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SUMMARY:Torino: corteo antimilitarista
DESCRIPTION:20 novembre corteo antimilitarista a Torino\nMercanti d’armi e missioni militari: colonialismo e buoni affari \nLe armi italiane\, in prima fila il colosso pubblico Leonardo\, sono presenti su tutti i teatri di guerra. Guerre che paiono lontane sono invece vicinissime: le armi che uccidono civili in ogni dove\, sono prodotte non lontano dai giardini dove giocano i nostri bambini.\nTorino è uno dei centri dell’industria bellica.\nDal 30 novembre al 2 dicembre si terrà a Torino “Aerospace & defence meetings”\, mostra-mercato internazionale dell’industria aerospaziale di guerra.\nLa convention\, giunta alla sua ottava edizione\, sarà ospitata all’Oval Lingotto\, centro congressi facente parte delle strutture nate sulle ceneri del complesso industriale dell’ex Fiat.\nLa mostra-mercato è riservata agli addetti ai lavori: fabbriche del settore\, governi e organizzazioni internazionali\, esponenti delle forze armate degli Stati e compagnie di contractor. Alla scorsa edizione parteciparono 600 aziende\, 1300 tra acquirenti e venditori ed i rappresentanti di 30 governi. Il vero fulcro della convention sono gli incontri bilaterali per stringere accordi di cooperazione e vendita: nel 2019 ce ne furono oltre 7.500.\nTra gli sponsor ospiti del meeting spiccano la Regione Piemonte e la Camera di Commercio subalpina.\nSettima nel mondo e quarta in Europa\, con un giro d’affari di oltre 16.4 miliardi di euro\, 47.274 addetti l’industria aerospaziale è un enorme business di morte.\nLa gran parte delle aziende italiane dell’aerospazio si trova in Piemonte\, dove il giro d’affari annuale è di 3\,9 miliardi euro. I settori produttivi sono strettamente connessi con le università\, in primis il Politecnico\, e altri settori della formazione.\nIn Piemonte\, ci sono ben cinque attori internazionali di primo piano: Leonardo\, Avio Aero\, Collins Aerospace\, Thales Alenia Space\, ALTEC. Gran parte delle industrie mondiali di prima grandezza partecipano alla biennele dell’aerospazio. \nA Torino nei prossimi mesi sorgerà la città dell’aerospazio\, un nuovo polo tecnologico dedicato all’industria di guerra. Il progetto coinvolge Regione Piemonte\, Comune\, Politecnico\, Università\, Camera di Commercio e Unione Industriale di Torino\, Api\, Cim 4.0\, il Distretto aerospaziale piemontese e Tne.\nInutile dire che chi vive in Piemonte probabilmente ha altre necessità\, come casa\, reddito\, salute\, istruzione\, trasporti di prossimità.\nA fine novembre all’Oval saranno allestiti alveari di uffici\, dove verranno sottoscritti accordi commerciali per le armi che distruggono intere città\, massacrano civili\, avvelenano terre e fiumi. L’industria aerospaziale produce cacciabombardieri\, missili balistici\, sistemi di controllo satellitare\, elicotteri da combattimento\, droni armati per azioni a distanza.\nL’Aerospace and defence meeting è un evento semi clandestino\, chiuso\, dove si giocano partite mortali per milioni di persone in ogni dove.\nL’industria bellica è un business che non va mai in crisi. L’Italia fa affari con chiunque.\nLa chiusura e riconversione dell’industria bellica è urgente e necessaria. \nLe truppe del Belpaese fanno la guerra in Niger\, Libia\, Golfo di Guinea\, stretto di Ormuz\, Iraq\, nel Mediterraneo ed in tanti altri luoghi del pianeta.\nLa scorsa estate il parlamento ha approvato il rifinanziamento delle varie avventure neo-coloniali delle forze armate italiane. In Africa sono concentrate 18 delle 40 missioni tricolori.\nLe missioni militari all’estero costano un miliardo e 200 milioni di euro: 9.449 i militari impiegati: un secco aumento rispetto alle cifre già da record del 2020.\nLe spese militari quest’anno hanno toccato i 25 miliardi. Vent’anni di guerra e occupazione militare dell’Afganistan sono costati alla sola Italia 8\,7 miliardi di euro.\nVa in soffitta la retorica delle missioni umanitarie ed entra in ballo la “difesa degli interessi italiani”.\nLe bandiere tricolori sventolano accanto a quelle gialle con il cane a sei zampe dell’ENI.\nLa decisione di costruire una base militare italiana in Niger mira a rendere stabile la presenza tricolore nell’area\, facendone un avamposto per la difesa degli interessi dell’ENI in Africa.\nLa diplomazia in armi del governo per garantire i profitti della multinazionale petrolifera va dalla Libia al Sahel al Golfo di Guinea. Queste aree hanno un’importanza strategica per gli interessi dell’ENI\, perché vi si trovano i maggiori produttori africani di gas e petrolio. L’obiettivo è la protezione delle piattaforme offshore e degli impianti di estrazione. \nL’ENI rappresenta oggi la punta di diamante del colonialismo italiano in Africa.\nAlla guerra per il controllo delle risorse energetiche si accompagna l’offensiva contro le persone in viaggio\, per ricacciare i migranti nelle galere libiche\, dove torture\, stupri e omicidi sono fatti normali. Come un serpente che si morde la coda le migrazioni verso i paesi ricchi sono frutto della ferocia predatoria delle politiche neocoloniali. Sotto all’ampio cappello della “sicurezza” e della “lotta al terrorismo” si articola una narrazione che mescola interessi economici con la retorica della missione di protezione delle popolazioni locali. Popolazioni che sono quotidianamente sfruttate\, depredate ed oppresse da governi complici delle multinazionali europee\, asiatiche e statunitensi.\nGuerra esterna e guerra interna sono due facce della stessa medaglia.\nNel nostro paese militari sono stati promossi al ruolo di agenti di polizia giudiziaria e\, da oltre dieci anni \, con l’operazione “strade sicure”\, sono nei CPR\, dove vengono rinchiusi i corpi in eccedenza da espellere\, nei cantieri militarizzati e per le strade delle nostre periferie\, dove la guerra ai poveri si attua con l’occupazione e il controllo etnicamente mirato del territorio\, per reprimere sul nascere ogni possibile insorgenza sociale. \nNel nostro paese ci sono porti e aeroporti militari\, poligoni di tiro\, aree di esercitazione\, spazi dove vengono testati ordigni\, cacciabombardieri\, droni\, navi e sottomarini. Luoghi di morte anche per chi ci abita vicino\, perché carburanti\, proiettili all’uranio impoverito\, dispositivi per la guerra chimica inquinano in modo irreversibile terra e mare.\nLe prove generali dei conflitti di questi anni vengono fatte nelle basi militari sparse per l’Italia. \nProvate ad immaginare quanto migliori sarebbero le nostre vite se i miliardi impiegati per ricacciare uomini\, donne e bambini nei lager libici\, per garantire gli interessi dell’ENI in Africa\, per investire in armamenti fossero usati per scuola\, sanità\, trasporti.\nPer fermare la guerra non basta un no. Occorre incepparne i meccanismi\, partendo dalle nostre città\, dal territorio in cui viviamo\, dove ci sono caserme\, basi militari\, aeroporti\, fabbriche d’armi\, uomini armati che pattugliano le strade.\nBloccare le missioni all’estero\, boicottare l’ENI\, cacciare i militari dalle nostre città\, bloccare la produzione e il trasporto di armi\, contrastare la mostra mercato dell’industria aerospaziale di guerra sono concreti orizzonti di lotta. \nSabato 20 novembre\ncorteo antimilitarista a Torino\nore 14\,30 da Porta Palazzo – corso Giulio Cesare angolo via Andreis \nContro i mercanti d’armi\, le fabbriche di morte e le basi militari\nContro l’Aerospace & defence meetings\nContro la spesa di guerra e le missioni militari all’estero\nContro il colonialismo tricolore\, boicottiamo l’ENI\nContro la guerra ai migranti e ai poveri\nContro la violenza sessista di ogni esercito\nContro tutte le patrie per un mondo senza frontiere \nAssemblea antimilitarista\nper info antimilitarista.to@gmail.com \nhttps://www.facebook.com/antimilitarista \nPartenze collettive da varie regioni\, per info contattare la mail sopra. \n—————————————————————————— \nLe 20 novembre marche antimilitariste à Turin \nMarchands d’armes et missions militaires : colonialisme et bonnes affaires \nLes armes italiennes\, au premier rang le colosse public Leonardo\, sont présentes sur tous les théâtres de guerre. Des guerres qui semblent lointaines sont au contraire très proches : les armes qui tuent partout des civils sont produites non loin des jardins où jouent nos enfants. \nTurin est l’un des centres de l’industrie de guerre. \nDu 30 novembre au 2 décembre Turin abritera Aerospace & defence meetings\, un salon-marché international de l’industrie aérospatiale de guerre. \nLa convention\, qui en est à sa huitième édition\, se tiendra à l’Oval Lingotto\, un centre de conférence qui fait partie des structures construites sur les cendres de l’ancien complexe industriel de l’ex-Fiat. \nLe salon-marché est réservé aux professionnels : usines du secteur\, gouvernements et organisations internationales\, représentants des forces armées étatiques et entreprises mercenaires. La dernière édition a réuni 600 entreprises\, 1 300 entre acheteurs et vendeurs et les représentants de 30 gouvernements. La véritable clef de voûte de la convention sont les réunions bilatérales dans le but de conclure des accords de coopération et de vente : en 2019\, ils dépassaient les 7 500. \nParmi les sponsors invités de la rencontre se distinguent la Région Piémont et la Chambre de Commerce Subalpine. \nSeptième dans le monde et quatrième en Europe\, avec un chiffre d’affaires dépassant les 16\,4 milliards d’euros et 47 274 salariés\, l’industrie aérospatiale est une énorme affaire mortifère. \nLa plupart des entreprises aérospatiales italiennes sont situées dans le Piémont\, où le chiffre d’affaires annuel atteint 3\,9 milliards d’euros. Les secteurs de production sont étroitement liés aux universités\, principalement le Politecnico\, et à d’autres secteurs de formation. \nLe Piémont compte cinq acteurs internationaux de premier plan : Leonardo\, Avio Aero\, Collins Aerospace\, Thales Alenia Space\, ALTEC. La plupart des principales industries mondiales participent à la biennale de l’aérospatiale. \nDans les prochains mois\, on construira à Turin la cité de l’aérospatiale\, un nouveau pôle technologique dédié à l’industrie guerrière. Le projet inclut la Région Piémont\, la Municipalité\, le Politecnico\, l’Université\, la Chambre de Commerce et l’Union Industrielle de Turin\, Api [association des petites et moyennes entreprises]\, Cim 4.0 [services aux entreprises]\, le District Aérospatial Piémontais et Tne [Torino Nuova Economia : société constituée par la Région et la municipalité\, qui gère les anciennes usines Fiat de Mirafiori]. \nIl va sans dire que ceux qui vivent au Piémont ont sans doute d’autres besoins\, tels que le logement\, les revenus\, la santé\, l’éducation\, les transports locaux. \nFin novembre\, des ruches de bureaux seront installées à l’Oval\, où des accords commerciaux seront signés pour les armes qui détruisent des villes entières\, massacrent des civils\, empoisonnent terres et fleuves. L’industrie aérospatiale produit des chasseurs-bombardiers\, des missiles balistiques\, des systèmes de contrôle satellitaires\, des hélicoptères de combat\, des drones armés pour l’action à distance. \nL’Aerospace and defence meeting est un événement semi-clandestin et fermé\, où on se livre à des jeux mortels pour des millions de personnes partout dans le monde. \nL’industrie guerrière est un commerce qui n’entre jamais en crise. L’Italie fait des affaires avec n’importe qui. \nLa fermeture et la reconversion de l’industrie de guerre sont urgentes et nécessaires. \nLes troupes du Belpaese font la guerre au Niger\, en Libye\, dans le golfe de Guinée\, dans le détroit d’Ormuz\, en Irak\, en Méditerranée et dans bien d’autres endroits de la planète. \nL’été dernier\, le Parlement a approuvé le refinancement des différentes aventures néocoloniales des forces armées italiennes. 18 des 40 missions tricolores sont concentrées en Afrique. \nLes missions militaires à l’étranger coûtent un milliard et 200 millions d’euros avec 9 449 soldats employés : une forte augmentation par rapport aux chiffres déjà records de 2020. \nLes dépenses militaires ont atteint cette année 25 milliards. Vingt ans de guerre et d’occupation militaire de l’Afghanistan ont coûté rien qu’à l’Italie 8\,7 milliards d’euros. \nLa rhétorique des missions humanitaires passe à la trappe et la « défense des intérêts italiens » entre en jeu. \nLes drapeaux tricolores flottent à côté des drapeaux jaunes avec le chien à six pattes d’ENI. \nLa décision de construire une base militaire italienne au Niger va dans le sens de la stabilisation de la présence tricolore dans la région\, la transformant en avant-poste pour la défense des intérêts d’ENI en Afrique. \nLa diplomatie armée du gouvernement pour garantir les profits de la multinationale pétrolière va de la Libye au Sahel en passant par le golfe de Guinée. Ces zones sont d’une importance stratégique pour les intérêts d’ENI\, car elles abritent les plus grands producteurs africains de pétrole et de gaz. Le but est la protection des plateformes offshore et des installations d’extraction. \nENI représente aujourd’hui le fer de lance du colonialisme italien en Afrique. \nLa guerre pour le contrôle des ressources énergétiques va de pair avec une offensive contre les migrants\, pour les refouler dans les prisons libyennes\, où tortures\, viols et meurtres sont monnaie courante. Tel un serpent qui se mord la queue\, les migrations vers les pays riches sont le résultat de la férocité prédatrice des politiques néo-coloniales. La propagande démesurée sur la « sécurité » et la « lutte contre le terrorisme » abrite une réalité qui mêle intérêts économiques et rhétorique de la mission de protection des populations locales. Des populations quotidiennement exploitées\, pillées et opprimées par des gouvernements complices des multinationales européennes\, asiatiques et étatsuniennes. \nLa guerre extérieure et la guerre intérieure sont les deux faces d’une même médaille. \nDans notre pays\, des militaires ont été promus au rang d’officiers de police judiciaire et\, depuis plus de dix ans\, avec l’opération « routes sûres »\, ils sont présents dans les CPR [centres de rétention des migrants]\, où sont enfermés les corps en surplus à expulser\, dans les chantiers militarisées\, et dans les rues de nos banlieues\, où se déroule la guerre contre les pauvres avec l’occupation et le contrôle du territoire ethniquement ciblé\, pour réprimer dans l’œuf toute éventuelle insurrection sociale. \nDans notre pays\, il existe des ports et des aéroports militaires\, des champs de tir\, des zones d’entraînement\, des espaces où on teste des bombes\, des chasseurs-bombardiers\, des drones\, des navires et des sous-marins. Des endroits mortifères aussi pour ceux qui y vivent à côté\, car les combustibles\, les balles à l’uranium appauvri\, les engins de guerre chimique polluent irréversiblement la terre et la mer. \nLes répétitions générales des conflits de ces dernières années se déroulent dans les bases militaires dispersées dans toute l’Italie. \nEssayez d’imaginer à quel point nos vies seraient meilleures si on utilisait pour l’école\, la santé\, les transports les milliards qui servent à renvoyer des hommes\, des femmes et des enfants dans les camps de concentration libyens\, à garantir les intérêts d’ENI en Afrique\, à investir dans l’armement. \nUn non ne suffit pas à arrêter la guerre. Il faut bloquer ses mécanismes à partir de nos villes\, du territoire où nous vivons\, où on trouve des casernes\, des bases militaires\, des aéroports\, des usines d’armement\, des hommes armés qui patrouillent dans les rues. \nBloquer les missions à l’étranger\, boycotter ENI\, expulser les militaires de nos villes\, paralyser la production et le transport des armes\, combattre le salon professionnel de l’industrie aérospatiale de guerre sont des horizons concrets de lutte. \nSamedi 20 novembre cortège antimilitariste à Turin 14h30 partant de Porta Palazzo – Corso Giulio Cesare angle via Andreis \nContre les marchands d’armes\, les usines de mort et les bases militaires \nContre l’Aerospace & defence meetings \nContre les dépenses de guerre et les missions militaires à l’étranger \nContre le colonialisme tricolore\, boycottons ENI \nContre la guerre aux migrants et aux pauvres \nContre la violence sexiste de toutes les armées \nContre toutes les patries pour un monde sans frontières
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