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SUMMARY:DOMODOSSOLA: Con la popolazione di Gaza - Presidio di cittadini e DIGIUNO a staffetta
DESCRIPTION:Con la popolazione di Gaza\n\nPresidio di cittadini e DIGIUNO a staffetta\n\nDomodossola 23 -28 maggio 2025\n\nIl Governo di Israele continua a violare ogni Diritto e ogni rispetto delle Leggi internazionali arrivando perfino a impedire con feroce determinazione che centinaia di migliaia di persone possano bere\, mangiare\, avere cure sanitarie e farmaci\, avere un rifugio sicuro e molto altro ancora.\n\nTutto ciò dopo un anno e mezzo di guerra che ha prodotto la totale devastazione di paesi\, città\, case\, ospedali\, scuole.\n\nMa il popolo palestinese non è Hamas! Sono uomini e donne\, bambini e bambine\, ragazzi e ragazze\, anziani e anziane. A tutti loro è oggi negato il diritto ad esistere.\nInoltre nessuno può entrare a Gaza. Israele lo impedisce con la forza. Ad oggi 212 giornalisti sono stati uccisi. Erano perlopiù giovani palestinesi che cercavano di mostrarci lo sterminio.\nL’ONU e tutte le Organizzazioni internazionali testimoniano e denunciano che è in atto un crimine umanitario e che ormai più di 50.000 persone sono state sterminate dall’esercito di Israele. Di queste almeno 15.000 erano minorenni\, bambini/e\, ragazzi/e.\nSono moltissime le voci che si alzano e denunciano questo massacro. Tra le più significative vi sono anche quelle di molti israeliani\, di ebrei europei o statunitensi.\nMa Israele è un Paese alleato dell’Occidente e ciò ha fatto sì\, finora\, che il suo Governo abbia potuto agire impunemente.\nE noi? Come contrastare il sentimento di impotenza e orrore che proviamo di fronte a ciò che accade a Gaza e al popolo Palestinese? Come cittadini italiani\, europei e del mondo cosa possiamo fare per dare  voce a chi vuole opporsi a questo stato di cose\, a questo sterminio quotidiano?\n\nProponiamo un gesto umanitario collettivo che è simbolico e politico. La popolazione di Gaza sta morendo di fame. Oltre che di guerra\, bombe\, ferite non curate.\nDigiuniamo anche noi.\n Pubblicamente.\nIn uno spazio comunale\, aperto e visibile.\n\nRitroviamoci. Aggreghiamo. Comunichiamo. Da cittadini di questo Paese e di questa Europa silente e quindi complice.\n\nCon la parola ma anche il silenzio del dolore che chiede subito l’ingresso delle 116.000 tonnellate di aiuti umanitari per la gente di Gaza (cibo\, medicinali\, carburanti…) bloccate dal governo israeliano da marzo. Con la richiesta che i giornalisti del mondo entrino a Gaza e testimonino ciò che è.\n\nCon la pressione sul Governo italiano e dell’Europa per fermare la catastrofe.\n\nIL GOVERNO CONVOCHI L’AMBASCIATORE ISRAELIANO PER:\n\nLA RIAPERTURA IMMEDIATA DEL VALICO DI RAFAH AGLI AIUTI UMANITARI\n\nIL RITIRO DAI TERRITORI OCCUPATI\n\nIL BLOCCO DI OGNI COLLABORAZIONE MILITARE E COMMERCIALE\n\nIL BLOCCO DI OGNI PIANO DI ANNESSIONE\n\nSe lo facessimo in migliaia\, se riuscissimo a far sì che tante altre città e paesi lo facessero forse… saremmo forse un pò tutti meno impotenti e più cittadini.\nTutto questo con poche parole chiare. Con il coinvolgimento di tutt* di ogni orientamento\, religione\, posizione politica. Trovandoci in piazza\, sotto una tenda\, a turni\, senza mangiare. Per dire forte: ” NON IN NOSTRO NOME !”\nRestiamo o torniamo umani.\n\nInvitiamo ad aderire pubblicamente all’iniziativa\, a portare la Vostra presenza al Presidio\n\n dal 23 al 28 maggio\n\npresso Piazza Rovereto a Domodossola.\n\nComitato Spontaneo Ossola
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SUMMARY:GORIZIA:  PER VAKHTANG E TUTTI GLI ALTRI: CHIUDIAMO TUTTI I CPR
DESCRIPTION:VENERDÌ 23 MAGGIO\nPRESIDI A GORIZIA E GRADISCA\n\nore 14 – PRESIDIO AL TRIBUNALE DI GORIZIA – Via Nazario Sauro 1 \nore 18 – PRESIDIO AL CPR DI GRADISCA D’ISONZO – davanti al CARA \nIl prossimo venerdì 23 maggio si terrà al tribunale di Gorizia una nuova udienza del processo per la morte\, nel gennaio 2020\, di Vakhtang Enukidze\, trentasettene di origine georgiana allora prigioniero nel cpr di Gradisca. Come già ricordato\, il processo vede giudicati per omicidio colposo Simone Borile\, allora capo della cooperativa Ekene (che gestisce tuttora il CPR di Gradisca) e l’allora centralinista del centro\, Roberto Maria La Rosa. \nIndipendentemente dai suoi esiti\, nessun processo in nessun aula di tribunale potrà fare alcuna “giustizia” né stabilire alcuna altra verità o “versione dei fatti”\, come piace scrivere a chi è pagato per fare da megafono alla voce degli amministratori dell’ordine. \nLa vicenda di Vakhtang è paradigmatica del normale funzionamento dei lager di stato\, come anche di tutte le carceri del circuito penale. \nIl 14 gennaio del 2020 Vakhtang litiga con un suo compagno di cella\, una decina di agenti in tenuta antisommosa entra e si accanisce su di lui. Vakthang verrà violentamente pestato\, includendo almeno un colpo sulla nuca e una ginocchiata sulla schiena. Subito dopo viene trascinato dai piedi e portato in prigione da dove\, due giorni dopo\, viene riportato nel CPR e\, come racconteranno più tardi i suoi compagni di prigionia\, il suo stato in quel momento è critico\, riuscendo a malapena a tenersi in piedi. Disperato\, grida dalla cella chiedendo un medico\, rimanendo completamente inascoltato\, come dal resto avviene quotidianamente nei CPR – ed esaurisce man mano le sue energie. A un certo punto smette di lamentarsi. Durante la notte\, cade dal letto\, senza alzarsi più. La mattina dopo\, i suoi compagni di cella lo trovano incosciente. Viene allora portato in ospedale – per la prima volta dal pestaggio – dove morirà poche ore dopo. \nDal primo momento\, nonostante i tentativi di depistaggio e insabbiamento\, le testimonianze uscite dal CPR sono state chiare: Vakhtang è morto di stato\, per mano dello stato. Così è stato rinaugurato il CPR di Gradisca d’Isonzo e ha continuato a produrre morte e tortura. \nI campi per le deportazioni\, come le carceri\, costituiscono l’apice della piramide del sistema di oppressione e monito nei confronti dei cosiddetti liberi. Ma guardare alle singole prigioni come strutture a sè stanti\, come più evidenti manifestazioni della brutalità dell’impianto razzista statale\, restituirebbe solo un orizzonte parziale rispetto alla complessità dell’intero sistema di dominio in cui esse stesse si inscrivono. I sopracitati Borile e La Rosa\, le cosiddette “mele marce”\, sono in realtà due dei tanti ingranaggi della macchina di sfruttamento\, oppressione\, ricatto e controllo che sulla vita degli ultimi e dei marginali  – ma anche di fasce man mano più ampie di popolazione – genera lauti profitti\, consenso elettorale e merce di scambio per accordi politici\, economici e sindacali. \nLa macchina che ogni giorno spezza le vite migranti attraverso il sequestro di persona istituzionalizzato (ufficialmente “detenzione amministrativa”) e il trasferimento coatto in Paesi dove\, molto spesso\, le persone deportate devono riaffrontare la miseria da cui erano scappati\, è anche un grande business che frutta milioni pubblici alle cooperative della “accoglienza”\, alle compagnie aeree e a tutta la molteplicità di attori complici del suo funzionamento (ognuno col suo ruolo e funzione) e che contribuisce a convogliare sempre più risorse all’apparato poliziesco-militare. \nA questo proposito\, in questi giorni alcuni partiti locali\, risvegliati dalla necessità di fare campagna elettorale sulla pelle (e sulla morte) dei prigionieri nei CPR – e nelle carceri – chiedono ipocritamente la chiusura del CPR di Gradisca (non di tutti gli altri). E lo fanno sedendosi a convegno e marciando a fianco di chi i CPR li ha aperti con la Legge Turco-Napolitano del 1998 e dei rappresentanti di chi al loro interno manganella e gasa a piacimento i reclusi\, contribuendo nel tempo – gli uni e gli altri – a tutte le svolte repressive degli ultimi anni. \nDa Torino a Brindisi\, da Macomer a a Trapani\, i CPR vengono percorsi dalle continue rivolte autonome dei prigionieri nel tentativo di riguadagnare la libertà\, opporsi alle deportazioni\, ribellarsi alla brutalità delle guardie e al trattamento loro imposto dagli enti gestori\, rivolte che spesso portano alla devastazione e chiusura di intere aree. \nSolo guardando alle rovine di questi lager – e di tutti coloro che ne permettono l’esistenza – si potrà pensare che giustizia è stata fatta\, per Vakhtang Enukidze e per tutte le altre centinaia di persone torturate e ammazzate là dentro. \nI CPR li hanno chiusi i fuochi e le rivolte dei prigionieri\, li hanno chiusi in passato e li chiuderanno ancora. A noi il compito della solidarietà attiva e complice a chi si rivolta. \nPer un mondo senza frontiere e galere! \nTutti liberi\, tutte libere \nAssemblea NO CPR fvg
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SUMMARY:CARRARA: chiamata alle arti\, stampe contro la guerra.
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SUMMARY:BOLOGNA:  presentazione di: "SOCIALMENTE PERICOLOSO. La triste ma vera storia di un ergastolo bianco"
DESCRIPTION:BOLOGNA VENERDì 23 MAGGIO alle ore 18 c/o Camere d’Aria in via Guelfa 40/4\nIl collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud presenta il libro :\n“SOCIALMENTE PERICOLOSO. La triste ma vera storia di un ergastolo bianco”\ndi Luigi Gallini edizioni Contrabbandiera.\nAlle ore 21:00 performance di musica-teatro “Nel distruggere la gabbia”\nParole e musiche di Enri Volta e Riccardo Dodi. \nIngresso libero + Apericena dalle 20 \nLa pericolosità sociale è un dispositivo giudiziario introdotto dal regime fascista. Con l’attribuzione della pericolosità sociale\, la vita della persona\, il suo destino\, viene consegnato interamente nelle mani del giudice fuori dalle garanzie del diritto e dentro\, invece\, alla discrezionalità delle concessioni. Si stabilisce\, quindi\, una relazione di potere assoluto fra chi giudica e valuta e chi viene giudicato e valutato molto simile all’ergastolo che si è radicato nella storia come potere totale sulla vita e sulla morte di una persona. \nBOLOGNA VENERDì 23 MAGGIO alle ore 18 c/o Camere d’Aria in via Guelfa 40/4Il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud presenta il libro :“SOCIALMENTE PERICOLOSO. La triste ma vera storia di un ergastolo bianco”di Luigi Gallini edizioni Contrabbandiera.
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SUMMARY:LIVORNO: Voci possenti e corsare - presentazione del libro + concerti
DESCRIPTION:Voci possenti e corsare\nVenerdì 23 maggioAlla FAL in Via degli Asili 33\nore 19: Reading da “Voci possenti e corsare\, la Livorno ribelle dagli anni ottanta ad oggi” con l’autore Luca Falorni con accompagnamento di Luca Faggella\nore 20: Aperitivo\nore 21: Proiezione di una selezione di videoclip musicali di Falco Ranuli per: Lupe Velez; Endless Nostalgia (band underground legend di Verona); Luca Faggella & Giorgio Baldi; Hyena (elettronica dal collettivo RXSTenz di Milano). Prima Visione ASSOLUTA tre clip dei Delta Tau Chi\, leggendaria post-wave band di Livorno\, per festeggiare di 40 anni dal loro tape – album “Oedipus Rex”\nPer finire con: Luca Faggella live\n—–Circolo Culturale “Errico Malatesta” – biblioteca.circoloemalatesta@gmail.com \n\nVOCI POSSENTI E CORSARE- La Livorno ribelle dagli anni ottanta a oggi\nLuca Falorni – Edizioni Agenzia X\n\nCome ripercorrere attraverso la memoria propria\, ma soprattutto altrui\, alcuni passaggi significativi dell’aggregazione artistica e politica giovanile. Dalla metà degli anni ottanta al primo decennio del 2000. Dalle più classiche mobilitazioni nelle scuole e nell’ università\, alla scoperta dell’importanza della comunicazione\, alle occupazioni di spazi sociali\, alla tensione fortissima verso l’espressione artistica.\nLuca Falorni dà voce a un mondo che conosce bene\, ad anni che ha vissuto con la percezione chiara della svolta significativa\, tanto da voler documentare le esperienze prima attraverso le produzioni video\, poi con questo libro in cui tutti possono ritrovare un pezzo di se’\, grande o piccolo\, partecipe o critico\, ma tale da creare comunque un effetto specchio irresistibile.\nLo sguardo è quello di chi da quasi vent’anni vive a Milano\, dove fa l’insegnante continuando le sue varie attività di videomaker\, scrittore\, appassionato di cinema\, musica e versi propri ed altrui\, ma soprattutto conservando un forte legame con Livorno\, forte dell’asserzione “preferisco il rumore del mare”.\nLa distorsione dello sguardo\, l’angolatura costruita dal tempo e dallo spazio messo in mezzo sono la caratteristica forte di questo libro che vuol narrare la storia dell’underground livornese degli ultimi quindici anni del novecento\, anche attraverso le testimonianze sulla produzione di fanzines\, sull’approccio al cyber e al mondo della rete\, sulla volontà di politicizzare la tecnologia a scopo comunicativo negli anni successivi al tramonto delle radio\, sulla creazione di una crew video informatica.\nGuardare anni di mutamenti generali misurandoli per la loro ricaduta in una città di provincia dai connotati particolarissimi e farlo con l’occhio metropolitano è sicuramente interessante e non solo per chi quei luoghi li ha vissuti e ci vive.
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SUMMARY:REGGIO EMILIA: cena sottoscrizione per bosco ospizio
DESCRIPTION:Il 23 maggio organizziamo una cena di sottoscrizione per i denunciati e le denunciate di bosco ospizio\, e con l’occasione parleremo delle lotte ambientali sui nostri territori e delle politiche di governo della città di Reggio Emilia. \nSiete tutti e tutte invitate \nDi seguito anche il nostro precedente comunicato \nFAI Reggiana
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