo a partire dall’inizio del 1921\, dopo il fallimento dell’occupazione delle fabbriche\, il fascismo cominciò ad ampliare il proprio seguito e anche nel capoluogo lombardo iniziarono le azioni squadriste\, culminate con l’uccisione di alcuni lavoratori. L’attentato dinamitardo del 23 marzo 1921 al teatro Diana da parte di anarchici individualisti\, che aveva come obiettivo il questore Gasti\, ma che invece provocò la morte di 17 persone\, oltre a un’ottantina di feriti\, e dal quale Malatesta prese le distanze\, sospendendo in carcere lo sciopero della fame\, avrebbe potuto\, indignando l’opinione pubblica\, dare la spinta definitiva al fascismo per avere la più ampia diffusione anche a Milano. Milano però\, nonostante la situazione\, continuò a essere socialista\, al punto che lo stesso Mussolini\, nel marzo 1922\, sarà costretto ad ammettere che il capoluogo lombardo non era fascista. Sarà il fallimento dello “sciopero legalitario” dell’1-3 agosto 1922 a causa della mancata reazione delle masse lavoratrici a consegnare la città ai fascisti.  \nIvano Granata ha insegnato Storia dell’Italia contemporanea e Storia dei partiti politici presso il corso di laurea in Scienze storiche dell’Università degli Studi di Milano. La sua attività di ricerca si è indirizzata in particolare verso il fascismo\, il socialismo e il sindacalismo\, argomenti su cui ha pubblicato saggi e libri. Tra le sue ultime pubblicazioni vi sono i libri L’“Omnibus” di Leo Longanesi. Politica e cultura (aprile 1937-gennaio 1939)\, FrancoAngeli\, Milano\, 2016 e Milano “rossa”. Ascesa e declino del socialismo (1919-1926)\, Mimesis Edizioni\, Milano-Udine\, 2018. \nAntonio Senta (Archivio Famiglia Berneri Aurelio Chessa\, Reggio Emilia)  \nRodolfo Vittori (Fondazione Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini\, Firenze)  \nTRA RIVOLUZIONE E “CONTRORIVOLUZIONE”. IL CASO BOLOGNA \nLa relazione analizza gli anni 1919-1922 e grazie a un nuovo lavoro di scavo di molteplici fonti\, in particolare delle fonti di polizia e della pubblicistica periodica\, si concentra su alcune questioni che a nostro avviso meritano attenzione\, andando così ad arricchire il quadro che la storiografia precedente ha delineato. \nProcedendo per punti\, tre sono i nodi che mettiamo in luce: \n1. L’incidenza dell’attivismo libertario all’interno del movimento operaio. \n2. Il ruolo dei nazionalisti che\, prima dei fascisti\, organizzano la reazione politica e militare alla “marea rossa”. \n3. Rivoluzione e controrivoluzione si confrontano\, nel bolognese\, prima del 1921: già dal 1919 assistiamo a dinamiche ascrivibili alla categoria di guerra civile. Nelle manifestazioni di piazza dell’estate del 1919 da entrambe le parti si cerca lo scontro armato e tra Bologna e Imola\, dove le agitazioni contro il caro viveri si fanno sanguinose\, si delineano già quella dinamiche di guerra civile strisciante che caratterizzeranno il biennio 1920-21. \nCon circa ventimila disoccupati e il più forte rincaro dei prezzi della penisola\, finita la guerra\, a Bologna e provincia cresce il malessere e la rabbia nel ceto proletario\, che si concretizza in scioperi e proteste di piazza. Tra la fine del 1918 e l’inizio del 1919\, il movimento anarchico si rianima interpretando la fase come propizia per una sollevazione rivoluzionaria e nel corso del 1919 contribuisce ad elaborare\, grazie in particolare a Luigi Fabbri\, la tattica del fronte unico rivoluzionario. I libertari\, forti di esponenti di grandi capacità tra i quali Armando Borghi\, spingono il fronte sovversivo verso un esito insurrezionale già dal 1919.  \nLe forze rivoluzionarie tuttavia risentono del peso delle divisioni ideologiche\, peccano di scarsità organizzativa e scontano il fatto che la situazione non è così “bollente” come sperano\, prendendo impropriamente a esempio quanto avvenuto in Russia.  \nDall’altra parte la controrivoluzione preventiva si articola nella realtà bolognese in due fasi distinte e autonome che tuttavia si congiungono e si integrano perfettamente. La prima fase\, che va dal novembre 1918 alla fine estate 1920\, vede un manipolo di giovani nazionalisti assumere l’egemonia dello schieramento interventista-reazionario.  \nNella seconda fase (autunno 1920-autunno 1922) avviene invece una sorta di affiancamento e poi di passaggio delle consegne involontario dai nazionalisti ai fascisti; quest’ultimi proseguono l’attività militare e propagandistica (“la pedagogia del manganello”) dei loro predecessori\, infliggendo dapprima nell’autunno 1920 una pesante sconfitta ai vertici politici e sindacali del socialismo bolognese (conquista della Camera del Lavoro ed eccidio di palazzo d’Accursio)\, assicurandosi il controllo politico del capoluogo e avviando dal dicembre 1920 nei centri della provincia la strategia terroristica dello squadrismo agrario con le spedizioni punitive tese a distruggere il tessuto organizzativo del sindacalismo agrario e del socialismo municipalistico. \nAntonio Senta (Fiesole\, 1980)\, insegna Filosofia e Storia nei licei. Ha lavorato come archivista all’Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam e come ricercatore al Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Trieste. Tra le sue ultime pubblicazioni: Utopia e azione. Per una storia dell’anarchismo in Italia 1848-1984\, Elèuthera\, Milano\, 2015; La rivoluzione scende in strada. La Settimana Rossa nella storia d’Italia 1914-2014\, Zero in Condotta\, Milano\, 2016; La pratica dell’autogestione\, elèuthera\, Milano (con Guido Candela)\, 2017; Luigi Galleani. L’anarchico più pericoloso d’America\, Nova Delphi\, Roma\, 2018 (edito anche negli Stati Uniti e in Cile); Gli anarchici e la rivoluzione russa (1917-1922)\, Mimesis\, Milano-Udine\, 2019. \nRodolfo Vittori (Bologna\, 1958)\, laureato in Storia Moderna presso l’università di Bologna\, docente di Filosofia e Storia nei licei; ha conseguito il dottorato di ricerca in Italianistica presso l’università di Ginevra nel 2017. È autore di numerosi studi e pubblicazioni sulla cultura rinascimentale (tra questi Una cultura di confine\, Milano\, FrancoAngeli\, 2020)\, sulla storia della Riforma e della Controriforma e sulla storia italiana del primo Novecento tra cui: Elogio dell’eresia. Ernesto Rossi e gli anarchici\, in: “Rivista storica dell’anarchismo”\, a. 10\, n. 1-2003; “All’assalto del Monte Bianco armato di uno stuzzicadenti”. Ernesto Rossi e la cospirazione antifascista in Italia 1925-1930\, in: “Italia contemporanea”\, nn. 268-269\, dicembre 2012; con Antonella Braga la biografia Ada Rossi\, Milano\, Unicopli\, 2017.  \nMirco Carrattieri (Istituto Nazionale Ferruccio Parri)  \nUN’EMILIA PIÙ ROSSA  \nLA NASCITA DEL PARTITO COMUNISTA TRA PIACENZA E IMOLA \nIl Partito Comunista d’Italia\, come noto\, nasce a Livorno nel gennaio 1921. Ma nelle sue origini e nei suoi esordi molto importante è il ruolo dell’Emilia\, una terra peraltro destinata a ospitarne i maggiori successi nel dopoguerra. Si pensi a figure come Fortichiari\, Marabini\, Graziadei\, Picelli\, Dozza; o a episodi come il congresso del PSI di Bologna del 1919\, i fatti di palazzo d‘Accursio e il convegno di Imola del novembre 1920\, le barricate di Parma dell’agosto 1922.  \nIn corrispondenza del centenario numerose sono le iniziative in corso in regione\, come i progetti Partecipare la democrazia della rete degli Istituti storici e 1921-2021 dell’IGER. Per la prima volta su questa scala alle memorie si associa una storia scientifica\, basata sulle fonti locali oltre che su quelle nazionali. \nIn questa relazione\, alla luce di questi nuovi approcci storiografici\, cercherò di delineare la rilevanza del territorio per la nascita del PCd’I e le specificità del comunismo emiliano (anche a confronto con quello romagnolo)\, con particolare riferimento al 1921 e alle violenze politiche di quella fase. \nMirco Carrattieri (Reggio Emilia\, 1974) è Direttore generale dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri di Milano. Collabora inoltre con l’Università di Modena e Reggio Emilia. Coordina la redazione della rivista digitale “E-Review”. E’ membro del comitato scientifico dell’Istituto Cervi\, di “Clionet” e di Istoreco Reggio Emilia\, del quale è stato presidente dal 2009 al 2015. Dottore di ricerca in Storia contemporanea\, è stato borsista della Fondazione Salvatorelli\, della Fondazione Gorrieri e della Fondazione Basso; e assegnista presso l’Università di Bologna. È stato direttore del Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza italiana dal 2016 al 2019. È socio fondatore dell’Associazione Paesaggi della Memoria; e socio di AIPH e SISSCO. Si occupa di storia della storiografia\, storia locale e public history. Tra i suoi ultimi lavori:  \n– La guerra partigiana\, in M. Carrattieri-M. Flores (a cura di)\, La Resistenza in Italia : storia\, memoria\, storiografia\, GoWare\, Firenze 2018 \n– Il montare del nazionalismo\, in C. De Maria\, a cura di\, Grande guerra e fronte interno: la svolta del 1917\, in Emilia -Romagna\, Pendragon\, Bologna 2018 \n– La linea Gotica nella memoria pubblica\, in M. Carrattieri-A. Preti (a cura di)\, Comunità in guerra sull’Appennino: la Linea Gotica tra storia e politiche della memoria\, Viella\, Roma 2018 \n– Per una public history italiana\, in “Italia contemporanea”\, 2019\, 289\, pp.106-122.  \nAndrea Ventura (Università di Pisa)  \nTOSCANA 1921. UNA GUERRA CIVILE? \nNella Toscana del 1920-1921 si verificano azioni squadriste\, violenze di folla e sommosse popolari. Molti dei protagonisti e dei testimoni di questi eventi parlano di una vera e propria “guerra civile”. L’intervento cercherà di ricostruire la fenomenologia delle violenze di piazza e l’identità politica dei fascisti e dei “sovversivi”. Il focus si concentrerà sulle rivolte popolari della primavera del 1920; sulle azioni squadriste comprese tra il dicembre 1920 e l’estate del 1921; sulle insurrezioni antifasciste del 1921. \nQuali sono le caratteristiche di queste violenze? Qual è la genealogia della violenza popolare? Quali sono le specificità di ogni gruppo politico che partecipa a questi scontri? Quali sono gli elementi essenziali del fascismo? \nSi tenterà di rispondere a questi interrogativi con una prospettiva di storia politica e sociale capace di discutere la categoria di “guerra civile”. L’intervento raccoglierà l’invito di Claudio Pavone a riconnettere il primo dopoguerra in generale\, ed il 1921 in particolare\, alla «repressione» dello Stato e della società italiani. Tenendo in considerazione lo snodo 1894-1915 si potranno sottolineare le continuità\, e le radicali novità\, del primo dopoguerra italiano. \nAndrea Ventura è assegnista di ricerca presso il dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa\, cultore della materia al dipartimento di Storia\, Archeologia\, Geografia\, Arte e Spettacolo dell’Università di Firenze e docente a contratto all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Le sue ultime pubblicazioni sono: Italia ribelle. Sommosse popolari e rivolte militari nel 1920\, Roma\, Carocci\, 2020; Il diciannovismo fascista. Un mito che non passa\, Roma\, Viella\, 2021. \nRoberto Carocci (Università Roma Tre)  \nROMA 1921  \nANARCHISMO\, ANTIFASCISMO E DIFESA OPERAIA \nIl 1921 si presenta come un anno cruciale per il confronto tra reazione e rivoluzione che vide il progressivo esaurimento della spinta del Biennio rosso e\, al contempo\, il rapido definirsi dei lineamenti del movimento fascista\, determinando una generale condizione di fibrillazione sociale caratterizzata da un diffuso utilizzo della violenza politica. \nUtilizzando principalmente fonti a stampa e di pubblica sicurezza\, ciò che si vorrà introdurre è il precipitato di tale situazione all’interno della realtà sociale romana. Forse non a caso\, l’Urbe fu una delle ultime città a essere “prese” dalle camicie nere; ciò fu possibile anche grazie alla diffusa iniziativa del proletariato romano e i suoi partiti d’avanguardia\, tra i quali gli anarchici dispiegarono un’azione che andò oltre il proprio ambito di riferimento specifico con esiti che avrebbero trovato alcuni significativi motivi di generalizzazione. La partecipazione all’occupazione delle fabbriche e al parallelo movimento di occupazione delle case sul finire del 1920 aveva conferito agli antiautoritari un certo prestigio tra le classi subalterne cittadine\, riflesso anche dello slancio che il movimento aveva a livello nazionale\, segato dal l’uscita di “Umanità Nova” la cui redazione sarebbe stata spostata nell’Urbe dove come si trasferì anche lo stesso Errico Malatesta. \nA partire dal gennaio 1921\, l’anarchismo romano dové tuttavia fare i conti in maniera crescente con la repressione statale che avrebbe compiuto un salto di qualità con l’attentato del Diana. Se la stretta d’ordine ebbe l’effetto di contenere la dimensione politica e organizzativa non impedì al movimento antiautoritario di esercitare una larga influenza nell’associazionismo sindacale così come in notevoli settori del combattentismo\, che costituiscono i due ambiti principali su cui si concentrerà la relazione. \nIn campo operaio\, oltre a confermare e consolidare la propria presenza negli organismi direttivi della Camera del Lavoro\, nei sindacati di mestiere e nei quartieri proletari\, su iniziativa di Eolo Varagnoli prese piede l’esperienza dei Nuclei libertari di mestiere riunitisi poi nel Fascio Libertario d’Azione Diretta\, a sua volta promotore del Comitato di Difesa Proletaria\, un organismo unitario volto alla tutela delle organizzazioni di classe dalla violenza fascista. D’altro canto\, nella sinistra interventista\, alcuni elementi individualisti\, che si ritrovavano intorno all’esperienza dell’Alleanza Rivoluzionaria animata da Attilio Paolinelli\, costituirono uno dei nuclei fondativi degli Arditi del Popolo che proprio a Roma videro la nascita dei loro primi raggruppamenti. \nAnche grazie all’influenza e al radicamento di cui godeva l’anarchismo\, la popolazione romana poté dare prova di sé di fronte all’avanzata fascista. È d’altronde significativo che il 1921 si sia concluso con in confronto avvenuto con le camicie nere in occasione del congresso fondativo del PNF (Roma\, 7-10 novembre)\, cui il proletariato romano rispose con cinque giorni di sciopero generale che prese le forme di una rivolta operaia armata. \nRoberto Carocci insegna Storia contemporanea all’Università degli Studi di Roma Tre ed è dottore di ricerca presso Sapienza Università di Roma. Si occupa di storia del lavoro\, del movimento operaio\, dei movimenti radicali e di quello anarchico. Tra le sue pubblicazioni principali\, ha curato Errico Malatesta. Un anarchico nella Roma liberale e fascista (Bfs\, 2018) ed è autore di La Repubblica Romana\, prove di democrazia e socialismo nel Risorgimento (Odradek\, 2017) e Roma sovversiva. Anarchismo e conflittualità sociale dall’età giolittiana al fascismo 1900-1926 (Odradek\, 2012). Collabora con “MicroMega” e coordina la collana scientifica per gli studi umanistici di Nova Delphi Libri. \n&&& \nDISCUSSANTS E COORDINATORI DI SESSIONE \nLorenzo Bertucelli è Professore Ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Dal 2018 è Direttore del Dipartimento di Scienze del Linguaggio e della Cultura dove ha fondato il Master di II livello in Public History e dirige il Laboratorio di Storia delle migrazioni. Si occupa di storia del lavoro e dei movimenti sindacali\, di storia dei movimenti migratori e delle culture politiche del Novecento. Tra le sue pubblicazioni sulla storia del lavoro Società e mondo del lavoro tra collaborazione e conflitto\, in S. Musso (a cura di)\, Storia del lavoro in Italia. Il Novecento. 1945-2000\, Lit Edizioni Castelvecchi\, Roma\, 2015\, sulle forme di governo del conflitto sociale nel secondo dopoguerra\, Proteggere e reprimere. Stato e conflitti sociali nel dopoguerra\, in P. Dogliani e M. A. Matard Bonucci (a cura di)\, Democrazia insicura\, Donzelli\, Roma\, 2017 e I conflitti di lavoro nel dopoguerra\, in E. Acciai\, G. Panvini\, C. Poesio\, T. Rovatti (a cura di)\, Oltre il 1945. Violenza\, conflitto sociale\, ordine pubblico nel dopoguerra europeo\, Viella\, Roma\, 2017. Sulla cultura politica del PCI\, La izquierda poscomunista italiana en los años de Berlusconi\, in “Ayer”\, 104/2016 e\, in stampa nel 2021\, Trade Unions and PCI 1968-1993 per Peter Lang. Sulla Public History ha curato il volume Public History. Discussioni e pratiche\, Mimesis\, Milano\, 2017. \nPaul Richard Corner\, nato in Yorkshire\, Gran Bretagna\, laureato in Storia nell’Università di Cambridge\, D. Phil. (Università di Oxford). Ricercatore\, Fondazione Luigi Einaudi\, Torino\, 1970-71\, Junior Research Fellow St. Antony’s College\, Oxford 1971-71. Dal 1974 al 1986 Professore all’Università di Reading; dal 1987 al 2016 Professore ordinario all’Università di Siena. \nInteressi attuali: il confronto fra il nazismo\, il fascismo ed altri regimi autoritari / totalitari; l’organizzazione dello stato fascista e i rapporti fra centro e periferia durante il fascismo; l’opinione pubblica e popolare in regimi autoritari / totalitari. \nFra i suoi libri più recenti: (a cura di) Popular Opinion in Totalitarian Regimes. Fascism\, Nazism\, Communism\, Oxford University Press 2009 (trad. ital. Il consenso totalitario\, Laterza 2012; The Fascist Party and Popular Opinion in Mussolini’s Italy\, Oxford University Press 2012 (trad. ital.\, Italia fascista\, Carocci 2015; (con Valeria Galimi\, a cura di)\, Il fascismo in provincia. L’articolazione del potere sotto il regime\, Viella 2015; (con Jie-Hyun Lim\, a cura di)\, The Palgrave Handbook of Mass Dictatorship\, Palgrave Macmillan 2016; La dittatura fascista\, Carocci 2017. \nFabio Degli Esposti (Bologna\, 1965) è professore associato di storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia. Ha pubblicato numerosi saggi su temi di storia economica e sociale italiana ed europea fra Otto e Novecento\, dedicati soprattutto sul rapporto fra istituzioni militari e sviluppo economico. Da parecchi anni si occupa degli anni del primo conflitto mondiale con particolare riguardo agli aspetti della vita politica\, economica e culturale delle società belligeranti. Più recentemente sta compiendo ricerche sulla transizione della società italiana dalla guerra al fascismo\, guardando soprattutto alle vicende dei ceti agrari. \nFra i suoi lavori più recenti: La grande retrovia in territorio nemico. Bologna e la sua provincia nella Grande Guerra (1914-1918)\, Milano\, 2017; Fra Stato\, “agrarie” e leghe. L’agricoltura emiliano-romagnola dalla guerra alla pace (1918-1920)\, in Carlo De Maria (a cura di)\, Dalla fine della guerra alla nascita del fascismo\, Bologna\, 2020; Sulla pelle dei soldati. Razioni di guerra\, approvvigionamenti alimentari e speculazioni industriali (1914-1922)\, in «Italia contemporanea»\, n. 293 (2020). \nEmanuela Minuto è ricercatrice in Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa. È titolare degli insegnamenti di Storia dei movimenti e dei partiti politici europei per la classe 36 e di Storia del giornalismo per le classi magistrali. Negli ultimi anni\, ha condotto ricerche su movimenti sociali e culture politiche radicali e socialiste.  \nTra le ultime pubblicazioni si ricordano: Pietro Gori’s Anarchism: Politics and Spectacle (1895-1900)\, in “International Review of Social History” (2017); (curatela con M. Manfredi)\, La politica dei sentimenti. Linguaggi\, spazi e canali della politicizzazione nell’Italia del lungo Ottocento\, Roma\, Viella\, 2018; Internazionalismo\, transnazionalismo e patriottismo. Biografie e narrazioni di due leader anarchici (1893-1932) in Finis Civitatis. Le frontiere della cittadinanza\, Roma\, Storia e Letteratura\, 2019. [fonte: UniPi] \nAndrea Rapini è ricercatore di Storia contemporanea nel Dipartimento di Educazione e Scienze Umane dell’Università di Modena e Reggio Emilia. I suoi interessi scientifici spaziano dal movimento operaio\, all’impresa\, allo stato sociale e alla memoria dell’antifascismo. Tra le sue pubblicazioni Antifascismo e cittadinanza. Giovani\, identità e memorie nell’Italia repubblicana\, Bologna\, Bononia University Press\, 2005; Lo Stato sociale\, Bologna\, Archetipo\, 2010; The History of the Vespa. An Italian Miracle\, London/New York\, Routledge\, 2019.  \n&&& \nPROGRAMMA \nSessione mattutina \n9\,40 – Saluti istituzionali  \nQuestioni di metodo (coordina Emanuela Minuto – Università di Pisa) \n10\,00 – Fabio Fabbri (Università Roma Tre)\, La guerra civile italiana \n10\,25 – Guido Panvini (Alma Mater Studiorum Università di Bologna)\, Tra rimozioni e abuso: la categoria guerra civile nel ‘900 italiano  \n10\,50 – Giorgio Sacchetti (Università dell’Aquila)\, Anarchismo e violenza: un problema storiografico \n11\,15 – Elena Papadia (Sapienza Università di Roma)\, “Un esagerato sentimento di sé”. Violenza e Rivoluzione nell’età degli attentati \n11\,40 – Enrico Acciai (Università di Roma Tor Vergata)\, Gli anarchici italiani e la scelta volontaria delle armi: un storia lunga \n12\,05 – Pietro Di Paola (University of Lincoln)\, La violenza nella stampa anarchica \n12\,30 – John Foot (University of Bristol)\, Processare il 1920-1921. Fonti giudiziarie sulla guerra civile italiana \nore 12\,55 pausa pranzo \n\nSessione pomeridiana \nCasi studio (coordina Andrea Rapini – Università di Modena e Reggio Emilia) \n14\,45 – Ivano Granata (Università di Milano Statale)\, Milano 1919-1922. Socialismo\, anarchismo\, fascismo \n15\,10 – Antonio Senta (Archivio Famiglia Berneri Aurelio Chessa\, Reggio Emilia) – Rodolfo Vittori (Fondazione Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini)\, Tra rivoluzione e “controrivoluzione”. Il caso Bologna \n15\,35 – Mirco Carrattieri (Istituto Nazionale Ferruccio Parri)\, Un’Emilia più rossa. La nascita del Partito Comunista tra Piacenza e Imola \n16\,00 – Andrea Ventura (Università di Pisa)\, Toscana 1921. Una guerra civile? \n16\,25 – Roberto Carocci (Università Roma Tre) Roma 1921. Anarchismo\, antifascismo e difesa operaia \n16\,50 – Dibattito conclusivo sulle relazioni (coordina Giorgio Sacchetti – Università dell’Aquila) \n Discussants: Lorenzo Bertucelli (Università di Modena e Reggio Emilia)\, Paul Corner (Università di Siena)\, Fabio Degli Esposti (Università di Modena e Reggio Emilia) \n18\,00 termine dei lavori  \nOrganizza: Archivio Famiglia Berneri – A. Chessa; Biblioteca Panizzi (Reggio Emilia); Comune di Reggio Emilia \nPatrocinio: Dipartimento di Educazione e Scienze Umane\, Università di Modena e Reggio Emilia  \nCuratela scientifica: Fabio Fabbri\, Giorgio Sacchetti  \nINFO  \nIngresso libero fino ad esaurimento posti  \nPrenotazione obbligatoria con e-mail a: archivioberneri@gmail.com  \nNecessario green pass per l’accesso  \nInfo logistiche:  \nBiblioteca Panizzi\, via Farini n. 3\, Reggio Emilia\, tel. 0522-456084; \nArchivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa\, via Tavolata n. 6\, Reggio Emilia\, tel. 0522-439323 archivioberneri@gmail.com  \nInfo segreteria scientifica: cell. +39 3474823021 \nPer seguire il convegno in streaming collegarsi al seguente link: \nhttps://www.youtube.com/channel/UCuUFApYJ1-IqZ0hJCIOdImA
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SUMMARY:Livorno: Basta morire di contenzione!
DESCRIPTION:BASTA MORIRE DI CONTENZIONE!!\nABOLIAMO LA CONTENZIONE!! \nSono ancora scarse le informazioni riguardanti la morte della persona\, originaria della Val di Cornia\, ricoverata nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Livorno deceduta a inizio aprile di quest’anno dopo essere stato legata al letto per oltre una settimana. Le generalità non sono ancora state rese pubbliche. Non sappiamo se è stata fatta un’autopsia e se c’è un indagine della magistratura in corso. Non sappiamo quante contenzioni vengono fatte nel reparto di Livorno. \nDi sicuro nei reparti psichiatrici italiani si continua a morire di contenzione meccanica\, sia in regime di degenza che durante le procedure di TSO. \nIl 13 agosto del 2019\, nel reparto psichiatrico dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è  morta durante un incendio Elena Casetto\, 19 anni\, bruciata viva nel letto al quale era legata: la contenzione non le ha permesso di fuggire. A oggi per quel terribile evento sono indagati solo i due addetti della ditta che aveva in appalto il servizio antincendio dell’ospedale.\nUn episodio simile era accaduto nel Manicomio Giudiziario di Pozzuoli nel 1974\, quando Antonia Bernardini morì per le ustioni riportate dopo l’incendio che l’aveva avvolta nel letto di contenzione al quale era stata legata ininterrottamente per 43 giorni.\nIl 4 agosto del 2009 Francesco Mastrogiovanni è morto per edema polmonare dopo 87 ore consecutive di contenzione nel reparto di psichiatria dell’Ospedale di Vallo della Lucania\, provincia di Salerno. Era stato ricoverato in TSO\, trattamento sanitario obbligatorio\, senza rispettare le procedure previste dalla legge; sedato e legato con fascette ai polsi e alle caviglie\, è rimasto senza mangiare\, senza bere e senza nessuno che si preoccupasse di lui fino alla morte. \nNel caso Mastrogiovanni la Corte di Cassazione ha definito l’uso della contenzione meccanica un presidio restrittivo della libertà personale che non ha né una finalità curativa né produce l’effetto di migliorare le condizioni di salute del paziente. La contenzione non è un atto medico e non ha alcuna valenza terapeutica: è un evento violento e dannoso per la salute mentale e fisica di chi la subisce; offende la dignità delle persone e compromette gravemente la relazione terapeutica. \nPurtroppo contenzione meccanica e farmacologica sono praticate diffusamente anche nelle strutture che ospitano persone anziane e/o non autosufficienti. In nessun caso la carenza di personale e di strutture può giustificare il ricorso a pratiche coercitive. Anche la logica dei “motivi di sicurezza”\, dello “stato di necessità” o delle “persone aggressive” a cui sovente si fa appello nei reparti\, deve essere respinta poiché fondata sul pregiudizio ancora diffuso della potenziale pericolosità della “pazzia”. Molti ritengono\, per atteggiamento culturale o per formazione\, che sia giustificabile sottoporre persone diagnosticate come “malate mentali” a mezzi coercitivi\, che sia nell’ordine delle cose e corrisponda al loro stesso interesse. Chi condivide questa opinione non considera adeguatamente\, sia in termini esistenziali che giuridici\, il valore imprescindibile della libertà della persona\, tanto più rilevante quanto più attinente a libertà minime\, elementari e naturali\, come la libertà di movimento. \nOltre al ricorso alla contenzione meccanica e farmacologica\, continua ancora oggi a prevalere nei servizi psichiatrici un atteggiamento custodialistico e l’impiego sistematico di pratiche e dispositivi manicomiali: obbligo di cura\, porte chiuse\, grate alle finestre\, sequestro dei beni personali\, limitazione e controllo delle telefonate e di altre relazioni e abitudini.\nSappiamo inoltre\, di numerose esperienze in Italia e all’estero dove viene evitata la contenzione. In solo 15 reparti italiani su 320 viene praticata la terapia no restraint\, la contenzione è stata abolita e le porte sono aperte.\nSappiamo che questi dispositivi sono strutturali ai luoghi di reclusione e abbandono\, ma ribadiamo la necessità di proibire\, senza alcuna eccezione\, la contenzione meccanica nelle istituzioni sanitarie\, assistenziali\, penitenziarie italiane e in tutti i luoghi di reclusione.\nContinueremo a lottare con forza contro ogni dispositivo manicomiale e coercitivo (obbligo di cura\, trattamento sanitario obbligatorio\, uso dell’elettroshock\, contenzione meccanica\, farmacologica e ambientale\, ecc) e per il superamento e l’abolizione di ogni pratica lesiva della libertà personale. \nBASTA MORIRE DI CONTENZIONE !! STOP ALLA CONTENZIONE!!\na LIVORNO:\nSabato 6 Novembre:\n– PRESIDIO CONTRO LA CONTENZIONE piazza Damiano Chiesa davanti l’Ospedale nel pomeriggio dalle ore 16\n–  alle ore 20 PIZZATA + MUSICA  all’ Ex Caserma Occupata in via Adriana 16 \nDomenica 7 novembre:\n– ore 10 all’ Ex Caserma Occupata inizio assemblea antipsichiatrica\n– ore 13 Pranzo a cura di Cucina IppoOasi\nnel pom proseguimento assemblea
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SUMMARY:Livorno: aperitivo benefit antimilitarista per partecipare alla manifestazione di Torino
DESCRIPTION:Aperitivo benefit antimilitarista\nper sostenere le spese per partecipare alla manifestazione del 20 novembre a Torino\n\nDomenica 7 novembre\ndalle ore 19\npresso la Ex Caserma Occupata\n\nAperitivo benefit con cibo\, birre\, e bevute a prezzi popolari per sostenere le spese per partecipare al corteo antimilitarista del 20 novembre a Torino\n\n—–\n  \nSabato 20 novembre\ncorteo antimilitarista a Torino\nore 14\,30 da Porta Palazzo – corso Giulio Cesare angolo via Andreis\n\nContro i mercanti d’armi\, le fabbriche di morte e le basi militari\nContro l’Aerospace & defence meetings\nContro la spesa di guerra e le missioni militari all’estero\nContro il colonialismo tricolore\, boicottiamo l’ENI\nContro la guerra ai migranti e ai poveri\nContro la violenza sessista di ogni esercito\nContro tutte le patrie per un mondo senza frontiere\n\n—–\n\nCome Coordinamento cittadino per il ritiro immediato delle missioni militari all’estero stiamo preparando la partenza collettiva da Livorno per la manifestazione antimilitarista del 20 Novembre a Torino\, potete contattarci al 3331091165 o all’indirizzo no_missioni_livorno@anche.no per informazioni su auto e pullman in partenza per Torino.
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SUMMARY:Roma: corso di fotografia
DESCRIPTION:Corso di fotografia \nLa parola “fotografia” fu inventata nel 1839 da John Herschel che unì i termini greci φῶς (si legge “phôs” e significa “luce”) e γραφή (si legge “graphè” e significa “scrittura” o “disegno”). \nFotografando\, sia dal punto di vista etimologico che da quello artistico\, si raccontano storie utilizzando la luce per creare delle immagini. \nCon la collaborazione dell’Associazione “Vettor Fausto” abbiamo deciso di approfondire questo modo di comunicare realizzando un corso\, dove si affrontano le tecniche fotografiche e si analizzano le modalità espressive di quest’arte visiva\, convinti che ognuno di noi abbia delle storie da raccontare e che sia importante cercare di farlo al meglio. \nIl corso si articolerà in incontri\, tutti i lunedì alle ore 18:00 a partire da lunedì 4 ottobre. Gli incontri si terranno nello Spazio Anarchico “Vettor Fausto” in Via Vettor Fausto 3 (Metro B – Roma Garbatella). \nIl costo di 50 euro per l’intero corso\, è un “prezzo politico” e servirà a coprire le spese e a finanziare future attività di questo tipo. \nIl corso sarà tenuto da due esperti di fotografia: Marco Branchi (uno dei maggiori fotografi naturalisti dell’Italia Centrale) e Roberto Gargamelli (esperto in fotografia scientifica e tecniche fotografiche). \nPer maggiori informazioni scriveteci a: Gruppobakunin@federazioneanarchica.org \n  \nGruppo Anarchico “Bakunin” – FAI Roma e Lazio
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SUMMARY:Torino: Guerre tricolori. Missioni militari tra gasdotti\, colonialismo e lager per migranti
DESCRIPTION:Guerre tricolori. Missioni militari tra gasdotti\, colonialismo e lager per migranti\nalla Tettoia dei Contadini a Porta Palazzo\nIntroduce un compagn* dell’Assemblea Antimilitarista che presenterà le iniziative contro l’aerospace and defence meetings\ncon Daniele Ratti dell’Ateneo Libertario di Milano \nSabato 20 novembre\nCorteo antimilitarista\nore 14\,30 Porta Palazzo – Corso Giulio Cesare angolo via Andreis\nContro i mercanti d’armi\, le fabbriche di morte e le basi militari\nContro l’Aerospace & defence meetings\nContro la spesa di guerra e le missioni militari all’estero\nContro il colonialismo tricolore\, boicottiamo l’ENI\nContro la guerra ai migranti e ai poveri\nContro la violenza sessista di ogni esercito\nContro tutte le patrie per un mondo senza frontiere \nContatti: \nFederazione Anarchica Torinese\ncorso Palermo 46\nRiunioni – aperte agli interessati – ogni mercoledì dalle 20\,30\nContatti: fai_torino@autistici.org – @senzafrontiere.to/ \nWild C.A.T. Collettivo Anarco-Femminista Torinese\ncorso Palermo 46 – @Wild.C.A.T.anarcofem \nIscriviti alla nostra newsletter\, mandando un messaggio alla pagina FB oppure una mail \nscrivi a: anarres@inventati.org \nwww.anarresinfo.org \nfb: @anarresinfo
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SUMMARY:Roma: Cineforum Garbatella "Coffy"
DESCRIPTION:CINEFORUM GARBATELLA \nSi comincia con il cineforum! \nQuesto mese il tema è il “blaxploitation“ \nIl “blaxploitation” (da “black” e “exploitation”) si distingue tra i vari filoni di film di genere degli anni ’70 per avere come protagonisti attori afroamericani e per rivolgersi a un pubblico\, almeno negli Stati Uniti\, soprattutto afroamericano. Titoli come “Shaft”\, Superfly”\,  “Cleopatra Jones” o “Foxy Brown”\, anche grazie a colonne sonore di  maestri del funky e del soul come Curtis Mayfield e Isaac Hayes\, sono divenuti dei classici\, ispirando generazioni di cineasti\, dai nostri poliziotteschi fino a Tarantino. I personaggi di questi film per la prima volta mostrano sullo schermo un’immagine di donne e uomini neri dinamica\, attiva\, vincente\, spesso in aperto contrasto coi bianchi e senza timore di confrontarsi con le problematiche più scottanti dell’epoca. Il fatto che il grosso di questi film\, a parte alcune eccezioni\, sia costituito da opere smaccatamente commerciali\, immesse sul mercato in massa per sfruttare un filone che\, per quanto settoriale\, era economicamente redditizio\, portò spesso a un atteggiamento di vero e proprio boicottaggio da parte dei movimenti per la lotta dei diritti degli afroamericani\, come le Black Panters; anche considerando il fatto che la maggior parte dei registi e dei produttori erano bianchi\, e ovviamente maschi. \nAnche per questa dimensione di ambiguità è interessante rivedere oggi questi film: al di là della loro straordinaria forza espressiva e dello stile estetico inconfondibile\, che li tende godibili di per sé\, possono stimolare spunti di riflessione sull’industria dello spettacolo\, sulla storia della nostra percezione delle lotte per i diritti degli afroamericani\, e della società americana in genere. \nIn questo primo cineforum verranno proposte due opere di Jack Hill (“Coffy” e “Foxy Brown”) un dittico tra i titoli più classici del genere\, protagonista una esplosiva Pam Grier\, e due film del regista militante Melvin Van Peebles (“L’uomo Caffellatte” e “Sweet Sweetback Baaadasss Song”) caratterizzati da uno stile particolarmente dissacrante e ricco di sperimentalismi. \nDopo le proiezioni ci sarà la possibilità di commentare insieme il film e aprire un dibattito. \nGradita prenotazione \nTutti i mercoledì dal 10 novembre ore 19:00 a Via Vettor Fausto 3 (entrare nel portone e scendere le scale) metro B – Roma Garbatella \n10 novembre COFFY (1973\, Jack Hill) \n17 novembre FOXY BROWN (1974\, Jack Hill) \n24 novembre L’UOMO CAFFELLATTE (1970\, Melvin Van Peebles) \n1 dicembre SWEET SWEETBACK (1971\, Melvin Van Peebles) \n\nGruppo anarchico M.Bakunin F.A.I. Roma\nVia V.Fausto 3 metro Garbatella\ngruppobakunin@federazioneanarchica.org
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SUMMARY:Reggio Emilia: assemblea "Inceppiamo gli ingranaggi del militarismo"
DESCRIPTION:Venerdì 12 Novembre 2021 al Circolo Berneri via Don Minzoni 1/d\, Reggio Emilia\, occorre prenotarsi al mio numero 347 3729676.\nL’iniziativa\, organizzata dall’Assemblea Antimilitarista di Reggio Emilia\, vedrà alle ore 20.00 la cena conviviale al Circolo e alle ore 21.00 l’intervento di Maria Matteo in preparazione alla manifestazione di Torino del 20/11.\nSia per la cena che per il dibattito è necessario prenotarsi.\n\nAssemblea antimilitarista provinciale
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SUMMARY:Cesena: corteo antifascista
DESCRIPTION:SABATO 13 NOVEMBRE A CESENA\n< TORNIAMO IN STRADA\, PER UN CORTEO AD ALTO VOLUME E FUORI “CONTROLLO” > \nUSCIAMO DALLA “RETE” E DAL MONDO A DISTANZA CHE CI STANNO CREANDO ATTORNO!\nCONCENTRAMENTO H 13.00\nPIAZZALE STAZIONE CENTRALE\nPARTENZA ORE 14.00 \nTORNIAMO IN STRADA! CONTRO: \n– l’obbligo del green pass\, a maggior ragione nei luoghi di lavoro\, studio e cultura.\nNon è una misura sanitaria ma un tassello in più della ristrutturazione tecnologica e della sorveglianza digitale di massa. \n– la gestione assassina dello Stato in questi due anni di pandemia – nella sanità\, nelle fabbriche\, nei CPR\, nelle carceri (su quest’ultimo punto ricordiamo i 12 detenuti uccisi durante le rivolte scoppiate a marzo 2020) – e il prolungamento dello stato di emergenza\, ormai assunto ad ordinaria forma di governo. \n– l’aumento esponenziale dei dispositivi repressivi\, che dai noti decreti sicurezza Minniti e Salvini\, arriva oggi alla stretta su scioperi\, cortei e manifestazioni di piazza. \n– il governo Draghi\, come tutti i governi sempre dalla parte dei padroni e a tutela dei loro interessi; rifiutiamo licenziamenti\, sfratti\, carovita (aumento di bollette e beni di consumo) e tagli alla sanità gratuita mentre si continua parallelamente ad elargire finanziamenti a Confindustria\, multinazionali e sanità privata. \n– il capitalismo che è la causa prima che mette costantemente in pericolo sia la salute che la vita stessa: dalle diseguaglianze sociali alle morti sul lavoro\, dagli allevamenti intensivi alla distruzione degli ecosistemi\, dall’estrattivismo all’inquinamento industriale. Ricordiamoci che il capitalismo è la malattia\, non la cura. Nocività\, crisi climatiche e pandemie sono un suo prodotto. \n– la presenza e il ruolo dei fascisti nelle piazze e i loro tentativi di strumentalizzare proteste e rabbia sociale. Proprio per aver contestato questi gruppi\, a Cesena 4 persone sono state recentemente condannate a dover pagare 15.000 euro. Nessuno spazio ai fascisti! E’ inaccettabile vederli sfilare per le strade sproloquiando di dittatura (proprio loro!) e riempiendosi la bocca con slogan inneggianti la libertà\, concetto in antitesi assoluta con ogni forma di fascismo. \n► In testa al corteo ci sarà un carro con sound system autocostruito dove vari artisti e dj solidali diffonderanno la loro musica. \n► Durante l’iniziativa\, che si svilupperà per tutta la giornata e parte della serata\, ci saranno bocconi e beveraggi a sostegno delle 4 persone condannate per l’opposizione alla sede fascista di Cesena. \nManifestazione antifascista\, apartitica\, autogestita\, comunicativa e musicale.\nPortate le vostre idee con cartelli\, striscioni e interventi.\nNo bandiere di partito\, no tricolori.\nIn caso di pioggia l’iniziativa verrà rimandata. \nEVENTO SU FB: https://www.facebook.com/events/340572324503714/ \nCANALE TELEGRAM: https://t.me/cesenanofascismonopass
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SUMMARY:Alessandria: presidio e performance antimilitarista
DESCRIPTION:Sabato 13 novembre\nAlessandria in Corso Roma\,\nnei pressi di Piazzetta della Lega\nDalle 16 alle 18\,30 Presidio e\nperformance antimilitarista\n\nLaboratorio anarchico Perlanera\n\n\nSabato 20 novembre\nsaremo tutti al\ncorteo antimilitarista\ndi Torino dalle ore 14\,30\npartenza da Porta Palazzo\ncorso Giulio Cesare\nangolo via Andreis
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SUMMARY:Roma: Immaginari di rivolta e libertà
DESCRIPTION:Il neoliberismo è un dispositivo tecno-economico dove si pianificano un insieme di principi fondati sulla centralità del mercato\, sulla liberalizzazione dei commerci e della finanza\, dove il potere decisionale si concentra in pochi gruppi economici in grado di controllare e determinare le decisioni politiche a proprio vantaggio.\nLa patologia neoliberista coinvolge la ricchezza privata e il potere delle grosse società penetrando nel settore imprenditoriale secondo il modello aziendale dell’«efficienza» e della massimizzazione del profitto.\nIn un mondo governato da pochi e per pochi\, dove comunque i governi degli stati nazione sono espressione degli interessi di potentati economici cui è sostanzialmente riconducibile il reale potere decisionale\, l’adozione di simili principi delle dottrine liberiste ha prodotto un effetto ancora più profondo di disuguaglianza e ingiustizia sociale aumentando gerarchia\, sfruttamento\, razzializzazione\, cinismo\, nazionalismo\, guerra. La maggioranza dei cittadini ha visto venir meno la disponibilità e la possibilità di accesso alle strutture educative e sanitarie\, la considerazione per le istanze sindacali o le necessità ambientali\, viene tenuta all’oscuro delle principali tematiche che li riguardano e che hanno invece un impatto diretto sulla loro vita quotidiana.\nIl risultato è l’esclusione dai saperi critici e in tale contesto\, la stampa\, i network\, il mondo dell’informazione di massa nel suo complesso svolgono di fatto un ruolo di sostegno a tali principi. \nSabato 13 novembre dalle ore 16:00 ne parleremo con Donatella di Cesare e Salvo Vaccaro allo Spazio Anarchico 19 luglio in via Rocco da Cesinale 18 – metro B garbatella. Ci sarà una tavola rotonda in presenza e la possibilità di partecipare in remoto scrivendo a immaginariliberta@gmail.com \nGruppo Anarchico C.Cafiero FAI Roma\nwww.cafierofairoma.wordpress.com
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SUMMARY:Carrara: presidio di solidarietà al Circolo dei Baccanali
DESCRIPTION:Ciò che è avvenuto venerdì scorso in Via San Piero davanti al *CIRCOLO DEI BACCANALI* nasce da una voluta provocazione di un personaggio ben noto a tutta la cittadinanza carrarese. Se c’è stata aggressione\, e c’è stata\, è stata a questo spazio.\nLa narrazione dei fatti è stata altrettanto tossica\, aberrante e premeditata\, utile a spianare la strada per la campagna elettorale alle porte. \nUna ricostruzione funzionale alle destre locali che tentano di screditare realtà che da anni si muovono sul territorio per creare una comunità eterogenea che si riconosce in idee antifasciste\, antisessiste e antirazziste.\nDal 2012 il Circolo dei Baccanali promuove aggregazione\, cultura \, musica\, sostegno a migranti e a soggetti emarginati. È un luogo aperto\, che attraverso la cura e la pratica quotidiana ha dato origine a progetti come “Adotta un Vicolo”.\nProgetto che ha coinvolto artist* da tutto il mondo che hanno contribuito a contrastare il degrado e l’abbandono.\nNon è nel nostro intento riportare la minuziosa ricostruzione dei fatti che avrà luogo nelle sedi adeguate.\nVogliamo\, però\, poter esprimere tutta la nostra solidarietà a chi è stato aggredito gratuitamente e ha subito una denuncia basata su narrazioni totalmente pilotate da chi ancora porta avanti una visione fascista della società e le relative pratiche.\nNon possiamo fare finta di niente! \nChiediamo\, dunque\, la solidarietà e la partecipazione di tutt* coloro che rifiutano queste provocazioni e queste pratiche e di tutta la comunità che da anni sostiene il progetto “Baccanali”\, al presidio di *SABATO 13* *ALLE 16* in Via San Piero.\n\nGruppo Anarchico Germinal-FAI Carrara
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SUMMARY:Asti: punto info antimilitarista contro i mercanti di morte
DESCRIPTION:CONTRO I MERCANTI DI MORTE\nPUNTO INFO ANTIMILITARISTA\nSABATO 13/11 H16:30\, ASTI Crs Alfieri (lato unicredit).\n\n\nPunto info aspettando il Corteo Antimilitarista a Torino del 20/11\n\n\nSabato 20 novembre scenderemo in piazza a Torino Contro i mercanti d’armi\, le fabbriche di morte e le basi militari\nContro l’Aerospace & defence meetings\nContro la spesa di guerra e le missioni militari all’estero\nContro l’ENI\nContro la guerra ai migranti e ai poveri\nContro la violenza sessista di ogni esercito\nContro tutte le patrie per un mondo senza frontiere !
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SUMMARY:Pordenone: presentazione del libro "La rosa di Gerico" + buffet di autofinanziamento
DESCRIPTION:Sabato 13 novembre alle ore 18\npresso la sede del Circolo Libertario “Emiliano Zapata” – Biblioteca “Mauro Cancian”\nVia Ungaresca\, 3/B – Pordenone\n\npresentazione del libro:\n> La Rosa di Gerico\nsi dialogherà con l’autore\n> Andrea Gratton e lo storico Gigi Bettoli\n———————–\n«Di Mario\, che col nome di battaglia di “Spartaco” combatté tra le campagne e le paludi di quella che è oggi la Zona del Mobile e poi in quella conca di Barcis che difese fino all’estremo sacrificio\, conoscevamo l’ultima parte della giovane vita\, grazie alla storia del movimento partigiano in Valcellina di Mario Candotti\, che ha scritto su quei momenti drammatici pagine che sconfinano nella poesia. E già prima io\, essendo uno dei pochi che aveva potuto aprire\, ormai tanti anni fa\, il cassetto in cui mio padre custodiva gelosamente la storia della sua brigata partigiana (la “Ippolito Nievo”)\, ero stato attirato dalla quasi omonimia tra “Spartaco” ed il suo più giovane compagno. Poi\, tanti anni dopo\, di Mario Betto e dei suoi fratelli avevo potuto leggere le notizie sulle prime attività politiche nella Pordenone del primo dopoguerra\, e poi sulle persecuzioni fasciste e la fuga nell’emigrazione in Francia.\nAndrea Gratton era andato nel frattempo più in là\, offrendo già quasi dieci anni fa una presentazione delle sue ricerche in uno spettacolo teatrale – Spartaco 44 – realizzato insieme al gruppo musicale “I fiori di Bakunin”\, presentato in vari luoghi del nordest. Quello che ha fatto Andrea\, da vero storico\, è stato ricostruire i fili delle relazioni di Mario Betto\, a partire dalla famiglia catalana\, di cui nessuno dei suoi compagni sapeva\, o aveva avuto il tempo di ricercare.» \n\n– Gian Luigi Bettoli\n——————————\nSeguirà buffet autofinanziamento\nEntrata libera e gratuita\nsaranno rispettate misure di prevenzione COVID
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SUMMARY:Alessandria: dibattito antimilitarista contro “Aerospace & defence meetings”
DESCRIPTION:Domenica 14 novembre\nAl Laboratorio Anarchico PerlaNera in via Vecellio 2\nore 16\nDibattito antimilitarista e contro\n“Aerospace & defence meetings”\, mostra-mercato\ninternazionale dell’industria aerospaziale di guerra\ncon Maria Matteo\n\n\n\nSabato 20 novembre\nsaremo tutti al\ncorteo antimilitarista\ndi Torino dalle ore 14\,30\npartenza da Porta Palazzo\ncorso Giulio Cesare\nangolo via Andreis
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SUMMARY:Roma: corso di fotografia
DESCRIPTION:Corso di fotografia \nLa parola “fotografia” fu inventata nel 1839 da John Herschel che unì i termini greci φῶς (si legge “phôs” e significa “luce”) e γραφή (si legge “graphè” e significa “scrittura” o “disegno”). \nFotografando\, sia dal punto di vista etimologico che da quello artistico\, si raccontano storie utilizzando la luce per creare delle immagini. \nCon la collaborazione dell’Associazione “Vettor Fausto” abbiamo deciso di approfondire questo modo di comunicare realizzando un corso\, dove si affrontano le tecniche fotografiche e si analizzano le modalità espressive di quest’arte visiva\, convinti che ognuno di noi abbia delle storie da raccontare e che sia importante cercare di farlo al meglio. \nIl corso si articolerà in incontri\, tutti i lunedì alle ore 18:00 a partire da lunedì 4 ottobre. Gli incontri si terranno nello Spazio Anarchico “Vettor Fausto” in Via Vettor Fausto 3 (Metro B – Roma Garbatella). \nIl costo di 50 euro per l’intero corso\, è un “prezzo politico” e servirà a coprire le spese e a finanziare future attività di questo tipo. \nIl corso sarà tenuto da due esperti di fotografia: Marco Branchi (uno dei maggiori fotografi naturalisti dell’Italia Centrale) e Roberto Gargamelli (esperto in fotografia scientifica e tecniche fotografiche). \nPer maggiori informazioni scriveteci a: Gruppobakunin@federazioneanarchica.org \n  \nGruppo Anarchico “Bakunin” – FAI Roma e Lazio
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SUMMARY:Roma: Cineforum garbatella "Foxy Brown"
DESCRIPTION:CINEFORUM GARBATELLA \nSi comincia con il cineforum! \nQuesto mese il tema è il “blaxploitation” \nIl “blaxploitation” (da “black” e “exploitation”) si distingue tra i vari filoni di film di genere degli anni ’70 per avere come protagonisti attori afroamericani e per rivolgersi a un pubblico\, almeno negli Stati Uniti\, soprattutto afroamericano. Titoli come “Shaft”\, Superfly”\, “Cleopatra Jones” o “Foxy Brown”\, anche grazie a colonne sonore di maestri del funky e del soul come Curtis Mayfield e Isaac Hayes\, sono divenuti dei classici\, ispirando generazioni di cineasti\, dai nostri poliziotteschi fino a Tarantino. I personaggi di questi film per la prima volta mostrano sullo schermo un’immagine di donne e uomini neri dinamica\, attiva\, vincente\, spesso in aperto contrasto coi bianchi e senza timore di confrontarsi con le problematiche più scottanti dell’epoca. Il fatto che il grosso di questi film\, a parte alcune eccezioni\, sia costituito da opere smaccatamente commerciali\, immesse sul mercato in massa per sfruttare un filone che\, per quanto settoriale\, era economicamente redditizio\, portò spesso a un atteggiamento di vero e proprio boicottaggio da parte dei movimenti per la lotta dei diritti degli afroamericani\, come le Black Panters; anche considerando il fatto che la maggior parte dei registi e dei produttori erano bianchi\, e ovviamente maschi. \nAnche per questa dimensione di ambiguità è interessante rivedere oggi questi film: al di là della loro straordinaria forza espressiva e dello stile estetico inconfondibile\, che li tende godibili di per sé\, possono stimolare spunti di riflessione sull’industria dello spettacolo\, sulla storia della nostra percezione delle lotte per i diritti degli afroamericani\, e della società americana in genere. \nIn questo primo cineforum verranno proposte due opere di Jack Hill (“Coffy” e “Foxy Brown”) un dittico tra i titoli più classici del genere\, protagonista una esplosiva Pam Grier\, e due film del regista militante Melvin Van Peebles (“L’uomo Caffellatte” e “Sweet Sweetback Baaadasss Song”) caratterizzati da uno stile particolarmente dissacrante e ricco di sperimentalismi. \nDopo le proiezioni ci sarà la possibilità di commentare insieme il film e aprire un dibattito. \nGradita prenotazione \nTutti i mercoledì dal 10 novembre ore 19:00 a Via Vettor Fausto 3 (entrare nel portone e scendere le scale) metro B – Roma Garbatella \n10 novembre COFFY (1973\, Jack Hill) \n17 novembre FOXY BROWN (1974\, Jack Hill) \n24 novembre L’UOMO CAFFELLATTE (1970\, Melvin Van Peebles) \n1 dicembre SWEET SWEETBACK (1971\, Melvin Van Peebles) \nGruppo anarchico M.Bakunin F.A.I. Roma\nVia V.Fausto 3 metro Garbatella\ngruppobakunin@federazioneanarchica.org
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SUMMARY:Verona: Dal Veneto al Brasile. Storie di razzismo\, oppressione\, resistenza e libertà
DESCRIPTION:Due continenti\, quattro paesi \nCarlo Aldegheri: vita di un anarchico da Verona al Brasile (Cierre 2021\, in coedizione con Biblioteca G. Domaschi) \nIncontro con Marcolino Jeremias e Antonio Carlos de Oliveira (da remoto)\, coautori; Giulia Brunello\, ricercatrice\, e i curatori dell’edizione italiana. \n> La Sobilla apre alle 19\,30 \n> L’incontro è alle 20.30 \nIl coinvolgente percorso di vita di un bracciante povero\, originario del Veneto rurale\, che abbraccia idee radicali nella Francia degli esuli antifascisti\, trova l’amore nella Spagna della guerra civile antifranchista\, sopravvive miracolosamente alla rete di campi di concentramento\, carceri e isole di confino dell’Europa nazifascista\, partecipa alla Resistenza e infine\, dopo aver messo in piedi un piccolo calzaturificio nel lontano Brasile e aver preso parte alle attività del movimento anarchico locale\, entra in rapporto con un gruppo di punk metropolitani. \n///// Marcolino Jeremias e Antonio Carlos de Oliveira (storico) sono membri del Núcleo de estudos libertários Carlo Aldegheri di Guarujá e del Centro de Cultura Social di San Paolo del Brasile. \nGiulia Brunello\, PhD/dottore di ricerca in Studi storici\, è collaboratrice dell’Università delle Arti di Berna (Svizzera). Si è addottorata a Padova nel 2016 in cotutela con l’Universidade de São Paulo (USP) con una tesi sui modelli di femminilità e di mascolinità nel movimento anarchico brasiliano nei primi decenni del Novecento. \nScheda del libro: https://edizioni.cierrenet.it/volumi/due-continenti-quattro-paesi/ \n  \n///// Ingresso libero con tessera (3 €) + precauzioni Covid-19 \nLa Sobilla è un laboratorio di idee e di pratiche libero da sponsor istituzionali e commerciali che propone presentazioni di libri\, seminari\, proiezioni\, esposizioni\, e altro ancora. Un nodo nella trama urbana per immaginare una città differente e contaminarne la vita culturale e politica. \nAlla Sobilla ci trovi: \nBiblioteca Giovanni Domaschi \nFuorimercato-Autogestione in movimento \nInfopoint L’ombroso \nRiviste e libri di case editrici indipendenti \nProdotti di Urupia\, comune libertaria del Salento \nProdotti della soc. agricola La folaga rossa\, orticultura ecologica nel Parco dell’Adige \nCaffè delle comunità autonome zapatiste del Chiapas \nProdotti della Rimaflow\, fabbrica recuperata e autogestita di Trezzano sul Naviglio (MI) \nLa salsa di pomodoro Sfruttazero e i prodotti della rete nazionale FuoriMercato \nsobillare\, v. tr. [prob. lat. sibilare\, «fischiare qualcosa negli orecchi a qualcuno»]. – Indurre ad atteggiamenti e manifestazioni di ostilità. In partic.\, istigare\, incitare alla ribellione. \nLa Sobilla · Salita S. Sepolcro\, 6b · Verona\, VR
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SUMMARY:Torino: corteo antimilitarista
DESCRIPTION:20 novembre corteo antimilitarista a Torino\nMercanti d’armi e missioni militari: colonialismo e buoni affari \nLe armi italiane\, in prima fila il colosso pubblico Leonardo\, sono presenti su tutti i teatri di guerra. Guerre che paiono lontane sono invece vicinissime: le armi che uccidono civili in ogni dove\, sono prodotte non lontano dai giardini dove giocano i nostri bambini.\nTorino è uno dei centri dell’industria bellica.\nDal 30 novembre al 2 dicembre si terrà a Torino “Aerospace & defence meetings”\, mostra-mercato internazionale dell’industria aerospaziale di guerra.\nLa convention\, giunta alla sua ottava edizione\, sarà ospitata all’Oval Lingotto\, centro congressi facente parte delle strutture nate sulle ceneri del complesso industriale dell’ex Fiat.\nLa mostra-mercato è riservata agli addetti ai lavori: fabbriche del settore\, governi e organizzazioni internazionali\, esponenti delle forze armate degli Stati e compagnie di contractor. Alla scorsa edizione parteciparono 600 aziende\, 1300 tra acquirenti e venditori ed i rappresentanti di 30 governi. Il vero fulcro della convention sono gli incontri bilaterali per stringere accordi di cooperazione e vendita: nel 2019 ce ne furono oltre 7.500.\nTra gli sponsor ospiti del meeting spiccano la Regione Piemonte e la Camera di Commercio subalpina.\nSettima nel mondo e quarta in Europa\, con un giro d’affari di oltre 16.4 miliardi di euro\, 47.274 addetti l’industria aerospaziale è un enorme business di morte.\nLa gran parte delle aziende italiane dell’aerospazio si trova in Piemonte\, dove il giro d’affari annuale è di 3\,9 miliardi euro. I settori produttivi sono strettamente connessi con le università\, in primis il Politecnico\, e altri settori della formazione.\nIn Piemonte\, ci sono ben cinque attori internazionali di primo piano: Leonardo\, Avio Aero\, Collins Aerospace\, Thales Alenia Space\, ALTEC. Gran parte delle industrie mondiali di prima grandezza partecipano alla biennele dell’aerospazio. \nA Torino nei prossimi mesi sorgerà la città dell’aerospazio\, un nuovo polo tecnologico dedicato all’industria di guerra. Il progetto coinvolge Regione Piemonte\, Comune\, Politecnico\, Università\, Camera di Commercio e Unione Industriale di Torino\, Api\, Cim 4.0\, il Distretto aerospaziale piemontese e Tne.\nInutile dire che chi vive in Piemonte probabilmente ha altre necessità\, come casa\, reddito\, salute\, istruzione\, trasporti di prossimità.\nA fine novembre all’Oval saranno allestiti alveari di uffici\, dove verranno sottoscritti accordi commerciali per le armi che distruggono intere città\, massacrano civili\, avvelenano terre e fiumi. L’industria aerospaziale produce cacciabombardieri\, missili balistici\, sistemi di controllo satellitare\, elicotteri da combattimento\, droni armati per azioni a distanza.\nL’Aerospace and defence meeting è un evento semi clandestino\, chiuso\, dove si giocano partite mortali per milioni di persone in ogni dove.\nL’industria bellica è un business che non va mai in crisi. L’Italia fa affari con chiunque.\nLa chiusura e riconversione dell’industria bellica è urgente e necessaria. \nLe truppe del Belpaese fanno la guerra in Niger\, Libia\, Golfo di Guinea\, stretto di Ormuz\, Iraq\, nel Mediterraneo ed in tanti altri luoghi del pianeta.\nLa scorsa estate il parlamento ha approvato il rifinanziamento delle varie avventure neo-coloniali delle forze armate italiane. In Africa sono concentrate 18 delle 40 missioni tricolori.\nLe missioni militari all’estero costano un miliardo e 200 milioni di euro: 9.449 i militari impiegati: un secco aumento rispetto alle cifre già da record del 2020.\nLe spese militari quest’anno hanno toccato i 25 miliardi. Vent’anni di guerra e occupazione militare dell’Afganistan sono costati alla sola Italia 8\,7 miliardi di euro.\nVa in soffitta la retorica delle missioni umanitarie ed entra in ballo la “difesa degli interessi italiani”.\nLe bandiere tricolori sventolano accanto a quelle gialle con il cane a sei zampe dell’ENI.\nLa decisione di costruire una base militare italiana in Niger mira a rendere stabile la presenza tricolore nell’area\, facendone un avamposto per la difesa degli interessi dell’ENI in Africa.\nLa diplomazia in armi del governo per garantire i profitti della multinazionale petrolifera va dalla Libia al Sahel al Golfo di Guinea. Queste aree hanno un’importanza strategica per gli interessi dell’ENI\, perché vi si trovano i maggiori produttori africani di gas e petrolio. L’obiettivo è la protezione delle piattaforme offshore e degli impianti di estrazione. \nL’ENI rappresenta oggi la punta di diamante del colonialismo italiano in Africa.\nAlla guerra per il controllo delle risorse energetiche si accompagna l’offensiva contro le persone in viaggio\, per ricacciare i migranti nelle galere libiche\, dove torture\, stupri e omicidi sono fatti normali. Come un serpente che si morde la coda le migrazioni verso i paesi ricchi sono frutto della ferocia predatoria delle politiche neocoloniali. Sotto all’ampio cappello della “sicurezza” e della “lotta al terrorismo” si articola una narrazione che mescola interessi economici con la retorica della missione di protezione delle popolazioni locali. Popolazioni che sono quotidianamente sfruttate\, depredate ed oppresse da governi complici delle multinazionali europee\, asiatiche e statunitensi.\nGuerra esterna e guerra interna sono due facce della stessa medaglia.\nNel nostro paese militari sono stati promossi al ruolo di agenti di polizia giudiziaria e\, da oltre dieci anni \, con l’operazione “strade sicure”\, sono nei CPR\, dove vengono rinchiusi i corpi in eccedenza da espellere\, nei cantieri militarizzati e per le strade delle nostre periferie\, dove la guerra ai poveri si attua con l’occupazione e il controllo etnicamente mirato del territorio\, per reprimere sul nascere ogni possibile insorgenza sociale. \nNel nostro paese ci sono porti e aeroporti militari\, poligoni di tiro\, aree di esercitazione\, spazi dove vengono testati ordigni\, cacciabombardieri\, droni\, navi e sottomarini. Luoghi di morte anche per chi ci abita vicino\, perché carburanti\, proiettili all’uranio impoverito\, dispositivi per la guerra chimica inquinano in modo irreversibile terra e mare.\nLe prove generali dei conflitti di questi anni vengono fatte nelle basi militari sparse per l’Italia. \nProvate ad immaginare quanto migliori sarebbero le nostre vite se i miliardi impiegati per ricacciare uomini\, donne e bambini nei lager libici\, per garantire gli interessi dell’ENI in Africa\, per investire in armamenti fossero usati per scuola\, sanità\, trasporti.\nPer fermare la guerra non basta un no. Occorre incepparne i meccanismi\, partendo dalle nostre città\, dal territorio in cui viviamo\, dove ci sono caserme\, basi militari\, aeroporti\, fabbriche d’armi\, uomini armati che pattugliano le strade.\nBloccare le missioni all’estero\, boicottare l’ENI\, cacciare i militari dalle nostre città\, bloccare la produzione e il trasporto di armi\, contrastare la mostra mercato dell’industria aerospaziale di guerra sono concreti orizzonti di lotta. \nSabato 20 novembre\ncorteo antimilitarista a Torino\nore 14\,30 da Porta Palazzo – corso Giulio Cesare angolo via Andreis \nContro i mercanti d’armi\, le fabbriche di morte e le basi militari\nContro l’Aerospace & defence meetings\nContro la spesa di guerra e le missioni militari all’estero\nContro il colonialismo tricolore\, boicottiamo l’ENI\nContro la guerra ai migranti e ai poveri\nContro la violenza sessista di ogni esercito\nContro tutte le patrie per un mondo senza frontiere \nAssemblea antimilitarista\nper info antimilitarista.to@gmail.com \nhttps://www.facebook.com/antimilitarista \nPartenze collettive da varie regioni\, per info contattare la mail sopra. \n—————————————————————————— \nLe 20 novembre marche antimilitariste à Turin \nMarchands d’armes et missions militaires : colonialisme et bonnes affaires \nLes armes italiennes\, au premier rang le colosse public Leonardo\, sont présentes sur tous les théâtres de guerre. Des guerres qui semblent lointaines sont au contraire très proches : les armes qui tuent partout des civils sont produites non loin des jardins où jouent nos enfants. \nTurin est l’un des centres de l’industrie de guerre. \nDu 30 novembre au 2 décembre Turin abritera Aerospace & defence meetings\, un salon-marché international de l’industrie aérospatiale de guerre. \nLa convention\, qui en est à sa huitième édition\, se tiendra à l’Oval Lingotto\, un centre de conférence qui fait partie des structures construites sur les cendres de l’ancien complexe industriel de l’ex-Fiat. \nLe salon-marché est réservé aux professionnels : usines du secteur\, gouvernements et organisations internationales\, représentants des forces armées étatiques et entreprises mercenaires. La dernière édition a réuni 600 entreprises\, 1 300 entre acheteurs et vendeurs et les représentants de 30 gouvernements. La véritable clef de voûte de la convention sont les réunions bilatérales dans le but de conclure des accords de coopération et de vente : en 2019\, ils dépassaient les 7 500. \nParmi les sponsors invités de la rencontre se distinguent la Région Piémont et la Chambre de Commerce Subalpine. \nSeptième dans le monde et quatrième en Europe\, avec un chiffre d’affaires dépassant les 16\,4 milliards d’euros et 47 274 salariés\, l’industrie aérospatiale est une énorme affaire mortifère. \nLa plupart des entreprises aérospatiales italiennes sont situées dans le Piémont\, où le chiffre d’affaires annuel atteint 3\,9 milliards d’euros. Les secteurs de production sont étroitement liés aux universités\, principalement le Politecnico\, et à d’autres secteurs de formation. \nLe Piémont compte cinq acteurs internationaux de premier plan : Leonardo\, Avio Aero\, Collins Aerospace\, Thales Alenia Space\, ALTEC. La plupart des principales industries mondiales participent à la biennale de l’aérospatiale. \nDans les prochains mois\, on construira à Turin la cité de l’aérospatiale\, un nouveau pôle technologique dédié à l’industrie guerrière. Le projet inclut la Région Piémont\, la Municipalité\, le Politecnico\, l’Université\, la Chambre de Commerce et l’Union Industrielle de Turin\, Api [association des petites et moyennes entreprises]\, Cim 4.0 [services aux entreprises]\, le District Aérospatial Piémontais et Tne [Torino Nuova Economia : société constituée par la Région et la municipalité\, qui gère les anciennes usines Fiat de Mirafiori]. \nIl va sans dire que ceux qui vivent au Piémont ont sans doute d’autres besoins\, tels que le logement\, les revenus\, la santé\, l’éducation\, les transports locaux. \nFin novembre\, des ruches de bureaux seront installées à l’Oval\, où des accords commerciaux seront signés pour les armes qui détruisent des villes entières\, massacrent des civils\, empoisonnent terres et fleuves. L’industrie aérospatiale produit des chasseurs-bombardiers\, des missiles balistiques\, des systèmes de contrôle satellitaires\, des hélicoptères de combat\, des drones armés pour l’action à distance. \nL’Aerospace and defence meeting est un événement semi-clandestin et fermé\, où on se livre à des jeux mortels pour des millions de personnes partout dans le monde. \nL’industrie guerrière est un commerce qui n’entre jamais en crise. L’Italie fait des affaires avec n’importe qui. \nLa fermeture et la reconversion de l’industrie de guerre sont urgentes et nécessaires. \nLes troupes du Belpaese font la guerre au Niger\, en Libye\, dans le golfe de Guinée\, dans le détroit d’Ormuz\, en Irak\, en Méditerranée et dans bien d’autres endroits de la planète. \nL’été dernier\, le Parlement a approuvé le refinancement des différentes aventures néocoloniales des forces armées italiennes. 18 des 40 missions tricolores sont concentrées en Afrique. \nLes missions militaires à l’étranger coûtent un milliard et 200 millions d’euros avec 9 449 soldats employés : une forte augmentation par rapport aux chiffres déjà records de 2020. \nLes dépenses militaires ont atteint cette année 25 milliards. Vingt ans de guerre et d’occupation militaire de l’Afghanistan ont coûté rien qu’à l’Italie 8\,7 milliards d’euros. \nLa rhétorique des missions humanitaires passe à la trappe et la « défense des intérêts italiens » entre en jeu. \nLes drapeaux tricolores flottent à côté des drapeaux jaunes avec le chien à six pattes d’ENI. \nLa décision de construire une base militaire italienne au Niger va dans le sens de la stabilisation de la présence tricolore dans la région\, la transformant en avant-poste pour la défense des intérêts d’ENI en Afrique. \nLa diplomatie armée du gouvernement pour garantir les profits de la multinationale pétrolière va de la Libye au Sahel en passant par le golfe de Guinée. Ces zones sont d’une importance stratégique pour les intérêts d’ENI\, car elles abritent les plus grands producteurs africains de pétrole et de gaz. Le but est la protection des plateformes offshore et des installations d’extraction. \nENI représente aujourd’hui le fer de lance du colonialisme italien en Afrique. \nLa guerre pour le contrôle des ressources énergétiques va de pair avec une offensive contre les migrants\, pour les refouler dans les prisons libyennes\, où tortures\, viols et meurtres sont monnaie courante. Tel un serpent qui se mord la queue\, les migrations vers les pays riches sont le résultat de la férocité prédatrice des politiques néo-coloniales. La propagande démesurée sur la « sécurité » et la « lutte contre le terrorisme » abrite une réalité qui mêle intérêts économiques et rhétorique de la mission de protection des populations locales. Des populations quotidiennement exploitées\, pillées et opprimées par des gouvernements complices des multinationales européennes\, asiatiques et étatsuniennes. \nLa guerre extérieure et la guerre intérieure sont les deux faces d’une même médaille. \nDans notre pays\, des militaires ont été promus au rang d’officiers de police judiciaire et\, depuis plus de dix ans\, avec l’opération « routes sûres »\, ils sont présents dans les CPR [centres de rétention des migrants]\, où sont enfermés les corps en surplus à expulser\, dans les chantiers militarisées\, et dans les rues de nos banlieues\, où se déroule la guerre contre les pauvres avec l’occupation et le contrôle du territoire ethniquement ciblé\, pour réprimer dans l’œuf toute éventuelle insurrection sociale. \nDans notre pays\, il existe des ports et des aéroports militaires\, des champs de tir\, des zones d’entraînement\, des espaces où on teste des bombes\, des chasseurs-bombardiers\, des drones\, des navires et des sous-marins. Des endroits mortifères aussi pour ceux qui y vivent à côté\, car les combustibles\, les balles à l’uranium appauvri\, les engins de guerre chimique polluent irréversiblement la terre et la mer. \nLes répétitions générales des conflits de ces dernières années se déroulent dans les bases militaires dispersées dans toute l’Italie. \nEssayez d’imaginer à quel point nos vies seraient meilleures si on utilisait pour l’école\, la santé\, les transports les milliards qui servent à renvoyer des hommes\, des femmes et des enfants dans les camps de concentration libyens\, à garantir les intérêts d’ENI en Afrique\, à investir dans l’armement. \nUn non ne suffit pas à arrêter la guerre. Il faut bloquer ses mécanismes à partir de nos villes\, du territoire où nous vivons\, où on trouve des casernes\, des bases militaires\, des aéroports\, des usines d’armement\, des hommes armés qui patrouillent dans les rues. \nBloquer les missions à l’étranger\, boycotter ENI\, expulser les militaires de nos villes\, paralyser la production et le transport des armes\, combattre le salon professionnel de l’industrie aérospatiale de guerre sont des horizons concrets de lutte. \nSamedi 20 novembre cortège antimilitariste à Turin 14h30 partant de Porta Palazzo – Corso Giulio Cesare angle via Andreis \nContre les marchands d’armes\, les usines de mort et les bases militaires \nContre l’Aerospace & defence meetings \nContre les dépenses de guerre et les missions militaires à l’étranger \nContre le colonialisme tricolore\, boycottons ENI \nContre la guerre aux migrants et aux pauvres \nContre la violence sexiste de toutes les armées \nContre toutes les patries pour un monde sans frontières
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SUMMARY:Monfalcone: Carso ribelle
DESCRIPTION:Passeggiata con lo scrittore Francesco Boer e la guida naturalistica Gaia Zanin a Selz.\nSi parlerà del Carso e nel Carso dell’autogestione dell’ecosistema tra controllo e spontaneità.\nRitrovo alle 10.\nL’escursione durerà due ore e mezza circa: si consiglia abbigliamento adeguato.\nSegue pranzo condiviso al Caffè esperanto.\nNel pomeriggio incontro tra i GAS Esperanto e GAS Pacha di Trieste per condividere esperienze e contatti di produttori.
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SUMMARY:Roma: corso di fotografia
DESCRIPTION:Corso di fotografia \nLa parola “fotografia” fu inventata nel 1839 da John Herschel che unì i termini greci φῶς (si legge “phôs” e significa “luce”) e γραφή (si legge “graphè” e significa “scrittura” o “disegno”). \nFotografando\, sia dal punto di vista etimologico che da quello artistico\, si raccontano storie utilizzando la luce per creare delle immagini. \nCon la collaborazione dell’Associazione “Vettor Fausto” abbiamo deciso di approfondire questo modo di comunicare realizzando un corso\, dove si affrontano le tecniche fotografiche e si analizzano le modalità espressive di quest’arte visiva\, convinti che ognuno di noi abbia delle storie da raccontare e che sia importante cercare di farlo al meglio. \nIl corso si articolerà in incontri\, tutti i lunedì alle ore 18:00 a partire da lunedì 4 ottobre. Gli incontri si terranno nello Spazio Anarchico “Vettor Fausto” in Via Vettor Fausto 3 (Metro B – Roma Garbatella). \nIl costo di 50 euro per l’intero corso\, è un “prezzo politico” e servirà a coprire le spese e a finanziare future attività di questo tipo. \nIl corso sarà tenuto da due esperti di fotografia: Marco Branchi (uno dei maggiori fotografi naturalisti dell’Italia Centrale) e Roberto Gargamelli (esperto in fotografia scientifica e tecniche fotografiche). \nPer maggiori informazioni scriveteci a: Gruppobakunin@federazioneanarchica.org \n  \nGruppo Anarchico “Bakunin” – FAI Roma e Lazio
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SUMMARY:Milano: Anarco-femministe. Presentazione e dibattito + aperitivo
DESCRIPTION:In avvicinamento alla Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne\, il 23 novembre ci incontriamo per rinnovare il dibattito sul femminismo anarchico.\nA partire dall’esperienza di Emma Goldman\, apriremo a nuove prospettive per una lotta al patriarcato che sia anche anticapitalista\, antiautoritaria e\, quindi\, anarchica.\nIntroduce Carlotta Pedrazzini.\nA seguire\, dibattito e aperitivo.\n23 novembre 2021\nOre 18.30\nPresso Ateneo Libertario Milano\nViale Monza 255\nFermata Precotto MM1\nIn uno spazio autogestito\, la sicurezza è nelle mani di tuttx. Porta la mascherina e rispetta il distanziamento fisico.
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SUMMARY:Roma: Cineforum garbatella "L'uomo caffelatte"
DESCRIPTION:CINEFORUM GARBATELLA \nSi comincia con il cineforum! \nQuesto mese il tema è il “blaxploitation“ \nIl “blaxploitation” (da “black” e “exploitation”) si distingue tra i vari filoni di film di genere degli anni ’70 per avere come protagonisti attori afroamericani e per rivolgersi a un pubblico\, almeno negli Stati Uniti\, soprattutto afroamericano. Titoli come “Shaft”\, Superfly”\,  “Cleopatra Jones” o “Foxy Brown”\, anche grazie a colonne sonore di  maestri del funky e del soul come Curtis Mayfield e Isaac Hayes\, sono divenuti dei classici\, ispirando generazioni di cineasti\, dai nostri poliziotteschi fino a Tarantino. I personaggi di questi film per la prima volta mostrano sullo schermo un’immagine di donne e uomini neri dinamica\, attiva\, vincente\, spesso in aperto contrasto coi bianchi e senza timore di confrontarsi con le problematiche più scottanti dell’epoca. Il fatto che il grosso di questi film\, a parte alcune eccezioni\, sia costituito da opere smaccatamente commerciali\, immesse sul mercato in massa per sfruttare un filone che\, per quanto settoriale\, era economicamente redditizio\, portò spesso a un atteggiamento di vero e proprio boicottaggio da parte dei movimenti per la lotta dei diritti degli afroamericani\, come le Black Panters; anche considerando il fatto che la maggior parte dei registi e dei produttori erano bianchi\, e ovviamente maschi. \nAnche per questa dimensione di ambiguità è interessante rivedere oggi questi film: al di là della loro straordinaria forza espressiva e dello stile estetico inconfondibile\, che li tende godibili di per sé\, possono stimolare spunti di riflessione sull’industria dello spettacolo\, sulla storia della nostra percezione delle lotte per i diritti degli afroamericani\, e della società americana in genere. \nIn questo primo cineforum verranno proposte due opere di Jack Hill (“Coffy” e “Foxy Brown”) un dittico tra i titoli più classici del genere\, protagonista una esplosiva Pam Grier\, e due film del regista militante Melvin Van Peebles (“L’uomo Caffellatte” e “Sweet Sweetback Baaadasss Song”) caratterizzati da uno stile particolarmente dissacrante e ricco di sperimentalismi. \nDopo le proiezioni ci sarà la possibilità di commentare insieme il film e aprire un dibattito. \nGradita prenotazione \nTutti i mercoledì dal 10 novembre ore 19:00 a Via Vettor Fausto 3 (entrare nel portone e scendere le scale) metro B – Roma Garbatella \n10 novembre COFFY (1973\, Jack Hill) \n17 novembre FOXY BROWN (1974\, Jack Hill) \n24 novembre L’UOMO CAFFELLATTE (1970\, Melvin Van Peebles) \n1 dicembre SWEET SWEETBACK (1971\, Melvin Van Peebles) \n\nGruppo anarchico M.Bakunin F.A.I. Roma\nVia V.Fausto 3 metro Garbatella\ngruppobakunin@federazioneanarchica.org
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SUMMARY:Roma: Assemblea aperta di coordinamento antirazzista
DESCRIPTION:Qualcosa si sta muovendo a Roma\, in Italia ed in Europa… dopo le recenti vicende accadute al confine tra la Bielorussia e la Polonia tante associazioni culturali\, gruppi politici e persone antirazziste vogliono rompere i muri che stati e organismi internazionali a guardia del capitalismo spietato cercano di costruire in tutti i modi\, vogliono denunciare le stragi di chi scappa dalle guerre di padroni e lottare accanto ai più pover* ed esclus*. Ci muoviamo contro un sistema disumano e privo di qualsiasi valore etico (senza nessun briciolo di umanità e di solidarietà) che cerca di far morire di freddo e di stenti persone inermi e disperate (anche richiedenti asilo politico)\, di spegnere le nostre coscienze e di inghiottirci in ogni modo.\nEppure varie sensibilità e coscienze di classe vogliono muoversi\, vogliono farsi vedere e sentire: accoglienze diffuse\, aiuti sulle rotte migratorie\, atti solidali anche spesso oppressi\, presidi di informazione o proteste\, presidi di veglie per spronare ad effettuare quei soccorsi in mare che lo Stato cerca di eludere in sordina\, mail-bombing ai responsabili nazionali ed internazionali (europei)\, petizioni\, ecc.\nMa c’è anche tanta dispersione e frammentazione\, poca continuità d’azione\, difficoltà a trovare metodi e toni che siano efficaci ed incisivi.\nAltri progetti sono in corso\, come\n– l’invito di “Stopborderviolence” per un grande incontro online il 15 dicembre prossimo\n– l’invito di Abolish Frontex alla mobilitazione nei modi più immaginativi\, per il 18 dicembre\, giornata internazionale delle migrazioni\n– l’invito a scendere in piazza contro tutte le guerre e contro tutte le forme di violenza\nNoi\, impegnat* contro l’ingiustizia sociale e contro tutte le politiche di esclusione\, sentiamo più che mai il bisogno di conoscerci\, di contarci\, di dibattere e di unirci perché le nostre lotte antirazziste\, anticapitaliste e solidali si rafforzino in una simbolica onda d’urto che possa espandersi fino ad arrivare a chiunque ne abbia bisogno e\, sentendoci\, abbiano la forza di sopravvivere… vogliamo unirci in un coming out solidale!\nPer questo motivo\, vediamoci e uniamo le nostre forze! Aperto a tutti e tutte! \nSpazio Anarchico Vettor Fausto del gruppo M. Bakunin / Via Fausto Vettor 3 – 00154 Roma (Metro Garbatella) \nGruppo M. Bakunin – FAI Roma e Lazio\, Le veglie contro i morti in mare Roma-Lazio\, Mani Rosse Antirazziste
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SUMMARY:Bologna: proiezione di "Ladri di biciclette"
DESCRIPTION:VENERDI’ 26 NOVEMBRE dalle h 19\n@ Circolo Anarchico Berneri\, Piazza di Porta S. Stefano 1 \nproiezione di: \nLADRI DI BICICLETTE (Vittorio De Sica\, 1948) \nIn occasione della CRITICAL MASS dell’ultimo venerdì del mese\, lo Spaccio Popolare Autogestito propone una pellicola a tema ‘due ruote’: Ladri di biciclette\, un classico della storia del cinema e ritenuto uno dei massimi capolavori del neorealismo cinematografico italiano. \nLa proiezione\, prevista alle ore 19\, sarà come sempre seguita dal dibattito e da un momento conviviale con autoproduzioni del Giaz accompagnate da birre e vini dello Spaccio Popolare Autogestito!
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SUMMARY:Torino: Giornata contro la violenza sessista degli eserciti
DESCRIPTION:Giornata contro la violenza sessista degli eserciti\nPunto info al Balon dalle 10\,30 \nContatti: \nFederazione Anarchica Torinese\ncorso Palermo 46\nRiunioni – aperte agli interessati – ogni mercoledì dalle 20\,30\nContatti: fai_torino@autistici.org – @senzafrontiere.to/ \nWild C.A.T. Collettivo Anarco-Femminista Torinese\ncorso Palermo 46 – @Wild.C.A.T.anarcofem \nIscriviti alla nostra newsletter\, mandando un messaggio alla pagina FB oppure una mail \nscrivi a: anarres@inventati.org \nwww.anarresinfo.org \nfb: @anarresinfo
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