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SUMMARY:San Piero a Grado (PI): tre giorni NO BASE Né a Coltano Né Altrove - Vol II
DESCRIPTION:2 GIUGNO ALLE ORE 09:30 – 4 GIUGNO ALLE ORE 00:00 \nTRE GIORNI NO BASE Nè a Coltano Nè Altrove – Vol II \n“È passato un anno dalla manifestazione indetta a Coltano contro la costruzione di una nuova base militare dell’esercito italiano per i corpi speciali\, in particolare il 1º reggimento dei carabinieri paracadutisti “Tuscania” e il reparto d’élite dei carabinieri “G.I.S.” (Gruppo Intervento Speciale). \nLa forte risposta che nel nostro territorio siamo riuscitə a costruire ci ha permesso di rallentare il progetto: ad oggi\, nonostante un DPCM mai ritirato che decreta la costruzione della base a Coltano\, non una pietra è stata posata. \nSi è parlato di spacchettamenti e ricollocazione della base\, ma l’interesse è sempre quello di costruire un enorme hub logistico per la guerra che vedrebbe questa infrastruttura inserirsi strategicamente tra Camp Darby\, l’aeroporto militare di Pisa e il porto di Livorno. \nQuesta parziale vittoria non ci basta.” \n📍 La tre giorni si svolgerà tra Pisa\, San Piero a Grado\, Coltano. Il programma è in aggiornamento! \n👉🏽 2 giugno – San Piero A Grado \nore 9.30 Biciclettata da Pisa a Ippoasi – San Piero a Grado con monitoraggio CISAM \nore 15.00 Assemblea pubblica: “Il Territorio negato: l’impatto della militarizzazione e la sottrazione dei servizi sui nostri territori” \n🖌️ Durante la tre giorni vorremmo mostrare le opere artistiche contro la guerra. Per questo lanciamo un call for Artist (nei prossimi giorni ci saranno info più dettagliate). \n Movimento No Base – Né a Coltano né altrove \n  \n 
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SUMMARY:Torino: manifestazione antimilitarista
DESCRIPTION:2 giugno. Giornata dei disertori \nIl 2 giugno contestiamo le cerimonie militariste\, la retorica patriottica\, la guerra e chi la a(r)ma \nVenerdì 2 giugno\nore 16\nAppuntamento in piazza Vittorio\n(se piove sotto i portici) \nOgni 2 giugno la Repubblica celebra sé stessa con esibizioni militari\, parate e commemorazioni.\nCon gli anni questa “festa” ha assunto una sempre più marcata connotazione nazionalista e militarista.\nIl governo di estrema destra alimenta la retorica identitaria\, i “sacri” confini\, l’esaltazione della guerra. Meloni vorrebbe le donne impegnate a fare figli per la patria\, la seconda “mamma di noi tutt*\, come ha dichiarato dopo l’adunata degli alpini a Udine\, che come ogni anno\, in località diverse\, si comportano come truppe di occupazione. \nCome ogni anno il governo utilizzerà le cerimonie militari del due giugno per giustificare enormi spese militari\, l’invio delle armi e l’impegno diretto dell’Italia nelle missioni militari all’estero\, dall’Ucraina all’Africa. Guerre\, stupri\, occupazioni di terre\, bombardamenti\, torture\, l’intero campionario degli orrori umani\, se compiuto da uomini e donne inquadrati in un esercito\, diventa legittimo\, necessario\, opportuno\, eroico. Le divise da parata\, le bandiere\, le medaglie\, la triade “dio\, patria\, famiglia” non sono il mero retaggio di un passato più retorico e magniloquente del nostro presente\, ma la rappresentazione sempre attuale dell’attitudine imperialista e neoconiale dello stato italiano. \nL’Italia è in guerra. Le forze armate italiane sono impegnate direttamente in una quarantina di missioni \nL’Italia è in guerra. Dalle basi militari della NATO e degli Stati Uniti in territorio italiano ogni giorno si alzano in volo i droni che gestiscono l’intelligence per l’esercito ucraino. \nL’Italia è in guerra. Lungo i confini del Bel Paese\, in mare ed in montagna\, le polizie e le forze armate fanno la guerra ai migranti. \nL’Italia è in guerra. I tagliagole Janjaweed che misero a ferro e fuoco il Darfur\, oggi impegnati in una feroce guerra civile in Sudan\, sono stati addestrati e finanziati dall’Italia per fare la guerra alla gente in viaggio verso l’Europa. Da decenni l’Italia finanzia la Libia perché intercetti e blocchi i barconi e rigetti uomini\, donne e bambin* nell’inferno dei campi di concentramento libici. \nL’Italia è in guerra. A pochi passi dalle nostre case si producono e si testano le armi impiegate nelle guerre di ogni dove. Le usano le truppe italiane nelle missioni di “pace” all’estero\, le vendono le industrie italiane ai paesi in guerra. Queste armi hanno ucciso milioni di persone\, distrutto città e villaggi\, avvelenato irrimediabilmente interi territori. \nL’Italia è in guerra. I militari sono sempre più presenti per le strade delle nostre città\, nei quartieri dove arrivare a fine mese è sempre più difficile\, dove si allungano le file dei senza casa\, senza reddito\, precari. Servono a prevenire e reprimere ogni insorgenza sociale\, a mettere a tacere chiunque si ribelli ad un ordine sociale sempre più feroce. La funzione di polizia e quella militare si intrecciano sempre più: la distanza tra guerra interna e guerra esterna sta scomparendo. Dal 2020 ai militari sono state attribuite funzioni sin allora appannaggio delle forze dell’ordine: l’osmosi è completa. \nQuartieri\, scuole\, università\, piazze\, luoghi di lavoro: ormai non vi è ambito sociale al sicuro dalla marea militarista montante. La guerra che si sta combattendo in Ucraina ha dato un ulteriore e drammatica spinta verso un riarmo a livello mondiale dagli esiti imprevedibili.\nOpporsi alla guerra e al militarismo è un’esigenza imprescindibile. \nDisertiamo la guerra! \nSiamo e saremo ovunque a fianco delle popolazioni vittime delle guerra \nSosteniamo chi si oppone alla guerra in Russia e in Ucraina!\nApriamo le frontiere ad obiettori e disertori \nContro la guerra a profughi e migranti in mare e in montagna. Distruggiamo le frontiere! \nNo all’industria bellica\nNo alla Città dell’aerospazio!\nNo alla Nato a Torino \nNo all’invio di armi!\nNo alle missioni militari all’estero \nNo alle spese militari e alla militarizzazione delle nostre città \nIl 2 giugno contestiamo le cerimonie militariste\, la retorica patriottica\, la guerra e chi la a(r)ma \nVenerdì 2 giugno\nGiornata dei disertori\nAppuntamento in piazza Vittorio ore 16 (se piove sotto i portici) \nCoordinamento contro la guerra e chi la arma \nContatti: \nFederazione Anarchica Torinese \ncorso Palermo 46 \nRiunioni – aperte agli interessati – ogni martedì dalle 21 \nContatti: fai_torino@autistici.org – @senzafrontiere.to/ \nIscriviti alla nostra newsletter\, mandando un messaggio alla pagina FB oppure una mail \nscrivi a: anarres@inventati.org \nwww.anarresinfo.orgWordpress
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SUMMARY:Livorno: presidio. Basta violenza in divisa!
DESCRIPTION:“C’è poco da scegliere tra le mele marce”\nBasta violenza in divisa! \nDi fronte agli ultimi fatti di violenza in divisa a Livorno e a Milano scendiamo in piazza\, reagiamo alla prepotenza del potere. Fermiamo la violenza quotidiana in divisa\, repressiva\, sessista e razzista.\nNon si tratta di una mela marcia\, è tutto il cesto che è marcio. \n31 maggio\nASSEMBLEA CITTADINA\nOre 18 Piazza XX Settembre \n2 giugno\nPRESIDIO\nOre 19 Piazza Micheli / Quattro Mori \nLo scorso 24 maggio\, durante un arresto\, un carabiniere ha tirato un calcio in faccia a un giovane di 28 anni che si trovava già a terra e aveva le mani bloccate da un altro carabiniere che cercava di immobilizzarlo. Questa ennesima violenza in divisa\, documentata da un video\, è diventata un caso locale e nazionale suscitando larga indignazione. Una violenza razzista\, dal momento che il giovane colpito dal calcio è di nazionalità tunisina. \nQuello stesso giorno a Milano quattro agenti della polizia locale hanno colpito violentemente alla testa con il manganello Bruna\, 41 anni\, di origini brasiliane. Dopo averla fatta cadere a terra lungo un’aiuola hanno continuato a colpirla selvaggiamente alla testa e sul corpo. Scene di violenza transfobica\, sierofobica\, sessista e razzista che anche in questo caso sono state documentate da un video\, suscitando la rabbia che ha portato a manifestazioni a Milano e in altre città. \nQuesti casi sono solo la punta dell’iceberg della violenza quotidiana in divisa. Quante violenze avvengono nelle piazze\, nelle strade\, sui posti di lavoro\, nelle caserme\, nelle carceri\, senza che vi siano dei video? Ma anche di fronte a delle inequivocabili registrazioni video c’è chi si inventa fantasiose ricostruzioni per giustificare la violenza o per dire addirittura che si è trattato di gesti involontari. I media ufficiali screditano le persone che hanno subito violenza\, addebitando loro più o meno velatamente la responsabilità dell’aggressione subita: sembrano o fanno finta di non vedere i colpi battuti mentre si trovavano a terra\, inermi.\nI vertici locali dei Carabinieri annunciano di aver “trasferito a servizio non operativo” il militare responsabile del calcio. Una sanzione disciplinare ridicola rispetto alla richiesta di licenziamento giunta da più parti\, che però conferma la gravità dei fatti. Ad ogni modo\, al di là delle responsabilità del singolo carabiniere\, è chiaro che la violenza è un problema strutturale delle forze di polizia. \nSecondo dati del 2016 l’Italia è il terzo paese con più agenti di polizia per abitante\, superato solo dalla Russia e dalla Turchia. La militarizzazione e la violenza in divisa non l’ha creata il governo Meloni\, che comunque sogna una svolta autoritaria\, ha inasprito le norme repressive e vuole abolire il reato di tortura\, che già era estremamente limitato. È una violenza strutturale di fronte agli occhi di tuttx. Basti pensare a livello locale a Maurizio Tortorici\, a Marcello Lonzi\, a Fares Sghater. Ma anche alla violenza repressiva che colpisce chi protesta e le lotte sociali\, come nel caso delle cariche alla Stazione Marittima e in Piazza Cavour il 30 novembre e 1 dicembre 2012\, o delle cariche sugli Scali del Refugio il 1 agosto 2018. \nPer queste ragioni abbiamo deciso di convocare un’assemblea e un presidio. Per costruire legami di solidarietà\, per resistere e liberarci dalla violenza in divisa\, dal patriarcato\, dal sessismo e dal razzismo. \nLIVORNO ANTIFASCISTA
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