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Rumore rosa

C’è sessismo nella musica? In che modo viene discriminata artisticamente la donna oggi? Perché nei cartelloni di eventi musicali c’è una preponderanza di presenza maschile? In questo libro potrete farvi un’idea attraverso la voce delle dirette interessate di come è la situazione in Italia, perché si parla ancora di sessismo nella musica ed in che modo è possibile scardinarlo…”

Come il precedente “Riot not quiet” e per certi versi anche in misura più incisiva di quanto era stato realizzato in quel libro, il nuovo lavoro di Laura Pescatori “Femita” si dimostra un’ottima occasione per far riflettere noi maschietti.[1] Nodo focale della discussione è la creatività musicale raccontata secondo immaginazioni fantasie prospettive strategie e punti di vista tutti femminili, ma trovo che coi discorsi ci si possa tranquillamente allargare da quello che è l’aspetto prettamente artistico a una riconsiderazione complessiva sul nostro posto nel mondo.

Certo non bisogna accontentarsi della cultura musicale ufficiale e della propaganda massmediatica, secondo cui specie dagli anni ‘80 in qua pare esserci posto alla ribalta solo per corpi poco o niente vestiti, belli di una bellezza standard artificiale ed abituale oggetto di insulti. Basta aver voglia di grattare appena questa superficie ufficiale e plastificata, perché essa si sgretoli a rivelare che la presenza femminile è attiva, creativa, costante e rivoluzionaria: ogni epoca del rock del jazz del blues del punk ha per protagoniste donne indimenticabili, ciascuna una testa pensante ed un punto fermo imprescindibile. E questo succede anche qui da noi.

“Femita” fa parlare le ragazze del nostro paese, le ragazze di ieri e di oggi che cantano e suonano tutta la musica possibile, le ragazze che raccontano dentro alle canzoni storie sottili taglienti tremende e meravigliose: le ragazze, ecco, quelle che cantano e suonano diverse dai maschi. Laura, che da tempo conduce su Radio Onda d’Urto (www.radiondadurto.org) la trasmissione “Rebel girl”, le mette tutte davanti al suo microfono – un aggeggio che in mano a lei non crea imbarazzo né fa soggezione. A parlare libere, a dire, a raccontare e a raccontarsi senza freni né pause né trucco. Quasi cento voci che disegnano note sul pentagramma e sopra la vita senza accontentarsi della sola matita rosa: da Giuliana De Sio a Mara Redeghieri, da Rita Oberti a Giovanna Marini, da Stefania Pedretti a Elena Ledda – tutte onde alte dello stesso mare. Ne viene fuori un libro che mancava, un libro esplicitamente partigiano e schierato ma non per questo sbagliato, un libro che si criticherà anche aspramente senza averlo veramente letto, un libro che parecchi si affanneranno a volere diverso – direi tutti ottimi motivi per averlo fatto e soprattutto per averlo fatto così, grazie Laura.

“Femita” è una lettura istruttiva, della quale mi hanno incuriosito e lasciato segni anche alcune code: l’operaio rock Massimo Pirrotta che fa funzionare un jukebox di carta con dentro parecchie tracce indelebili che i media hanno invece rimosso, il racconto disadorno di Jula De Palma prima in Italia a mettere un cuore (il suo) ed un’anima vera (la sua) nel parlare d’amore, e i deliri punk e dionisiaci di Helena Velena colorati a volume bello forte come lei fa e sa fare, risate e dita sporche di tutti i colori dell’arcobaleno.

Marco Pandin

NOTE

  1. ed. Underground, 2020 – www.edizioniunderground.it

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