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Dove sta andando il sindacalismo conflittuale?

La sottoscrizione da parte di alcune organizzazioni del sindacalismo di base dell’accordo siglato il 10/01/2014 tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria sulla Rappresentanza Sindacale (Testo Unico di Rappresentanza), in cui si chiede la rinuncia allo sciopero contro gli accordi e i contratti di lavoro una volta approvati dai confederali, in cambio di garantire la Rappresentanza, ha creato uno sparti-acque ben preciso.

In quella occasione si è creato un Patto d’Intesa unitario tra organizzazioni sindacali non firmatarie, in particolare tra CUB, SI Cobas, Sgb (una scissione da USB), USI e Slai Cobas. Un Patto che ha comportato l’elaborazione di una piattaforma comune, sulla base della quale venivano proclamati gli Scioperi Generali, si attivavano Assemblee unitarie anche nazionali e iniziative di mobilitazioni pubbliche su tematiche comuni. E’ sicuramente stato un percorso unitario che ha dato i suoi buoni frutti. Sucessivamente la componente Slai Cobas si è ritirata, perché c’è stata una divisione di vedute al loro interno, tra la componente nord e quella sud della organizzazione. Nel contempo si vedeva una sempre maggior vicinanza tra CUB e Sgb verso una prospettiva unificante.

Man mano che si proseguiva con gli scioperi generali il SI Cobas nelle indizioni delle manifestazioni collegate tendevano a comportamenti di distinzione da alludere ad una differente strategia. Anche nelle ultime manifestazioni del Primo Maggio che si svolgevano a Milano alcune componenti sindacali del Patto partecipavano, mentre altre no, mentre come Unione Sindacale Italiana abbiamo sempre partecipato.

Con la ripresa dopo il look down delle iniziative di mobilitazioni, per quanto riguarda il territorio milanese, si sono creati due schieramenti: uno da parte della CUB, unificando alcune forze sindacali, sociali e politiche l’altro promosso dall’area del SI Cobas con le stesse caratteristiche. Salvo a trovarsi in alcune situazioni di protesta in cui le presenze erano trasversali.

Anche come USI abbiamo partecipato ad alcune di queste mobilitazioni rivendicative e di protesta.

Nel frattempo sono avvenuti due fatti significativi: il SI Cobas ha sviluppato a livello nazionale una strategia in cui si poneva come soggetto aggregante di organizzazioni sindacali, sociali, politiche e singole individualità di varie esperienze sindacali. Una aggregazione che si sviluppa in incontri nazionali tramite collegamenti internet e poi in Assemblea nazionale con presenza fisica, denominandosi Fronte anticapitalista. Nello stesso tempo in Sgb, che sembrava destinata a confluire all’interno della CUB, si crea una frattura interna per cui una parte accelera il suo percorso in tal senso, mentre l’altra parte cambia prospettiva. Si svolge il congresso di questa componente a Bologna il 19/20 settembre che interrompe la prospettiva del patto federativo con la CUB, critica la decisione della CUB che già a luglio aveva proclamato in largo anticipo lo sciopero generale da sola, senza confronto con altre realtà sindacali, fissando la data del 23 ottobre. Nello stesso congresso, colpo di scena, aderisce alla proposta dell’area del SI Cobas che promuove una Assemblea il 27 settembre a Bologna che assume la denominazione di “Assemblea nazionale lavoratrici e lavoratori combattivi”.

All’Assemblea partecipano varie espressioni del sindacalismo di base, sociale e politiche, una operazione che sembra voler dare una prospettiva anche “politica” oltre che sindacale, in cui la decisione per lo sciopero generale viene rimandata – si afferma – a quando ci sono maggiori condizioni e un coinvolgimento maggiore da parte della base, si conferma la manifestazione nazionale del 3 ottobre a Modena contro le 477 denunce per altrettanti lavoratori per la loro partecipazione agli scioperi (cogliamo l’occasione per una sentita solidarietà di classe) e una iniziativa di protesta verso il governo e la Confindustria nella giornata del 24 ottobre, attraverso iniziative locali.

Successivamente il SI Cobas e AdL Cobas proclamano lo sciopero nazionale in tutto il settore della logistica, per le condizioni di lavoro e per il rinnovo del contratto nella giornata del 23 ottobre.

Come USI, nella convocazione recente del Comitato nazionale dei delegati, dove tra i punti in discussione c’era la questione dello sciopero generale, si è preso atto che quel Patto d’Intesa, al quale avevamo partecipato in tutte le sue fasi fin dall’inizio, si era interrotto e di fronte alle prove muscolari anche all’interno del sindacalismo conflittuale, abbiamo scelto che non c’erano le condizioni per aderire in questa occasione allo sciopero, iniziando un percorso di riflessione nel ridefinire una nostra nuova strategia.

Nel frattempo come USI Educazione abbiamo sostenuto lo sciopero nella scuola del 25 ottobre promosso da varie sigle del sindacalismo di base, anche se abbiamo criticato il non aver coinvolto nel suo percorso il coordinamento nazionale precari della scuola che nello sciopero precedente, riuscito, nella scuola del 14 febbraio ne erano stati i promotori.

Aderiamo come USI Coop Sociali e USI Educazione allo sciopero nazionale per la giornata del 13 novembre promosso dalla “rete educatori”, al quale hanno già dato l’adesione AdL Cobas, Sial Cobas, Sgb, Cobas Lavoro Privato.

Sicuramente con la rottura del Patto d’Intesa, che nel nostro ultimo congresso avevamo indicato come punto si riferimento per la ripresa della conflittualità in modo unitario, dovremo riaprire il nostro dibattito interno per riformulare una nuova strategia che tenga conto di realizzare il massimo di unità possibile, nell’ambito aziendale, territoriale e nazionale, in coerenza con la nostra linea conflittuale e autogestionaria. Soprattutto dobbiamo trovare modalità di conflittualità diverse e alternative, di fronte agli attacchi repressivi padronali e del governo collegati alla riduzione della rappresentanza sindacale effettiva ad opera delle confederazioni sindacali.

Enrico Moroni