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La giustizia non fa parte di un sistema di potere

Nella ricorrenza della nascita di Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto CN, 11 giugno 1888) intendiamo ricordare la tragica vicenda giudiziaria contro due anarchici di origine italiana, come nostro solito con tre brani. Piemontese lui e pugliese Sacco, i due incapparono nei pregiudizi legati alle loro origini in un regime democratico che li condannò a morte, anche se innocenti. Le loro storie e le loro idee anarchiche non furono spezzate dalla sedia elettrica di Boston del 23 agosto 1927. Libri, spettacoli, film, targhe e lapidi sono serviti nei decenni a non dimenticarli: di seguito ci proveremo con tre canzoni.

1 FRANCESCO DE GREGORI E GIOVANNA MARINI – SACCO E VANZETTI

2 DOLCELETE – SACCO E VANZETTI

3 KENTO – SACCO O VANZETTI

1 – FRANCESCO DE GREGORI E GIOVANNA MARINI – SACCO E VANZETTI

La canzone “Sacco e Vanzetti” incomincia raccontando come e quando i due anarchici innocenti vennero uccisi: “Il ventitré agosto a Boston in America / Sacco e Vanzetti sopra la sedia elettrica / e con un colpo di elettricità / all’altro mondo li vollero mandar.” Il brano, anonimo, è quindi successivo al 1927 ed è inoltre scritto sull’aria de “Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio”. Oltre allo spartito, i due canti hanno in comune la narrazione delle ultime deposizioni delle figure di cui trattano. “Circa le undici e mezzo, giudici e la gran Corte / entran poi tutti quanti nella cella della morte: / «Sacco e Vanzetti, state a sentir, / dite se avete qualcosa da raccontar».” Anche la canzone di fine anni ’20 contiene dei discorsi diretti e si schiera nettamente coi condannati: “Sacco e Vanzetti, tranquilli e sereni: / ‘Noi siamo innocenti aprite le galere’. / E lor risposero : ‘Non c’è pietà / voi alla morte dovete andar’.”

Una delle versioni di questa canzone che ha conosciuto il maggior successo è quella di Francesco De Gregori e Giovanna Marini, i quali nel 2002 la incisero ne Il fischio del vapore. L’album riscosse un eccezionale numero di vendite e contiene, oltre a “Sacco e Vanzetti”, una dozzina di canzoni originarie del movimento operaio italiano: canti sociali, del lavoro, delle mondine e degli emigranti. Nel libretto, tra i testi, compare anche la celebre foto di Nicola e Bartolomeo seduti vicini ammanettati. Nel 2003, con Il fischio del vapore, De Gregori e la Marini vinsero la Targa Tenco per la categoria “Interprete”. La collaborazione tra i due artisti romani era già avvenuta ai tempi di Titanic (1982) in “L’abbigliamento di un fuochista” e continuerà dato che De Gregori le produrrà i due dischi successivi.

La penultima strofa racconta come, grazie all’impegno e all’attività dei comitati di difesa, la vicenda giudiziaria che colpì i due immigrati italiani riuscì a coinvolgere moltissime persone in tutto il mondo, anche al di fuori delle organizzazioni di classe. “E tutto il mondo intero reclama la loro innocenza, / ma il presidente Fuller non ebbe più clemenza: / ‘Siano essi di qualunque nazion, / noi li uccidiamo con gran ragion’.” Alvan T. Fuller, in seguito alle mobilitazioni operaie e dei minatori del 1926-’27, fu costretto a nominare una commissione d’inchiesta che poteva chiedere un nuovo processo. Ma il prestigio delle istituzioni e della magistratura non poteva essere messo in discussione e la commissione si pronunciò contro i due anarchici, i quali rimasero in carcere fino al giorno della propria condanna a morte.

“ ‘Addio moglie e figlio a te sorella cara. / E noi per tutti e due c’è pronta già la bara. / Addio amici, in cuor la fè, / viva l’Italia e abbasso il re!’”. Riguardo l’ultimo verso dobbiamo ricordare che per evitare ritorsioni durante il Fascismo i cantastorie a volte lo cambiavano in “e viva il re!”. In Italia nel 1929 vengono inoltre inseriti nell’elenco dei dischi proibiti dal fascismo “La morte di Sacco e Vanzetti” e “I martiri di un ideale” in quanto “lesivi della dignità e del prestigio delle autorità e della moralità”.

2 – DOLCELETE – SACCO E VANZETTI

I lombardi Dolcelete hanno dedicato una canzone a Nicola e Bart. Il loro rock d’autore ripercorre la vicenda giudiziaria come se, anziché il cantante, fossero le parole dei giudici e degli imputati a comporre le strofe. “Nicola Sacco alzatevi in piedi, / la corte ha emesso la vostra sentenza. / Signor Vanzetti, anche voi alzato, / la nostra legge vi ha condannato.”

I due imputati han per pena la morte, / così il tribunale riconosce e dispone, / che la corrente spenga i due corpi, / sulla sedia elettrica l’esecuzione”. Dopo sette anni di reclusione saranno condannati alla sedia elettrica e, giunti a questo punto, grideranno che l’unica loro colpa era quella di credere in un mondo più giusto: “Ma signor giudice noi siamo innocenti, / la nostra fede è: giustizia per tutti! / La nostra colpa è di non essere ricchi / ed ora moriamo come delinquenti!”.

Gli ultimi pensieri vanno ai loro cari prima di puntare il dito contro il vero responsabile: “‘Madre stai bene’ ‘Anche tu Rosa mia’ / poi solo un grido: ‘Viva l’Anarchia!’ / Li avete uccisi perché eran stranieri / e dio non giudica, chi giudica è l’uomo. / Giudice Thayer tu lo sai bene, / il vero colpevole si chiama potere!”

3 – KENTO – SACCO O VANZETTI

Nel 2009 il rapper reggino Kento dà alle stampe il suo primo album da solista, intitolato Sacco o Vanzetti. In copertina, oltre a loro, sono infatti raffigurate due mani che si stringono, con la descrizione della parola “giustizia” dal dizionario. Dopo l’intro la prima canzone del cd è quella dedicata agli anarchici giustiziati anche se innocenti. La canzone si compone di due strofe che nel testo del booklet sono riportate come dei discorsi diretti prima di Sacco e poi di Vanzetti. La musica è stata composta da Torpedo e la voce a cantare il ritornello è quella di Hyst, con la quale il brano incomincia. “Quando il tuo destino viene a farti visita / Che fare? Che fare? / Sei pronto a dare tutto sapendo che non c’è rivincita? / Restare a lottare?”. Kento non è mai stato un purista del rap e il modo in cui viene cantato il ritornello lo mostra bene. I suoi riferimenti musicali, oltre ai caposaldi dello Stivale e d’oltreoceano del genere, sono anche cantautori italiani.

Voce come luce, ma se non c’è più calore / L’urlo blocca le parole, causa eclissi di sole. / Sacco Nicola, provenienza il meridione / Destinazione morte e nel frattempo la prigione.” Il rapper calabrese venne anche invitato a Torremaggiore, paese natale di Sacco, per la commemorazione del 23 agosto; come lui stesso racconta nel suo libro Resistenza Rap (Round Robin, 2016).

Dentro quattro mura anche i pensieri chiusi a chiave. / Da ‘sta serratura neanche l’aria può passare / Quando ho paura chiudo gli occhi e vedo il mare, / Sogno il cielo la mia terra e la mia donna da baciare. / Sogno ali di farfalle per passare tra le sbarre, / Mani di titani per piegarle.”

Della canzone è presente anche un video, durante il quale l’artista sfodera le sue rime, prima in carcere e poi in tribunale. Il testo rappato senza sosta racconta poi la durezza della reclusione, scaturita da una faziosa condanna “Vorrei la forza per un nuovo capitolo, / Se ognuno dei miei passi non portasse al patibolo. / Anarchico e straniero, non assassino, / Lo sa perfino il giudice che ha scritto il mio destino.”

Poi il microfono passa a Bartolomeo: “Voce come bomba, se la verità che abbiamo / Spezza il braccio teso nel saluto romano. / Vanzetti Bart, sono colpevole / Di odiare l’ingiustizia del sistema e le sue regole. / Di essere italiano, anarchico, emigrante, / Sindacalista, antifascista, militante.”

Il libretto che accompagna il cd ricorda che Kento supporta la Sacco and Vanzetti Commemoration Society (www.saccoandvanzetti.org), la quale trasmetterà anche questa canzone alle celebrazioni che si terranno in Massachusetts.

E la mia gente non si scorda più il passato / Con me presenta il conto di ogni secondo sprecato / A lavorare in nero come schiavi del padrone, / In file senza fine negli uffici immigrazione.”

Il flusso rap mette in rima l’arringa vibrante che l’anarchico di origini piemontesi tenne in tribunale il 7 aprile, subito prima della condanna. “Signor giudice, è tutta una montatura! / L’ho vista quella penna che tremava di paura…” Anche a distanza di oltre novanta anni, nell’opinione pubblica esistono ancora ricordi dei due condannati grazie anche a canzoni, spettacoli e film, mentre i nomi e i volti dei loro giustizieri non li ricorda nessuno. “(…) Scriveva una condanna che è la nostra vittoria, / Scriveva i nostri nomi sui libri di storia.”

Nel 1977 il governatore del Massachusetts Dukakis affermerà che il processo a Sacco e Vanzetti è stato permeato da pregiudizi e ostilità contro le loro tendenze politiche, proclamerà il 23 agosto come “giorno commemorativo di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti cancellando ogni onta dai loro nomi”. A cinquanta anni di distanza dai fatti, il processo non era stato rivisto né i due condannati erano stati riabilitati: “E tutti quanti ora lo devono sapere: / ‘La giustizia non fa parte di un sistema di potere’.”

EN.RI-OT