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SUMMARY:Torino: Gender Strike Giornata transfemminista queer
DESCRIPTION:Promuove la rete Free(k) Pride \nGender Strike! Giornata transfemminista queer \nSabato 5 marzo ore 15 ai giardini (ir)reali – corso San Maurizio angolo via Rossini (se piove ci si sposta a Parco Dora) \nInterventi\, musica\, banchekke\, malormonesse\, merenda veg\, performance segneranno un pomeriggio in cui si parlerà di aborto\, salute trans\, lotta antimilitarista contro tutti i machismi e gli imperialismi\, lotta delle donne polacche\, stupro come arma di guerra\, lavoro femminilizzato e sfruttato. \nstrike de-genere! una giornata per salutare il binario e tutto il vagone di chi ci vuole fare andare verso un’unica direzione: patriarcato\, macho padrone! \nUn’occasione\, in vista dell’8 marzo\, di proporre lo sciopero dai generi come pratica costitutivamente destabilizzante l machismo eteropatriarcale. \nLe identità erranti\, fluide\, in transito\, eccedenti la rigidezza dei generi rompono il binarismo e dissolvono la gerarchia basata sui ruoli di genere imposti. I corpi costitutivamente o-sceni\, fuori dallo spazio del rappresentabile e del rappresentato\, quando emergono sulla scena pubblica spezzano l’ordine del padre.\nL’intersezione con la molteplicità delle esclusioni e dell* esclus* è sovversiva rispetto al mondo nel quale siamo forzat* a vivere\, perché apre uno spazio di sperimentazione nella lotta. \nLa scommessa dello sciopero transfemminista rappresenta un’occasione importante per chiudere i conti con quel cocktail velenoso di miele\, mimose e buoni sentimenti e costruire un momento di lotta ampio\, anticapitalista\, libertario. Uno dei tanti punti di innesco di un conflitto diffuso e quotidiano\, per estirpare le radici simboliche e materiali del patriarcato.\nPovertà\, violenza\, attacco all’aborto\, gabbie familiari sono gli anelli di una catena che segna la vita delle donne e delle non-conformi. Questa catena è divenuta sempre più robusta e stringente.\nLa precarietà del lavoro femminile\, la minor retribuzione\, rendono il salario delle persone riconosciute socialmente come donne meno importante di quello degli uomini e le ricacciano nella gabbia familiare\, una gabbia che\, con la crisi pandemica\, si è stretta sempre più. Le politiche familiste che hanno segnato l’agire dei governi di questi anni\, coniugate con la maggiore precarietà della condizione lavorativa femminile\, ha aperto una voragine\, che sta inghiottendo la libertà di tantissimə. \nLa gabbia familiare è il terreno dove ri-fondare l’ordine patriarcale\, incrinato dai percorsi di libertà di tuttə. Percorsi che\, in ogni angolo del pianeta\, hanno scatenato una guerra senza esclusione di colpi. Una guerra che si esplicita sia nelle leggi\, sia nella crescente violenza misogina che attraversa le società. \nPreti e fascist sguazzano in questo pantano\, che apre ulteriori voragini negli spazi di autonomia delle persone non etero cisgender. Le destre razziste e misogine vorrebbero che chiunque ha una vagina adempiesse al ruolo di fattrice dellu figliu per la patria\, come contrappeso alla presenza dellu bambinu natu qui da genitoru immigrat\, all’insegna del binomio sangue e terra\, che fonda ogni identità escludente. \nLe destre\, ma non solo\, sostengono il capitalismo e la divisione in classi\, ma li vorrebbero mitigati da un forte stato etico\, saldamente fondato sulla famiglia\, sulla nazione\, sulla religione. Dio\, patria\, famiglia\, un assioma che non disturba gli affari ma rimette in ordine il mondo.\nQuesta formula funziona bene in un modello bellico\, dove la guerra è orizzonte perenne. Il nemico è lo straniero\, l’estraneo\, l’immigrato\, ma soprattutto tutt* quell* che si sottraggono alla norma\, alla legge del padre\, alla gerarchia basata sui ruoli imposti in base al sesso attribuito alla nascita\, al binarismo di genere\, alla prigione identitaria. \nLa guerra rappresenta la summa del machismo eteropatriarcale: la violenza viene istituzionalizzata e “normalizzata” negli eserciti. Massacri\, stupri\, devastazioni sono attività inscritte nello spazio materiale e simbolico dell’eroismo patriottico. \n“contro tutti i maCISmi\, contro tutti gli imperialismi”! \nFacciamo strike a preti\, eserciti\, fascist\, poliziott! \n  \nContatti:\nFederazione Anarchica Torinese\ncorso Palermo 46\nRiunioni – aperte agli interessati – ogni mercoledì dalle 20\,30\nContatti: fai_torino@autistici.org – @senzafrontiere.to/ \nWild C.A.T. Collettivo Anarco-Femminista Torinese\ncorso Palermo 46 – @Wild.C.A.T.anarcofem \nIscriviti alla nostra newsletter\, mandando un messaggio alla pagina FB oppure una mail \nscrivi a: anarres@inventati.org
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SUMMARY:Livorno: FERMIAMO LA GUERRA Contro ogni imperialismo
DESCRIPTION:MANIFESTAZIONE A LIVORNO\nSabato 5 marzo h 16.30\nPiazza Grande\nNé con la Nato né con Putin\nSolidarietà internazionalista\nCoordinamento cittadino per il ritiro delle missioni militari italiane all’estero\n\n\nFERMIAMO LA GUERRA \nContro ogni forma di imperialismo \nContro la guerra in Ucraina\nIl 24 febbraio la Russia ha invaso l’Ucraina bombardando le principali città\, il conflitto sta proseguendo causando centinaia di vittime e distruzioni materiali. Condanniamo fermamente queste azioni che colpiscono in primo luogo la popolazione civile. Le classi sfruttate e oppresse dell’intero continente stanno già pagando le conseguenze umanitarie e sociali di questa guerra. I governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna\, dell’Unione Europea e della Russia si contendono il potere con armi ed eserciti giocando sulla nostra pelle. La NATO dopo aver portato con la Russia l’escalation fino allo scontro ne approfitta per consolidarsi e serrare le proprie fila\, incrementa la presenza di contingenti militari nella regione e consegna carichi di armi all’Ucraina\, oltre ad aver imposto sanzioni alla Russia che in gran parte graveranno sulla popolazione. \nStop all’invio di armi in Ucraina! Ritirare subito le truppe italiane dall’Europa orientale!\n– Il governo italiano spinge il paese verso la guerra. 1350 militari inviati in Romania e Ungheria. Potenziamento delle missioni in Lettonia\, Romania e Mar Nero con ulteriori 605 unità\, mezzi corazzati\, navi e aerei. Questo incremento del contingente NATO costa 174 milioni di euro. Altri 2000 militari sono pronti a intervenire in caso il governo lo ritenga necessario.\n– Dall’aeroporto di Pisa sono partiti i primi carichi di armamenti per l’Ucraina. Saranno missili terra aria Stinger\, controcarro Spike\, mitragliatrici leggere e pesanti\, munizioni\, mine anticarro ad essere consegnate all’Ucraina. Fino a 150 milioni di euro di materiale bellico per alimentare la guerra. Le armi italiane sono utilizzate da entrambi gli schieramenti\, l’industria bellica fa affari d’oro.\n– La dichiarazione dello stato di emergenza per la situazione in Ucraina lascia mano libera al governo nel prendere questo genere di misure. Altri 110 milioni sono stati inviati dall’Italia al governo di Kiev.\nDobbiamo costruire un’opposizione antimilitarista per impedire la partecipazione italiana alla guerra e fermare la potente iniezione di armi e denaro nel conflitto in corso. \nPer fermare l’ampliamento della base USA di Camp Darby\nGià oggi arsenale e nodo determinante per la logistica di armi e mezzi nel Mediterraneo e non solo. L’ampliamento della base prevede tra l’altro la creazione di una nuova linea ferroviaria\, che trasporterà fino a due treni carichi di armi ogni giorno. \nPer impedire l’aumento delle spese militari.\nNel 2022 le spese militari hanno superato i 26 miliardi di euro e con questa guerra aumenteranno. Nel 2021 1 miliardo e 100 milioni sono stati spesi solo per le missioni militari italiane tra cui gli interventi neocoloniali in Africa. \nSolidarietà internazionalista\nNon collaboriamo con la guerra\, scioperiamo nei settori strategici per il trasporto di armi e equipaggiamenti militari\, nei porti e nelle ferrovie. C’è bisogno di uno sciopero generale. Fermiamo le produzioni belliche. Disertiamo la guerra. \nCoordinamento cittadino per il ritiro delle missioni militari italiane all’estero // no_missioni_livorno@anche.no
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SUMMARY:Pordenone: proiezione di "Se ho vinto se ho perso" + cena
DESCRIPTION:> proiezione di alcuni stralci del documentario\n“Se ho Vinto Se ho Perso”\n/regia di Gian Luca Rossi\, 2019/\nsui Kina\n/band anarcopunk/\n> presentazione del libro omonimo\ncurato da Marco Pandin (presente con noi)\n/edizioni Stella Nera/\n> segue dibattito e Cena Sociale\n——————–\nI Kina sono stati e sono uno dei gruppi più importanti dell’Hardcore Punk italiano. Nati nel 1982 ad Aosta\, hanno suonato in Italia ed in Europa. Fedeli all’idea di antagonismo e del “fai da te”\, fondarono assieme ai Franti l’etichetta discografica Blu Bus. Nel 2019 è uscito il docufilm “Se ho Vinto Se ho Perso”\, ora nel 2021 stella * nera ha appena pubblicato un libro di circa sessanta pagine con testi\, interviste e molte foto. Assieme al libro un CD con registrazioni del reunion tour del 2019 e in DVD il docufilm “Se ho Vinto Se ho Perso” diretto da Gian Luca Rossi.
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