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SUMMARY:Jesi: Liberilibri. L'editoria alternativa e libertaria in mostra
DESCRIPTION:ven 25 nov\, dalle 16 @ CSL Fabbri: LIBERILIBRI\, apertura mostra \nsab 26 nov\, dalle 18 @ CSL Fabbri: LIBERILIBRI\, “L’ergastolano. La strage di Peteano e l’enigma Vinciguerra”. Presentazione libero con autore Paolo Morando. \ndom 27 nov\, dalle 18 @ CSL Fabbri: LIBERILIBRI\, “Colpirne uno. Ritratto di famiglia con Brigate Rosse”. Presentazione del libro con autore Mario Di Vito. A seguire concertino con i Luchaskalientes [Combat Ska Punk]
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SUMMARY:Imola: presentazione del libro di MAURO BALBONI "IL PIANETA DEI FRIGORIFERI"
DESCRIPTION:c/o ASFAI entrata da via F.lli Bandiera 19 o da Via Caterina Sforza 5 “Parco delLe Verziere” di fronte al parcheggio dell’Ospedale Vecchio – Imola \nIl libro \nIl pianeta dei frigoriferi è un viaggio nella\npiù grande transizione alimentare di massa della storia umana. Quella che sta\naccadendo proprio ora\, nella quale miliardi di persone in Asia e in Africa si\nstanno appunto comperando – per la prima volta – il frigorifero; che cambierà\nper sempre i loro stili alimentari come ha già cambiato i nostri una o due\ngenerazioni fa. Quella che si sta verificando su un pianeta la cui geografia\nclimatica\, umana ed economica sta cambiando a velocità accelerata. Nella quale\nmiliardi di persone che nel 1960 si accontentavano di 1500 kilocalorie al\ngiorno (non avevano altra scelta!) oggi ne vogliono 3000. Come noi. E perché\nnon dovrebbero? Dov’è il problema? Elementare: dobbiamo produrre sempre più\ncibo ma non abbiamo la terra per farlo. Nel corso della storia umana abbiamo\ngià convertito metà delle terre emerse in campi coltivati e pascoli. Pensavamo\nche la Terra servisse solo a quello. Oggi sappiamo che ci serve an che per\naltre due cose: stoccare carbonio e quindi mitigare il riscaldamento globale\, e\nsalvare la biodiversità. Urgenze che non possiamo ignorare. \n  \n«Mangeremo carne di laboratorio. Forse. Torneremo a fare la spesa dal contadino locale.\nPerò prima dobbiamo trovarne uno. Sconfiggeremo la globalizzazione del cibo e\nmangeremo solo prodotti nazionali: significa che l’Italia rinuncerà\nvolontariamente a 40 miliardi di euro di export agroalimentare all’anno? O che\nli perderà comunque\, visto che anche gli altri paesi mangeranno solo il loro\ncibo locale? Anche loro vogliono salvare il mondo\, immagino. O no? I “ragazzi\ndel clima” mangiano solo vegano. I politici parlano solo di bio. Gli opinion\nleaders nel dibattito sul cibo sono settantenni che idealizzano una ruralità\nperduta quando loro di anni ne avevano dieci\, e che nessuno dei loro\nascoltatori ha conosciuto di persona. Insomma\, a chi e a cosa devo credere?\nQual è il vero futuro del cibo?» “Il pianeta dei frigoriferi. Miti e realtà su\nquello che mangeremo” è un viaggio nella più grande transizione alimentare di massa\ndella storia umana. Quella che si sta verificando esattamente ora. In cui\nmiliardi di persone in Asia e in Africa si stanno permettendo – per la prima\nvolta – il frigorifero; che cambierà per sempre i loro stili alimentari come ha\ngià cambiato i nostri una o due generazioni fa. Quella in cui miliardi di\npersone stanno dando addio alla spesa a “km zero” dal contadino locale e\nall’economia millenaria del villaggio. Per buttarsi\, come abbiamo fatto noi\, in\nquella delle proteine animali\, dei surgelati e dei supermarket. Cambiando così\nper sempre anche il “volto agroalimentare” del mondo. In un processo che però\nnon è indolore e privo di rischi: aumenta la pressione sulle risorse necessarie\na produrre il cibo come la terra fertile\, l’acqua\, i servizi 2cosistemici.\nQuesto mentre la terra coltivata a disposizione di ogni mangiatore continua a\ncalare: entro pochi decenni\, per ogni 3 ettari coltivati ce ne sarà uno coperto\ndall’ambiente costruito. E mentre la Scienza ci ammonisce che\, oltre a produrre\ncibo\, la superficie terrestre deve oggi essere usata per mitigare il\nriscaldamento globale e salvare la biodiversità. “Il pianeta dei frigoriferi”\nconduce i lettori nei punti nevralgici del dibattito: l’affermazione planetaria\ndella dieta occidentale; le narrazioni antagoniste ormai nel catalogo-vendite\ndi quella stessa industria alimentare che si proponevano di combattere; le\nproteine animali e le opzioni per la loro sostituzione; le battaglie mediatiche\n(e politiche) tra agricoltura convenzionale\, bio e agroecologia. Fino alle idee\ndisruptive: le proteine dagli insetti\, l’agricoltura urbana\, l’adattamento al\ncambiamento climatico; il sogno di sfamare il mondo del 2050 e\ncontemporaneamente riservare metà del pianeta alla natura\, al sequestro di\ncarbonio e alla biodiversità. Per ognuno di questi argomenti\, “Il pianeta dei\nfrigoriferi” va alla – non sempre facile – ricerca dei dati. Per capire a che\npunto siamo e dove stiamo andando\, oltre l’aneddotica. Portando così un\ncontributo di chiarezza in un dibattito pieno di contrapposizioni\, nel quale di\nsolito si comincia parlando del cibo di domani per passare subito dopo alla\nromanticizzazione di quello di ieri\, di un “buon tempo andato” agreste in\nrealtà mai esistito. Si scoprono così molti paradossi: qui nel mondo ricco si\nmoltiplicano gli appelli alla frugalità collettiva\, là nel mondo in prepotente\ncrescita economica si mangia (per fortuna) sempre di più; qui si invoca la\n“fine della carne”\, là si consumano sempre più proteine animali. Si scopre che\nl’agricoltura bio e l’agroecologia non sono la stessa cosa; oppure che uno dei\nmigliori sistemi di agricoltura conservativa richiede l’uso dell’erbicida più\nodiato sui media. Che se produciamo più cibo per unità di superficie\, non meno\,\ndiminuiamo l’impronta ecologica e climatica di noi sapiens sulle risorse del\npianeta. \n  \n“Ilpianeta dei frigoriferi” ha un approccio molto diverso da quello della maggior\nparte dei testi che si occupano di cibo. Non vende l’ennesima dieta\nsalva-mondo; fornisce ai lettori\, invece\, una mappa e una bussola per\norientarsi in quello che sta succedendo\, sul fronte dell’agricoltura e\ndell’alimentazione\, in questi dieci anni cruciali per determinare il corso\ndella civilizzazione umana. Raccoglie e indaga i segnali dal futuro del cibo.\nChe non piaceranno a tutti ma vanno ascoltati: può essere che tra quelli oggi\nmeno popolari troveremo davvero il cibo del futuro. \n  \nL’autore \nMauro Balboni\, laureato in Scienze agrarie\nall’Università di Bologna\, ha lavorato oltre 30 anni nella ricerca e sviluppo\ndella grande industria agrochimica\, la maggior parte dei quali come dirigente\ncon responsabilità europee e globali. Ha vissuto a Milano\, Bologna\, Vienna\,\nOxford\, Zurigo. Oggi risiede tra la Svizzera e il lago di Garda\, dove ha\ntrovato la sua vera life mission\, quella di conservare un biotopo di prati\nmagri e i suoi legittimi residenti: le “carote ametista”\, le cavallette dalle\nali blu\, le api\, le farfalle e le orchidee rare. Dal 2017 scrive sui temi della\nsicurezza alimentare globale e dell’impronta del cibo sulle risorse e gli\necosistemi\, prima con Il Pianeta mangiato e ora con Il pianeta dei frigoriferi.\nNel resto del suo tempo gira l’Europa con il camper\, a piedi o in bicicletta\nanche alla ricerca di agricolture e di cibi presenti\, passati e futuri.
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SUMMARY:Palermo: Stop ai Bombardamenti della Turchia | Solidarietà al popolo curdo
DESCRIPTION:PREFETTURA DI PALERMO (Via Cavour)\nNella notte di Sabato 19 novembre una pioggia di bombe si è abbattuta sul Rojav4/Nord-Est Siria per mano dell’aviazione turca. Molte le città colpite contemporaneamente in Rojav4 tra cui Kobane\, Ain Issa\, Tel Rifaat\, Derik e Derbasiye\, ma anche Sulaymaniyya\, Qandil e Shengal nel Sud Kurdistan/Nord Iraq.\nIn particolare le città di Kobane e Derik sono state ripetutamente colpite per diverse ore durante la notte e di nuovo nel corso della mattinata. Kobane\, la città che ha sconfitto l’ISIS al prezzo di migliaia di vite civili e di combattenti YPG/YPJ e PKK\, è da allora nel mirino del regime di Erdogan e per questo motivo è stata immediatamente indicata dal governo turco come capro espiatorio in seguito al recente attentato avvenuto ad Istanbul. Indicare le istituzioni del Rojav4 come responsabili dell’attentato non è altro che un goffo tentativo di legittimare agli occhi dell’opinione pubblica una nuova invasione del Rojav4\, in particolare della città di Kobane\, la cui occupazione completerebbe il progetto neo ottomano iniziato con le invasioni del 2018 e 2019.\nAnche la tempistica di questi attacchi non è casuale\, il governo AKP-MHP è in calo nei sondaggi che lo vedrebbero sconfitto nelle prossime elezioni\, nonostante Erdogan abbia tentato di ritagliarsi una posizione di rilievo attraverso gli accordi economici con l’UE e tentando di acquisire una posizione centrale nel conflitto tra Russia e Ucraina.\nDi fronte a questa ipocrisia l’opinione pubblica mondiale deve adoperarsi affinché la comunità internazionale metta fine agli attacchi turchi agli uomini e alle donne che lottano per il Confederalismo Democratico\, un nuovo modello di pace in Kurdistan e in medio oriente .\nBisogna quindi iniziare immediatamente a mobilitarsi per informare l’opinione pubblica sui crimini di guerra dello stato turco\, sui suoi piani di invasione e sull’uso massiccio di armi chimiche già in corso. Dobbiamo fare pressione sulle istituzioni affinché il nostro paese non sia complice di questa guerra\n\nAssemblea noguerra Palermo
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SUMMARY:Pordenone: Presentazione del progetto "La Libertaria - Torrefazione Autogestita di Lecco"
DESCRIPTION:Sabato 26 novembre 2022\nore 18:00 presso il Circolo Libertario “E. Zapata”/Biblioteca “M. Cancian”\nvia Ungaresca\, 3/B – Pordenone\n\n\nUna realtà cooperativa basata sulla proprietà collettiva e sull’organizzazione orizzontale e condivisa del lavoro che produce il caffè con metodi naturali\, provenienti da filiere trasparenti e solidali. Contro la merciﬁcazione dell’essere umano e lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali. Autogestione\, mutualismo e solidarietà.\nSegue dibattito e cena sociale\, gradita prenotazione\n\nDalle 16:00 mercatino del libero scambio\n\nCircolo Libertario Zapata – Pordenone
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SUMMARY:Roma: dibattito sull'INTERNazionalismo
DESCRIPTION:Sabato 26 novembre\, dalle ore 18:30 allo Spazio Anarchico “Vettor Fausto”\, in Via Vettor Fausto 3 (metro Roma B – Garbatella) dibattito sull’INTERNazionalismo con Michael Phillips\, protagonista delle lotte di liberazione irlandese\, Gianfranco Stassi\, studioso dei rapporti di Bakunin con il nazionalismo italiano di Mazzini e con un compagno del gruppo che si occupa dei movimenti afro-americani negli USA.\n\nIn particolare nell’iniziativa dal tema “INTERNazionalismo”\, si discuterà delle lotte per l’emancipazione sociale portate avanti da diverse popolazioni sia in diverse aree geografiche che in diverse epoche storiche. Ci vorremmo soffermare sulle connessioni antiautoritarie tra la lotta per la propria autodeterminazione e la visione internazionalista del movimento per la libertà\, che non conosce e non riconosce confini\, barriere e padroni. Il dibattito e la collaborazione politica tra lotte di emancipazione popolare\, internazionalismo è attuale ma ha radici profonde. Si vorrà ricordare il carteggio intercorso tra Mikhail Bakunin e Giuseppe Mazzini con la presentazione del libro “Lettera ai compagni d’Italia”\, raccontando come e perché nacque la sinergia tra l’anarchico russo e il nazionalista cosmopolita italiano\, con attenzione ai risvolti internazionali che si ebbero per esempio in Irlanda.\nIl dibattito abbraccerà poi più approfonditamente l’esperienza irlandese e le diverse lotte che hanno intrecciato percorsi di autodeterminazione\, incluse quelle religiose e di liberazione nazionale\, con l’internazionalismo militante\, come descritto nel libro “A Belfast boy” di Michael Phillips\, il quale sarà presente al dibattito. Il dibattito includerà successivamente un intervento che ripercorrerà le sinergie tra i movimenti afro-americani statunitensi dove Malcolm X e Cassius Clay\, poi islamicizzati in El-hajj Malik El-Shabazz e Muhammad Ali ricopriranno dei ruoli cruciali fornendo un ponte di unione ed alleanza con vari movimenti di emancipazione etnica\, religiosa\, pan-arabi e internazionalisti.\nSi faranno anche accenni alla drammatica realtà dei prigionieri politici negli Usa e nel mondo in un contesto di repressione e tortura; la serata continuerà con un’analisi delle attuali sinergie tra lotte di emancipazione e di difesa dell’autodeterminazione dei popoli oppressi o minacciati nella loro esistenza\, come Curdi\, Mapuche\, Tigrini\, Saharawi\, Armeni ed Ucraini.\n\nTi aspettiamo sabato 26 novembre\, dalle ore 18:30\,presso la nostra sede in via Vettor Fausto 3 (entrare nel portone e scendere le scale).\n\nGruppo anarchico Mikhail Bakunin – FAI Roma&Lazio\ngruppobakunin@federazioneanarchica.org
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